Intervista a Liza Schiavi

Liza Schiavi per il Calendario dell'avvento di Radice Labirinto
Liza Schiavi per il Calendario dell’avvento di Radice Labirinto

E’ scesa la nebbia sul nostro giardino, cara Liza. La nebbia porta con sé magia e mistero, velando il mondo reale e svelandoci quello profondo dei sogni e degli smarrimenti. Nelle tue illustrazioni lo spazio dedicato all’invisibile non manca mai: tra i tuoi colori velati, tra gli strati leggeri e sovrapposti delle tue tavole si cela un mondo nel mondo.
Cosa rappresenta per te l’invisibile?

L’invisibile è una grande parte di me. E’ qualcosa che si manifesta solo a chi lo cerca sinceramente, a chi è davvero interessato. E’ un mondo che, in modo naturale, si affaccia nel mio lavoro e sbuca qui e là nei disegni, anche senza che io me ne accorga. Ma del resto, cosa c’è di più bello, nell’arte, che rendere visibile ciò che prima non lo era? Io mi trovo spesso a disegnare quello che vorrei vedere.

chi-dorme-non-piglia-pesci-liza-schiaviUn giardino nebbioso potrebbe non piacere a tutti, ma io credo che questo nostro passeggiare tra il vapore della campagna ci consenta di gettare lo sguardo sui significati nascosti che spesso non si mostrano alla luce del sole. Il profumo della terra è più intenso, ogni goccia sospesa trattiene gli aromi, mentre inghiotte l’ocra intenso dei rami dei salici, il rosa intenso della rosa canina, l’arancio voluttuoso dei cachi. Nella nebbia i nostri sensi sono in allerta, lo sguardo è vigile. Quando immagino un’artista al lavoro, lo vedo come avvolto dalla nebbia, in un confine tra questo mondo e quello del suo immaginario. L’illustrazione rappresenta per te un ponte tra la realtà e la tua radice più profonda? Nel tempo questo confine rimane o l’ispirazione lascia il posto all’esperienza?

Certo, l’illustrazione attraversa diversi mondi: quello del testo letterario, che appartiene all’autore, quello della storia che descrive, quello interiore del lettore. L’illustratore è un lettore che assorbe il racconto con tutto il suo essere e lo restituisce in immagine: non potrebbe farlo senza far passare le parole attraverso se stesso, i suoi ricordi, filtrandole con la sua esperienza personale. Io non credo nell’ispirazione come qualcosa di esterno che, improvvisamente, ti colpisce: ogni storia da illustrare prende forma poco a poco, a volte dopo infiniti bozzetti, a volte in modo più immediato, e non sempre dipende da una minore o maggiore esperienza professionale. Ma quando una storia la tieni per un po’ dentro di te, succede che il quotidiano e la tua esperienza entrino in contatto con essa, generando nuove immagini. E’ una reazione, insomma, a qualcosa di nuovo che introduciamo.

ogni-stagione-nuova-musica-liza-schiaviUn raggio di sole buca all’improvviso la nebbia; ci ritroviamo in un’atmosfera dorata, l’aria è quasi palpabile. Osservando la tua tavola per il nostro calendario dell’avvento, ho trovato un tratto diverso da quello che mi aspettavo: più pieno, solido, definito, come se ci fosse l’esigenza di mostrare ogni dettaglio, di cogliere un attimo e fissarlo per sempre. Mi sono meravigliata che oggi il giardino ti abbia accolto in tutta la sua rarefazione… forse il ramo di bacche che la tua civetta stringe nel becco è ancora un elemento del sogno, una parte di te che non appare anche quando tutto sembra volerci condurre altrove. E’ in grado il tuo mestiere di compiere un’azione rivelatrice nei confronti di te stessa?

