Ah!Ernesto – Albo narrativo

Scritto il 17 aprile 2018 nella sezione Consigli di lettura

Questa recensione è apparsa nella newsletter di marzo 2018.

“Ma come” continua il maestro, astuto “come pensa di imparare, il bambino Ernesto, quello che sa già?…Eh!”
“Tò, è vero!” esclamano ammirati i genitori.
Ernesto aggrotta le sopracciglia e risponde: “Cianfrugliando.

Ah! Ernesto di Marguerite Duras

Ah! Ernesto di Marguerite Duras

Ah! Ernesto è l’unico racconto per bambini scritto da Merguerite Duras.
Per la prima volta, grazie alla lungimiranza della casa editrice Rizzoli che ne acquista i diritti dalla superba casa editrice francese Thierry Magnier, il libro viene tradotto in Italia. Ah! Ernesto è del 1971. ed è nato così: l’editore Francois Ruy-Vidal, era fermamente intenzionato a rinnovare la letteratura per ragazzi. Quest’uomo illuminato credeva che i libri destinati ai bambini non solo dovessero essere belli, ma anche ben scritti, cioè dovevano avere la stessa dignità dei libri destinati ad un pubblico adulto; pensava, il signor Ruy-Vidal, che, al pari di altre pubblicazioni, anche i libri per bambini dovessero e potessero essere soggetti ad una buona critica letteraria e che per favorire questo processo fosse urgente che una casa editrice come la sua, si impegnasse nel mettere a punto un catalogo ricco, interessante e innovativo.

Francois Ruy-Vidal ammirava la scrittura di Merguerite Duras: aveva letto Una diga sul pacifico e ne era rimasto così colpito che, da allora in poi, ogni opera romanzesca dell’autrice era da lui “letta con ingordigia non appena pubblicata”. Francois Ruy-Vidal scrisse dunque una lettera a Marguerite Duras e lei lo ricevette nel suo minuscolo appartamento in rue Saint- Benoit, per capire meglio cosa “l’editore si aspettasse da lei” , ma soprattutto per conoscere quest’uomo tanto garbato che con altrettanta risolutezza la invitava a scrivere per bambini.
Alla fine di quella conversazione Marguerite accetterà l’incarico, a patto però che non debba rivolgersi a bambini troppo piccoli, con i quali pensa di non saper interloquire in termini letterari. Francois fu d’accordo.

L'amante pubblicato in Italia da Feltrinelli

L’amante pubblicato in Italia da Feltrinelli

È il 1971, siamo in Francia subito dopo le contestazioni giovanili del 1968. Marguerite ha avuto un’infanzia decisamente atipica: è cresciuta in Indocina al seguito di una madre “per la quale nulla era mai delizioso, né bello, né interessante.” (Vi consiglio caldamente di leggere il romanzo L’amante – Feltrinelli – e Quaderni della guerra e altri testi – sempre edito per Feltrinelli). Marguerite Duras ha una scrittura struggente, spoglia e prodigiosamente intensa, direi di terribile e dolce bellezza. Quella stessa scrittura la ritroviamo in Ah!Ernesto, un racconto spoglio e potente che risente però anche di una lunga pratica di scrittura teatrale, alla quale Marguerite Duras si dedicò con passione ottenendo egregi risultati.

Il racconto narra la storia di un bambino, Ernesto appunto,che dopo il primo giorno di scuola decide che non vi andrà mai più perché lì gli viene insegnato solo quello che non sa. Avete letto bene: quello che non sa. Per il lettore – specialmente per il lettore adulto, e probabilmente anche per il lettore bambino – tutto ciò è sconvolgente. Non ci hanno sempre detto che bisogna andare a scuola per imparare proprio ciò che non sappiamo? Eppure Ernesto rompe ogni logica del consenso, ci espone ad un pensiero intriso di una libertà debordante; ma questa visione indipendente e forte lo porta ad ascoltare l’innocenza dell’universo che egli osserva e riconosce dentro di sé piuttosto che le lettere e i numeri di un sussidiario.

