Innamoramenti

Scritto il 24 luglio 2014 nella sezione Blog

A luglio si chiude ufficialmente l’anno scolastico e io vorrei dedicare questo articolo a tutte le maestre che ho incontrato quest’anno.
Vorrei raccontarvi cosa significa per me un corso di formazione e perché non sarei una libraia completa senza le domande e il cuore di maestre e genitori.

louraniaFormazione è una parola che non amo. Formare non esprime, a mio avviso, il senso di un’azione educativa volta all’arricchimento personale. Ho riflettuto a lungo su quale sarebbe potuta essere un’alternativa che portasse con sé la stessa riconoscibilità senza scadere in inutili e presupponenti sinonimi.
Per riconoscibilità intendo un’immediata sovrapposizione di due termini che possano esprimere in modo equivalente un insieme di modi e contenuti.
Va di moda ultimamente scomporre la parola in forma-azione, ma personalmente trovo questo espediente alquanto pretenzioso volto ad attribuire nuovi significati senza aggiungere nessuna sostanza. Dare forma ad un’azione non è sufficiente, ci vogliono anche i contenuti; mettere l’accento solo sull’azione è fuorviante dato che non tutti gli apprendimenti nascono dal movimento; l’azione sulla forma, infine, può produrre cambiamento, ma il rischio è quello di spostare delle competenze senza toccare la matrice vera di ogni nuova conoscenza.
Insomma da qualunque parte la si guardi la parola formazione non riesce mai a soddisfarmi perché quello che ho notato nelle scuole, dopo tre o quattro appuntamenti intorno alla letteratura per l’infanzia, è una sorta di innamoramento.

Illustrazione di Dorothy Lathrop

Illustrazione di Dorothy Lathrop

Non possiamo certo dire che due ragazzi che si amano si fanno a vicenda un corso di formazione! Certo di cose ne imparano, e parecchie, ma più corretto sarebbe parlare di “educazione sentimentale”, citando Gustave Flaubert. Il vocabolo educazione, spesso osteggiato e poco amato perché considerato desueto, è molto più forte del termine moderno formazione. La sua radice sta nel verbo latino ducere, condurre. Ex-ducere, significa guidare qualcuno verso qualcosa e non implica un’azione di forza, ma bensì (così come il verbo obbedire di cui abbiamo già parlato nell’articolo Incantesimi) un andare verso qualcosa spontaneamente perché si presuppone che chi guida è in grado di tracciare un segno (in-segno) interessante da seguire. Oggi non usa proporre “corsi di educazione”, ma in effetti quello che io tento di fare nelle scuole è esattamente questo: educare maestre e genitori alla buona letteratura per l’infanzia, cercando di condurli ai libri attraverso la meraviglia per produrre in loro duraturi innamoramenti.

Illustrazione di Janet Hill

Illustrazione di Janet Hill

La cosa più sorprendente è che l’amore per un buon libro mette in moto un’energia rivoluzionaria. Nessuno ci crede quando lo dico, ma se solo si concede al libro un minimo di fiducia e si prova a leggerlo davvero, a lasciarlo a disposizione dei bambini o a sfogliarlo per il solo gusto di farlo, in brevissimo tempo si otterranno risultati straordinari: le pagine non vengono più strappate, i bambini cercano i libri spontaneamente ritagliandosi angoli d’intimità, le maestre diventano abilissime nel trovare risorse per il sostentamento delle loro biblioteche scolastiche (portando anche da casa i loro libri), i genitori instaurano attraverso il libro un rapporto migliore con la scuola.
A questo proposito vorrei citarvi, uno fra tutti, l’esempio della scuola materna statale “L’Arca di Noè” nella quale si sono ottenuti risultati davvero straordinari.

La scuola materna “L’Arca di Noè” è un edificio degli anni ’70, ha un grande giardino, aule spaziose ed è situata in un quartiere abitato da un numero sempre più elevato di immigrati; ogni anno il rapporto tra alunni italiani e stranieri, all’interno della scuola, è molto alto. All’Arca di Noè non tutti i bambini parlano la stessa lingua e per questo il libro è percepito come uno strumento difficile poiché visto , in primo luogo, come contenitore di parole.

illustrazione di Albertine

illustrazione di Albertine

Poi un giorno la maestra Annalisa entra in libreria, e mi chiede aiuto per un progetto di intercultura (altro termine che amo poco). Mi descrive la scuola, il contesto, mi parla con trasporto dei suoi allievi; io la ascolto con attenzione poi sfilo dallo scaffale un libro e insieme sfogliamo l’albo illustrato “Gli Uccelli”, edito da Topipittori. Terminata la lettura le parlo del libro come di un silent book, ovvero di un libro senza parole (a dire il vero il testo l’albo “Gli Uccelli” ce l’ha, ma le immagini sono talmente potenti ed evocative che, a mio avviso, se ne può fare a meno). Qualche giorno dopo Annalisa torna in libreria con la collega Marina e di comune accordo, decidiamo di costruire per “L’Arca di Noeè” una bibliografia di libri silenziosi.

