Contro Bibliografia ragionata sulla maternità

Scritto il 28 settembre 2016 nella sezione Blog
Illustrazione di Cate Edwards

Illustrazione di Cate Edwards

Cosa sono le contro bibliografie ragionate?

L’ultimo articolo prima della chiusura estiva, trattava un tema molto delicato, ovvero quello dei libri che più o meno palesemente piegano le storie a fini pedagogici.

Nell’articolo “I subdoli” ho portato a sostegno del mio pensiero alcuni albi (“Un trascurabile dettaglio”, “Un posto silenzioso” e “Il buco”) , ma sono moltissimi i libri di cui si potrebbe discutere.
Per non appesantire la rubrica dei consigli di lettura “Non fino in fondo” (dove recensisco i libri che poco mi hanno convinto), ma per continuare a dare qualche spunto di riflessione ai nostri lettori, ho ideato le “contro bibliografie ragionate”, una serie di bibliografie dedicate ai temi più in voga nei libri per bambini.

La contro bibliografia consiste nello scegliere i titoli più richiesti di un determinato tema e osservarli alla luce di altri titoli che possano chiarire al lettore cosa intendo quando affermo che di alcune tematiche si può parlare implicitamente e con leggerezza calviniana, attraverso le storie.
Le contro-bibliografie sono anche il tentativo di non rendere fine a se stessa la critica che spesso, sia in libreria sia sul blog, ho rivolto a certi albi.

Illustrazione di Elena Odriozola

Illustrazione di Elena Odriozola

Tengo a specificare che i commenti sui libri che ritengo poco significativi, nascono da considerazioni personali, e come tali, opinabili. Sono altresì consapevole che molti bambini e genitori hanno trovato interessanti i libri che qui verranno definiti pedanti e pedagogici: come già ho avuto modo di dire, i bambini sono numerosi quanto le stelle e ognuno matura i propri gusti e la propria sensibilità a seconda dei contesti educativi, in primis la famiglia, nei quali si trovano a vivere.
Come libraia sento tuttavia di volermi adoperare affinché nei suddetti contesti, possano circolare le storie che ritengo vere, per proporre uno sguardo nuovo e più consapevole sulla letteratura per l’infanzia.

Illustrazione di Simona Ciraolo

Illustrazione di Simona Ciraolo

E’ in arrivo un fratellino, cosa posso leggere?

Questa è una delle domande più frequenti a cui ci capita di dover rispondere in una giornata di libreria.
Molti sono i libri a tema sulla gravidanza, dai più didattici come “E io dove stavo?” di Granstrom Brita e Manning Mick – Editorilae Scienza, a i più romantici – “Il pancione della mamma” di Jo Witek e Christine Roussey – Gallucci, ai più divertenti – “Avevo detto cane” di Ilaria Pigaglio – Fatatrac, passando per tutta una serie di albi che mescolando, più o meno scientemente, l’aspetto relazionale/affettivo con un taglio scientifico, provano a rispondere alle domande dei bambini e alle paure dei genitori, i quali sono soprattutto preoccupati di non turbare la serenità emotiva del primogenito con la nascita di un fratello o una sorella.

Illustrazione di helen hyde

Illustrazione di helen hyde

Le storie di questi albi assolvono più ad una funzione informativa-didattica rispetto ad una funzione narrativa, mancano cioè di una trama efficace, di una struttura che possa condurre il bambino a sviluppare un proprio percorso all’interno della storia, incoraggiandolo a rielaborare i contenuti e le immagini dentro un orizzonte di senso più ampio, o, cosa importantissima, a non rielaborarle affatto, lasciando quindi libero il lettore di non inserire la storia nel suo personale bagaglio di esperienze (un libro a tema difficilmente lascia scampo, suscitando nel lettore una sensazione di lezione non imparata)

Un libro a carattere divulgativo (enciclopedie illustrate, atlanti, erbari ecc.) ha uno scopo dichiarato: è un libro ad accumulo informativo, che induce ad una lettura lenta e mirata, dilatata nel tempo. Anche un libro divulgativo potrebbe essere definito un libro a tema: tema insetti, tema animali, tema automobili… ma nel caso dei libri a sfondo pedagogico, spesso la struttura informativa, dettata dalla natura circoscritta dell’argomento (sia esso l’inserimento al nido o l’abbandono del pannolino), produce uno slittamento continuo dal codice narrativo a quello divulgativo, passando per immagini e parole che nello sforzo di rendere l’argomento chiaro al bambino o a sua misura, finiscono per tralasciare la complessità del reale.
Il libro che si ottiene quando si tenta di parlare ad un bambino di un evento della vita complesso come la gravidanza ingabbiandolo nel giro di poche pagine illustrate, è un libro piatto, smaccatamente sentimentale, e nel caso della maternità, piuttosto prudente.

