Che bocca grande hai! #1

Scritto il 12 aprile 2013 nella sezione Blog

Questo articolo, diviso in due parti, è dedicato a tutti i bambini e a tutti i genitori che hanno paura del lupo. Il discorso intorno a questo animale archetipico delle favole sarebbe davvero sconfinato, noi proviamo solo a dare qualche risposta rispetto alle domande che, quasi fin dal primo giorno, ci avete posto riguardo a questa presenza che, immancabilmente, si aggira intorno ai vostri bambini. Figura preziosa e spaventosa insieme, il lupo vanta una
storia lunghissima nell’immaginario collettivo europeo. Vorremmo poter mettere in luce, scrutandolo dal buio del bosco, qualche aspetto del suo carattere per far si che ogni famiglia possa allevare il suo lupo con rispetto e tranquillità.

Sono appena tre settimane che la libreria ha aperto la sua porta accogliendo bambini, genitori e maestre, eppure Lui non ha tardato molto ad arrivare. Non era stato esplicitamente invitato, perché sapevamo che certe presenze non si mandano a chiamare. Non sono mai presenze di passaggio, dunque mai ospiti e mai ambasciatori, esse abitano i luoghi, e se questi dovessero risultare di loro gradimento, vi si insediano vivificandoli. Se la libreria fosse stata a misura di bambino e quindi a misura di fiaba, Lui si sarebbe palesato, avrebbe fiutato il profumo della carta da molto lontano. Lui aspetta sempre dietro l’angolo.
Sapete come si dice… Lupus in fabula

Cappuccetto Rosso

illustrazione di Lisbeth Zwerger

E’ strano come certi modi di dire, quando si è bambini, si trasformino in qualcosa d’altro.
Mentre costruiamo il nostro vocabolario di base, capita di recepire alcune parole in modo non corretto e per quanto avvertiamo una qualche dissonanza, questi termini distorti prendono il loro posto accanto a quelli “ufficiali”. Capita più frequentemente con vocaboli in lingua straniera, con le parole delle canzoni o appunto, con i modi di dire.
C’è, a mio avviso, una sorta di magia in questo gioco spontaneo a cui quasi tutte le lingue, di matrice indoeuropea, si prestano. Si potrebbe parlare di una sorta di cabala fonetica cioè di una catena di parole che, partendo da un vocabolo chiave, si costruisce associando al primo termine altri dal suono simile originando così interessanti e insoliti scambi di significato. In francese è facile per un bambino, per esempio, confondere le parole mère e mer.

Nella lingua italiana non vi è quasi mai confusione sui suoni (fonemi), ma può succedere di combinare tra loro parole più o meno lunghe confondendo l’inizio con la fine o cadere in divertenti lapsus semplicemente per aver invertito sillabe o vocali. Si possono anche costruire volontariamente collane di parole a patto che si rispettino le regole base: devono svilupparsi in velocità, sfruttando il pensiero analogico più che quello logico. Partendo da “mela” si potrebbe, per esempio, procedere in questo modo: male, lame, lamento, mentire, tremo, metro, misura ecc…Ovviamente certe catene risultano più interessanti di altre e di solito i migliori risultati si ottengono se più persone partecipano al gioco. Tuttavia, per quanto seri o faceti, voluti o casuali, questi giochi di parole esercitano su di noi un fascino profondo. Anzi, soprattutto quando sono involontari, gli slittamenti di senso sono in grado di far emergere da sotto la superficie del tranquillo significato di un vocabolo tutte le sfumature misteriose che stanno, forse, all’origine di quella parola.

Lupus in fabula quando ero bambina, lo avevo inteso e memorizzato come Lupu s’infabula.
Al contrario di Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino che mi lasciava sempre al quanto perplessa (non riuscivo infatti a capire cosa ci facesse un gatto al mare e per di più in barca), il significato di Lupu s’infabula era, per me, estremamente chiaro e non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni; il lupo si infavolava, cioè si intrufolava nella storia, sornione come un gatto, pericoloso al pari della più feroce delle belve. E non è forse così?

