La voliera d’oro – Albo narrativo

Scritto il 9 ottobre 2015 nella sezione Consigli di lettura

CopertinaIl desiderio è una gabbia, una splendida gabbia dorata.
Più cose desideriamo più le sbarre si stringono intorno a noi e il mondo sembra solo un ammasso di macerie abitate da una solitudine inconsolabile.
Di questo e di molti altri misteri sembra parlarci Anna Castagnoli nella sua storia dorata che assomiglia ad una fiaba.
Valentina è figlia di un imperatore, possiede molte scarpe, molti cappelli e molte cinture, ma non sappiamo se abbia una madre, se sia mai stata accarezzata, amata, se sia stata una figlia desiderata, come nelle migliori tradizioni fiabesche. Sappiamo però che viene accontentata, ogni suo desiderio è un ordine per il padre perché Valentina è prepotente e terribile, una principessa di odio e di sangue.


Tavola 1Tavola 1.
Valentina sopra ogni cosa ama gli uccelli, e li brama.

Ha cento voliere, tutte stracolme di uccelli.
Poveri uccelli!
Fitti fitti in quelle gabbie come Carll Cneut li dipinge nelle sue magnifiche tavole: un mosaico di piume e occhi.


Opmaak 1Tavola 2
Valentina non vuole uccelli comuni; lei vuole uccelli rarissimi, così rari da esistere solo nella sua immaginazione: l’uccello dal becco di corallo, quello dalle ali di vetro, quello che sputa acqua.
I servi partono per luoghi lontani e desolati, si calano nei coni di vulcani ardenti, si arrampicano sulle più ripide scogliere, attraversano giungle impenetrabili per poi tornare con splendidi uccelli che paiono assomigliare ai desideri di Valentina.
I servi rappresentati da Carll Cneut sono straordinari, le mie figure predilette. Con una maestria fuori dall’ordinario Carll Cneut riesce a tradurre in ogni istante la loro inquietudine: corrono, sussurrano, bisbigliano, si prostrano, mostrano desolati gabbie vuote.
Molti servi perdono la vita nei viaggi perigliosi, altri si vedono spiccare la testa dal collo quando Valentina si accorge di essere stata ingannata. “Questo non è quello che ho domandato” e Zac, una testa vola.


tavola 3Tavola 3
Il desiderio è un inganno e può essere ripagato solo con la stessa moneta.
E più Valentina si accorge di essere raggirata, più sente crescere il lei la forza di un desiderio che inesorabilmente la trascina alla disperazione.
Così il desiderio le fa sognare l’uccello che parla.
Fino a che punto potrà spendere, distruggere, far rotolare teste ai suoi piedi per soddisfare la sua inquietudine? Fino a quando, si chiede il lettore, è possibile indugiare nel deserto della nostra bramosia prima di anelare alla verità?
Forse fino a quando non siamo disposti a impegnarci con noi stessi, e fino a quando non risparmiamo la vita di un giovane servo per ricevere un dono inaspettato.

Prometti? Chiede il giovane servo dagli occhi furbi come frecce.
Prometto. Risponde Valentina.

Ed ecco che in una giungla fitta di alberi, in una tavola così verde e rigogliosa da contrapporsi nettamente alle tinte ocra delle tavole precedenti, lì, tra la frescura di un meraviglioso scorcio segreto, Valentina riceve dentro ad un piccola scatola un piccolo uovo.


tavola 4Tavola 4
Valentina dovrà prendersi cura di quell’uovo fino alla schiusa; e Valentina lo farà, e lo amerà a tal punto da fargli un nido con i suoi capelli.
Poi si addormenterà accanto ad esso per “dormire tutto il sonno che viene dopo” (per usare i versi che Silvia Vecchini dedica alla Bella Addormentata nel suo libro di poesie “in mezzo alla fiaba” ), in un bosco impenetrabile di vecchie gabbie arrugginite e vuote.


tavola 5Tavola 5
Quando ero piccola mi piaceva mi si raccontasse la fiaba di Italo Calvino, “L’uccel Belverde”. La fanciulla dai capelli d’oro e con la stella in fronte desidera che i fratelli le portino l’acqua che balla, l’albero che suona e l’uccel Belverde perché solo così il suo giardino conterrà tutte le meraviglie del mondo.
I fratelli, grazie all’aiuto di un’eremita, le portano l’acqua che balla e l’albero che suona, ma quando si tratta di catturare l’uccel Belverde cadono pietrificati.
L’uccel Belverde ha la straordinaria capacità di parlare e quando parla dice solo la verità, racconta cose che non vorremmo sentire, quelle cose che ci fanno, per l’appunto, rimanere di sasso; coloro che hanno l’ardire di rispondere alle sue parole insidiose vengono immediatamente tramutati in statue. Toccherà allora alla fanciulla con la stella in fronte catturare l’uccel Belverde per poter liberare i suoi fratelli dall’incantesimo; e quando essi saranno salvi, e la fanciulla avrà impegnato se stessa per ottenere ciò che tanto desiderava, l’uccello li ricompenserà liberandoli dagli inganni delle zie malvagie, e rivelando al re che essi sono i figli che tanto aveva desiderato.

