Il consiglio di lettura

Scritto il 10 aprile 2015 nella sezione Blog

Non è mai facile attraversare i periodi di crisi: i nostri punti fermi traballano e ci sentiamo spinti verso il cambiamento alla ricerca di nuovi equilibri.
Già dall’autunno ho iniziato ad avvertire qualcosa di stonato nel libro per bambini e in generale nel mondo della letteratura per l’infanzia.
In qualità di libraia mi trovo in una posizione piuttosto scomoda e devo ammettere che mi sorprende dover guadare questo momento a soli due anni dall’apertura della libreria. Immagino che dopo anni di lavoro una certa stanchezza sia più che legittima, ma temo di non poter usufruire oggi di una simile attenuante.
Mi dico tuttavia che per una libraia rimanere vigile rispetto al proprio mestiere è di estrema importanza e che, forse, uscirò da questa fase avendo acquisito maggiore consapevolezza di me stessa e del libro.
Nel frattempo il blog è diventato il luogo principe delle mie riflessioni, aiutandomi non solo a chiarire i pensieri, ma a confrontarmi con un pubblico più vasto, nella speranza che dallo scambio possano nascere progetti interessanti e nuove modalità di approccio al libro.
Sono convinta che in un momento di crisi sia necessario non isolarsi, tracciare una linea di guardia precisa tra il mondo dei pensieri e il mondo reale, continuando ad avere contatto con le persone e gli eventi della contemporaneità.

 

Quentin Blake 8E questi sono giorni intensi per il libro dedicato a bambini e ragazzi: molte polemiche nascono sulle piattaforme virtuali, la fiera del libro di Bologna si è appena conclusa e una strana eccitazione aleggia ancora nell’aria.
Non amo particolarmente la Fiera del libro e non riesco mai ad entrare in perfetta sintonia con il clima di meraviglia che si respira fuori e dentro i padiglioni più attesi da librai, editori e appassionati. Ben inteso, è una questione di carattere: il libro ha per me una dimensione intima e privata, ne percepisco la sua natura riservata e timida, e mi piace in qualche modo preservarne i misteri (il volto dello scrittore, dell’illustratore…). Probabilmente l’incontro con autori e illustratori mi arricchirebbe se potessi discorrere con loro per ore, se potessi annusare l’aria della loro casa, dello studio in cui scrivono e disegnano; ma a parte qualche eccezione (ricordo con commozione l’incontro con l’autrice Demi nel 2009), sono sempre rimasta piuttosto insoddisfatta dagli incontri avuti durante la fiera.
Certo la fiera è anche stringere la mano, rivedere amici, abbinare una voce ad un volto, ma anche in questo caso preferisco momenti diversi, specialmente quest’anno dove verso in tanti dubbi e amo il libro per bambini soltanto a metà.

Quentin Blake 15Si può amare qualcuno o qualcosa soltanto a metà? Forse in amore tutto è possibile. Ormai lo sapete che sono una libraia atipica e vi posso assicurare che certi giorni entro a Radice-Labirinto, mi guardo intorno e mi chiedo quale libro potrei consigliare ai miei lettori.

 

Ed eccoci finalmente giunti al tema di cui vi vorrei parlare oggi.
Avrete certamente notato che sul nostro sito i consigli di lettura procedono con grande lentezza. La lentezza mi piace, sa di conserve a lungo sobbollite e mescolate, di giornate passate all’ombra di un albero, del sonno dei bambini. La lentezza nei consigli di lettura è, a mio parere, largamente sottovalutata. Non mi è mai interessato stare al passo con le novità editoriali (sarebbe comunque impossibile, escono troppi titoli in un mese!) e del resto sulle ultime uscite non saprei bene cosa dirvi. In virtù di quel carattere intimo e discreto a cui prima accennavo, il buon libro ha bisogno di tempo per farsi conoscere. Deve avere la possibilità di posarsi nei nostri pensieri come fa la sabbia sul fondale del mare dopo un giorno di tempesta: parola dopo parola, immagine dopo immagine, un libro deve riposare nella nostra immaginazione. Questo è il mio pensiero e ovviamente non voglio imporlo a nessuno; del resto il web pullula di blog che tentano di stare al passo con la produzione editoriale, anzi, a volte sono le stesse case editrici che inviano in anticipo i libri in uscita alle piattaforme più seguite. Questa pratica la trovo discutibile, ma ne parleremo in seguito.

