Festival Filosofia 2014, la gloria

Scritto il 10 settembre 2014 nella sezione Blog

Il tema scelto dal comitato scientifico di Festival Filosofia per il 2014 è “la gloria”. Come da rituale, l’annuncio del nuovo argomento è stato dato alla chiusura del festival del 2013 che aveva invece indagato cosa significhi “amare”.
A noi librai e alla direttrice del Castello dei ragazzi di Carpi, Emilia Ficarelli, il tema della gloria è parso fin da subito molto complesso, specialmente perché ci veniva richiesto di declinarlo nell’ambito della letteratura per ragazzi.

Cosa si intende oggi quando parliamo della Gloria?

La prima cosa da chiarire è che la gloria non è il successo.
Il successo implica la riuscita di un’impresa che non necessariamente travalicherà un certo lasso temporale: il successo è spesso momentaneo, circoscritto, e si esprime per lo più attraverso il giudizio altrui; perfino un successo personale è difficilmente slegato dalla sentenza di qualcuno.
Prendere dei buoni voti a scuola, passare un esame, vincere un bando o un concorso, primeggiare in una gara, sono tutte azioni che riguardano il successo; ma la gloria è altra cosa.
Nella società occidentale i bambini e i ragazzi si scontrano con il concetto di successo molto precocemente, viene loro richiesto di apparire brillanti, di ottenere velocemente dei risultati, di spiccare in discipline artistiche o ginniche, insomma di dimostrare ad un pubblico vasto o ristretto che sia, il loro valore.
Questo è il tipo di impresa che i bambini conoscono, e in modo sempre più preoccupante tutto ciò non ha nulla a che fare con ideali più ampi, con il rispetto degli altri e di se stessi.

La gloria al contrario si divincola dal “qui e ora”, travalica i confini del tempo per giungere immutata davanti a noi. La gloria presuppone uno sguardo più ampio, la lotta per qualcosa di grande che sopravviva alla nostra finitudine, che oltrepassi i nostri successi personali, esprimendo attraverso un’impresa eroica, l’amore per se stessi, per il creato e per l’umanità tutta.
La gloria non è sottoposta a giudizio perché saranno le generazioni future a decretare la sopravvivenza di un eroe, di un poeta, di uno scienziato, di un musicista, e non sarà una sentenza contingente, ma legata al valore e all’eco che una data impresa avrà avuto per una cultura, una società e o per l’umanità. La vera gloria sradica i fini personali e la pochezza di chi combatte solo per se stesso.

Ma come raccontare tutto questo ai bambini?

Insieme ad Emilia, abbiamo sfogliato albi e libri illustrati contemporanei per bambini, ma del concetto di gloria nessuna traccia. E’ nata un’interessante riflessione a questo proposito, e in parte ve la riporto nelle righe che seguono.
Come mai la gloria è sgusciata via dalla letteratura per l’infanzia? Certamente il termine gloria appare ai più un po’ desueto, ed è per questo che, quasi in automatico, lo si colloca in un tempo passato. Non si dice forse “le vecchie glorie”?
E devo confessarvi che in quel lontano passato siamo approdati anche noi, andando a chiedere ospitalità ai miti greci per adempiere al difficile compito che il comitato del Festival ci ha commissionato.

Per prima cosa si può certamente dire che la gloria sia un archetipo, ovvero una parola densa e sfaccettata in grado di sollevare nella nostra memoria più di un immagine. Non a caso Festival Filosofia l’ha scelta, allineandola a tutti i grandi temi su cui, che nel corso degli ultimi sette anni, ha discusso.
Tuttavia se “amare”, “le cose”, “la natura” ecc. sono stati argomenti che abbiamo reperito senza alcuna difficoltà nei libri per ragazzi, per “la gloria” non è stato così. Perché mai “la gloria” è scomparsa? Quali tabù porta con sé?

