Il coraggio di essere diversi

Il coraggio di essere diversi
La storia di Temple Grandin

Progetto inserito nei percorsi Scuola-Città promossi dal Memo del Comune di Modena
(ispirata al libro di Beatrice Masini “Siate gentili con le mucche”)

Un progetto di narrazione per i bambini e i ragazzi della scuola primaria di primo e secondo grado
a cura di Alessia Napolitano e Giulia Napolitano

Premessa | L’importanza della gentilezza

Nella fotografia la vetrina della libreria Radice-Labirinto  dedicata al libro Beatrice Masini   “Siate gentili con le mucche” con le illustrazioni di Vittoria Facchini. (Editoriale Scienza, 2014)

La vetrina della libreria Radice-Labirinto
dedicata al libro di Beatrice Masini “Siate gentili con le mucche”
con le illustrazioni di Vittoria Facchini.
(Editoriale Scienza, 2014)

Beatrice Masini, che ho la fortuna di conoscere personalmente, mi ha confidato che a lei piace molto trovare i titoli per i libri e credo che “Siate gentili con le mucche” sia decisamente un bel titolo, accattivante e illuminante.
Sì perché Temple Grandin, la protagonista dell’ultimo volume della collana che Editoriale Scienza dedica alle donne che hanno contribuito ad allargare gli orizzonti del panorama scientifico internazionale, non sa cosa sia l’amore, ma sa cos’è la gentilezza.
Gentilezza è una parola poco usata, la inseriamo qua e là nelle frasi che diciamo ai bambini o quando vogliamo sincerarci che i nostri figli si stiano comportando bene: “Marco sei stato gentile con questo bambino?” “Non sei stato affatto gentile!”, “Ma insomma quante volte ti ho detto di essere gentile con le persone che non conosci?”.
Eppure “gentilezza” è una parola profondissima che parla non solo del rispetto dovuto agli esseri viventi, comprese piante e animali, ma di una qualità dell’anima capace di diffondere intorno a noi un amore dolce e disinteressato che si propaga come un’onda del mare.

Sul perché far conoscere ai bambini la vita di Temple Grandin

Benché piena di prove da superare e di momenti quasi magici, la vita di Temple Grandin non è una fiaba, ma una storia vera: Temple nasce in America nel 1947 e fin dal primo anno di vita la sua mamma, Eustacia, capisce che la sua bambina è diversa dagli altri bambini. Non ride, non parla, non mette nulla in bocca, non le tira forte i capelli o la collana… Temple non fa nulla di tutto questo, sembra chiusa dentro al suo mondo, in un’isola incantata difficile da raggiungere.

Scrive Italo Calvino: un’isola è un’isola solo se vista dal mare.

Illustrazione di Vittoria Facchini,  Temple fotografa le mucche sdraiata in mezzo al bestiame

Illustrazione di Vittoria Facchini,
Temple fotografa le mucche sdraiata in mezzo al bestiame

Eustacia è una madre attenta e intelligente e non si arrende ad una visione univoca della sua bambina anche quando lo psichiatra dice che Temple – che a tre anni ancora non dice una parola – mostra i sintomi dell’autismo.
Eustacia vuole raggiungere quell’isola, vuole trovare un modo per entrare in contatto con sua figlia, non vuole chiuderla in un istituto e far sì che quell’isola diventi sempre più lontana e remota. Non è facile, perché Temple non ama nemmeno gli abbracci e quando Eustacia tenta di calmarla dopo uno dei suoi capricci terribili, Temple diventa come una bambola di pezza, molle e abbandonata.

Ci vuole coraggio per vedere le cose da un’altra prospettiva.

Una storia vera che diventa un esempio di coraggio

La forza di Eustacia
Eustasia per capire meglio quella bambina dai capelli biondi e gli occhi azzurri tanto inquieta quanto lontana, ha studiato, osservato, ha girato documentari sulle scuole speciali americane, capaci o meno, di accogliere bambini e ragazzi diversi come Temple. Grazie al suo intuito e alla sua determinazione, Eustacia non ha permesso a sua figlia di restare isolata. Non ha dato retta alle teorie del tempo che la volevano l’unica colpevole delle condizioni di Temple: “mamma frigorifero”, così le chiamavano le mamme dei bambini autistici, mamme fredde che a causa della loro incapacità di amare costringevano i figli a chiudersi al mondo come in una conchiglia.

Eustacia, pur sentendosi in colpa, è andata avanti e ha trovato per Temple una Tata speciale, poi l’ha iscritta al nido e in seguito alla scuola materna, e proprio prima che Temple iniziasse l’asilo…

Eustacia è andata a scuola e ha fatto una cosa straordinaria.