 

Quentin Blake 6Mi sembra che l’approccio più o meno lento nei confronti del libro per bambini sancisca oggi la differenza tra recensire un libro e consigliare un libro. Preciso che questa distinzione non avrebbe senso di esistere se le recensioni si potessero davvero definire tali; ma andiamo con ordine, e per farvi capire ciò che intendo vorrei procedere analizzando gli estremi del discorso.
Se un lettore entra a Radice-Labirinto e mi chiede aiuto per un regalo, io gli illustro quattro o cinque libri raccontando di ognuno la trama e facendo qualche osservazione sulle illustrazioni. In questo caso il mio intervento sarà più simile a quella che oggi chiamiamo “recensione”. Se al contrario un lettore mi chiede un libro per la sua bambina o mi descrive una situazione particolare, io presenterò a quel lettore i libri che più amo, quelli interiorizzati a lungo, fornendo al cliente una lettura più profonda del testo, ripescando dalla mia memoria senzazioni, pensieri e atmosfere che hanno reso speciale quel libro nel mio percorso di libraia e di lettrice. In questo caso penso di star offrendo al lettore un consiglio di lettura.
Ovviamente ho estremizzato due situazioni e non è che sono più libraia in un caso o nell’altro, perché ad ogni modo il libro lo devo conoscere per presentarlo. La differenza la fa il lettore con le sue richieste e con la sua voglia di ascoltare. Il libraio conosce i suoi confini, impara a gestire le esigenze del suo pubblico, sa quando può tentare di spingere la lettura ad un livello più profondo, lasciando sempre che in ultima istanza sia il lettore a provarsi con il libro.

 

Quentin Blake 7Ma come trattare il lettore che naviga in rete alla ricerca di un libro adatto alle sue esigenze? Anche in questo caso ci sono due strade possibili: recensire o consigliare. La maggior parte dei blog sceglie la prima strada. E attenzione: non sto dicendo che in questo caso l’autore della recensione non possa mettere in evidenza anche emozioni e sentimenti che lo hanno attraversato durante la lettura del libro, anzi! Quasi nessuno si esime dal farlo, ma quello che noto è che spesso questo livello di lettura rimane piuttosto superficiale o si aggrappa ad una pedagogia sommaria che inquadra il libro adattandolo a situazioni comuni nella vita dei bambini.
Ripeto: questa distinzione non avrebbe più alcun senso se oggi la recensione avesse un qualche valore per il lettore al di là di raccontare la trama, accennare allo stile e in conclusione, di elogiare un libro.

 

Quentin Blake 10Mi è difficile parlare di tutto questo senza darvi l’impressione che mi stia sedendo su una sedia molto alta, giudicando con imperdonabile arroganza altri blog diversi dal mio.
Io credo che anche i consigli di lettura di Radice-Labirinto non siano sempre stati eccellenti. Trovare la propria strada vuol dire incamminarsi su un terreno impervio, dove è possibile cadere, rialzarsi e imparare.
Lo scopo di questo articolo non è separare il grano dal loglio, per farlo bisognerebbe avere la saggezza di Vassilissa e la benedizione di qualche spirito molto potente. No. Quello che cerco di fare è di mettere ordine nei miei pensieri, di capire la direzione verso la quale ci stiamo muovendo, di gettare un po’ di ombre sul cammino abbagliante intrapreso dal libro per bambini.

 

Cosa dunque vuol dire recensire un libro?

