I giganti e le formiche – Albo poetico

Scritto il 17 luglio 2014 nella sezione Consigli di lettura

gLa leggerezza non dipende dal corpo, ma dall’anima. Puoi essere l’uomo forzuto o la donna gigante, ma se ti prendi cura delle rondini ferite e aspetti che l’ultima formica sia rientrata nella sua tana per passare, allora non importa quanto rumore fai quando cammini.
E non c’è in fondo rapporto di peso se un pennello sapiente disegna i contorni di due corpi enormi nel fluttuante candore della pagina: Cho Won Hee, autrice e illustratrice de “I giganti e le formiche” ci propone una riflessione profonda sul tema del corpo con una storia delicata e lontana.
Lontana perché il tempo e lo spazio rimangono indefiniti (è vero, il testo ci dice che i giganti vivono nel bosco, ma dove? In un altrove?) e delicata perché tutto in questo albo è un invito alla leggerezza.

Osservando le linee dei corpi veniamo colpiti dall’assenza di contorni precisi, come se il colore fosse stato steso puro su una superficie porosa. Il tratto suggerisce un pennello dalle setole affusolate che è stato ben intinto nel pigmento prima di lasciare una traccia sicura del suo passaggio. La sensazione di forza e di peso dei due giganti è comunicata unicamente dal colore, declinato in una tavolozza limitata che trova nel contrasto tra un rosso corallo quasi elettrico e un verde scuro con sfumature turchesi, le sue note dominanti.
L’uomo forzuto di Cho Won Hee ricorda le figure umane delle pitture rupestri che mettono in luce, nella loro estrema semplicità, la natura precisa delle forme di un corpo: la gamba che si restringe al ginocchio, il piede e le mani che formano angoli acuti con le caviglie e i polsi, i muscoli delle braccia che confluiscono netti allo snodo del gomito.
La donna gigante ha la maestosità e la morbidezza della venere di Milo, di quella Baubo panciuta che accoglie e genera vita nel suo ventre caldo.

Non c’è giudizio nella mano di Cho Won Hee che con cuore libero e felice ci mostra la bellezza laddove non ce la saremmo mai aspettata. L’uomo forzuto e la gigantessa “fanno una gran paura”, recita il testo; eppure scopriamo, pagina dopo pagina, che nascondono un animo gentile. Cho Won Hee li ritrae senza censure, mettendoci a parte della loro enormità come farebbe Botero: l’uomo forzuto indossa un perizoma nero e la donna gigante una tutina aderente color verde piombo, assomigliano a due ginnasti.
“I Giganti e le formiche” ci parla del rispetto che ognuno deve al proprio corpo e a quello dell’altro e di come questa cura passi anche attraverso il controllo della propria forza.
Lui senza affettazione ci mostra i suoi muscoli possenti, mentre lei … bhè! Lei si addormenta mollemente sul prato.

g7E tutto pare stare in equilibrio perfetto: i due sembrano camminare sul filo mentre muovono le loro grandi masse nel bianco del foglio.
Come il pennello di Cho Won Hee definisce masse e volumi con estrema naturalezza, così, con la stessa disinvoltura, si muovono attenti i giganti; padroneggiare il proprio corpo richiede un’allenamento costante, ed è probabilmente per questo che entrambi indossano indumenti atletici. D’altra parte solo la ricerca del gesto perfetto consente alle rondini ferite di sentire l’ebrezza del volo su un’altalena che dondola appesa al braccio dell’uomo forzuto.
Lo sanno bene i bambini piccoli che coordinare gambe e braccia non è cosa facile, e lo sa anche la donna gigante che barcolla ogni volta che deve evitare una processione di formiche.
E’ questa una delle immagini che preferisco dell’albo illustrato edito da Orecchio Acerbo: con un’intensità straordinaria Cho Won Hee riesce a darci l’idea di un disequilibrio momentaneo con il solo aiuto del colore, in un gioco di vibranti contrasti tra il rosso e il verde che si mescolano per dare vita a ombre pastose.
La gigantessa tuttavia barcolla, ma non cade: l’eleganza, sembra dirci Cho Won Hee, sta tutta in questa danza di corpi giganteschi che sfidano continuamente la gravità. E forse sarà la comunanza di spirito tra l’uomo forzuto e le rondini, o il rispetto della donna gigante per delle creature quasi senza peso come le formiche, a insegnare e infondere ai loro corpi enormi l’arte della leggerezza.
Potranno la bellezza e il rispetto salvarci dal degrado e sollevarci dal giudizio?

g3Nella tavola finale, la mia preferita, si vedono i due di schiena: l’uomo forzuto porta sulle spalle la gigantessa e viste da dietro le forme morbide e addormentate di lei muovono in me una commozione infinita. Il gigante non la porta senza fatica, e anche se avvertiamo la baldanza dei suoi passi, l’immagine ce lo dice chiaramente che la donna addormentata ha il suo peso; ma noi avvertiamo solo l’affetto e la tenerezza con cui si tiene in spalla un bambino avvolto dal sonno.
In quel gesto semplice, nella discrezione di una visione da lontano in cui mi sembra di avvertire la commozione dell’illustratrice, è condensata tutta la poesia che questo libro vi comunicherà.

E le formiche? Le formiche sono come le poche parole del testo che sottili si snodano per l’albo. Le formiche siamo noi, piccoli lettori accolti amorevolmente nel mondo dei giganti, noi che non siamo stati travolti né schiacciati dalla loro immensa forza e che abbiamo goduto in ogni pagina della loro ospitalità. Le formiche nel libro portano in dono una foglia per coprire la donna addormentata. E noi cosa porteremo in dono? Cosa offriremo in cambio di tanta gentilezza? Forse basterà leggere questo albo ai nostri bambini.

Donna-traballante

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