La traduzione della vita

valerio-berruti

LA TRADUZIONE DELLA VITA è il percorso di studio pensato per RADICE-LABIRINTO dedicato alla Parola, tema che da anni ha catturato l’attenzione e le energie della libreria, che si snoderà tra le due principali rassegne divenute ormai significativi appuntamenti annuali – DISEGNARE UNA MAPPA e SEMI E PAROLE – e che consisterà in due conferenze, una di apertura e una di chiusura e, in mezzo, in un corso di approfondimento articolato in tre appuntamenti:

Conferenza

LA TRADUZIONE DELLA VITA – DISEGNARE UNA MAPPA
Domenica 8 ottobre 2017, SCUOLA RADICE
dalle ore 17.30 alle ore 19.30

Corso

INFANZIA
DOMENICA 22 APRILE 2018
SCUOLA RADICE
DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 17.00

BELLEZZA
DOMENICA 27 MAGGIO 2018
SCUOLA RADICE
DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 17.00

MISTERO
DOMENICA 10 GIUGNO 2018
SCUOLA RADICE
DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 17.00

PRESENTAZIONE

La vita necessita di traduzione. E questo è ancor più vero nella sua trasmissione da adulto a bambino. Ciò che gli adulti possono offrire in questo processo di trasferimento di conoscenze è però solo un compromesso tra la loro idea ed esperienza di vita e quella Vita più ampia che li contiene; tra le parole della loro lingua e quelle ancora informi ma germinali, ancora inermi ma ricche di possibilità e identità, della lingua dei bambini.
Da questo vocabolario sospeso tra le due lingue ho deciso di scegliere Infanzia, Bellezza e Mistero che sono anche gli ambiti di studio e ricerca a cui mi dedico da molti anni, intendendo la Bellezza primariamente nella sua accezione di esperienza estetica. Una scelta che è stata alimentata dalla considerazione, non meno dalla constatazione, che queste tre parole non solo sono legate da un’intima e molteplice connessione (nella loro impossibilità di dirsi, di venire pienamente trasmesse e comprese, nel loro esperire ontologicamente legato all’originalità del soggetto fin dai primi anni di vita, nel loro essere considerate salvificamente inutili, come l’amore del resto, poiché kantianamente “senza concetto” e “senza scopo”), ma rappresentano anche le prime tracce del sentiero che, al fianco della ragione, ciascuno dovrà praticare per comprendere il senso del proprio essere al e nel mondo.
Infanzia, bellezza e mistero, oso dilatando un po’ il significato del termine, potrebbero intendersi anche come parole iperonime: parole che ne contengono molte altre, dicibili, indicibili, familiari, imprendibili. Spesso però tutte limitate, strette, troppo statiche per ricavarne un discorso che arrivi al livello della coscienza, che possa dirsi autentico e compiuto. Che dica di emozioni, sentimenti, esperienze sensoriali, pensieri al fine inesprimibili.
Di ciò che non si può parlare bisogna tacere, concludeva così Wittgenstein nel suo “Tractatus”. Ecco dunque farsi strada il silenzio, che non è mai opposto alla parola, ma complementare a essa. «È nel silenzio e dal silenzio che l’io, il mondo e la parola emergono, tra loro originariamente uniti», ci ricorda il filosofo Carlo Sini, «La parola non parla se non dal silenzio del mondo e del silenzio del mondo: quel silenzio che la parola custodisce e reca in sé; quel silenzio che è così raro e difficile saper ascoltare».
Ciò che la parola non può dire, predisponendosi all’ascolto lo si può trovare in altro modo e in un altrove imprevisto creato da una suggestione artistica, un evento naturale, nella relazione con l’altro. Epifanie possibili del quotidiano.
Anche nello spazio della scrittura: ciò di cui non si può parlare si può scrivere.
L’ultima parola del silenzio, quindi e infine, viene qui lasciata alla Poesia che, unica, può tentare di lambire proprio quell’ineffabile che altro non è se non il segreto della vita.

