I dilemmi di un libraio #8

Scritto il 26 gennaio 2017 nella sezione Blog

DeutremerSpesso i genitori in libreria ci chiedono albi con protagonisti maschili o femminili a seconda se il destinatario del libro è un bambino o una bambina. Fino agli 8/9 anni e specialmente in età prescolare, il lettore, non essendosi ancora individuato culturalmente in modo specifico come maschio o come femmina, riesce a godere indistintamente di una storia – se essa è bella – anche nel caso in cui il protagonista non abbia il suo stesso sesso.

Questo non significa che un bambino o una bambina non sanno di essere maschi o femmine fin dalla scuola dell’infanzia, ma che come bambini e bambine sono ancora molto aperti ad accogliere l’Altro, a interiorizzare esperienze attraverso le storie dei libri qualunque siano i protagonisti. I genere fino ai nove anni i bambini non essendosi ancora posizionati idealmente in ciò che distingue nel profondo le due energie maschile e femminile, si approcciano al libro con grande libertà e serenità. Intorno ai nove anni invece – e parlo specialmente per quanto riguarda la narrativa dove rispetto all’albo la profondità della storia permette una maggiore identificazione – l’empatia con il protagonista o la protagonista diventa un criterio di scelta quando si tratta di portarsi a casa un libro dallo scaffale. Dai sei anni e in particolare con l’ingresso alla scuola primaria, l’appartenenza al gruppo dei maschi e delle femmine diventa sempre più importante nel processo di individuazione culturale e sociale – basti pensare a come i maschi prendono in giro le femmine e viceversa in un gioco di attrazione e repulsione senza malizia. Credo non ci sia nessun problema in questo processo di individuazione e che non ci sia bisogno di scomodare per una simile questione l’ampio dibattito degli ultimi Armstronganni sui modelli culturali maschili e femminili. Sono altresì convinta che nemmeno si possa fare di tutta l’erba un fascio dicendo che nessun bambino di nove anni potrebbe non voler leggere “L’evoluzione di Calpurnia” di Jaqueline Kelly o che una maestra ad una classe o un genitore nell’intimità di una sera domestica, non possa proporre alla classe da un lato e ad un figlio dall’altro, la lettura di “Atalanta” di Gianni Rodari. Riporto solo qui la mia esperienza di libraia che vede i bambini e le bambine di nove anni prediligere certi titoli ad altri, o rifiutarsi, con cognizione di causa, di regalare il libro delle pericoloso libroprincipesse di Rebecca Deutremer ad un compagno o “Il pericoloso libro delle cose da veri uomini” di Conn Iggulden ad una compagna. Anche se come libraia ritengo che entrambi i libri potrebbero contenere sorprese e risultare in egual modo interessanti sia per un maschio che per una femmina, sono anche dell’idea che una certa energia maschile e femminile debba essere libera di esprimersi quando non nasconde altro che un processo di individuazione o la sperimentazione di uno stereotipo di riferimento (stereotipi che ricordiamo hanno una valenza molto importante all’interno di ogni società)

Ma in età prescolare, è spesso lo sguardo adulto che spinge il bambino in una direzione o in un altra anche nelle scelta dei libri, e complice un’atmosfera culturale particolarmente accesa sulle questioni legate ai generChiedimi cosa mi piacei sessuali, porta il piccolo lettore ad allontanarsi da quella che è, a mio avviso, l’unica cosa capace di rendere un libro attraente o meno: la storia. Per un bambino piccolo è molto più facile identificarsi con la trama che non con il protagonista perché quello che resta dopo la lettura è il delinearsi della storia e non se il protagonista sia un maschio o una femmina. Inoltre anche nel caso in cui il lettore si identificasse con “la” o “il” protagonista, sarebbe solo un sano esercizio di immedesimazione nell’Altro (con la A maiuscola), cioè nel diverso da sé, e il diverso da sé può essere sia maschile che femminile. Quante donne infatti potrebbero definirsi uguali ad un altra donna? E la stessa cosa vale per gli uomini. Rifuggiamo dunque da questo tipo di pensieri e teniamo il più lontani possibile i nostri pregiudizi e le nostre paure adulte dai libri e lasciamo che le storie, quelle belle, si disegnino libere tra le pagine.

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