I dilemmi di un libraio #2

Scritto il 27 dicembre 2014 nella sezione Blog

Questo articolo segue I dilemmi di un libraio #1.

Il dilemma della responsabilità

leo e lia 2

Illustrazione di Laura Orvieto

Il secondo dilemma è quello della responsabilità. Recentemente, dopo una formazione, durante la quale, come mio solito, ho letto alcuni brani tratti dal libro “Leo e Lia” di Laura Orvieto, sono stata avvicinata da una mamma. Sorridendo mi ha preso da parte e mi ha sussurrato “Sai, mi ha detto una mia amica che lei hai dato una bella fregata vendendole Leo e Lia”.
Sono rimasta alquanto interdetta e ho chiesto spiegazioni al riguardo. “Si! – sempre sorridendo - ha detto che in libreria le hai raccontato cose straordinarie di questo libro e l’hai convinta cosi bene che lei lo ha comprato, ma una volta a casa i suoi bambini non hanno voluto leggerlo e lei ci è rimasta malissimo.”
Mi è sembrato un caso molto significativo e credo valga la pena spendere due parole in proposito. Dicevamo che un libraio non vende pentole, ma storie e dicevamo che le storie, per quanto formate dalle stesse parole, agiscono su ciascun individuo in modo diverso e imprevedibile.
Il libraio, come il lettore, ha le sue passioni, i suoi libri preferiti, le sue parole, il suo modo di presentare un albo, un racconto, una fiaba e non è lì per vendervi un libro a tutti i costi, ma per suscitare in voi la meraviglia e la voglia di leggere insieme ai vostri bambini. Come libraia io faccio la mia parte e mi prendo la responsabilità delle mie parole, del mio entusiasmo e della mia voglia di sfondare qualche muro presentandovi anche un libro che ai più può risultare “difficile” (concetto che fa nascere in me altri dilemmi, come vedremo in seguito). Il resto però tocca al lettore che si assume la responsabilità di mettere in quel libro, mentre lo legge ai suoi bambini, lo stesso entusiasmo con cui lo ha acquistato, prendendosi qualche rischio quando non si sente convinto del tutto, ma vuole tentare lo stesso, sapendo in anticipo che ogni libro ha i suoi tempi, che ogni bambino ha i suoi tempi e che un lettore ha anche il diritto di non leggere.

Illustrazione di Gabriel Pacheco

Illustrazione di Gabriel Pacheco

 

Nei confronti dei libri spesso assisto, da parte di nonni, genitori e maestre, ad atteggiamenti disfattisti: se glielo leggono una o due volte e il bambino non ne vuole sapere è finita. Quando vado in montagna, in inverno, vedo genitori molto determinati spingere sulle piste bambini piccolissimi che strillano e scalpitano perché non vogliono imparare a sciare – “Eh no! Adesso impari a sciare perché se no io e la mamma come facciamo? Ti lasciamo in rifugio da solo?” -.
Si può essere o meno d’accordo con questo tipo di atteggiamento, che chiaramente è un esempio estremo, ma è solo per dirvi che con i libri ci arrendiamo con molto meno. Non lo vuole leggere una volta? Bhè allora il libraio ci ha fregato.

 

Quanto conta l’intenzione con cui presentiamo un libro?

Illustrazione di Dawn Maciocia

Illustrazione di Dawn Maciocia

Alcune mamme mi dicono: “ma come lo leggi tu…”, “come le racconti tu…” .
Posso anche essere un’abile narratrice, ma non smetterò mai di ripeterlo: quando narrate non è la performance che conta, ma l’intenzione e l’amore che ci mettete.
La mia voce, la voce di una libraia, non sarà mai dolce come quella della mamma o del papà, non sarà mai altrettanto preziosa e non entrerà nei ricordi di quel bambino quanto la vostra. Narratori si diventa e non si nasce, ai libri ci si affeziona, i lettori si coltivano e ai librai non si può dare la responsabilità di ciò che poi succederà tra le pareti domestiche.

Il terzo dilemma riguarda la temerarietà

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