 

PROGRAMMA

Conferenza

LA TRADUZIONE DELLA VITA
RASSEGNA DISEGNARE UNA MAPPA
DOMENICA 8 OTTOBRE 2017 – DALLE 17.30 ALLE 19.30
SCUOLA RADICE
INCONTRO CON ELISABETTA CREMASCHI
LIBERA DOCENTE DI PEDAGOGIA DELLE NARRAZIONI
BLOG “GAVROCHE PAROLE E FIGURE DELL’INFANZIA”

Come per ricomporre i frammenti di un vaso questi devono combaciare nei minimi particolari, pur senza assomigliarsi, così, invece di conformarsi al senso dell’originale, la traduzione deve amorevolmente ricostruirsi all’interno dei dettagli dei modi di significare della propria lingua al fine di rendere riconoscibile – come frammenti di uno stesso vaso – un frammento di una lingua più ampia.
Walter Benjamin

La vita è la vita, si direbbe.
Si esplica pienamente nel suo darsi e nel suo farsi.
Eppure non basta. Nasciamo dentro a qualcosa di molto più grande di noi che ha una sua lingua, una sintassi, una semantica, un racconto che ci precede, ci contiene e ci supererà; un ordine armonico, se vogliamo, con il quale tenteremo di accordarci per tutti i giorni che ci saranno concessi attraverso la ricerca di un suono personale che dica e testimoni la nostra unicità. Una Vita che contiene quella di ciascuno e che da bambini ci viene mostrata – pensiero dopo pensiero, cosa dopo cosa, ente dopo ente, sentimento dopo sentimento, credenza dopo credenza – con le parole scelte dagli adulti. Poi dentro ci siamo noi e il desiderio di nominare il nostro mondo usando un’altra lingua, di crescere in essa scegliendo parole vicine al nostro sentire e che all’occorrenza lasceremo per sostituirle con altre via via più prossime al principio di realtà, l’essere nel tempo. Due vite, due lingue, che necessitano fin dall’infanzia di una continua e reciproca traduzione per potersi mettere in dialogo.
E quando sono le parole a non bastare? Quando non ci soccorrono?

Corso

PRIMA GIORNATA
INFANZIA

SCUOLA RADICE
DOMENICA 22 APRILE 2018 – DALLE 10.00 ALLE 17.00 (PAUSA 13.00 – 14.00)
CORSO CON ELISABETTA CREMASCHI
LIBERA DOCENTE DI PEDAGOGIA DELLE NARRAZIONI
BLOG “GAVROCHE PAROLE E FIGURE DELL’INFANZIA”

Non crediate che il destino sia altra cosa
che la pienezza dell’infanzia.
Rainer Maria Rilke

La parola Infanzia dichiara, nel suo etimo, l’incapacità di parlare. Usata in principio per delimitare il periodo compreso tra la nascita e l’abilità di dire, per estensione la parola Infanzia è arrivata a definire la condizione del bambino fino alla comparsa della pubertà. Quasi che quell’incapacità prima di parlare confluisca in un’incapacità altra, di dirsi, di nominarsi, di nominare quell’età della vita mentre la si vive. Ne conviene che possiamo eccedere noi stessi, cioè adempiere al conosci te stesso del tempio di Delfi, solo quando possediamo più parole per farlo. Parole che si formano nel tempo della distanza. A chi spetta allora il racconto di quella condizione così eccessiva su cui ritorneremo per il resto delle nostre esistenze? Possiamo iniziare a definire l’Infanzia solo una volta che ce la siamo lasciati alle spalle. Per poterla riconoscere e iniziare a comprendere abbiamo bisogno di traslarla in un tempo altro, di qualcosa che ci soccorra, reale o immaginario che sia, di varchi temporali e sensoriali in cui insinuarci, di riportarla alla coscienza, anche se inevitabilmente non sarà più fedele all’originale. Abbiamo la necessità in qualche modo di rivivere la nostra Infanzia, di studiarla in tutte le sue forme e narrazioni, di imparare a praticare un’esperienza estetica a ritroso che dica insieme di visioni ed emozioni prime, per poi poter guardare a quella dei bambini attraverso un’idea così libera e compiuta da non rischiare di sopraffarli nel loro farsi e divenire. Infanzia non è una parola tra le altre. Saperlo, e saperla trattare, non è un’opzione quando si entra in relazione con i bambini. O, forse e in assoluto, quando ci si dispone per entrare in relazione con qualsiasi persona o cosa. Per primi, noi stessi.

