Seminario: Il lettore custode

Seminario condotto da Alessia Napolitano
sulla metodologia sperimentale de
IL LETTORE CUSTODE

Domenica 15 aprile dalle 10 alle 17

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La grande produzione dell’albo illustrato

Entrando in una libreria e visitando la sezione dedicata ai lettori in età prescolare, non sarà difficile notare, come sugli scaffali ci sia una prevalenza di albi illustrati. L’albo illustrato, quando fatto a regola d’arte, è un prodotto editoriale eccellente: la compenetrazione di tre linguaggi (visivo, testuale e grafico) stimola nel bambino una lettura complessa. Tuttavia a fronte di una produzione spasmodica di albi, si può notare il consolidarsi di alcune pratiche legate alla lettura, soprattutto in età prescolare, che hanno un loro peso quando si tratta di indagare perché, dopo i sei anni, i bambini perdano il gusto della lettura.

In primo luogo vi è l’interiorizzazione, da parte dell’adulto – genitore o insegnate – che un libro con le figure sia di gran lunga più adatto ad un bambino (con meno di 6 anni) rispetto ad un libro di sole parole, mentre, a mio avviso, il lettore è avido di parole e costruisce i suoi paesaggi attingendo anche da un immaginario interno e personale. Ne consegue che un buon lettore non può alimentarsi solo di albi, ma ha bisogno di libri di narrativa, di romanzi, di biografie, di poesia, perché brama anche storie e racconti che percorrono lunghi sentieri.

In secondo luogo, dato che i testi degli albi illustrati devono essere brevi ed essenziali per permettere alle immagini di raccontare a loro volta una storia, si è persa l’abitudine di far incontrare i bambini, anche piccoli, con periodi in prosa articolati, dove il lessico sia ricco e la sintassi non sia esclusivamente paratattica. Il libro infatti, richiederà al lettore di saper domare periodi anche complessi, perché spesso il pensiero che costruisce e disegna una storia è un fiume che scorre; inoltre, il libro dovrebbe invitare il lettore ad un ampliamento graduale del proprio vocabolario, farlo innamorare delle parole, ancore per la memoria e scrigni di suoni preziosi capaci di dipingere, in pochi tratti, l’atmosfera o la scenografia di una storia (salvifica è in questo senso la poesia – genere letterario che purtroppo si offre sempre meno ai bambini).

Non è ovviamente detto che un albo non possieda un lessico forbito, ma la produzione eccessiva degli ultimi anni, ha portato ad un appiattimento molto marcato della parte testuale dell’albo (e vorrei dire anche delle illustrazioni) con la conseguenza di presentare ai bambini storie banali e spesso sciatte, che purtroppo all’occhio attento del libraio, mettono in evidenza come la cura da parte dell’editore si stia spostando via via più sulla parte illustrativa a discapito della prosa e del lessico.

La pratica della “lettura animata”

Da quando l’albo illustrato fa da padrone nelle librerie per l’infanzia, si è diffusa la pratica della “lettura animata” o teatralizzata, una modalità che, secondo il mio parere, tradisce proprio gli stessi albi illustrati. Perché se è vero che un albo deve la sua straordinaria potenza alla compresenza dei tre linguaggi (visivo, testuale e grafico), come potrà un gruppo composto da più di quattro bambini accedere a tutti e tre questi codici, quando il libro viene posto a più di un metro e mezzo di distanza da loro?

La lettura animata si riduce così spesso alla drammatizzazione della parte testuale (e non di rado il lettore/animatore aggiunge parole per spiegare le immagini), mentre le illustrazioni finiscono per essere relegate ad un ruolo secondario, diventando uno specchietto per attirare e tenere l’attenzione del piccolo pubblico. Una grave perdita questa, perché non potendo osservare con attenzione le illustrazioni del libro, il bambino smarrisce tutte le grandi e piccole incandescenze disseminate tra le immagini e le parole, mentre quando il lettore può accedere all’albo tramite una lettura individuale o a bassa voce, le interferenze emergono in tutto il loro splendore. E non dimentichiamo, che anche la collocazione del testo sulla pagina e la scelta del carattere tipografico – che dà letteralmente corpo alle parole – hanno un valore nell’albo illustrato di qualità, educando lo sguardo del bambino ad un ritmo visivo che non incoraggia solo la familiarità con il codice scritto (stampatello, maiuscolo, corsivo, scrittura in versi o in prosa), ma sprona a riconoscere e ad apprezzare l’armonia complessiva del prodotto editoriale.