illustrazione di Rudi Hurlzmeier

illustrazione di Rudi Hurlzmeier

Una delle proposte che la libreria Radice-Labirinto offre alle scuole si chiama “Perdere il filo” e dà la possibilità alle maestre di un collettivo di avere tre incontri con i librai, di due ore ciascuno, se si acquistano almeno venti titoli a scaffale. In questo modo la scuola ha l’opportunità di intraprendere un percorso formativo sulla letteratura per l’infanzia senza spendere ulteriori risorse. Il servizio include anche la stesura di una bibliografia su misura e un incontro serale con i genitori, di vitale importanza se si vuole creare un ponte tra la casa e la scuola in grado di trasmettere buone pratiche e il senso di un percorso comune.
Radice-Labirinto crede che oggi ci sia l’urgenza di tramandare con passione e generosità messaggi nuovi, specialmente nelle scuole, atti ad innescare un circuito virtuoso di rinnovamento in grado di incoraggiare i bambini a costruire un domani migliore. Crediamo che ogni mestiere svolto con competenza e cuore non può sottrarsi da una responsabilità sociale, contemplando una certa dose di gratuità.

Più di trenta libri silenziosi sono arrivati all’Arca di Noè. I tre incontri con le maestre sono stati così belli e intensi da durare fino a sera senza che ce ne accorgessimo. Ho scoperto che chiusi in un armadio le maestre custodivano da tempo libri bellissimi in evidente crisi di solitudine. Li abbiamo liberati e, insieme ai nuovi arrivati, li abbiamo offerti ai bambini rinnovando contemporaneamente gli angoli adibiti alla lettura in ogni singola aula.

Illustrazione di Millicent Sowerby

Illustrazione di Millicent Sowerby

Abbiamo salutato con rispetto i libri vecchi, strappati o semplicemente brutti, li abbiamo riposti in quell’armadio al posto dei libri nuovi, belli e interessanti. I libri sono arrivati ai bambini un po’ alla volta, sette o otto al mese e non di più.
Abbiamo cambiato disposizione al salone, analizzando lo spazio per interrompere un vortice di movimento senza sosta a favore di aree di rilassamento, scoperta, gioco e lettura.
E abbiamo incontrato i genitori. Ricorderò sempre la serata all’Arca di Noè perché se è vero che il pubblico non era numerosissimo, una ventina di persone in tutto, c’erano molti genitori stranieri; alcune mamme traducevano le mie parole in simultanea dall’inglese all’orecchio di chi non capiva bene l’italiano e alla fine della lettura dell’albo “Gli Uccelli”, dal quale tutto il percorso è scaturito, un papà pachistano e uno indiano hanno applaudito con le lacrime agli occhi. Una gioia immensa per tutti.
Molti genitori, dopo quella sera, sono venuti a trovarci in libreria, si sono fatti consigliare e seguire, e da poco ci hanno raccontato che alla festa della scuola, mamme straniere e mamme italiane si sono organizzate per raccontare storie e leggere libri ai bambini divisi in piccoli gruppi. Ci hanno descritto ogni cosa con un entusiasmo così contagioso che la loro allegria resterà con noi a lungo.
Un grazie va alle maestre dell’Arca di Noè perché è solo in virtù della loro fiducia e della loro voglia di sperimentare strade nuove che è stato possibile produrre un cambiamento tanto grande ed evidente.

 

illustrazione di Isabelle Arsenault

illustrazione di Isabelle Arsenault

Sono molti i nidi e le scuole dell’infanzia che dobbiamo ringraziare, a partire dalla provincia di Reggio Emilia passando per quella di Modena fino a Bologna. Grazie ai pedagogisti e alle pedagogiste che hanno creduto in noi, in una libreria che ce la mette tutta per costruire qualcosa di buono. Grazie a tutti i genitori che hanno ascoltato e capito, che sono tornati in libreria ad acquistare Leo e Lia, Federico, Cane Nero, La mela e la farfalla, Storie di bambini molto antichi…
Senza la scuola non sarebbero nemmeno nati molti articoli di questo blog perché è dal confronto continuo che nascono domande e riflessioni a cui voler dare risposte e seguito.

Buona estate e arrivederci a settembre!

TwitterGoogle+LinkedInShare