Demetra Anesidora

Scritto il 3 giugno 2014 nella sezione Blog

botticelliIl Festival della Fiaba è ormai prossimo. Il tema della prima edizione è “Il femminile nella fiaba” e noi di Radice-Labirinto dedichiamo il primo fine settimana alla figura di Demetra.

Giovedì 5, Silvia Molinari inaugurerà la mostra dei suoi acquerelli dal titolo “Demetra Anesidora”. Anesidora è uno dei molti epiteti con cui si designava la Dea Demetra e significa “colei che spinge in su i doni”.

Anesidora è quindi un epiteto gioioso, riferito ai riti di primavera, quando si festeggiava l’abbraccio tra Demetra e sua figlia Persefone che, dopo i lunghi mesi trascorsi nell’Ade, faceva ritorno sulla terra provocandone il rifiorire.
Nella mostra di Silvia Molinari potrete trovare i frutti, i fiori e gli animali sacri alla Dea che insieme costituiscono l’universo simbolico legato ai riti delle stagioni: il papavero, la melagrana, la salamandra, la rosa canina e il fiordaliso.

silvia-molinari-illustrazioniLa mostra sarà introdotta giovedì 5 giugno da una breve conferenza di Alessia Napolitano in cui si parlerà di Demetra e dei misteri Eleusini, e dal canto di Valentina Lugli che accompagnerà l’immaginazione degli spettatori con melodie antiche e misteriose. Nella sala prospiciente al giardino dove saranno esposti gli acquerelli, potranno accedere poche persone alla volta; all’interno il canto proveniente da lontano e le luci soffuse creeranno magiche suggestioni, mentre un buon bicchiere di rosolio scalderà i sensi e spargerà profumi.

demetra-anesidora-1Domenica 8 giugno dalle ore 18 Alessia Napolitano narrerà ai bambini, sotto il pino del giardino antico, il mito della Dea greca che presiede al tempo e all’alternarsi delle stagioni.
Il libro da cui trarremo ispirazione sarà “Un chicco di melograno. Come nacquero le stagioni” edito da Topipittori, con il raffinato testo di Massimo Scotti e le belle illustrazioni di Pia Valentinis.
La storia verrà narrata senza l’ausilio di testi per evocare visioni e suggestioni nell’immaginazione dei bambini e per lasciare che le parole e la melodia della voce riportino alla memoria gli echi antichi di un lontano passato che ancora oggi vibra e risuona nel nostro tempo.

Ma chi era Demetra?

demetra-anesidora (3)Ci sono molti testi autorevoli che vi possono parlare di questa Dea della terra e della natura, ma poiché il Festival della Fiaba affronta il femminile intrecciando diverse discipline, anche io vorrei in questa sede parlare di Demetra permeando la sua figura con quella di altre due dee a lei affini, Cibele e Iside.
Lo scopo di una simile analisi non è quella di confondervi, ma di darvi un assaggio di quale rete meravigliosa le fiabe e i miti tessono intorno a noi, contaminando il nostro presente con la magia di una realtà sfaccettata e mobile.

“Iside, Cerere, Cibele, tre teste sotto uno stesso velo”. (Fulcanelli, Il MIstero delle Cattedrali)
Così scrive Fulcanelli nel Mistero delle Cattedrali, nel capitolo dedicato alle Vergini Nere.
Iside era raffigurata con la medesima iconografia delle statuette cristiane della Vergine e aveva persino lo stesso epiteto: “Virgo Paritura”, la Vergine che deve partorire, ossia la terra prima della sua fecondazione, come riporta l’autore.
Persino i colori usati per raffigurare le due Vergini erano simili: Maria Vergine è raffigurata classicamente vestita di Blu o di Nero, ma con una sottoveste rossa, mentre la statuetta di Iside descritta nel libro ha abiti neri e la pelle rossa. Inoltre ha il capo coperto da un velo.
demetra-anesidora (1)Iside viene considerata la Cerere egiziana. Il culto di Cerere (nome latino di Demetra) con i suoi misteri era tenuto strettamente segreto dai sacerdoti, pena la morte, anche per chi ascoltava. Durante le Cerealia si portava in processione un uovo e si sacrificavano dei porci. Ovviamente Cerere è conosciuta per essere una dea della fertilità, rappresentativa quindi di un principio vegetale e vegetativo.
Iside era anche conosciuta come Madre degli dei, e lo stesso epiteto veniva dato a Cibele; infatti le due divinità erano considerate affini e probabilmente possono essere viste come differenti espressioni di un unico e identico principio. Cibele era adorata a Pessinunte, in Frigia, sotto forma di una pietra nera, che si considerava essere caduta dal cielo. Fidia la rappresenta su un trono tra due leoni con in capo una corona murale da cui scende un velo.
Talvolta è rappresenta con una chiave e sembra scostare il velo.
Fulcanelli conclude la descrizione con la frase riportata all’inizio come citazione.
La frase è molto sibillina e curiosa. Chissà a quanti livelli di lettura si presta…
Certo è che Fulcanelli pesa ogni parola e nulla nei suoi libri è lasciato al caso.

Se vi siete incuriositi ed echi lontani hanno risuonato in voi, non vi resta che partecipare al Festival della Fiaba.

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