Marguerite Duras ci mette di fronte ad un racconto che esercita su di noi una resistenza così congenita alla libertà di pensiero da risultare fastidioso. Di fronte ad Ernesto siamo intimamente dilaniati: qualcosa in lui ci attrae inesorabilmente, ma dall’altro lato anche noi vorremmo gridare, alla stregua del maestro che si trova a discorrere con questo strano bambino, il nostro secco: “NO! Non è così che funziona, Ernesto”.

Ah!Ernesto è un racconto breve e solo apparentemente semplice. È talmente dirompente da poter diventare una pietra di paragone dentro al lettore, lo spartiacque tra la ragione della logica e quella che ci vuole figli di Re (titolo provvisorio del romanzo della Duras La pioggia d’estate che vede protagonista un bambino di nome Ernesto), padroni del mondo, liberi cittadini della natura e liberi di scoprire da soli ciò di cui abbiamo bisogno. Ma di fronte a questo dissidio la frase finale – che non vi svelerò – è talmente lapalissiana da lasciarci senza parole.

Ah! Ernesto

Ah! Ernesto

E a mio avviso non si potevano scegliere illustrazioni migliori di quelle di Katy Couprie per fare eco alla scrittura di Marguerite Duras e alla voce limpida di Ernesto. L’immaginario della Couprie è vasto e imprevedibile come quello di un bambino selvatico: già nel suo libro Au jardin (Thierry Magnier, 2003) l’illustratrice aveva dato prova di voler interrogare l’intelligenza dei suoi lettori: cosa unisce questo a quello? Quali corrispondenze tra una talpa e un formicaio? Come interpretare una fotografia e un’illustrazione? Ma qui in Ah!Ernesto, Katy Cuprie da vita ad una vera e propria Wunderkammer, ovvero ad una camera delle meraviglie o gabinetto delle curiosità. Tutto il mondo, o quasi, si spalanca ai nostri piedi, ci sembra di poter accedere, grazie alle grandi doppie pagine di questo meraviglioso libro, al presente e al futuro di Ernesto, al suo tempo interno ed esterno, un tempo e un luogo unico tenuto insieme dalla curiosità di conoscere le cose per quelle che sono e che, forse, non sono.

“E questo?” dice [il maestro esasperato] riferendosi al mappamondo. “È un pallone? Una patata?”
“È un pallone, una patata e la Terra” dice Ernesto.
Il maestri si siede, scoraggiato.

Ah! Ernesto

Ah! Ernesto

La storia scritta da Margherite Duras è esemplare e al contempo ricca di inquietudine: la figura del maestro che, all’inizio del racconto, interpellato dai due genitori – attoniti alla notizia che Ernesto non voglia più andare a scuola- non si ricorda chi sia il suo allievo, è, ahinoi, terribilmente rivelatrice di un certo tipo di scuola; i genitori stessi – il padre si chiama Emilio, come il bambino di Rosseau, sarà un caso? – combattuti tra la logica del maestro e quella del bambino, sono commoventi; la sottile accondiscendenza con cui gli adulti trattano Ernesto e di contro la sua dolcezza e implacabile benevolenza verso le cose e le persone, lasciano senza fiato; la scelta delle parole, in particolare quel cianfrugliando che è il francese “En rachachant” , che trasforma una volta per tutte il linguaggio stesso in un luogo inesplorato… Insomma, miei cari lettori, siamo di fronte ad un capolavoro di cui potrei parlarvi ancora a lungo.

Concludo dicendovi che il racconto all’interno del libro, è incorniciato da tre note di notevole spessore: una nota della traduttrice Cinzia Bigliosi, il commento di Thierry Magnier all’edizione francese (che vi consiglio di leggere con estrema attenzione) e il racconto dello stesso Francois Ruy-Vidal sulla genesi di questo libro.
Un albo dall’acquisto non scontato, ma che rivelerà nel lettore contemporaneo, assuefatto e attratto da tanta letteratura commerciale anche quando varca la soglia di in una libreria specializzata, un grande acume letterario.

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