I dilemmi di un libraio #4

Scritto il 8 gennaio 2015 nella sezione Blog

Questo post segue I dilemmi di un libraio #1, I dilemmi di un libraio #2 e I dilemmi di un libraio #3.

Il quarto dilemma riguarda la prossimità.

Peter Sis, un salto nel vuoto, radice-labirintoIl problema di cui vorrei parlarvi ora è estremamente delicato e io stessa non so bene dove porre il confine tra la mia responsabilità e quella del lettore.
La soluzione non è scontata poiché si parla della confusione nella quale molti lettori versano, quando scambiano il mio lavoro di libraia con altre competenze specifiche. Da quando alcune nozioni di psicologia infantile (troppo spesso a buon mercato) circolano sui vari mezzi di comunicazione, pare sia facile scambiare una libreria per l’infanzia in una sorta di farmacia. Le richieste che un lettore ci pone sono, in linea di massima, di due tipi: la prima consiste nell’aiutarlo nella scelta di un regalo, la seconda nel consigliarli un libro per un bambino che sta affrontando una situazione più o meno difficile.
Riguardo al primo caso non ho nulla da specificare se non l’ostinazione di alcuni lettori, ma per questo vi rimandiamo al dilemma numero tre; del secondo caso invece vorrei discuterne in questa sede.

 

Peter Sis, il libro che cura, radice-labirintoNell’articolo “Libro e realtà” ho già avuto modo di esprimere il mio parere rispetto ai libri che io chiamo “aspirina”, ovvero quegli albi che parlano di tematiche specifiche pensando così di sostenere il bambino nel suo processo di crescita; ma nel caso del quarto dilemma il problema è più sottile e subdolo perché è molto facile, anche per una libraia, oltrepassare il segno che distingue una libreria da uno studio specialistico.
La libreria è il luogo delle storie e le storie sono: utili, inutili, significative, importanti, rivelatrici, noiose a seconda del lettore. Chi legge una storia lo dovrebbe fare per la storia in sé, non per trovarci rimedi o soluzioni. Chiaramente le storie possono curare, cullare, lenire, illuminare, sostenere e abbracciare perfino, ma niente di tutto questo può avvenire in modo meccanico e prevedibile.
Nella letteratura per adulti non avreste problemi a cogliere il senso di quello che sto scrivendo, ma quando si tratta di letteratura infantile è un attimo confondere il libro con qualcos’altro.
Dovremmo pensare, per aiutarci a non cadere in errore, che anche un libro per bambini è letteratura, perché è proprio quello che è, ne più ne meno. Il dilemma così sarebbe bello che risolto, non vi pare?
Invece anche una libraia può dare l’impressione di confondere i piani.

 

Peter Sis, la montagna del sapere, radice-labirintoNella premessa a questo lungo articolo diviso in più parti, ho parlato del fatto che ogni libraio porta nel suo mestiere competenze accumulate in tutta una vita. Da qui la straordinaria unicità di ciascuna libreria e quella sensazione di incanto e fascinazione che si ha entrando in una bottega di libri. Varcando la soglia delle librerie per ragazzi in tutta Italia, vi troverete sempre in un mondo diverso perché diversi sono i librai, la loro poetica, il loro modo di esprimersi, diversi perfino i loro dilemmi. E’ una magia, non dissimile da quella che avvertiamo entrando nella bottega di un artigiano, di un piccolo imprenditore e di un’artista.
Come libraia io vengo dal liceo classico, dall’università, dal mondo delle scuola, del teatro, dalla formazione, dell’accademia per librai; vengo dai cantastorie, dall’astrologia, dalla maternità, dagli amici, dalla famiglia che mi sono costruita, da un lutto importante, dai viaggi (pochi ma significativi), dalle fiabe della nonna, dai miti di mio padre, dall’energia di mia madre. La libreria è un luogo prossimo a tutta la mia vita. Quando vi presento un libro, quando condivido con voi il perché ritengo la fiaba più efficace di un libro aspirina, quando raccolgo le lacrime delle mamme, quando di un libro vi narro qualcosa di più rispetto alla trama, quando cerco di accogliere l’unicità di ogni bambino, non lo vorrei fare per sconfinare in discipline che non mi appartengono come la psicologia o la medicina. La prossimità, ovvero la grande vicinanza che le storie hanno con le nostre vite, che un libro ha con la vita di ciascuno, può rendere una libreria specializzata un luogo permeabile, ibrido, forse per certi versi ambiguo.
Peter Sis, quello che non so, radice-labirintoCosa si cerca in un libreria? Se è vero che il libro non è una medicina, le storie sono lo specchio di ogni malattia, di ogni felicità, di ogni pianto, di ogni paura, gioia, speranza… Sono, in conclusione, lo specchio della vita stessa.
E allora il dilemma della prossimità si risolve, ancora una volta, solo con il buon senso del lettore e del libraio, che sanno porre con esattezza il confine tra il dialogo intorno ad una storia e il dialogo con lo psicologo, che sanno collocare il libro nell’abisso delle storie, il cui eco risuona fino all’orlo del baratro a seconda della sensibilità e dei tempi di ogni lettore, adulto o bambino che sia. Io da parte mia posso continuare con occhio vigile e cuore aperto a parlarvi di libri, facendo sì che le mie parole non siano una vuota recensione o uno scarno riassunto, ma il frutto di tutta la mia esistenza, regalando al lettore ciò che posso, ciò che ho imparato e tutto ciò che ancora non so e che giorno dopo giorno, come lui, scopro nelle storie.

Le immagini a corredo di questo articolo sono di Peter Sis.

A questo post fa seguito I dilemmi di un libraio #5.

TwitterGoogle+LinkedInShare