Albo illustrato, Libro illustrato

Scritto il 25 giugno 2013 nella sezione Blog
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“Gli uccelli” illustrato da Albertine

Entrando oggi in una libreria per ragazzi la prima cosa che può sorprenderci è la quantità di albi illustrati sugli scaffali. Di regola quasi nessun cliente entra chiedendo un albo illustrato, la richiesta è per lo più generica: “Cerco un libro per un bambino di tre anni”. A questo punto il libraio inizia a proporre qualche alternativa e se la proposta è adeguata alle aspettative, il cliente uscirà dalla libreria con un albo illustrato nella sporta convinto tuttavia di aver acquistato semplicemente un libro.
E’ d’altra parte vero che un albo illustrato è un libro, non ci sono dubbi: è fatto di carta, ha due copertine rigide e dei risguardi e, se siamo fortunati, una bella storia da leggere. Cosa contraddistingue dunque l’albo illustrato?
Le illustrazioni direte voi.
Quindi vi chiedo: un libro illustrato è sinonimo di albo illustrato?

giusi quarenghi

“E sulle case il cielo” illustrazioni di Chiara Carrer

Si potrebbe dire con un gioco di parole che il libro illustrato ha molta più storia.
Non ha infatti solo un maggior numero di parole e quindi storie più ricche, ma possiede una tradizione molto più radicata rispetto all’albo illustrato.
Il libro illustrato per ragazzi lo troviamo già a partire dal 1658: l’Orbis sensualium pictus dell’educatore protestante moravo John Amos Comenius fu tradotto quasi ovunque, non solo in Europa, ma anche in Asia.
A partire da questo testo e con l’affermarsi della letteratura per l’infanzia come genere specifico e a sé stante, l’importanza delle immagini venne sempre più presa in considerazione nella produzione letteraria rivolta ai ragazzi.
Nel libro illustrato le tavole iconografiche sono in numero minore rispetto al testo e rispetto all’albo non raccontano una storia, ma rappresentano un momento saliente del racconto.
Un libro illustrato ha quasi sempre le pagine numerate, mentre l’albo quasi mai. Questo particolare che può sembrare di poco conto ci fornisce invece una chiave di lettura molto importante. Ci dice infatti che la densità e la ricchezza di ciò che viene narrato richiede un attenzione maggiore e un tempo di lettura che potrebbe necessitare di pause e quindi di un promemoria. A che pagina siamo? In che punto la nostra storia è stata interrotta? In mancanza di un segnalibro il numero a piè di pagina può esserci d’aiuto.
In alcuni libri anche le tavole illustrate seguono una loro numerazione.
Il libro illustrato deve essere letto ad alta voce ad un bambino che non sa ancora leggere, mentre molti albi illustrati possono godere di una maggiore autonomia di fruizione.

Oggi è molto difficile trovare in una libreria per ragazzi libri illustrati per bambini piccoli. L’editoria per ragazzi che si avvale del libro illustrato propone a catalogo solo testi dai sei anni in su, mentre sotto questa fascia d’età non si trovano che rare e sporadiche eccezioni.
Come mai? Eppure solo qualche decennio fa, il libro illustrato era ancora largamente presente sugli scaffali delle librerie nelle camerette dei bambini. Rivedo ancora mia madre seduta sul ciglio del letto intenta a leggermi la fiaba della buonanotte da un libro dalla copertina verde salvia sulla quale era raffigurato uno stormo di undici cigni che sollevavano in volo, su un’altalena fatta di giunchi, una fanciulla dai lunghi capelli dorati.
Di quella storia, così come per Biancaneve, io non vedevo altro che la copertina; le belle illustrazioni di Nancy Ekholm Burkert me le guardavo con attenzione a fiaba conclusa o il giorno successivo richiamando alla mente la trama della storia.
Si potrebbe obbiettare che Biancaneve della Burkert, oggi fuori catalogo, è più un albo che un libro illustrato: è infatti di grandi dimensioni, le pagine non sono numerate, le illustrazioni non sono delle proprie e vere tavole.
Ci sono in effetti dei libri che si collocano al confine tra i due generi e che quindi non è facile identificare.

Illustrazioni di Nancy Ekholm Burkert

Il libro della Burkert ha in tutto sei tavole illustrate che prendono due intere facciate così che, mentre si legge la fiaba, risulta impossibile restare contemporaneamente sul testo e sulle immagini; per questo mi pare possa essere definito come libro illustrato.
Qualche volta mia madre si sdraiava accanto a me mentre leggeva e allora potevo guardare le illustrazioni e indugiarvi con lo sguardo rapito per qualche tempo. Ricordo poi che la tavola con sfondo scuro in cui la matrigna di Biancaneve avvelenava la mela, mi faceva paura e che ero ben felice di girarla in fretta. L’ho rivista qualche tempo fa e non so cosa mi turbasse tanto di quella illustrazione perché apparentemente non vi è nulla di mostruoso; tuttavia mi sono meravigliata di ritrovare, osservandola, le stesse emozioni e la stessa inquietudine e di rinnovare con tanta lucidità le stesse visioni, la stessa sequenza di immagini che la storia mi evocava quando ero bambina.