Quentin BlakePare innanzitutto che recensire sia sinonimo di esaltare. Scambiando opinioni con diverse scrittrici di blog ed esponendo i miei dubbi rispetto al fatto che non si scrivono mai recensioni atte a smascherare i libri meno riusciti, mi è stato detto che i libri “brutti” non vale la pena di prenderli in considerazione.
Mi ha fatto riflettere questa risposta, specialmente perché mi veniva fornita più o meno uguale da tutte le mie interlocutrici. Ho compreso che se pur non del tutto consapevolmente, anche io la pensavo così fino a qualche mese fa. Nell’ottica del consiglio di lettura non avrei potuto parlare di un libro per me insignificante, ma a ben vedere, credo che dietro a questa attenuante si nasconda anche una certa dose di perbenismo. E’ vero che una delle poche volte in cui ho messo in discussione l’efficacia di un libro (potete leggere l’articolo “Libro elegante, libro distante”) si è scatenata sul web una polemica non da poco di cui, ahimè, ora non rimane quasi traccia (è l’annoso problema della mancanza di memoria di certe piattaforme), ma di cui trovate l’epilogo nell’articolo “Libri scomodi”. Una polemica che mi ha tenuta in agitazione per qualche giorno, ma a cui ripenso con entusiasmo perchè è stata stimolante e rivelatrice. Stimolante perché come tutte le discussioni ha messo in moto molte riflessioni, rivelatrice perché mi è parso di capire che il libro per bambini non è sovente oggetto di critica.

 

Quentin Blake 16A fronte di tutto questo ritengo si debba ripensare con forza alla possibilità di tornare a parlare seriamente di cosa significhi recensire, ovvero esprimere liberamente e con grande consapevolezza un proprio pensiero su un libro.
In quest’ottica bisognerebbe poter parlare anche di quei libri meno riusciti perché, in caso contrario, il pericolo è quello di un’omologazione dei contenuti e dei punti di vista, e di assuefare il lettore ad un senso di meraviglia generico e del tutto fuorviante ai fini di una scelta consapevole; librai e scrittori di blog si dovrebbero allora ritenere responsabili del mancato sviluppo di un senso critico vigile da parte del lettore, piccolo o grande che sia.
In tal senso la recensione potrebbe tornare ad essere un metodo di supervisione efficace e intelligente, perchè oggi come oggi si riduce a questo:

  • Raccontare la trama (circa 2/3 della recensione)
  • Annotazioni generiche sullo stile
  • Chiosa sentimentale o pedagogica.

Fatta così, una recensione, a mio modestissimo parere, risulta davvero poco significativa.
Vediamo perché.

 

Quentin Blake 18Forse mi si dirà che raccontare la trama è utile a chi compra un libro su una piattaforma virtuale, ma siamo certi che il lettore non debba essere solleticato e non rincuorato?
Calvino, dalla sua esperienza presso una nota casa editrice, ci dice che scrivere la quarta di copertina di un libro è impresa assai ardua, perché da quelle poche righe il lettore deve rimanere incuriosito senza che nulla gli venga svelato della trama.
Sono pienamente d’accordo con Calvino: un libro deve essere letto e non raccontato! Una buona recensione invoglierà il lettore ad acquistare un libro non perchè gli ha suggerito la storia, ma perché è riuscita a mettere in luce particolari interessanti a cui forse il lettore non era preparato. In più, nell’ambito delle letteratura per l’infanzia, si recensiscono soprattutto albi illustrati, che per natura hanno una trama esigua. E’ dunque necessario raccontare una storia così piccina?
Forse qualcuno obbietterà che invece il lettore, soprattutto se è un genitore, prima di acquistare un libro per i propri figli abbia piacere di sapere di cosa parli e voglia essere rassicurato da qualcun altro sulla bontà dei contenuti; ma parlare di un libro non vuol dire necessariamente raccontare la sua storia per filo e per segno! Una recensione deve poter solleticare la curiosità, mettere l’accento su qualcosa di significativo, e lasciare il resto al lettore.
E per quanto riguarda le rassicurazioni, affermo con forza che stiamo abituando molto male i nostri lettori: il buon libro non nasce per soddisfare i bisogni di nessuno, non è stato creato per rassicurare, ma al contrario per far nascere dubbi, possibilità, esperienze e in conclusione nasce per raccontarvi una bella storia.

