Amica stella naufragis

Scritto il 2 settembre 2015 nella sezione Blog

Sanna ArcobalenoDiventare madri e padri rappresenta per molti un passaggio naturale, per altri una sfida da affrontare con coraggio e per altri ancora una fatale casualità.
Che siate genitori biologici, adottivi o travolti dagli eventi, una volta avuto tra le braccia il vostro bambino nulla sarà più come prima.
Ad essere genitori si imparano tante cose, perfino troppe; a volte si impara dai propri figli come se ci trovassimo al cospetto di una rivelazione, altre è una faticosa conquista giorno per giorno, altre ancora si impara solo dopo molti fallimenti. I figli sono specchi, baratri senza fondo in cui affondare lo sguardo, pozzi cristallini nei quali tuffarsi per pescare tesori che pensavamo perduti dentro di noi.
Loro semplicemente arrivano, noi in modo molto più complesso cambiamo.
Così stando in libreria incontro molti genitori e in ognuno di loro posso leggere la fatica, l’amore, la sfiducia verso loro stessi, le aspettative che cercano di tenere saldamente in bilico sul filo sottile del futuro, le gioie, i rimpianti, i sensi di colpa…
Chiedimi un libro e ti dirò chi sei? No, non proprio.
Sanna nave libriA volte le persone sono imperscrutabili, ma accade che una storia, anche piccola, riveli per un attimo un bagliore sotto la superficie, come una conchiglia nascosta tra la sabbia. Il libraio allora diventa l’onda leggera, ma tenace che, mossa da una volontà invisibile, continua a far brillare una storia che cerca in tutti modi di farsi vedere e contemporaneamente di sfuggire allo sguardo.
E mentre la storia a poco a poco si rivela, il genitore chiede aiuto. Non è un urlo sguaiato, l’s.o.s di un uomo in balia della tempesta, piuttosto sembra il vagolare di una tellina senza scoglio. Quale corrente seguire? Cosa dicono gli esperti rispetto alla lettura dei più piccoli? Ho letto un articolo che diceva…
Sono le piccole domande come queste a rivelare più di ogni altra cosa le sfumature più interessanti delle storie dei genitori. E ancor più rivelano gli sguardi quando il libraio prova a parlare loro del proprio punto di vista.
Così oggi vorrei dedicare questo articolo a una delle domande che più di altre rivela la tenerezza e le storie fragili e bellissime di molti genitori. Non voglio diventare l’ennesima corrente che la povera tellina deve seguire, e nemmeno ho la pretesa di essere lo scoglio a cui ancorare il proprio guscio. Di certo le parole hanno un peso e possono diventare punti solidi nella vita di qualcuno e scrivendo mi assumo le mie responsabilità; tuttavia vi prego di leggermi sempre con la leggerezza del vento che muovendo le foglie del pioppo prima di un temporale, rivela la patina d’argento nascosta dalla luce del sole.

 

Sanna Radice LabirintoI futuri mamma e papà entrano in libreria, lei ha un bel pancione sotto il vestito. Desiderano fare un regalo ad un bambino di quattro anni. Mi informo su alcune peculiarità del bambino a cui verrà recapitato il libro ed espongo sul tavolo alcuni albi interessanti, poi lascio che i miei ospiti si immergano tra le pagine con tranquillità. Dal banco li ascolto parlare a bassa voce tra loro: in pochi minuti il bambino destinatario del regalo è diventato una nebulosa lontana, adesso loro osservano i libri pensando al loro futuro bambino. “Non vedo l’ora che abbia quattro anni per potergli leggere questi libri” “Speriamo ami leggere come noi”, “Guarda questo libro amore, non è splendido?” “Si, ma non sarà troppo da “grandi”?.
Dopo qualche minuto mi riavvicino alla coppia e chiedo loro se hanno bisogno che gli mostri altri albi; mentre sfoglio nuove pagine sotto i loro occhi attenti entro delicatamente nel loro universo di speranze e comincio a fluttuare dentro la loro storia. E’ una bambina, nascerà a settembre. Lei si passa la mano sulla pancia e lui guarda quella montagna con la paura e l’entusiasmo di chi si deve cimentare in una scalata per ammirare uno splendido panorama. Vorrei dirgli che al loro bambino le storie piacciono già adesso, ma vorrei mescolare le nostre vite, la mia di libraia e la loro di futuri genitori, dolcemente. Allora ritorno al bambino di quattro anni e sfilando un libro dallo scaffale più alto, quello della narrativa, gli indico due strade possibili: ci sono gli albi dove le storie si raccontano intrecciando parole e immagini e ci sono i libri di narrativa dove le parole scivolano dentro gli occhi per disegnare scenari diversi per ogni bambino.
Loro si mostrano perplessi, ma io sono preparata a questo genere di reazione ed è proprio attraverso la loro titubanza che mi piacerebbe arrivare a quei tre cuori che battono all’interno dello stesso corpo.
Non c’è nulla di meglio del dubbio per muovere i primi passi verso un’idea nuova.

