Buono come il latte #6

Scritto il 14 ottobre 2015 nella sezione Blog

Questo articolo segue Buono come il latte, Buono come il latte #2, Buono come il latte #3, Buono come il latte #4 e Buono come il latte #5 .

Storie per bambini scossa

Illustrazione di Olivier Tallec

Illustrazione di Olivier Tallec

Ed eccoci giunti infine a parlare di questi concentrati di energia, dei bambini scossa che tutto vogliono fare, toccare, esplorare, che non stanno mai fermi, che dormono quanto basta per non perdere troppo di questo mondo tanto interessante.
Non è facile avvicinare questo tipo di bambini alla lettura e spesso i genitori, dopo numerosi tentativi, decidono di lasciare la lettura per tempi migliori. La sconfitta brucia maggiormente quando è il secondo figlio a non volerne sapere di libri, mentre il primogenito ne è un divoratore indefesso.
Una delle cose che mi preme sottolineare prima di esporvi alcuni espedienti per avvicinare questi bambini ai libri, è quella che trova maggior approfondimento nell’articolo “Libro e libertà” pubblicato anche sulla rivista Bambini nel numero di maggio 2015, dove cerco di slegare la lettura in tenera età da una certa idea di intelligenza.
Molti genitori pensano che un bambino che si avvicini ai libri con entusiasmo da 0 a 3 anni sia un bambino che già mostra i segni di una limpida intelligenza, dove per intelligenza si intende la capacità di prestare attenzione e di carpire un significato, doti fondamentali per riuscire poi ad affrontare egregiamente un futuro percorso scolastico.
Ci si dimentica tuttavia che un bambino intelligente non è solo quello che un domani andrà bene a scuola, ma quello che riuscirà ad essere felice nella vita. Numerose sono le strade che portano alla felicità: una di queste è lastricata di pagine di libri, altre sono fatte di prati erbosi o di grattacieli, di pennelli o di capriole, delle mani degli altri o di terra da coltivare, ma certamente tutte sono fatte di storie.
Per questo la prima cosa che si deve pensare di fare con i bambini scossa è quella di tornare al racconto orale, di svincolarsi dalle pagine dei libri e di narrare loro le cose straordinarie e ordinarie di ogni giorno. Racconti brevi, semplici nei contenuti, ma interessanti.

Illustrazione di Patricia Metola

Illustrazione di Patricia Metola

Qualsiasi sarà la vocazione del vostro bambino, le storie saranno sempre alla base della sua vita sociale e costruiranno, giorno dopo giorno, il suo rapporto con gli altri. Per questo non dovete cedere: non perché vostro figlio diventi più intelligente o perché l’oggetto libro sia di per sé imprescindibile, ma perché vostro figlio possa essere circondato dalle storie, nonostante quelle scritte nei libri non sembrino interessargli ancora un granché. La vostra attenzione non dovrà avere fini didattici, ma umani.
Detto questo, possiamo certamente affermare che l’uso del libro deve essere innanzitutto estremamente rispettoso. Dare ad un bambino scossa un libro brutto perché tanto poi lo strapperà non è un buon approccio. Non vale la regola “familiarizziamo con l’oggetto libro” se questo significa trattarlo irrispettosamente o come un giocattolo. Il libro deve avere per voi un valore e finché questo non sarà chiaro, voi lotterete contro i mulini a vento. Sullo strappare potete leggere l’articolo “Libro fuoco”.
Il libro che viene confuso con il giocattolo (e penso ai libri tattili e sonori) rischia di diventare un oggetto ibrido che non serve a nulla se non ad intrattenere il vostro bambino per qualche minuto.
Se il libro è per voi importante starà a voi trasmettere questo valore ai vostri figli e per farlo non potete adoperare nessuna scorciatoia, ma solo insistere sul rispetto finché il messaggio non sarà passato.
Nel frattempo cosa potete fare?
Oltre a narrare senza l’ausilio del libro, potete leggere ad alta voce senza necessariamente creare una situazione “ad hoc”. Il bambino ritiene interessante tutto ciò che voi fate, ma se fate una cosa con l’intento preciso di insegnare qualcosa, il fascino di ciò che state facendo diminuisce all’istante della metà.
Niente attira più un bambino della verità: siate autentici nelle vostre intenzioni ed emanerete un’energia talmente potente da risultare irresistibile.
Pensate: vi piace disegnare, fare a maglia, ricamare, dedicarvi al giardinaggio, cucinare, praticare yoga? Quando vi immergete nel piacere, i vostri figli vi sono subito intorno (a volte non vorreste attirare su di voi così tanta attenzione proprio quando riuscite a ritagliarvi un momento per voi!).