 

Quentin Blake 11Passando alle annotazioni sullo stile si può notare come le recensioni condividano tutte lo stesso repertorio di aggettivi: grafico, pittorico, accattivante, allegro, malinconico…
Da un lato è ovvio che una recensione debba seguire dei parametri, ma forse si potrebbe accennare allo stile senza per forza andare punto e a capo o senza parlarne in modo così esplicito. Mi spiego meglio: possiamo provare, per esempio, a chiederci se i colori siano davvero sempre così significativi o se lo stile dell’illustratore esista a prescindere dal testo o è mutato adattandosi alla storia. Una volta che ci saremo dati una risposta potremmo inserire le nostre considerazioni nell’economia generale della nostra recensione e non analizzando le varie componenti in modo separato.
Dico questo perché intervistando alcuni artisti per “Il giardino degli illustratori”, ho notato come in molti preferiscano eludere la domanda sul proprio stile, mentre altri, nella fase preliminare all’intervista, mi chiedono se sia gentilmente possibile evitare la domanda “da dove traggono l’ispirazione”. Mi sono chiesta come mai certe domande fossero poco gradite e mi sono risposta che le illustrazioni, come le storie, a volte nascono così, senza un perché; perché il talento è anche affidarsi all’intuito e fare un tuffo nell’ignoto. Forse non è sempre un bene analizzare un libro nei minimi dettagli. Uno sguardo che si incanta a volte basta a se stesso. Se lo stile di un illustratore non è mutato dall’opera precedente, se i colori sono significativi a prescindere, se è la storia a mettere in luce l’illustrazione e non viceversa, perché dover per forza concedere spazio alle annotazioni sullo stile? Al contrario non ci si concentra mai abbastanza sulla qualità della scrittura e non si concede mai al lettore il dubbio che un progetto possa essere riuscito anche senza la perfezione di ogni sua parte.

 

Quentin Blake 4Io credo che dovremmo trattare il lettore virtuale non come se dovesse scegliere un regalo al volo (il libraio sa che per il cliente frettoloso la trama diventa il criterio di valutazione più importante, seguito dall’impatto emotivo dell’illustrazione), ma come se gli stessimo raccontando qualcosa di prezioso, un punto di vista che è unico perché è nostro, una visione che magari lo conquisterà (oppure no); e tutto questo accadrà anche se lasceremo alcune parti del libro in ombra.
Al lettore che trova il tempo di leggere una recensione in un blog dobbiamo dare di più.

Ma cos’è quel qualcosa in più?

Recensire un libro per bambini pare a molti estremamente semplice. In parte è così. Un albo si legge in fretta, se ne afferra il senso, e si crede di saperne parlare. Questo è un primo livello di lettura e internet è pieno di questo genere di recensioni.
Si passa poi alle recensioni più serie, quelle in cui lo scrittore (più spesso scrittrice) di blog dopo essersi scoperto follemente innamorato degli albi illustrati, si mette a studiare a testa bassa tomi su tomi per capire come funzionano le figure nei libri, segue corsi e legge riviste di settore. Allora nascono blog più raffinati in cui di un libro di dodici pagine si scrivono papiri, in cui viene dimostrato che se il personaggio entra da destra vuol dire una cosa, se esce a sinistra ne vuole dire un’altra, se viene usato il rosso è perché l’illustratore ci vuole guidare verso un punto preciso ecc. Trovo questo genere di recensione molto gratificante per lo scrittore e anche io, badate bene, ne sono stata, in parte, sedotta. Se leggete il mio articolo dedicato a “Il compleanno” di Pierre Mornet non si può certo dire che non abbia concesso spazio a questo genere di recensione.
Quentin Blake 12Tuttavia nel caso de “Il compleanno”, l’articolo uscì non per la sezione del sito dedicata ai consigli di lettura, ma per il blog perché già allora mi resi conto (anche se con meno lucidità rispetto ad oggi) che l’operazione compiuta non era volta a consigliare un libro, ma a destrutturare il testo e le immagini per guidare il lettore verso un certo tipo di lettura dell’albo illustrato.
Ogni tanto è un buon esercizio e può essere anche interessante per il lettore, ogni tanto però! E’ come accendere una luce, dare un segnale interpretativo, invitare il lettore dicendo “prova” a leggerlo così, ma poi?

Dopo quel “poi” , c’è il bambino e non più il libraio, né lo scrittore del blog, né il genitore… poi, c’è lui.
E a quel bambino cosa serve?

Vorrei lasciarvi qui per poi ripartire, nel prossimo articolo, verso altre riflessioni.

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