Oltre a inficiare la giusta comprensione di un albo illustrato, la lettura animata o eccessivamente drammatizzata, diffonde l’idea che i migliori lettori siano attori, animatori e intrattenitori, insinuando nel neofita l’idea che solo leggendo in un certo modo si possa accendere l’attenzione del bambino. Ma c’è un altro messaggio nascosto sotto questa pratica, e cioè trasmettere l’idea che i bambini quando leggono si debbano divertire, dove per divertimento non si intende divergere o intraprendere un nuovo sentiero, ma ridere, sorridere, stare allegri. E infatti i libri che si animano con più gusto – e che ottengono maggiore successo di pubblico – sono proprio quelli che contengono una buona dose di ironia, di no sense, che parlano in rima, possibilmente utilizzando onomatopee e, se non sono sufficientemente potenti, l’animatore calca la mano sottolineando con il suono alcuni passaggi grafici e alcune illustrazioni o accompagnando la lettura con la musica.

E’ indubbio che la “lettura animata” sia praticata da molti con grande soddisfazione e che nell’ottica di una “promozione della lettura” si potrebbe obbiettare che, coinvolgere un bambino alla storia contenuta in un libro, sia già di per sé una cosa buona. Il mio intento mettendo a punto la metodologia sperimentale del “Lettore custode”, è quello di sollevare un pensiero critico e qualche dubbio su una pratica che sembra ormai consolidata, ma che spesso noto viene intrapresa con motivazioni non sempre del tutto consapevoli; vuoi perché da quando l’albo illustrato ha preso il sopravvento si è sempre fatto così, vuoi perché ci sono molti corsi su “come leggere” i libri ai bambini, vuoi perché, a volte, la lettura animata è considerata l’unica alternativa per la condivisione di un libro a grande gruppo.

Sul fatto che poi, “l’importante è leggere” e che se una “lettura animata” desta l’entusiasmo dei piccoli lettori possiamo già ritenerci soddisfatti, mi rimetto al sentire di ciascun dei miei lettori. La metodologia del “lettore custode” vuole essere un’opportunità per tutti coloro che hanno maturato un disamore per certe modalità di lettura, che non sentono efficace, nel fomentare il rapporto tra libro e bambino, strumenti atti più ad intrattenere che a costruire lettori nel tempo.
E anche qui certezze non ve ne sono, ci sono però i dati Ali che mettono in evidenza che il settore editoriale trainante sia quello della fascia 0-6 – con il 54% del fatturato -  il quale poi scende al 13% dai 6 anni in poi. E anche qui, si potrebbe riflettere sul fatto che, la “lettura animata” sia praticata soprattutto in una fascia prescolare e pressoché quasi mai partendo da un libro di narrativa.

Cosa succede quindi a quel lettore entusiasta dell’albo illustrato e delle drammatizzazioni?

Che ruolo gioca la scuola in tutto questo?

Bisognerebbe continuare ad “animare” anche un libro di narrativa o questa pratica su un testo più lungo ci metterebbe in difficoltà?

Cosa proporre dunque in alternativa?

Il libro: una questione privata

Cosa succederà quando il bambino sarà a tu per tu con il libro o con l’albo e capirà che la lettura è soprattutto una “questione privata”, un rapporto intimo e profondo con le parole, con le immagini, con la storia?

Cosa succederà quando, aprendo il libro nell’intimità bellissima di un’ora tutta per sé, non troverà più quel fuoco d’artificio?

