Genitori invadenti? #5 e #6

Scritto il 9 ottobre 2013 nella sezione Blog

#5 Evitare lo scontro

Per questa parte rimandiamo alla lettura della prima parte dell’articolo dedicato alla lotta.

#6 La vita è fatta di scale…

Per quanto riguarda la pericolosità delle scale fatte di ceppi di legno, mi sembra di poter dire che il problema riguardi tutte le scale in generale. Forse esse rappresentano il pericolo numero uno in cima alle classifiche stilate dai genitori italiani. In realtà le scale sono un luogo comune. E’ stato studiato scientificamente che tutti i bambini passano attraverso le stesse tappe di apprendimento per elaborare la giusta tecnica per affrontare il gradino: prima a quattro zampe e solo in salita, poi riunendo entrambi i piedi sullo scalino sia in salita che in discesa, successivamente un piede per ogni gradino e infine di corsa, prima in salita e poi in discesa, intorno ai cinque anni. Le fasi intermedie sono comunque fasi sicure in cui il bambino presta grande attenzione e nelle quali dimostra un elevato senso di equilibrio. E’ stato dimostrato che è raro che egli possa farsi male in modo significativo, a meno che, ed è qui la nuova chiave di lettura che vorrei fornirvi, il bambino non venga aiutato o gli vengano dati suggerimenti a voce alta. Come mai? La danza può fornirci un’adeguata risposta.

Nella danza moderna e in particolare quella che ha avuto origine grazie agli studi e alle intuizioni di Martha Graham, si teorizza che il movimento del corpo è generato da un primo momento di raccoglimento dell’energia al centro del bacino (fase di contrazione) e da una secondo momento in cui questa energia si trasmette lungo tutta la spina dorsale, così che la schiena si estende e il corpo raggiunge la massima tensione verso l’alto (fase di rilassamento). Una volta che il bacino e la spina dorsale sono stati resi consapevoli , attraverso il respiro, della loro centralità nel corpo del danzatore, egli può intuire chiaramente dove si trova il proprio baricentro e, grazie a questa padronanza, comprendere che esso può essere spostato anche all’esterno del corpo e addirittura condiviso.

Nel bambino l’energia corporea ancora così pulita e non contaminata da cattivi atteggiamenti posturali è libera di fluire dal bacino alla spina dorsale (movimento che peraltro Marta Graham considerava all’origine della vita) a livello inconscio e spontaneo. Questo processo lo rende padrone inconsapevole della stabilità che scaturisce dall’uso corretto del suo baricentro e quindi, dalla postura eretta in poi, sempre più in grado di bilanciare in modo sicuro il suo equilibrio. Essendo così sensibile alle variazioni di quello che in danza contemporanea viene definito balancè, il bambino che riceve dall’adulto un aiuto di tipo fisico mentre si cimenta nel salire le scale, tenderà a condividere con la nuova forza intervenuta il proprio baricentro e quindi il proprio equilibrio.
Se fossimo in presenza di un esercizio di danza vedremmo i due ballerini tendersi entrambi alla ricerca del baricentro comune ai due corpi che permetta loro di restare in equilibrio, e potremmo notare che la struttura fisica dei due danzatori ci comunica lo stesso grado di forza e di tensione muscolare, poiché anche il loro peso è più o meno simile.

Brothers from Made Comunicazione on Vimeo.

E’ invece evidente che un adulto e un bambino non condividano né la stessa struttura fisica, quindi lo stesso peso, né la stessa forza. Questo significa che il bambino intento a salire le scale sarà portato ad appoggiarsi all’adulto senza che questi modifichi a sua volta il proprio equilibrio.
In conclusione quando il genitore, incoraggiato dai passi sempre più sicuri del proprio bambino, toglierà la sua presa dal braccio o dalla schiena del figlio il più delle volte quest’ultimo capitombolerà producendo al tempo stesso tre effetti collaterali spiacevoli.
Il primo è che il bambino non avrà avuto la possibilità di sperimentare e di prendere davvero coscienza del proprio equilibrio; di conseguenza il genitore continuerà a pensare che il proprio figlio non sia ancora in grado di affrontare le scale da solo e continuerà ad aiutarlo senza sortire migliori effetti; in terzo luogo, la fiducia che ogni bambino chiede gli venga concessa dal proprio genitore mentre si prova nelle piccole imprese quotidiane, verrà disattesa e rafforzerà in lui un senso di insicurezza.

E’ chiaro che un bambino piccolo debba essere monitorato quando nei primi anni di vita affronta le scale. C’è però un modo corretto per aiutare noi stessi e i nostri figli a vivere con più serenità il problema di sicurezza a cui ogni rampa ci pone davanti. Che siano le scale a pioli di uno scivolo o le scale di un palazzo, l’adulto dovrebbe sempre evitare di stabilire un contatto corporeo con il bambino per evitare, come si spiegava prima, che egli cerchi di condividere con lui il suo equilibrio. Il genitore quindi si porrà dietro di lui in salita e davanti in discesa, pronto a ad accogliere qualsiasi passo falso. In questo modo ci si potrà anche accorgere di quanto i bambini siano rapidi e disinvolti nell’usufruire in modo corretto del proprio equilibrio e di come velocemente acquisiscano sicurezza nel salire le tanto temute scale.
Se queste ultime poi, come nel caso dello scivolo del rifugio altoatesino, sono costituite da ceppi d’albero ben levigati e offrono al piede una superficie d’appoggio degna del piede di un ciclope, i genitori, già allenati nella fiducia dalla buona pratica suggerita sopra, potranno trascorrere ore serene e di meritato riposo lontani per un po’ dai giochi dei propri figli.

Questo post fa parte della serie UN MATERASSO ROSSO. Per leggere i post precedenti:
Un materasso rosso
Un materasso rosso #2
Genitori invadenti? #1 Tutti in fila!
Genitori invadenti? #2 Divieto di sosta
Genitori invadenti? #3 Alla rovescia
Genitori invadenti? #4 A modo mio

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