Illustrazione di Marianne Dubuc

Illustrazione di Marianne Dubuc

La stessa cosa vale per i libri: leggete un libro che vi piace e provocherete immediato interesse. Per questo consiglio sempre ai genitori di bambini piccoli che vengono a trovarmi in libreria, di non pensare troppo a cosa possa piacere o meno a loro figlio che essendo così “nuovo al mondo” trova quasi tutto interessante, ma di concentrasi su qualcosa che loro stessi amino particolarmente, sia pure un libro “per più grandi”.
E mentre voi leggerete e il bambino si avvicinerà (e già questo piccolo gesto vi rassicura sul fatto che state piantando in lui il seme della meraviglia) e cercherà di strapparvi il libro di mano o si comporterà in modo inappropriato, voi sarete pronti a porgli con fermezza dei limiti e se questi non verranno rispettati riporrete il libro. E lo riporrete non con l’amaro sentimento della disillusione o con il timore che così facendo stiate inesorabilmente allontanando vostro figlio dal libro, ma con la convinzione che solo le buone regole costruiscono e consentono la condivisione e con la veggenza di chi sa che le cose proibite assumono un alone di mistero potentissimo.
Non sarà un cammino semplice e nemmeno breve, ma è l’unica via se volete avvicinare questi bambini ai libri.
Se un bambino scossa ha un fratello o una sorella maggiore e questi sono lettori voraci, può darsi che essi rifiutino il libro per attirare su di sé l’attenzione oppure, di contro, che abbiano così voglia di partecipare alla lettura che vanno incontro a facile frustrazione e nervosismo nel momento in cui non riescono ad entrare nel ritmo del momento. In questo caso è bene riservare, per un primo periodo, un tempo di lettura diverso per entrambi, con la consapevolezza che in futuro sarà piacevole condividere la voce dei genitori e una bella storia.
Prediligete per i bambini scossa cartonati dal segno grafico, dove la loro attenzione possa concentrarsi su una cosa alla volta, e contemporaneamente provate a fare con loro giochi di osservazione su illustrazioni via via più complesse. I bambini scossa amano il gioco del cucù e trovare cose nascoste.

 

 

Illustrazione di Violeta Lopiz

Illustrazione di Violeta Lopiz

Altro punto fondamentale è quello di assecondare il loro bisogno di movimento. I bambini scossa si muovono continuamente, esplorano ogni angolo, si arrabbiano (e la rabbia è un sentimento dinamico), toccano, assaggiano… sono estremamente curiosi.
Quale genere narrativo più assomiglia al loro ritmo vitale? Senz’altro la poesia.
Che siano filastrocche, conte, canzoncine, poesie d’autore con una musicalità spiccata, tutte sapranno attirare la loro attenzione.
Libri di filastrocche come “Mammalingua” o “L’alfabeto delle fiabe” di Tognolini, storie in rima come “Il Gruffalò” di Julia Donaldson e albi lievi come “Ninna nanna per una pecorella” di Eleonora Bellini o “Il grande libro dei pisolini” di Giovanna Zoboli, sono tutti ottimi approcci al mondo della letteratura.
Forse le maestre vi diranno che a scuola i vostri bambini amano i momenti di gruppo quando si canta. Nel loro estremo bisogno di trovare una consonanza con il ritmo degli altri, i bambini scossa trovano estremo conforto nel cantare e “suonare” insieme agli altri. Sono momenti che forse inizialmente non si protrarranno troppo a lungo, ma vissuti tutti i giorni, nella quotidianità, daranno loro grande benessere. Pur non avendo a disposizione una dimensione corale tra le quattro pareti domestiche, i genitori possono ricreare questa distensione con i libri in rima e cantando ai loro figli piccole e amate canzoncine.
Non dimenticate che i bambini scossa soffrono quanto voi di non poter trovare una consonanza immediata tra un ritmo interno e uno esterno, il loro non riuscire mai a salire sul tapis roulant della vostra giornata è stancante e frustrante. Certo, loro essendo così piccoli non ne hanno consapevolezza e forse vi paiono sempre spensierati e noncuranti, ma in realtà provano quanto voi il desiderio ardente di trovare un punto d’accordo.

 

Illustrazione di Quentin Blake

Illustrazione di Quentin Blake

Come abbiamo già avuto modo di scrivere in questo articolo e in altri, ci sono momenti più o meno appropriati per avvicinare i bambini al libro e con i bambini scossa questi momenti risultano quanto mai fondamentali.
Non provate a leggere loro quando sono eccitati, né quando sono particolarmente stanchi e noiosi. Può essere che passino giorni prima che il momento opportuno si palesi, ma quel conta è seminare bene. Non crescerà il grano se seminate a Marzo.
Non sono mai rilassati? Allora leggete e raccontate loro quando sono nel dormiveglia, quando i muscoli sono rilassati e gli occhi chiusi e a voi parrà di leggere a nessuno; leggete, o meglio narrate e cantate, quando sono in altalena, il dondolio è propizio alle storie, ne sottolinea l’andamento cantilenante e trasmette al corpo serenità attraverso un movimento ipnotico.
Le fiabe venivano raccontate principalmente la sera, accanto al fuoco, e più il narratore era monotono più la trama rimaneva impressa nella memoria, e la voce e la fiamma nel camino cullavano al sonno. Le storie sono un balsamo per i bambini scossa, un modo per riconnettersi al ritmo del giorno e della notte, un arrendersi dolce all’idea che non si può essere in due posti contemporaneamente, che qui sulla terra, le cose hanno un ciclo vitale, che tutto scorre ad un ritmo preciso e che non è più così facile né scontato entrare in diretto contatto con gli altri semplicemente esistendo.

Steiner diceva che i bambini scendono dal mondo delle anime e che per loro, nei primi sette anni di vita, il ricordo di ciò che hanno lasciato è vivido e potente. Mi piace pensare che i bambini scossa sono forse quelli che più hanno nostalgia di quei mondi in cui il corpo non era un vincolo, e al tempo stesso, i più entusiasti di sperimentare i cinque sensi e questa nostra dimensione.

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