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“Il libro delle Meraviglie ” di Hawthorne Nathaniel

Ho voluto raccontarvi questo perché credo fermamente che il libro illustrato abbia ancora oggi grandissime potenzialità e una dote unica, quella cioè di muovere l’immaginazione. Il bambino che non vede l’intera storia snocciolarsi in immagini davanti ai suoi occhi è invitato a costruire le sequenze visive nella sua mente. Disegnerà la storia a sua misura, vedrà solo quello che vorrà vedere e prendendo spunto dalle poche tavole presenti potrà ampliare il suo immaginario nella consapevolezza che quello che viene raffigurato è solo uno scorcio del mondo che una storia è in grado di costruire.
Il libro illustrato invita all’ascolto, al silenzio e all’attesa. Con quanta trepidazione aspettavo le tavole illustrate ne “Il libro delle meraviglie” di Nataniel Hawthorne che narrava le più belle storie della mitologia greca!
Le piccole tavole erano per lo più in bianco e nero, ma ogni tanto la carta liscia e lucida annunciava l’arrivo di una tavola a colori; sotto ogni illustrazione era riportata una breve didascalia che riprendeva una frase del testo e il numero della pagina alla quale faceva riferimento.
Il libro illustrato non ha un ritmo concitato ed per questo molto meno televisivo di un albo illustrato e conduce il lettore lungo una strada molto personale ai bordi della quale si costruiscono paesaggi che ogni bambino si porterà dentro per il resto della vita.

L’albo illustrato ha molti pregi, ma come spesso succede con un prodotto commerciale di grande successo, bisogna sottoporre ad un severo vaglio tutte le proposte.

l'oca e la morte

“L’anatra la morte e il tulipano” di Wolf Erlbruch

Il buon albo illustrato può essere letto in solitudine anche da un bambino molto piccolo e instaura, se letto ad alta voce, un legame giocoso tra figlio e genitore.
L’albo illustrato deve per forza essere rivolto verso entrambi i fruitori. Lo sguardo si posa quasi all’unisono sulle illustrazioni e spesso il genitore indugia con il dito sulle immagini mentre legge per rafforzare le parole e catturare l’attenzione su un particolare importante. L’albo illustrato contiene sovente una storia divertente e invita grandi e piccini a riavvicinarci in uno spazio giocoso.
Esistono anche molti albi illustrati con storie commoventi o tristi, e ci sono albi illustrati di poesia: in questo caso le illustrazioni aiutano il bambino e l’adulto a riappropriarsi di un linguaggio che si pensava desueto per riscoprire il potere evocativo della poesia o la forza formatrice di temi come la morte o il dolore.
L’albo illustrato ha avuto il merito, negli ultimi tempi, di riportare all’attenzione di grandi e piccini argomenti che non si riesce più ad affrontare serenamente. Con le immagini sembra più dolce poter parlare della perdita o della tristezza. Laddove le parole sono insufficienti o appaiono troppo dure e severe , le illustrazioni ci vengono in soccorso dandoci la possibilità di ricostruire un vocabolario solo apparentemente più semplice.

L’albo illustrato è una piccola forma d’arte, ci insegna attraverso un alfabeto visivo vario e articolato a leggere la realtà con occhi nuovi, ci dice che il bello vibra anche nei colori scuri, nelle forme inquiete e vibranti di artisti contemporanei. Ci dice che la fiaba è ancora attuale e parla ai bambini del proprio mondo in un linguaggio immediato e potente. L’albo illustrato è in grado di raccontarci avventure con un solo segno e conduce per mano genitori increduli a scoprire come i propri figli siano in grado di leggere con facilità anche le grafiche giudicate a torto ostiche e difficili. Leggere insieme un albo illustrato vuol dire condividere la meraviglia, lasciarsi incantare e giocare ad armi pari, andare insieme alla scoperta di un’isola misteriosa.

