James e la pesca gigante di Roald Dahl

Scritto il 6 ottobre 2016 nella sezione Consigli di lettura

James e la pesca Quentin BlakeSi avvicina il centenario della nascita di uno tra i più importanti scrittori per bambini e ragazzi del
secolo scorso, Roald Dahl.

Molte sono le iniziative che stanno accompagnando e accompagneranno questo anniversario che vedrà il suo culmine il 13 settembre 2016, data di nascita del celebre scrittore; intanto noi abbiamo inserito uno dei tanti libri di questo straordinario interprete del pensiero bambino, nei nostri consigli di lettura per l’estate presentati a voi con il piccolo concorso “Il buco nero”.

James Harry Trotter (vi ricorda qualcosa questo nome? Se state pensando al mago più famoso della letteratura contemporanea per ragazzi non state sbagliando) è un bambino felice fino a quando un rinoceronte non divora i suoi genitori.
Con un tipico inizio alla Roald Dahl – bambini fortunati o poveri a cui capitano contemporaneamente cose terribili ed eccezionali – “James e la pesca gigante” cattura immediatamente l’attenzione del piccolo lettore, il quale, statene certi, già guarda il suo tempo come un uomo di mondo scruterebbe e attraverserebbe una terra impervia e avventurosa. Un simile inizio non è molto differente da un incipit fiabesco, dove il lettore ( e il narratore) capiscono subito che non si può crescere senza attraversare il bosco. E il bosco di James Harry Trotter è dapprima la casa di Zia Spugna e Zia Stecco – i nomi in Roald Dahl sono sorprendenti quanto in Calvino – per poi diventare una mirabolante e pericolosa avventura a bordo di una pesca gigante.
Il grande talento di Dahl risiede nella sua scrittura che riflette i sogni e la fantasia dei bambini; forse i lettori adulti si sentiranno un pó spaesati a leggere di insetti mastodontici, di gabbiani legati ad un filo di seta, di uomini nube che, come la Fata Morgana di Andersen, abitano sui cumulo nembi di un cielo notturno. Ma a sfumare le loro perplessità e reticenze arriveranno gli occhi brillanti dei bambini che rideranno a crepapelle ad ogni sospiro del Lombrico, si divertiranno con le canzoni del Millepiedi, vi chiederanno di leggergli – per favore!- un altro capitolo. E mentre i bambini vedranno appagata nella trama sempre accesa di Roald Dahl la loro incredibile sete di “non sense”, ovvero quel meccanismo narrativo attraverso il quale si legittima la possibilità di reinventare il mondo, gli adulti potranno reicontrare il loro sè piccolo e vivo, nello specchio fedele dell’entusiasmo dei propri figli.

 

TwitterGoogle+LinkedInShare