Nel vostro giardino non c’è una pianta che fa bacche così, vero? Allora chissà da dove arriva questa civetta, dove avrà staccato quel ramo. Però forse lascerà cadere i semi proprio qui, e a primavera avrete anche voi un piccolo cespuglio di bacche rosse.
Non so dire quanto il mio lavoro sia rivelatore di me stessa: io so solo che nel disegno non è possibile mentire, non posso fingermi quello che non sono. E anche se i miei disegni spesso sono diversissimi tra loro (tu lo hai testimoniato), al punto che io stessa fino a poco tempo fa mi rimproveravo una sorta di incoerenza stilistica, ho capito che ognuno di essi ha ragione di essere così com’è: perchè l’ho realizzato in quel determinato momento della vita, con un’idea che in quel momento mi appariva giusta, con una tecnica che in quel momento ritenevo il massimo, e che magari il giorno dopo trovavo totalmente inopportuna. Probabilmente mi rispecchiano proprio perchè sono così, ogni volta diversi.

la-realtà-della-libertà-liza-schiaviLa nebbia si alza a poco a poco, e dissolvendosi rivela dove il giardino ci ha condotte: siamo nel bosco dei cipressi calvi. Il suolo è ricoperto di un fitto strato di aghi rosso ruggine che il sole trasforma in una colata di bronzo, uno spettacolo insolito e prezioso. I cipressi sono immensi, i loro tronchi si allargano verso il suolo con una grazia commovente, i rami si piegano fino a noi per offrirci piccole pigne perfettamente chiuse e levigate. C’è un luogo di un giardino che più ami? Esiste un giardino che hai molto amato e che con i suoi colori ha guidato il tuo sguardo?

Nella casa in cui sono cresciuta, in piena pianura padana, ci sono un grande giardino e un grande orto, ancora curati dai miei genitori e dai miei zii. Le mie estati di bambina non sarebbero state così intense senza la casetta di legno costruita dal nonno, i petali di rosa da schiacciare per farne acqua profumata, le nocciole da raccogliere, i gerani e le aiuole da innaffiare. Più che a un luogo particolare del giardino, sono legata alle azioni pratiche, stagionali che ho sempre visto fare, con pazienza, fatica e dedizione; strappare le erbacce, vangare, potare quando è il momento giusto e smaltire i rami tagliati, piantare i bulbi in primavera ed estrarli per proteggerli in cantina quando arriva l’inverno. Vedere i miei cercare il tempo e la voglia di fare tutto questo accantonando momentaneamente il lavoro mi ha trasmesso un’idea di cura verso le cose che ci rappresentano all’esterno. E’ difficile che consegni un disegno che non ritengo ben fatto. In compenso non ho tanta cura del mio piccolo, attuale giardino: ma ancora oggi quando, armata di scopa, raduno le foglie secche, vorrei farne un enorme mucchio e riavere la mia vecchia altalena per saltare da essa e tuffarmici. Io e mia sorella, da piccole, scrivemmo addirittura un libro su questa complessa ed estrema disciplina sportiva: si intitolava “Volare senz’ali”.

liza-schiavi-bambinoLa nebbia è a brandelli, solo in lontananza si vedono gli ultimi fantasmi smarriti strisciare rasenti al suolo. Il sole pallido di dicembre stende la sua luce sul bosco dei cipressi e su tutto il giardino. Se non ricordo male, ci deve essere una panchina di pietra vicino al tronco più imponente, una panchina consumata dal tempo sulla quale però si può ancora leggere, sullo schienale, una piccola incisione in greco: panta rei… tutto scorre. Sono certa che troverai piacevole fermarti un po’ nella bella luce di questo mattino d’inverno.
Cara Liza, è stato un piacere incontrarti, grazie per essere stata con noi.

Breve biografia

Liza SchiaviClasse 1974, Liza Schiavi vive e lavora in provincia di Piacenza. Dopo il liceo artistico e il diploma in scultura all’Accademia di Brera, lavorando in una piccola biblioteca, si appassiona all’illustrazione e al mondo dei libri, e grazie ad alcuni corsi di perfezionamento presso la Scuola Internazionale di Sarmede, comincia a pensare che fare l’illustratore sia per lei un mestiere perfetto. Difficile però rinunciare ad altre cose… oggi è docente di Discipline Plastiche presso il liceo artistico B. Cassinari di Piacenza, progetta attività didattiche presso i Musei Civici di Palazzo Farnese, conduce laboratori di disegno per adulti, collabora con diverse realtà legate all’editoria e alla comunicazione pubblicitaria e disegna liberamente ogni volta che ne ha la possibilità.
Per saperne di più: www.lizaschiavi.itwww.unsegnoimpreciso.blogspot.com

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