Infanzia e natura

Scritto il 14 maggio 2013 nella sezione Blog

Sarà la linfa che scorre nelle piante della libreria, sarà il profumo di terra umida che riempie l’aria, sarà il verde intenso degli alberi, ma quest’anno mi pare di avvertire la primavera più vitale che mai.
Si può godere della stagione senza che il sole riscaldi piazze e giardini? Si può cogliere la bellezza dei germogli, delle foglie e dei fiori sullo sfondo di un cielo grigio pieno di pioggia?
Questa primavera ci regala l’occasione di affinare la vista, di fare attenzione ai particolari, di vedere davvero ciò che ci circonda senza lasciarci condizionare dalle aspettative.

Illustrazione di Fabio Negrin

Illustrazione di Fabio Negrin

Se è vero che nulla accade per caso, allora mi piace pensare che ci sia un messaggio profondo nel rinnovarsi della natura di questo 2013, un segnale di cambiamento vero. Dobbiamo prestare attenzione alle voci nascoste nelle cose, tendere i sensi, imparare ad ascoltare se vogliamo evolverci e costruire, insieme ai nostri bambini, un futuro piccolo, anzi minuscolo cosicché possa stare tutto dentro ad un seme, come in origine.
Non è più il tempo di essere guidati da grandi speranze (che poi, dice Dickens, verranno disattese); questo è il tempo dei dettagli, della cura e dell’infanzia piccola. E’ il tempo dell’orto, dei boschi, dei giardini, delle erbe portate dal vento, questo è il tempo del “terzo paesaggio”, per dirla con Gilles Clement.

Il terzo paesaggio è costituito da tutto ciò che è sfuggito all’opera dell’uomo e alle sue macchine che arano, disboscano e scavano la terra. Non stiamo parlando di foreste incontaminate, di paradisi terrestri ancora intatti. Parliamo di un paesaggio apparentemente di nessuno, ritagli di terra abbandonati, come la striscia d’erba tra il fosso e il guardrail in autostrada o i margini tra un campo e l’altro.
Questi luoghi, dice Clement, sono ancora in grado di ospitare la biodiversità, e se è vero che l’uomo li percepisce “vuoti” sono in realtà pieni di vita e rappresentano una risorsa preziosa e irrinunciabile per la nostra sopravvivenza.
Il terzo paesaggio è un bacino dove confluiscono i semi di erbe tenaci, caparbie, che hanno imparato a resistere all’inquinamento, alle piogge acide, che hanno affondato le radici nel cemento e trovato il nutrimento in un granello di sabbia o in una sola goccia d’acqua.

InfanziaNatura

Infanzia e Natura: copertina

Quando prendi in mano la rivista “infanzia e natura” della Giannino Stoppani Edizioni capisci subito che è un seme portato dal vento e che ha bisogno di poco per attecchire e germogliare. Capita così per tutte quelle cose che hanno così tanta potenza al loro interno da radicarsi anche nei terreni più impervi, perché in fondo è questo il compito di una pubblicazione così raffinata e speciale: entrare nel cuore di genitori e maestre per gettare altri semi di quel futuro piccolo di cui parlavamo.
Basta la copertina con l’illustrazione di Lena Anderson per farci pensare subito ad un’infanzia fatta di boschi e case sull’albero, e poco importa se non è stata proprio così quella che abbiamo vissuto, perché in fondo ciascuno di noi conserva nel cuore un’infanzia ideale e mitica a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo e che, in qualche modo, vorrebbe un giorno regalare ai propri figli. Ed è proprio alla leggerezza di quei ricordi, reali o immaginari che siano, e ai sogni verdi che custodiamo per il futuro dei nostri bambini che l’illustratrice svedese riesce ad arrivare con il suo tratto fresco e inconfondibile, con la sua cura dei dettagli (puoi riconoscere ogni fiore!), con la sua incantata selvatichezza tipica del nord Europa. Una copertina, quella di Lena Anderson, che è un manifesto chiaro e forte dello spirito della rivista.
“Anno 1, numero 1, Primavera”, si legge sotto il titolo ed è davvero un inizio, una primavera di speranza e di rinnovamento, di un nuovo sguardo sull’infanzia capace di guidarci per ritrovare ciò che sembra essersi perduto, ovvero il legame tra i bambini e la terra, un’amicizia antica come quella tra i semi e il vento.