SECONDA GIORNATA
BELLEZZA

SCUOLA RADICE
DOMENICA 27 MAGGIO 2018 – DALLE 10.00 ALLE 17.00 (PAUSA 13.00 – 14.00)
CORSO CON ELISABETTA CREMASCHI
LIBERA DOCENTE DI PEDAGOGIA DELLE NARRAZIONI
BLOG “GAVROCHE PAROLE E FIGURE DELL’INFANZIA”

Bellezza è verità, verità è bellezza, – questo solo
Sulla Terra sapete, ed è quanto basta.
John Keats

Di cosa parliamo quando parliamo di Bellezza?
Nominata, cercata, analizzata, promessa, forse è lecito chiederselo in un tempo in cui la si evoca tanto e nulla sembra cambiare rispetto a una sua possibile e reale incidenza. È importante, inoltre, domandarselo perché la Bellezza non è un concetto, non la si può affrontare forti degli strumenti della ragione, e non è neanche parola o esperienza di quiete, come spesso la si presenta, ma piuttosto suscita forte ambiguità, come mostra la sua continua interrogazione nelle diverse culture e tradizioni. Se è vero che fin da bambini conosciamo noi e il mondo facendo esperienze estetiche, «i sensi sono delle finestre sul mondo, delle vie d’accesso del mondo dentro di noi», sostiene Remo Bodei, allora la Bellezza ha tra i compiti primari quello di rivelarci a noi stessi e di mettere in continua discussione le certezze acquisite per mostrarci lo stato del nostro progredire.
Questo farebbe pensare che un’educazione al bello fin dall’infanzia sia per lo meno auspicabile, se non indispensabile, ma non si può ignorare l’avvertimento kantiano che l’educazione al bello non può avvenire che attraverso la contemplazione di ciò che è bello. È evidente allora che parlare di Bellezza, anche nell’ambito della trasmissione delle conoscenze, provoca un forte senso di inadeguatezza nei confronti di qualcosa che non si può cogliere nel pieno della sua verità. L’unica possibilità che abbiamo a disposizione, responsabilmente da adulti nei confronti dei bambini, è quella di allenarci alla Bellezza, di creare condizioni per una sua autentica fruizione, nell’intento di renderci e renderli sensibili alla sua percezione e insieme consapevoli di quanto l’accogliere i contenuti della sua contemplazione sia vitale perché la nostra esistenza continui ad acquisire senso. Il minimo che possiamo fare, perché possa continuare a manifestarsi la Bellezza, è acquisire, favorire, alimentare un’intelligenza che si traduca anche nella pratica di una competenza emotiva.

TERZA GIORNATA
MISTERO

SCUOLA RADICE
DOMENICA 10 GIUGNO 2018 – DALLE 10.00 ALLE 17.00 (PAUSA 13.00 – 14.00)
CORSO CON ELISABETTA CREMASCHI
LIBERA DOCENTE DI PEDAGOGIA DELLE NARRAZIONI
BLOG “GAVROCHE PAROLE E FIGURE DELL’INFANZIA”

Quella del mistero è la migliore esperienza che possiamo avere. È l’emozione fondamentale che veglia la culla della vera arte e della vera scienza.
Albert Einstein

Siamo di fronte alla Bellezza quando un evento ci incanta al punto da farci sentire partecipi a qualcosa di più grande di noi. Che si tratti di un’opera d’arte, in ciascuna delle sue declinazioni, di uno scenario naturale, che ci si trovi difronte a un’altra persona, l’esperienza di bellezza avviene quando non riusciamo a cogliere la totalità del suo significato e così ci inoltriamo nell’ineffabile e quell’ulteriorità di significato ci rende entusiasti, potremmo dire ispirati, e al contempo senza parole. Forse inadeguati. La parola appartiene all’essenza dell’uomo e la Bellezza ci mostra che l’essenza dell’uomo, in un modo o nell’altro, in una forma piuttosto che un’altra, è immersa nel Mistero. Per molti di noi mai come l’inizio e la fine della vita sono i momenti più prossimi all’interrogazione del Mistero. I momenti in cui ci sembra di aver un accesso facilitato all’indicibile, all’invisibile, al cuore delle cose. Pensiamo ai bambini, a quante volte l’adulto si trova a condurli fuori da una dimensione altra, a lui preclusa, che abitano con grande disinvoltura. Ma sarà un bene portarli fuori di lì? Interrompere quella relazione estetica e spirituale – nel senso di sostanza o intelligenza incorporea, anima, finezza d’ingegno – che si sta manifestando? Sono questi, i momenti sospesi (dal rumore, dal contorno, dalle parole e dai pensieri dell’abitudine) in cui lasciare parlare ininterrotto il silenzio e ascoltare fra le pieghe dell’inespresso; qui tutto può succedere in funzione non del fare ma dell’essere. E in queste circostanze in cui ci si rende conto di «quanto alla pedagogia della parola, necessaria per descrivere il mondo, sia imprescindibile affiancare, una pedagogia del silenzio altrettanto necessaria per contemplare il mondo e interiorizzarlo». Ma ancora oggi, inspiegabilmente, continua Francesc Torralba Rosellò, «il silenzio è il grande assente della pedagogia». E dire che la pedagogia del silenzio non può che anticipare la pedagogia della parola perché questa nasce, prende forma e sostanza solo nel silenzio.