Nella fotografia dei ragazzi di prima media che assistono all'incontro “Il coraggio di essere diversi”

I ragazzi di I media che assistono all’incontro
“Il coraggio di essere diversi”

Ha parlato con i futuri compagni della figlia, chiedendo a dei bambini di soli quattro anni di avere pazienza con lei, di trattarla con gentilezza anche se diversa. E indovinate un po’? Quei bambini hanno capito. Forse può sembrare strano che una cosa così semplice risulti tanto speciale. Ma quando questo succede, negli anni ’50, non è affatto scontato che dei bambini così piccoli siano considerati capaci di capire condizioni difficili come l’autismo.

Mi piace pensare che è anche grazie a donne come Eustacia se oggi pensiamo ai bambini come esseri pensanti, capaci di accogliere senza discriminare, capaci di capire cosa significhi diverso. Forse proprio perché Eustacia riusciva a vedere oltre lo sguardo lontano di Temple, sapeva quanto i bambini nascondano poteri straordinari.

Parlare di autismo per parlare ai bambini di cosa sia la “normalità” e di quanto sia complesso il mondo delle relazioni umane

L’autismo non è una malattia, ma una condizione; se chiedete a Temple se desidera essere diversa da com’è, lei vi risponderà di no, che se anche ci fosse un bottone da spingere per essere come tutti gli altri, lei non cambierebbe, perché tutto quello che ha fatto nella sua vita è stato anche merito di questo suo sguardo diverso, per il suo modo di pensare per immagini, per la sua capacità di capire a fondo lo sguardo e il sentire degli animali.
Dunque come rappresentare ai bambini una diversità così radicata nell’animo e nelle mente di chi la possiede, ma così invisibile esternamente?
La nostra narrazione inizia così…

Illustrazione di Vittoria Facchini,  Temple ad una festa di compleanno

Illustrazione di Vittoria Facchini,
Temple ad una festa di compleanno

Ci sono molti tipi di malattie.
Ci sono le malattie che si vedono e che poi passano, come quando avete la febbre e vi scende il moccio dal naso, quelle che poi dovete prendere le medicine…alcune più buone altre meno. Quando avete la febbre le guance si arrossano, gli occhi diventano lucidi e di solito vi dicono che dovete stare a letto. Quando queste malattie passano, voi vi sentite bene, anzi a volte meglio di prima. Anche se vi rompete un piede o un braccio poi, passato qualche tempo state meglio, bisogna solo avere un po’ più di pazienza.
[Viene tirato un FILO ROSSO] Ci sono malattie che si vedono, ma che non passano. Come le malattie che diventano via via più gravi e magari un giorno ti svegli e non senti più un piede o non riesci a pensare bene. Per queste malattie non basta prendere le medicine perché quelle giuste non sono ancora state trovate, ma tutti i giorni dei bravi medici guardano dentro ai microscopi per capire come curarle.
[ Viene tirato un FILO BIANCO] Ci sono poi malattie che non passano, ma che non si vedono: come quando uno ha sempre dei brutti pensieri e decide che non vuole più alzarsi dal letto perché la vita è troppo faticosa o crudele, perché queste malattie ti fanno credere che nessuno ti voglia più bene. Alcune di queste malattie ti fanno ingarbugliare i pensieri e allora sembri un po’ matto.
Sono malattie dell’anima, così profonde che solo poche medicine riescono a penetrare in quel pozzo tanto oscuro; ma da sempre la medicina migliore per queste malattie è l’amore.
[ Viene tirato un FILO TRASPARENTE] Poi ci sono malattie invisibili che non si vedono e non passano e che non sono nemmeno delle malattie. Sono delle condizioni. Uno nasce così e non è che è malato, solo che alcune parti di quella persona funzionano in modo diverso, ma diverso non vuol dire sbagliato, vuol dire diverso, come due foglie che nascono dallo stesso albero, ma una è verde e una è rossa. Diverse. E’ vero la maggior parte delle foglie è verde, ma anche una foglia rossa ha il suo perché e magari scopriamo che è interessante capirne di più.
[Viene tirato un FILO BLU] La storia di oggi parla di una bambina, questa bambina si chiama Temple.

[il testo è stato scritto da Alessia Napolitano]

Come portare un libro così intenso e bello ai bambini?

 Nella fotografia l'incontro con Beatrice Masini e Vittoria Facchini  alla libreria Radice-Labirinto di Carpi

L’incontro con Beatrice Masini e Vittoria Facchini a Radice-Labirinto – Carpi

Vorremmo poter dire ai bambini e i ragazzi quello che Eustacia ha detto ai bambini della materna prima che Temple affrontasse il suo primo giorno di scuola: non abbiate paura del diverso, accogliete la vita in tutte le sue sfumature, in tutti i suoi sguardi, anche quando vi paiono lontani.