Nella prefazione firmata da Grazia Gotti leggiamo:

Auspichiamo la stampa di un numero all’anno, un numero verde, primaverile, un piccolo contributo ad una nuova visione, il più possibile verde della vita di noi tutti.

Digman

Illustrazione di Kristina Digman

Radice-Labirinto si augura invece che sia una rivista semestrale che possa vedere le sue uscite in coincidenza degli equinozi, a ricordarci che l’infanzia non è una stagione netta e splendente come il sole estivo o la neve invernale, ma un periodo della nostra vita delicato e ricco di sfumature, fatto di luci e ombre, di lunghi mesi di pioggia e di giorni quasi estivi che riempiono il cuore di gioia. La ricchezza dell’infanzia è ben rappresentata dai tanti contenuti della rivista, che vanta più di quaranta articoli e una curatissima bibliografia intitolata “Storie Verdi” di quasi due pagine densa di spunti e suggerimenti.
Da Lena Anderson a Kristina Digman, da Pierina Boranga all’orto botanico di Bologna, da Louisa Alcott all’erbario di Emilie Vast; il primo numero non ci lascia di certo a mani vuote, un po’ come quando torniamo dall’orto del nonno con un cestino coloratissimo ricolmo di pomodori, zucchine e cespi di lattughe.

Illustrazione di Emili Vast

Illustrazione di Emili Vast

La rivista “Infanzia e natura” dovrebbe poter stare sul comodino della camera da letto di molti genitori per essere sfogliata prima di abbandonarsi al sonno, sperando di ritrovare nei sogni il buon profumo di lavanda e rosmarino che sembra di sentire tra le pagine; dovrebbe non mancare nelle aule delle scuole perché un bosco, un orto e un erbario possono suggerire e sostenere nuove idee qualora queste paiono venir meno; dovrebbe infine essere presente in tutti quei luoghi dove i genitori si recano per cercare aiuto e comprensione: ospedali, centri giochi, consultori, centri per le famiglie. La natura ha un potere salvifico e a volte è l’unica in grado di infonderci davvero speranza. Recuperare il legame tra i bambini e la terra significa anche questo: dare voce al dolore e alla tristezza, riappropriarsi dei cicli vitali, avvicinarsi dolcemente e senza artefatti al concetto di vita e di morte, ritrovare ad un tempo la dimensione spirituale e la bellezza del fare. Arrampicarsi su un albero, fermarsi a disegnare un fiore, sdraiarsi su un prato, seminare un orto o travasare una piantina sono tutti piccoli gesti capaci di riallacciare l’anima alla terra, realizzando finalmente il sogno di Rousseau che nel suo Emilio auspicava un ritorno alla natura anche in ambito pedagogico.

Illustrazione di Lena Anderson

Illustrazione di Lena Anderson

Al pari del movimento Guerrilla Gardening che lancia palline di argilla piene di semi per far rifiorire la città, tutte le librerie dovrebbero lanciare la rivista “infanzia e natura” nelle scuole e nelle case per far germogliare la consapevolezza che i bambini non possono sopravvivere senza un giardino dove poter dar voce in modo spontaneo alle proprie emozioni e ai propri sogni. Che sia selvatico o ben curato, che sia un bosco o un campo di trifoglio, il giardino che vive dentro ciascuno di noi deve trovare un corrispettivo nella realtà e nel quotidiano. La natura, più di qualsiasi credo pedagogico, è la sola capace di far coincidere la semplicità d’animo del bambino con il concetto di verità, preservando intatto in lui quel senso di autenticità di cui ha bisogno per diventare un uomo. In un giardino troviamo tutto ciò che serve per educare i nostri bambini: non c’è nulla di più interculturale di un albero che affonda le radici nella terra e spinge i suoi rami fino al cielo, nulla di più democratico di un tarassaco che inonda di giallo il prato dietro casa, nulla di più sofisticato e intelligente dello sciamare delle api.

Cosa stiamo cercando? Tutto quello che occorre lo abbiamo sotto il naso, in quei particolari che rendono splendente anche questa piovosa primavera. Come quel minuscolo seme che nelle sue minute dimensioni porta con sé l’intera idea dell’albero, così un futuro piccolo, ma in cui è contenuto tutto il nostro domani, è pronto a renderci ancora in grado di apprezzare la vita, che è il valore più grande.

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