E quando avrà a che fare con un libro di sole parole e allora non potrà nemmeno più recuperare la memoria sonora di quella lettura esplosiva, divertente, coinvolgente, penserà che leggere sia noioso?

Negli ultimi sedici anni – il tempo più o meno in cui c’è stata l’esplosione degli albi illustrati – non si è costruita una sola generazione di lettori. Dopo i sei anni di età vediamo sempre meno bambini in libreria. Come mai? Una risposta precisa io non ce l’ho, ma sono certa che, una modalità di promozione alla lettura differente, potrebbe avere la possibilità di riavvicinare i bambini alle storie, perché in fondo leggere è solo la conseguenza di un amore molto più vasto, ovvero quello per le storie e per le parole.
L’albo rimane una possibilità di uguale potenza se lo si presenta al bambino nel modo adeguato: con dolcezza, pudore, rispetto. Che meraviglia condividere il tempo lento delle illustrazioni! Avere il tempo finalmente di fermarsi, di osservare, di indugiare, non come le immagini furbastre della televisione che corrono e corrono (oggi sempre di più, vi basti guardare i nuovi cartoni animati) e non si fermano mai, e ipnotizzano, e tengono, e trattengono.

Ma quanti albi sono oggi simili nei contenuti, se non nella forma, ai format televisivi? E quanto la lettura animata li fa assomigliare a dei simpatici siparietti?

Non vi è dubbio che la lettura animata soddisfi le aspettative dei genitori, crei un clima di “divertimento”, riscuota successo e applausi. Ma siamo certi che tutto questo sia fatto per i bambini? Chi è il bambino? Quali pensieri si nascondono dietro a questa idea di divertimento protratta a tutti costi? Come deve essere l’infanzia oggi? Sempre felice, stimolante, eccitata, colorata, confortevole, edificante? Ecco, rispondendo a queste domande potremmo capire l’esigenza di riportare la lettura ad un tempo di quiete.

I genitori spesso parcheggiano i bambini alle letture animate oppure, nel migliore dei casi, si siedono distanti dai bambini: loro sulle sedie e i bambini sul tappeto, come se la pratica della lettura (ma quale lettura?) non li riguardasse. Invece se vogliamo coltivare la speranza che poi a casa il bambino incontri ancora il libro è necessario spezzare questa visione e coinvolgere l’adulto il più possibile. Per molti bambini (e per molti adulti) l’incontro a scuola o in biblioteca è una delle rare occasioni in cui avvicinarsi al libro. Ma cosa succede se quell’incontro diventa un teatrino? Che il bambino forse porterà a casa il libro in questione, ma che il genitore risulti escluso dal processo; forse penserà ,di non essere in grado di leggerlo con lo stesso entusiasmo respirato durante la lettura animata, oppure, se si è totalmente disinteressato alla lettura, non aprirà nemmeno l’albo (e questo, ahimè, vale anche per alcune maestre). Altro pericolo è di far portare a casa al bambino solo albi “divertenti” (il libro di narrativa questo sconosciuto) e di non avergli fornito davvero, gli strumenti per capire quale libro preferisce leggere, dato che spesso la lettura animata è così forte da annullare il senso critico in chi ascolta.

Cosa vuole dire leggere un libro?

La lettura di un libro è per lo più un fatto intimo che non ha nulla a che vedere con l’attorialità né tanto meno con l’animazione. È un rito che avvicina i bambini al proprio immaginario interno, che semina la bellezza delle parole, che apre le porte alla narrativa e all’ascolto. Gli attori fanno gli attori, e i lettori? I lettori fanno i lettori, soprattutto quando non possiedono esperienze teatrali consolidate alle spalle, la mancanza delle quali rischia di far diventare un lettore-attore alquanto ridicolo. E se dobbiamo dimenticare ogni velleità attoriale (è proprio necessario a mio avviso per instaurare un vero legame tra il bambino, la storia e il narratore), la lettura deve essere il più possibile vera e personale. Posseggono ancora un’idea, di cosa voglia dire davvero leggere, gli adulti che non leggono più? Gli adulti che non leggono solo albi illustrati, ma un romanzo, un saggio, un articolo di giornale. E i bambini che leggono solo gli albi illustrati, sono capaci di ascoltare storie più lunghe?