 

OBIETTIVI

Ciò che si propone il progetto La traduzione della vita, con i suoi cinque appuntamenti, e di avviare un percorso per una riflessione, e una messa in pratica, di un’idea di narrazione che possa essere condivisa tra adulto e adulto, tra adulto e bambino, partendo dalla conoscenza di alcune parole e forme di studio di base perché si possa procedere poi a livello personale, e secondo la propria formazione o interesse, nella costruzione di elementi di ricerca applicabili – a livello teorico e pratico – a diversi ambiti del sapere che abbiano in comune il tema, lo studio e la diffusione della cultura dell’infanzia. Il percorso si svilupperà mettendo in connessione elementi tratti dalla letteratura, l’arte, l’illustrazione, la fotografia, l’architettura, il cinema, il teatro, la danza, la musica, la natura e utilizzando uno sguardo narrativo, pedagogico, filosofico.

A CHI È DEDICATO

Insegnanti e educatori, bibliotecari, librai, operatori museali, lettori e atelieristi, figure provenienti dal mondo dell’editoria specializzata e del teatro, autori e illustratori, tra gli altri, rientrano nel pubblico ideale di LA TRADUZIONE DELLA VITA. In generale, questo percorso si rivolge a tutti i coloro che per motivi professionali, per interesse o per passione, frequentano con assiduità le narrazioni e i diversi ambiti della cultura dell’infanzia.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

Conferenza

Modalità di partecipazione: prenotazione obbligatoria.

Corso

Si potrà accedere al corso frequentando lezioni singole a scelta o l’intero corso.

Modalità di partecipazione: iscrizione obbligatoria.

Minimo di partecipanti per attivare il corso: 10
Massimo di partecipanti consentiti: 25

COSTI

Conferenza

Costo di partecipazione: 10,00 euro

Corso

Costi di partecipazione:

  • Singola Giornata: 110,00 euro
  • Intero Corso: 280,00 euro

 

NOTE BIOGRAFICHE

BIO brevissima
Elisabetta Cremaschi si occupa di narrazione, con particolare attenzione alla cultura dell’infanzia, all’educazione ed esperienza estetica e allo studio dell’Immaginario, dividendosi tra formazione, consulenza editoriale, scrittura e attività giornalistica. In qualità di esperta di letteratura per l’infanzia, collabora con case editrici italiane e straniere, si occupa di editing e scrive per riviste specializzate di settore e generaliste. Libera docente di Pedagogia delle Narrazioni, dal 2011 cura il blog GAVROCHE Parole e figure dell’infanzia.

BIO breve
Elisabetta Cremaschi è nata a Mirandola nel 1969, si è laureata a Bologna in Scienze Politiche con Pier Cesare Bori e una tesi in filosofia morale dedicata al pensiero di Maria Zambrano, nell’ambito della filosofia, letteratura e arte spagnola ed ha frequentato il Master di Alta Formazione dell’Accademia Drosselmeier – Centro studi di Letteratura per l’Infanzia di Bologna. Libera docente di Pedagogia delle Narrazioni e giornalista, si occupa di narrazione – con particolare attenzione alla cultura dell’infanzia, all’educazione ed esperienza estetica e allo studio dell’Immaginario – e ha alle spalle un percorso ventennale nel mondo dell’organizzazione, promozione e della formazione culturale rivolta agli adulti, ai bambini e ragazzi e spesa nella collaborazione con enti pubblici e strutture private di formazione letteraria, artistica, grafica, editoriale, libraria e dedite all’educazione alla lettura. In qualità di esperta di letteratura per l’infanzia, collabora con case editrici italiane e straniere, si occupa di editing e scrive per riviste specializzate di settore e generaliste. È da questa storia professionale che nel 2011 ha preso vita il blog di ricerca GAVROCHE Parole e figure dell’infanzia.

Altre info qui: gavrocheblog.blogspot.it/2014/07/il-ritorno-di-gavroche-la-pedagogia.html