In mezzo alla fiaba – Raccolta di poesie

Scritto il 11 giugno 2015 nella sezione Consigli di lettura

Copertina Arianna VairoIn mezzo, cioè dentro, immersi; siamo corpi che attraversano il bosco, che salgono scale a chiocciola, che affondano su cento materassi.
Una poesia lunga il sussurro di un “C’era una volta”, si srotola, ti prende… ed ecco, è già finita.
E’ facile entrare, breve il cammino, e l’uscita è vicina; eppure il cuore è preso e la voce si è intinta in parole di luce. Pochi versi, rime nascoste, suoni fragili… un tuffo dietro alla coda della sirena, uno sguardo oltre la porta, una corsa sotto la luna e via! Siete sommersi dalla meraviglia.
Avrete l’impressione che la poesia stessa sia stata presa, catturata, intrecciata per sempre a quelle trame così familiari e così antiche.
In mezzo…
E’ un labirinto misterioso il libro di poesie di Silvia Vecchini, a guidarvi di stanza in stanza ci sono due fili intrecciati tra loro in modo perfetto.
Per ottenere un ordito tanto raffinato occorre avere due matasse di pregio: l’una, quella delle più belle fiabe senza tempo, filata dall’oro zecchino e l’altra, quella della poesia che non si addomestica con facilità, filata dall’ortica selvatica.

Tenere un segreto fa male
quanto cogliere ortiche
pestarle, ricavar dalle spine
una fibra tenace
e filare e filare
senza fiatare.

RaperonzoloSilvia Vecchini ha in sé il segreto della poesia, mi ha detto che la fila tutto il giorno, tutti i giorni, da quando si alza a quando va a dormire, pensa in versi, e vorrebbe persino parlare con te in quella lingua che tanto le è congeniale, ma si limita ad annotare il flusso dei suoi pensieri su piccoli quaderni tascabili.
L’immagine di copertina che Arianna Vairo ha dipinto con un rosso acceso e tratto tagliente, mi pare le assomigli: se ne sta lì seduta mentre parole adornate e leggere escono dalla punta dei suoi capelli. Lo sguardo è perso nel vuoto e mentre sogna pare non essere né maschio né femmina. Cosa importa in fondo se Cappuccetto è una bambina e Giacomino un bambino, le fiabe sono metamorfe, sono di tutti e per tutti, quando ci si ritrova in mezzo non ha più importanza chi siamo, ma solo chi diventeremo. A guardarla bene la Silvia in copertina non sembra immobile: sta sprofondando giù dentro al libro, attraversa le sue stesse parole e si ritrova a fianco di una poesia, quella del lupo. E’ immersa, è dentro, è in mezzo alle fiabe, forse ricordando le pagine di quell‘unica raccolta che sua madre le leggeva da bambina.
Le fiabe sono un mondo nel mondo, diverso per ciascuno di noi, per caderci dentro ci vuole un attimo, ma per tessere con sapienza due fili tanto preziosi, il poeta deve compiere un viaggio.

 

Barba bluSilvia è riemersa portando tesori, ha guardato, aperto, capito, tessuto.
La sua poesia intrecciata alla fiaba è perfetta, non tradisce, non dice, ma racconta. Racconta con poche parole, con rime nascoste, con suoni fragili, le antiche storie che mai furono e sono sempre. Intrecciare ad un filo d’oro un filo d’ortiche non è impresa banale, non è cosa da tutti. Filare e filare senza fiatare, ricordare, immaginare senza svelare. Non c’è morale, né inizio né finale. Ci sono solo piccoli indizi di pensieri, brevi tratti veloci a dipingere una principessa, un bambino, una bambina.
Le illustrazioni di Arianna Vairo sono splendidi frattali poiché contengono in sé tutta la fiaba. I cammei dipinti per ogni poesia sono una sintesi perfetta di tutte le trame, ogni tavola è il seme che contiene già la forma dell’albero, il colpo netto e perfetto di una lama splendente che sa dove tagliare per mostrarci dove il frutto continua a rimanere uguale e fedele a sé stesso. Parole e figure sono, in egual modo, sguardi preziosi dentro a queste fiabe, sono emozioni descritte in un battito d’ali: non fai in tempo a voltare la testa che ogni cosa pare già svanita. Eppure qualcosa rimane, ti tiene in trappola, quella sensazione eccitante e perturbante di aver infilato la chiave nelle porta proibita. Non puoi resistere, devi rileggere e leggere ancora, devi aprire capire guardare…
La trama è tessuta, due fili perfetti che si svolgono e riannodano alla fine di ogni poesia.
In mezzo…

A voi trovare il bandolo,
sciogliere il nodo,
non fermarsi, girare l’angolo.

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