Valentina sogna l’uccello che parla, ma non sappiamo cosa gli sussurri in sogno; Anna Castagnoli ci dice che l’uccello si rivolge a Valentina con dolcezza e che quando la mattina seguente la bambina si destò dal suo sonno, era di ottimo umore.
Poi il volto di Valentina si annebbia nuovamente perché ora lei vuole prolungare la felicità di quel momento. Valentina desidera l’uccello che parla per metterlo nella voliera d’oro, la centounesima gabbia che da tempo attende l’esemplare più raro al mondo.
Ma la verità così come l’amore sono espressioni di un animo libero, pronto a spiccare il volo, svuotato dal desiderio. L’uccello che parla non si lascia mettere in gabbia, l’unica gabbia che lo può contenere è quella calda di un guscio d’ uovo, metafora di futuro e di speranza. Uno uovo che deve essere custodito e amato, che insegna la pazienza e la perseveranza.


Opmaak 1Tavola 6
“L’uccello lotta per uscire fuori dal suo guscio; l’uovo rappresenta il mondo; chi vuole rinascere deve distruggere il vecchio mondo precedente.”

Così scrive Max Demian su un biglietto destinato a Emil Sinclair nel romanzo di formazione di Herman Hesse “Demian”.
Demian è stato una lettura della mia giovinezza, un libro che è riaffiorato alla memoria dopo la lettura de “La voliera d’oro”.
Un romanzo, quello di Hesse, fortemente influenzato dalle teorie Junghiane e dagli orrori della prima guerra mondiale.
Anche Valentina è alla ricerca di se stessa e ha intorno teschi di servi decapitati per i capricci del potere. L’ombra e l’inquietudine della storia di Valentina scivolano dentro tutte le tavole di Carll Cneut che riesce mirabilmente a celarle sotto i fasti dell’oro.


tavola 7Tavola 7
Emil Sinclair scoprirà che non ci può essere salvezza senza smarrire la via, che la sua spasmodica ricerca dell’ombra non è che la volontà di abbracciare la luce e che tutte le strade sono possibili quando andiamo alla ricerca di noi stessi e della verità.
Emil dipinge quadri surreali e Valentina gioca nella sua camera circondata dai ritratti di uccelli immaginari che lei stessa dipinge. Spinto dall’amore per il suo amico Demian, Emil dipinge un magnifico uccello che esce da un uovo; nel momento più significativo del libro Valentina sogna l’uccello che parla e Carll Cneut, con una delicatezza e una poesia disarmanti, lo disegna sulla doppia pagina con mano bambina. Un catalogo ornitologico è la Voliera d’oro, ogni esemplare è ritratto nei minimi dettagli; eppure l’uccello più importante è appena tratteggiato, ha il becco e la bocca, sorride benevolo come un disegno appeso al frigorifero di casa.


tavola 8Tavola 8
Valentina si addormenta e non ci è dato sapere quando si sveglierà e se pure l’uovo si desterà dal suo sonno rivelando ciò che ha tenuto nascosto; la storia finisce così, nel silenzio di un altro sogno possibile; ma come la luce e l’ombra si sono alternate nelle tavole di Carll Cneut, come la desolazione e il vuoto di alcune scene hanno lasciato spazio alla pienezza di quadri splendidamente opulenti, allo stesso modo Anna Castagnoli ci lascia, a postilla del libro, molti finali possibili.
Quale amerete di più? Quale vi calzerà come un guanto in questo momento preciso della vostra vita?
Come per Emil Sinclair la strada tracciata ai vostri piedi è solo vostra, l’uovo che tenete tra le mani potrebbe rompersi o non schiudersi mai.
Valentina dorme, ma se voi siete desti potete fare la vostra scelta.

Da parte mia, mi sono chiesta come sarebbe diventata Valentina senza quell’uovo miracoloso, e mi è apparsa l’immagine di un vecchio film del 1959, “Improvvisamente l’estate scorsa”, diretto da Joseph L.Mankiewicz, e tratto dalla piece teatrale di Tennessee Williams. Una superlativa Katharine Epburn interpreta il ruolo della ricca ed eccentrica Mrs. Violet Venable, una donna molto sola circondata da un giardino dall’aspetto surreale, una sorta di giungla primordiale piena di felci primitive e piante carnivore che lei accudisce e nutre con cura maniacale. Mrs. Violet Venable era solita accogliere i suoi ospiti scendendo dal primo piano nell’atrio seduta in uno splendido ascensore a forma di voliera. La pellicola è in banco e nero, ma scommetto che la gabbia era d’oro.

TwitterGoogle+LinkedInShare