Si sente dire che il bambino che legge diventa più intelligente, che attiva più sinapsi, che diventa capace di capire le cose e il mondo. Immagino siano tutte cose vere, ma attenzione: la lettura non deve diventare una prescrizione medica, non ci si deve sentire colpevoli se non si è letto al bambino durante la gravidanza o nei suoi primi anni di vita. Il libro nella prima infanzia è diventato affare anche dei pediatri. Sia chiaro: ben venga che ci siano dei luoghi pubblici dove incontrare il libro, ma quale libro? E con quali intenzioni o premesse lo si incontra? Spesso le bibliografie a disposizione presso i pediatri, puntano più sullo 0-3 che sulla fascia 3-6 anni, con il risultato che il libro di narrativa non viene mai proposto. Visto poi che il libro per bambini è una cosa facile, molti specialisti si improvvisano librai, oppure si affidano ciecamente a bibliografie stilate da altri, senza domandarsi se il libro è un buon libro oppure no. Ma non si diventa davvero lettori se non si affina il proprio senso critico. E purtroppo questa questione vale anche per molti “lettori volontari”, ingaggiati spesso dopo un corso su come si legge, ma non su cosa si legge.

Il libro deve essere un piacere, non un impegno, deve essere un momento di condivisione non sforzato né ansioso. I genitori non devono diventare dei collezionisti compulsivi di albi, né diventare a tutti i costi “esperti” di letteratura per l’infanzia, ma devono senz’altro sviluppare un senso critico profondo, che permetta loro di non cadere nelle trappole della lettura a tutti i costi e del cognitivismo estremo, che oggi muove l’infanzia tutta. Il libro lo si può incontrare in qualunque momento della vita anche se prima non ci è mai stato proposto, può diventare un porto sicuro a cui approdare, un’oasi nel deserto, un modo per riscattare se stessi o per ritrovarsi; ma mai un libro ci farà diventare più intelligenti a priori.

Il libro è un luogo di quiete, dove il tempo si dilata, dove si impara la fatica e la pazienza, virtù necessarie se si vuole educare nei bambini un orecchio d’oro, perché la capacità di ascoltare, come quella di saper guardare, si costruisce nel tempo. I buoni libri insegnano al lettore, la capacità di distinguere le storie belle, da quelle che vogliono solo insegnare o sono scritte male. I libri provocano empatia. I libri belli della mia infanzia risuonano ancora in me, tanto che, oggi, come libraia aspiro ad un ritorno al bagliore quieto delle storie, alla loro voce mai affettata, al loro suono pulito e vero aldilà di qualsiasi precetto o convinzione.

Manifesto del Lettore Custode

  1. Il lettore custode è un lettore: legge per sé non solo libri per bambini.
  2. Il lettore custode desidera coltivare nei bambini e negli adulti l’amore per le storie. Ama i romanzi, la poesia, gli albi illustrati, le enciclopedie, i racconti…
  3. Il lettore custode desidera abbandonare l’idea di animazione legata alle storie per creare momenti di profondo coinvolgimento con il libro.
  4. Il lettore custode si prende cura dei libri, dei bambini e degli adulti che li accompagnano; si premura che le pagine non vengano strappate, indica alcuni dettagli preziosi nascosti tra le illustrazioni, salvaguardia il silenzio.
  5. Il lettore custode si adopera per intessere intorno al libro un clima raccolto e un tempo disteso.
  6. Il lettore custode fomenta la lettura leggendo storie a bassa voce a singoli bambini o a piccoli gruppi considerando la lettura una “questione privata”.
  7. Il lettore custode si rende disponibile al dialogo piccolo tra il libro e il bambino, usa solo la sua voce più vera e lascia che l’idea di divertimento acquisti una dimensione altra rispetto ai meccanismi mediatici di intrattenimento.
  8. Il lettore custode può svolgere la sua funzione di accompagnatore alla lettura in qualsiasi luogo purché lo spazio a sua disposizione sia disposto ad accoglierlo con dignità. Biblioteche, aule scolastiche sono i suoi luoghi d’elezione.
  9. Il lettore custode ha un pensiero politico, ha cioè cognizione che fomentare la lettura implica una responsabilità, e che l’atto di leggere, per quanto piccolo, ha una ricaduta sulla collettività.
  10. Per un lettore custode la scelta dei libri è molto importante: egli desidera incoraggiare nei suoi lettori un senso critico guidandoli alla scoperta della buona letteratura per bambini e ragazzi