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“Ombra” di Suzy Lee

Il libro illustrato vive di una dimensione più personale: sia quando lo leggiamo da soli sia quando lasciamo che ci venga letto, esso è in grado di tessere un legame profondo con noi stessi o tra genitore e figlio. La voce e il tempo che richiede per essere letto lo collocano in una sfera molto intima. Sarebbe davvero difficile leggere un libro illustrato in una stanza chiassosa e piena di gente. Le storie che richiedono ascolto e sollecitano l’immaginazione hanno bisogno di quiete, di piccoli rituali, quasi segreti. Il legame che si viene ad instaurare leggendo ad alta voce è più che un rapporto, uno spazio, un luogo di parole e figure che si dipana tra la distanza di due respiri, di due cuori: uno ascolta e l’altro parla. E’ un dialogo invisibile tra due fasi della vita, quello dell’infanzia e quello dell’età adulta. Il genitore non è un complice, ma un maestro, una guida. La distanza è foriera di incontri a metà via: l’adulto ricorda, il bambino impara. Il libro voltato dalla parte della copertina scherma il bambino solo in parte dai sentimenti che la storia suscita, più che altro filtra le emozioni dell’adulto che così tutelato può lasciare andare voce e pensieri regalando ai propri figli un’opportunità di scambio che può dirci tanto sulla qualità di una relazione. Per il bambino la copertina è invece come un sipario sempre pronto a a schiudersi sull’universo della sua fantasia.

Il libro illustrato a mio avviso dovrebbe ritornare a far parte dell’editoria contemporanea per bambini dai due ai sei anni perché completa la proposta estetica dell’albo illustrato, le dà fiato e in alcuni casi potrebbe fornire ad autori e illustratori l’occasione per approfondire la loro poetica e la forza della loro scrittura e del loro segno.
Più volte noto albi illustrati poco equilibrati. Il loro disequilibrio lo si constata subito leggendoli ad alta voce con un bambino. Ci sono testi molto scarni a fronte di illustrazioni molto potenti che richiederebbero di essere aiutate di più dalle parole. I bambini molto piccoli hanno bisogno di storie e messi a confronto con immagini ricche e sorprendenti, ti rimandano uno sguardo pieno di trepidazione chiedendoti di raccontare loro quello che stanno guardando, mentre le parole si limitano a povere suggestioni.
Ci sono al contrario testi molto belli che non sono supportati dalle illustrazioni o testi troppo lunghi che andrebbero alleggeriti da un segno importante.
Albi illustrati che puntano tutto sull’ironia senza accorgersi che il meccanismo della satira non è così precoce nei bambini quanto la capacità di leggere le immagini.
Albi illustrati che potrebbero benissimo essere dei “silent book”, ma che invece hanno testi ingombranti e compiacenti che poco si abbinano alla poetica delle immagini.

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“Leo e Lia” di Laura Orvieto, illustrazioni di Vanna Vinci

Il libro illustrato può travalicare la moda e riportarci la bellezza delle parole, il gusto dell’immaginazione, la forza di una tavola ben illustrata o di un cammeo. Può scardinare il ritmo frenetico dell’immagine televisiva per riportarci dentro al tempo della quiete e dell’ascolto. Ci sorprenderemo di vedere bambini di due anni riappropriarsi della dimensione del silenzio, di scoprirli intenti a ritagliarsi piccoli spazi segreti in cui ascoltare una fiaba letta ad alta voce dalla mamma o dal papà. Vedremo i loro occhi indugiare sulle figure dei libri o aspettare che la pagina si volti per ritrovare l’illustrazione più amata.

A Radice-Labirinto molti genitori sono già usciti con “Leo e Lia” di Laura Orvieto sotto il braccio; venti copie vendute in soli tre mesi. Questo libro del 1909 e rieditato dalla Giunti nel 2011 con i cammei e le tavole di Vanna Vinci, è uno dei pochi libri illustrati oggi a disposizione dei più piccoli. I genitori si sono lasciati consigliare e sono tutti tornati raccontandoci la loro meraviglia davanti all’attenzione entusiasta dei loro figli. Una bambina ci ha detto “Grazie! Finalmente un libro sereno”. Aveva appena quattro anni.

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“Storie della storia del mondo” di Laura Orvieto

Un’altra piccola lettrice è tornata con i genitori in libreria e la sua mamma ci ha chiesto se fossero state ripubblicate anche le “Storie della Storia del mondo. Il natale di Roma”, perché la sua bambina di appena tre anni vuole sempre farsi leggere da “Leo e Lia” il racconto intitolato “Siamo tutti servitori”, tratto da un aneddoto di Menenio Agrippa, console romano.

Auspichiamo che nuovi autori propongano prossimamente a case editrici illuminate, libri illustrati ricchi di bei racconti per assecondare il bisogno di tutti i bambini di ascoltare storie piene di parole, capaci di condurli dolcemente nel mondo della loro immaginazione senza fretta e sulle ali del silenzio.

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