Cappuccetto Rosso Gustave Doré

Illustrazione di Gustave Doré

La traduzione letterale dal latino è Il lupo nel discorso e riportata nella semantica della lingua italiana di oggi questa locuzione ha lo stesso significato di Parli del diavolo e spuntano le corna (da fabula, discorso, deriverà poi il termine favola che, in sintesi, altro non è che un insieme di parole). Potremmo osservare che nella traduzione corretta dal latino il lupo arriva al momento giusto, basta avere paura di lui o nominarlo, che le sue orecchie sbucano da dietro un cespuglio. Un lupo tempestivo, pronto, ma da un certo punto di vista, anche prevedibile.
Un lupo che usa la parola, un affabulatore luciferino che ti raggira e ti induce a fare ciò che ti è stato severamente proibito.
Il lupo del mio gioco di parole invece, mi pare corrisponda di più all’animale delle fiabe che temevo quando ero bambina: una belva capace di sorprenderti quando meno te lo aspetti, abilissimo nel trovare il modo di assalirti alle spalle.
Fin da piccola ho sempre pensato che il termine intrufolarsi fosse perfetto per descrivere il comportamento animale e anche oggi, quando sento usare questo verbo riferito a delle persone, mi immagino sempre la coda di un cane che scompare sotto ad una staccionata.

Il mio lupo è quello che scende dal camino, quello che non devi nominare per vedertelo comparire davanti, il lupo di cui in realtà non hai ancora paura. Cappuccetto rosso in fondo era una bambina ignara del pericolo, non aveva per nulla capito cosa la mamma le volesse dire con tutte quelle raccomandazioni. Lei si incammina allegra per il sentiero e non teme il lupo fino a che, ormai tardi, lui non le mostra le fauci e la inghiotte; così ignara da non riconoscerlo nemmeno quando, ridicolo, indossa i panni della cara nonna. Il lupo di cappuccetto appare nel discorso perché è la mamma a nominarlo.

C’è una bellissima versione di Cappuccetto Rosso intitolata In bocca al lupo edita da Orecchio Acerbo e riscritta e illustrata da Fabian Negrin che, in due splendide tavole, rispecchia esattamente questa doppia anima del lupo.
Nella prima delle due, si vede un lupo fatto di foglie ed erba, che incarna l’anima misteriosa e selvaggia del bosco, che avvolge all’interno della sua essenza, una piccola Cappuccetto Rosso. Un lupo mimetico, feroce quanto ineluttabile, che ti affabula e ti circuisce, fino ad ottenere i suoi scopi.

La seconda illustrazione invece è quasi un dettaglio, un cammeo: a piè di pagina si vede il corpo di un lupo che scompare nel bianco del foglio, uno strano trompe l’oeil che ti incuriosisce e ti costringe, senza farti riflettere, a voltare pagina. E ad un tratto te lo ritrovi davanti con le fauci spalancate pronto ad azzannarti… il lupo ha bucato il foglio! Scardinando le quiete regole della bidimensionalità del libro è pronto a balzarti addosso per divorarti. E’ l’altro lato della medaglia dunque: un lupo istintuale, che ti sorprende, che si intrufola, come dicevamo, persino tra la carta per venirti a cercare e che, inesorabilmente, ti trova.

Il fatto di essere un parlatore è una caratteristica fondamentale che non può essere mai trascurata, perché è attraverso la parola che il lupo delle fiabe ti inganna; pensiamo a Cappuccetto Rosso ma anche alla fiaba Il lupo e i sette capretti.
Nemmeno però possiamo fare a meno del suo lato più animalesco perché le sue fauci non tollereranno un fiume di parole troppo lungo prima di divorarti. Questi due aspetti concorrono a creare una metafora perfetta in cui i bambini possono racchiudere le loro paure.


Continua… a breve.

 

TwitterGoogle+LinkedInShare