Queste sono le basi del lettore custode.

Il Lettore Custode è un progetto a cura della libreria Radice-labirinto di Carpi. Per iniziare la strada di Lettore Custode occorre necessariamente una formazione iniziale, in quanto, la prima domanda che si pone chi vuole apprendere questa metodologia, è “perché” e non “come”.

La poetica del Lettore Custode è strettamente legata alla poetica della libreria: bisogna capire perché è nato, quale sia il suo contesto di riferimento e individuare attraverso un’analisi e una formazione accurata, quali siano oggi le pratiche più consone legate alla lettura ad alta voce.

Il Lettore custode ha sviluppato un senso critico rispetto alla buona letteratura per l’infanzia, così che non si debba avvalere di bibliografie create da altri, ma individuare le proprie. Il lettore custode ha fatto una ricognizione della propria biblioteca domestica e ha aperto un confronto costante e proficuo con i librai e i bibliotecari. Una volta avviato alla metodologia, il lettore custode avrà a disposizione una casella di posta dedicata, in cui scambiare dubbi, pareri e pensieri con i librai di Radice-Labirinto e gli altri lettori custodi, ed eventualmente partecipare ad ulteriori incontri di approfondimento.

Il lettore custode a scuola e in biblioteca

Lo scopo è sostituire la lettura animata con un educazione alla lettura che poi resti come pratica quotidiana nella classe o in biblioteca. A volte, le maestre e i bibliotecari sono scettici sul fatto che si possa inserire una modalità di lettura silenziosa, o che sia possibile, nel tempo, leggere a dei bambini un libro di narrativa. Il lettore custode allora sarà fondamentale per far germogliare una nuova consapevolezza.

La maestra o le maestre della classe vengono da subito coinvolte nel ruolo di lettore custode.

I vantaggi del piccolo gruppo

Con pochi bambini intorno a voi non sarete costretti a forzare il testo, ad alzare eccessivamente la voce, a gesticolare o a mimare con il corpo parti della storia. Anche mentre narrate senza il supporto del libro o state leggendo un libro di narrativa, il vostro corpo parteciperà alla storia, ma il corpo di un narratore o di un lettore, appare sempre naturale e autentico. Niente cappelli da strega, niente voci eccessivamente calcate, niente teatro quando narrate. Il narratore e il lettore non sono attori. L’attore non lo vuole vedere il suo pubblico: che tossisca, si annoi, si addormenti, egli continuerà per la sua strada fino alla fine del copione. Il narratore e il lettore vivono nello sguardo di chi ascolta, cambiano ritmo e voce a seconda della tensione del loro pubblico.

I Ricordalibro

Nelle occasioni di lettura in luoghi pubblici, i lettori custodi preparano i Ricordalibro, dei segnalibri in cartoncino in cui segnare il libro o l’albo letti insieme ai bambini, sia in gruppo che individualmente. In questo modo i bambini e gli adulti che avranno iniziato un libro di narrativa, potranno terminare la lettura tra le pareti domestiche, prendendo in prestito o acquistando il libro in questione. La stessa cosa accadrà per gli albi, anche se, per la lunghezza dei testi, gli albi verranno letti dall’inizio alla fine durante l’ora a cura del lettore custode. In calce ad ogni Ricordalibro verrà segnalato l’indirizzo della biblioteca più vicina e il nome di una libreria specializzata degna di fiducia.