A sfogliare il deserto bianco delle pagine dei libri per bambini riguardo a questo tema, verrebbe da dire che la società moderna, così votata al successo, sia del tutto schizofrenica a tal proposito: tendiamo con ogni mezzo alla realizzazione personale, ad apparire primi tra i più, ma non vogliamo che questo impulso a primeggiare venga attribuito a noi né riconosciuto, ne tanto meno esplicitato ai bambini. E in effetti nella sua accezione contemporanea verrebbe da chiedersi se il termine “successo” sia percepito come positivo o negativo. In ogni caso può esso assurgere ad archetipo?
No, perché troppo finito, limitato. La sua ambiguità è data solo dai nostri maldestri tentativi di misconoscerlo mentre lo poniamo al centro della nostra vita.
La gloria invece è un archetipo potente, porta con sé gioie e dolori, non è mai univoca e priva di sofferenze; è splendente eppure spesso macchiata di sangue, intrisa di solitudine. Alcuni di voi diranno che anche la strada per il successo è tutt’altro che in discesa, ma quella fatica è quasi sempre votata all’altare del nostro personale tornaconto. La gloria è un successo purificato, elevato, idealizzato, ed è per questo che Festival Filosofia ne discuterà.

E se dalle pagine dei libri per bambini di successo non si parla mai perché sarebbe poco costruttivo, fuorviante, antipedagogico (non vogliamo infatti che tutti i bambini si vogliano bene, si aiutino reciprocamente, collaborando piuttosto che gareggiando?), dobbiamo tuttavia anche constatare che da quelle stesse pagine che è scomparsa anche la parola gloria, con la sua dignità e il suo immenso valore.
Quanti bambini, maschi o femmine che siano, dopo aver letto le imprese di Achille o di Artemide, di Arianna, di Teseo, di Ulisse e di Ettore, non hanno sentito nascere in loro il desiderio lucente di combattere per qualcosa di giusto, di affrontare mille pericoli per ritrovarsi pieni di storie da raccontare, di credere fino in fondo in una causa e essere disposti a tutto per essa?
E non bisognerebbe lasciarsi sopraffare dal perbenismo che mellifluo ci suggerisce all’orecchio che imbracciare spade, fionde e archi è da guerrafondai, che Teseo è nefando perché abbandona Arianna a Nasso, che Achille è un truce barbaro perché uccide Ettore, che Ulisse ha innumerevoli amanti prima di riabbracciare Penelope!
Sarebbe come negare l’esistenza del lupo nelle fiabe o dell’Orco; ma badate bene che seppure potreste avere la sensazione che nell’immaginario fiabesco la differenza tra bene e male sia più netta, non dovete mai dimenticare che l’astuzia di Pollicino porta l’Orco a divorare le sue sette figlie, che la Baba Jaga o Frau Holle benedicono e maledicono, che Cenerentola decapita tre matrigne con il coperchio di un baule prima di diventare regina. Anche le fiabe sono dense di chiaroscuri perché raccontano la vita, e più ci sforziamo di censurare scene e parti ritenute scomode, più le figure positive metteranno in luce la loro parte d’ombra.
Allo stesso modo quando parliamo degli archetipi parliamo dell’uomo in tutte le sue sfaccettature, con le sua generosità e la sua rabbia, con la sua voglia di tranquillità e pace e il desiderio di partire e combattere per ciò in cui crede.
L’innocenza e la purezza di un bambino risiedono proprio là, dove la mente abbraccia l’istinto senza pregiudizi, dove l’egoismo interviene per permettere ad un altro bambino di imparare, dove lo scontro è inevitabile ma non lascia nubi nè rancore. Le fiabe e i miti ci permettono di indagare l’ombra al riparo delle muse, perché la luna è un buco di sole nella notte.

E la gloria?

Di gloria e di eroismi per costruire un domani migliore ce ne sarà sempre bisogno e se i miti, da quelli greci a quelli romani, da quelli bretoni a quelli arabi, sono tornati di moda nella letteratura per ragazzi è perché c’è bisogno di scambiare la parola successo con valore, quella di compito con impresa, quella di sballo con avventura.

Per Festival Filosofia la libreria Radice-Labirinto e il Castello dei Ragazzi allestiranno in Piazza Garibaldi sabato 13 e domenica 14 settembre:

Storie di bambini molto antichi all’ombra delle muse.
Letture, danze e laboratori riscoprendo i miti greci.

Puoi leggere il programma cliccando qui.

Vi aspettiamo!

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