 

Sanna luce e stelleA molti bambini di quattro anni piacciono le storie lunghe. Pochi albi contengono storie a capitoli. Certo, le storie possono prolungare le proprie radici oltre l’ultima pagina e nessuno può negare ad un bambino questo “diritto di attraversamento”; ma se vogliamo navigare a lungo nella fantasia di uno scrittore, potremmo restare delusi da quanto velocemente l’albo illustrato ci conduce in porto. Un libro di narrativa invece ci porta lontano, ci fa sospirare la prossima tappa del viaggio, ci insegna a disegnare su una mappa invisibile la geografia del nostro immaginario.
I due genitori mi guardano e si chiedono se il bambino riesca a prestare attenzione anche senza le figure. Io gli ricordo che ai nostri tempi, agli inizi degli anni ’80, l’editoria per ragazzi constava di pochissimi albi e di moltissima narrativa e che tutti noi ci siamo addormentati (o almeno i più fortunati) guardando del libro solo la copertina. Questo ricordo riaffiora in loro e la conchiglia tra la sabbia manda un intenso lampo di luce.
Poi il presente dei bambini di oggi fatto di molta televisione, di videogiochi e di libri con le figure torna a sballottare la tellina a destra e a manca: ma il libro della sera è ancora valido? Un bambino di quattro anni che non ha mai letto della narrativa starà effettivamente attento? I suoi genitori amano leggere?
Non posso rispondere in modo puntuale a queste domande perché io, il bambino e quella famiglia a cui probabilmente arriverà uno dei libri di Radice-Labirinto, non li conosco.
Ma conta quanto i genitori amano leggere e quanto tempo dedicano alla lettura ad alta voce in compagnia del figlio per affrontare a quattro anni un libro di narrativa? Sì, conta.

 

Sanna mare balenaEd ecco che su un piatto d’argento mi viene offerta la possibilità di poter dare un’occasione di riscatto non solo al bambino di quattro anni, ma di far intravedere, appena oltre la sabbia sollevata dalle onde, un piccolo scoglio su cui ancorare le felici speranze dei due futuri genitori.
All’ascolto ci si educa fin da piccoli e a quattro anni un bambino è ancora piccolo. Un dono inaspettato può aprire nuove strade perché non è vero che si deve regalare sempre qualcosa in linea con i gusti, per altro mutevoli, di un bambino. Il libro è un rischio piccolo, quindici euro di possibilità, uno scoglio costato un po’ di coraggio che potrebbe rivelarsi un porto sicuro nella tempesta mediatica a cui i bambini sono esposti e sottoposti.
“Amica stella naufragis” si legge sul frontone di una chiesa stretta tra le case sulla costa dell’isola di Lipari.
Un biglietto scritto di cuore potrebbe accompagnare il dono indicando ai genitori perché si è scelto di regalare un libro di narrativa ad un bambino di quattro anni.

 

“Caro F. forse nella tua personale libreria non ci sono ancora molti libri come questo, ma noi speriamo che “James e la pesca gigante” di Roahl Dahal possa avere per te il fascino di una frontiera inesplorata. Ci auguriamo che questo dono ti dia l’entusiasmo per tuffarti in molte altre pagine e farti scoprire che i libri sono un mare pieno di tesori.
Lo sappiamo che non sai leggere ed è per questo che il nostro regalo è doppio: è per te, ma anche per i tuoi genitori. Possa la loro voce guidarti tra le parole, aprire tra di voi nuovi dialoghi, cullarti prima del sonno e disegnare in te mondi ancora inesplorati. Senza le figure sarai tu a immaginare nuove terre. Buon viaggio piccolo F.!”

 

Alessandro Sanna Rad-LabForse il vostro dono cadrà nel vuoto, ma questo potrebbe succedere anche con un albo illustrato o con un gioco la cui sorte è legata alla moda del momento (comprereste solo più plastica spendendo molto di più). Concorderete con me che nessun regalo è sicuro, ma che niente può entusiasmare di più che ricevere un dono fatto non per accondiscendere i nostri gusti, ma in cui traspare l’anima di un Re Magio sensibile e intelligente.

Ricordo che per la prima comunione ebbi in dono un cappello di paglia ornato di fiori avvolto in una carta velina azzurra dentro ad una graziosa cappelliera. Non portavo cappelli di paglia: a dieci anni ero un maschiaccio che si sentiva già abbastanza a disagio nel vestito bianco della cerimonia. Ma quel cappello parlava d’altro, parlava di sogni e di un’altra bambina possibile, una bambina che coltivava dentro di sé una femminilità in boccio e che, con quel cappello tra le mani, si sentiva già diversa. E quella cappelliera era accompagnata da una lettera in cui mi s’invitava con un garbo infinito ad utilizzarla come scatola dei ricordi. Ancora oggi quella cappelliera, quella lettera e quel cappello mi accompagnano di trasloco in trasloco (e vi assicuro che ne ho fatti tanti).

 

E per il bambino nella pancia cosa possiamo fare?
Leggi il post dedicato “Buono come il latte”.

Le illustrazioni inserite nell’articolo sono di Alessandro Sanna.

 

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