Diverso non è malato, è diverso. Temple sapeva di esserlo, così come lo sapeva la sua mamma, ma come dice Bizabn, l’amico immaginario di Temple, non sempre si può capire tutto, a volte basta quello che c’è.

Modalità

La storia di Temple Grandin verrà narrata ai bambini durante 2 incontri di 1 ora e mezza ciascuno.

Perché la narrazione?

Nella fotografia Alessia e Giulia Napolitano narrano la vita di Temple Grandin ad un pubblico molto eterogeneo. L'attenzione non è mai scemata anche nei bambini molto piccoli

Alessia e Giulia Napolitano narrano la vita di Temple Grandin ad un pubblico molto eterogeneo. L’attenzione non è mai scemata anche nei bambini molto piccoli

Narrare non è leggere ad alta voce, ma ricreare un focolare intimo dove la voce sa disegnare pensieri, abitare la storia e tradurla in parole nate dal cuore.
Narrare nel focolare è guardare negli occhi chi ascolta e sentire che il solco narrativo si disegna vivo e vibrante tra la voce e i bambini e permette di instaurare con loro una relazione affettiva profonda.

Narrare richiede allenamento: bisogna trovare le parole, articolare il pensiero, imparare a vedere prima di enunciare; ma queste capacità – che per alcuni sono innate – si possono senza dubbio coltivare, e risulteranno utili non solo nel raccontare una fiaba, ma in tutte le discipline, perché saper parlare significa incantare, guidare, spronare, incuriosire, tenere l’attenzione…e sappiamo bene quanto ci sia bisogno di incantamento a scuola!

Formazione preliminare con le insegnanti

Prima di incontrare le classi il Memo organizzerà un incontro di formazione per le insegnanti con Alessia Napolitano, libraia e referente del progetto. L’incontro sarà tenuto in autunno e verrà ripetuto a fine inverno. Durante la formazione si approfondiranno i punti focali degli incontri con i bambini e i ragazzi: come sviluppare il tema della diversità attraverso i libri, come utilizzare le bibliografie intrecciate (un’esclusiva della libreria Radice-Labirinto), perché prediligere la narrazione quando si tratta di riavvicinare i ragazzi alla lettura.

La vita di Temple Grandin con i bambini/ragazzi

Ogni incontro inizierà con il racconto di una tappa della vita di Temple.

La vita di Temple verrà narrata da Alessia Napolitano seguendo la biografia di Beatrice Masini, mentre Giulia Napolitano, in perfetta sincronia con la storia, allestirà mano a mano una piccola scenografia composta da immagini ispirate alle illustrazioni di Vittoria Facchini. Il risultato è una storia che si costruisce contemporaneamente nell’immaginazione dei bambini e concretamente sotto i loro occhi.

Gli incontri saranno modulati in modo differente per la scuola primaria e quella secondaria.

Per i bambini dai 6 ai 9 anni (dalla prima alla quarta classe) la narrazione si concentrerà, durante i due incontri, sull’infanzia di Temple (nascita, primi anni, asilo e scuola elementare), mentre con i bambini e i ragazzi dai 10 ai 14 anni si metterà a fuoco sia la parte relativa alle difficoltà riscontrate nel passaggio alle scuole medie, sia la visione che Temple matura della vita, ovvero una serie di porte (o botole) da attraversare per raggiungere nuovi traguardi. Il libro di Beatrice Masini, con i suoi capitoli chiari e precisi, ben si presta a questo tipo di suddivisione e di indagine.

Alla fine di ogni narrazione (circa 40 minuti), verrà presentata ai bambini e alle maestre una Bibliografia intrecciata, ovvero un elenco ragionato di 7 titoli tra albi, racconti e testi divulgativi collegati in modo non didascalico né didattico alla vicende della vita di Temple appena narrate. Con l’aiuto dei libri della bibliografia, dialogheremo insieme ai bambini e ai ragazzi, aprendo domande e cercando risposte sul tema della complessità delle relazioni umane.

Nel secondo appuntamento le modalità di lavoro con i bambini/ragazzi saranno le stesse del primo incontro: si proseguirà nel racconto della vita di Temple per permettere alla narrazione di svilupparsi in tutti i suoi dettagli.
A seguito delle conversazioni emerse nel primo incontro, verrà consegnata alle insegnanti una bibliografia personalizzata per continuare ad approfondire con i propri alunni le tematiche che in quella classe hanno destato maggiore interesse.
Gli incontri si svolgono in classe e richiedono 5 minuti di allestimento.