InuitOgni bambino, ma potremmo dire ogni essere umano, arriva ad interrogarsi sulla propria nascita e sulla propria origine, e lo fa in modo via via più consapevole man mano che maturano le capacità introspettive e di pensiero. L’indagine sulla propria nascita sarà poi sempre per il bambino, ma anche per l’adulto, un’indagine che si potrà condurre solo “a posteriori” poiché l’avvenimento in sé non è riproducibile nemmeno ad un livello mnemonico. Non è scontato poi che l’arrivo di un fratello e una sorella generi nel bambino più una domanda relativa alla propria nascita rispetto ad un reale interesse per la creatura che dimora nel corpo della madre. Ciò che è certo è che per quanto vogliamo razionalizzare la venuta al mondo, l’arrivo di una vita, che ci piaccia o meno, sarà perennemente avvolta da un’aura di mistero.
I bambini hanno una naturale predisposizione per il mistero, lo accolgono senza affettazione e senza avere interiorizzato concetti religiosi: sanno che esso fa parte dell’esistenza. Tanto più sono piccoli, tanto più la razionalizzazione di un evento come l’arrivo di fratellino, risulta loro incomprensibile su un piano cognitivo/relazionale.

Illustrazione di Rie Munoz

Illustrazione di Rie Munoz

E non vorrei che qui venissero confusi i piani del mio discorso: parlo di nascita e non di fratelli e sorelle, perché è questo il fulcro dei libri a tema che prenderemo in esame. Quando i genitori, ma soprattutto le madri, mi pongono la fatidica domanda – “Arriva un fratellino, cosa leggo?”- non è al rapporto sororale o fraterno che si stanno riferendo; non cercano libri che parlino di avventure condivise, di una quotidianità felice, di famiglie. No, cercano libri in cui compaiono immagini di “pancioni”, di bambini in ascolto, curiosi, magari preoccupati certo, ma bambini che poi trovano, nel finale accogliente di un libro, una prospettiva serena rispetto all’arrivo del fratello o della sorella.
Il fulcro del discorso è dunque quello della maternità, di quel particolare momento nella vita di una donna e della famiglia che le sta accanto, che prelude ad un cambiamento. E’ per lo più la paura del cambiamento a generare la richiesta di un libro a tema, paura forse accentuata dalla grande attenzione di cui viene oggi investito il primo figlio, generando una sorta di psicosi di abbandono preventiva. Interessante notare come, nella nostra esperienza, il libro a tema sulla maternità venga richiesto specialmente se il primogenito ha un’età inferiore ai 6 anni. A mio avviso, poco importa che il libro proposto sia un cartonato o un albo con le alette, il punto è che un bambino di tre anni forse ha appena iniziato a rielaborare il concetto di altro da sé, sia questo altro la figura del padre, di un amichetto a scuola, di uno zio. L’altro in arrivo nella sua famiglia o il corpo della madre che cambia forma, sono concetti e situazioni che emergono a sprazzi nel suo quotidiano e non sempre con la stessa lucidità.

Illustrazione di Phoebe Wahl

Illustrazione di Phoebe Wahl

Come già ho avuto modo di scrivere nell’articolo “Libro e realtà” o nell’articolo “I subdoli”, temo che l’esigenza di leggere determinati libri ai bambini sia soprattutto adulta.
In questa contro-bibliografia invece metteremo l’accento sulle storie, su quei libri o albi che gettano una luce benevola sul quotidiano del bambino, solleticando la sua fantasia con trame non necessariamente complesse, ma che certamente allenino alla complessità.
Albi in cui l’allusione sia più forte della spiegazione, dove il livello metaforico sia prima di tutto negli occhi dell’adulto che legge con il proprio figlio una storia, libri che possano lavorare nel profondo senza disturbare un livello cognitivo ed emotivo ancora immerso nel mistero della vita, nella bellezza di un intreccio in cui tutte le cose sono connesse tra loro, in un gioco di rimandi e scintille, che dice ben più di un albo sull’arrivo di un fratellino.

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