Nota

La metodologia del lettore custode è in via di definizione e sperimentazione. Crediamo sia possibile, dopo un periodo di prova in cui si è lavorato insieme ad altri lettori custodi, tentare di praticare l’iniziativa anche da soli, in modo da mostrare alle maestre, come riservare a scuola un tempo per la lettura individuale o a piccolo gruppo. Inoltre i bambini invitati alla quiete, tendono ad interiorizzare i processi, e non è da escludere che anche in modo autonomo, dopo qualche incontro con il lettore custode e con la pratica delle maestre, essi cambino le loro modalità di approccio al libro. Il punto più alto a cui il lettore custode ambisce, è di instaurare la lettura quotidiana in silenzio o a piccolo gruppo, tra le mura domestiche o nelle aule scolastiche. Se i bambini si abituano a vedere il libro come una questione privata o a condividere una storia anche in solitudine, avranno certamente più possibilità di appassionarsi alla lettura.

La metodologia del Lettore custode non vuole soppiantare la lettura ad alta voce: modalità che tanti lettori trovano congeniale in molti contesti. Tuttavia credo sia necessario, introdurre nel lettore volontario e in tutti coloro che si occupano di promozione alla lettura, un senso critico maggiore, sia rispetto al proprio ruolo, sia nei confronti dell’infanzia. Tutte le volte che si decide di leggere un libro ad alta voce, che si operano delle scelte rispetto agli albi da presentare, che si mette in atto una lettura animata, il lettore si trova a confrontarsi più o meno consapevolmente con una propria idea di infanzia, che orienta tutto il suo agire. Con la metodologia del lettore custode si vuole portare alla luce questa consapevolezza, perché solo sapendo chi è il bambino, solo sapendo riconoscere le buone storie, solo prendendo coscienza delle aspettative del pubblico (genitori e insegnanti), si potrà scegliere per sé la pratica più congeniale.

Certamente la metodologia del lettore custode è meno eclatante, meno spettacolare della lettura animata e inizialmente si potrebbe dover far fronte alla delusione dei committenti; ma il lettore custode deve essere forte nelle proprie consapevolezze, portare avanti il proprio pensiero con determinazione, calore e benevolenza, accogliendo le perplessità degli adulti e spiegando il fine del proprio operato: infondere l’amore per le storie e la lettura.

Costi:

il seminario ha un costo di 70 euro e si attiva con un minimo di 15 iscritti.

Durata:

il seminario inizia alle ore 10 e termina alle ore 17.
Argomenti:

  • Albo e libro illustrato
  • Narrativa, poesia e libri enciclopedici
  • Libri ed infanzia oggi
  • La lettura “animata”
  • Cosa vuol dire leggere un libro
  • Il libro come “questione privata”
  • I vantaggi del piccolo gruppo
  • Come organizzare un grande gruppo con la metodologia sperimentale del “Lettore custode”
  • Il lettore custode a scuola e in biblioteca
  • Prove pratiche, selezione dei libri e “ricordalibro”

Luogo:

Il seminario verrà condotto a Scuola Radice , Via Traversa S.Giorgio, 22 a Carpi. E’ possibile parcheggiare nel cortile della scuola.

Pausa pranzo:

la pausa pranzo sarà dalle 13 alle 14. E’ previsto un ricco buffet a Scuola Radice. Il costo è di 10 euro. Questa ci sembra la soluzione più comoda e ci permette di devolvere una piccola quota all’Associazione Radice che gentilmente ci ospita.

Attestato:

alla fine del seminario verrà rilasciato un attestato di partecipazione e la spilla di Francesca Dafne Vignaga con il logo del “Lettore custode”. In accordo con i partecipanti si potrà decidere una giornata tra maggio e giugno in cui sperimentare la metodologia intrapresa.

Pagamento:

la quota dovrà essere versata al momento dell’iscrizione tramite bonifico bancario o passando direttamente in libreria. E’ possibile pagare il seminario con la Carta del Docente.