Le fiabe dei Fratelli Grimm – Raccolta di fiabe

Scritto il 11 ottobre 2013 nella sezione Consigli di lettura

Il ciclo di incontri serali “80 lune” dedicato agli adulti, che si svolgerà in libreria a partire dal 29 ottobre, vedrà il linguaggio simbolico della fiaba come elemento portante delle tre conferenze incluse nel “Progetto Briciole”.
Per parlare dei significati profondi e sottili che abitano e vivificano lo scenario ancestrale di ogni racconto orale è necessario, prima di tutto, conoscere le fiabe. Conoscere per molti di voi significherà ricordare.
grimm 6Ognuno custodisce nell’animo la voce di una nonna, di una madre o di un padre che per addormentarci ci raccontavano Cappuccetto Rosso, Il Principe Ranocchio o La Bella addormentata.
Molti racconteranno oggi queste storie ai propri figli o nipoti e mentre la voce si colora di toni e sfumature e le parole escono quasi senza pensarci, starete cambiando qualche elemento della storia, mentre a livello più profondo starete rielaborando il ricordo della fiaba con particolari rivelatori del vostro vissuto, dando così inconsapevolmente fiato al paradosso di ogni tradizione orale: la trasformazione senza il mutamento.
La celebre frase del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” si addice perfettamente all’universo fiabesco. Il nucleo originario di ogni fiaba, costituito dai personaggi principali e dall’ossatura portante della trama, è rimasto intatto dalla notte dei tempi.
Ciò che invece, nella forma orale, ha trovato un caleidoscopio di sfumature in cui declinarsi è l’insieme degli elementi mobili della fiaba, ovvero quei meccanismi narrativi legati agli strumenti magici, ai personaggi di secondo grado che tuttavia intrecciano e definiscono, in ogni cultura, il tessuto ricco del substrato immaginativo.

grimm 5Nella cultura occidentale basta pensare a quanta influenza abbiano avuto il cinema ed il lungometraggio di animazione nel modificare il nostro immaginario legato alla fiaba. Possiamo di certo dire che il cinema è parte integrante della cultura dell’uomo del novecento e del nuovo millennio: la settima arte di cui tutti sappiamo usufruire anche se con competenze differenti.
Non pensiate che questo approccio sia scontato poiché molti studi antropologici dimostrano come il linguaggio cinematografico non sia affatto semplice per popolazioni abituate a vivere il presente non come una sequenza di eventi, ma come singoli fotogrammi ai quali prestare via via attenzioni diverse (è il caso della popolazione amazzonica consueta, per altro, a visioni di poca profondità prospettica). Di contro, la sceneggiatura dei primi film muti, che si esprimeva sullo schermo attraverso passaggi di inquadrature piuttosto bruschi, è stata assolutamente spiazzante per la popolazione slava dei primi del novecento che, abituata alla vita agreste lineare e metodica fatta di eventi strettamente inanellati gli uni agli altri, non riusciva a collegare tra loro le immagini producendo un profondo senso di spaesamento.
Questo per dire che nessun linguaggio è scontato: fin dai primi giorni di vita, il bambino impara a decodificare la realtà in cui si trova immerso, la quale è fatta non solo di parole, ma anche di immagini e di immaginari condivisi.

grimm 3Le fiabe dei fratelli Grimm, attraversando il secolo scorso, hanno subito aggiustamenti e rimaneggiamenti significativi soprattutto a carico di alcune rielaborazioni cinematografiche che sono a loro volta specchio di una nuova attenzione verso il bambino e verso l’infanzia in generale, considerata ormai una tappa fondamentale e a sé stante nella vita dell’uomo.
L’infanzia diventa oggetto di studi approfonditi in tutti gli ambiti del sapere e, con un’operazione discutibile, si decide di tutelare il bambino da certi aspetti grotteschi o ambigui tipici del repertorio fiabesco.
Si potrebbe poi sottolineare come le trasformazioni della trama secondaria e degli elementi magici provocate delle immagini dei lungometraggi animati, abbiano una potenza differente rispetto ai piccoli e lenti mutamenti della trasmissione orale.
I cambiamenti che il cinema opera sulla fiaba si appoggiano non più al solo senso dell’udito strettamente collegato all’immaginazione del bambino, ma soprattutto alla vista che è in grado di fissare istantaneamente alle parole un’immagine precisa e indelebile.
Come mi raffigurerò Biancaneve dopo averla vista sullo schermo? Quando si ascolterà la fiaba prima di dormire quali immagini prevarranno: quelle archetipiche che, con la loro forza, attingono forme e colori dal vissuto e dall’inconscio del bambino o quelle collettivamente condivise grazie al mezzo cinematografico?
La risposta non è scontata e credo possa dipendere molto dall’indole e dai bisogni di rielaborazione e di crescita di ogni singolo bambino.
Le fiabe sono certamente assai potenti e, nonostante siano state assaltate da un nuovo mezzo espressivo (più forte indubbiamente di una tavola illustrata), penso sappiano trovare la strada per l’inconscio di uomini, donne e bambini.

grimm 2Potremmo aggiungere che se da un lato la visione cinematografica di massa ha trasformato nell’immaginario collettivo alcuni aspetti della fiabe fissandoli con una forza mai conosciuta prima, dall’altro ha riconfermato, ancora una volta, quanto le fiabe siano un terreno universale sul quale agire per trasmettere, più o meno consciamente, i progressi esteriori ed interiori dell’umanità.
Proprio in virtù di questo potere che la fiaba ha di essere sempre antica e al tempo stesso così fortemente legata al presente, si avverte oggi l’esigenza di riprendere in mano la raccolta di fiabe dei fratelli Grimm.
Il bambino oggi ha bisogno di costruire consapevolezze profonde rispetto al proprio sé perché sarà la sua capacità di penetrare la realtà a porre le basi per il cambiamento. C’è la necessità di coltivare nel giardino dell’infanzia una sensibilità per il proprio mondo interiore che consenta una maturazione della psiche il più possibile armonica per poter dare agli uomini di domani la forza e la capacità di riconoscersi gli uni negli altri. Le fiabe, nella loro accezione originaria, parlano ai bambini di prove da superare, di terribili streghe, ma anche di coraggio e di abbandoni che si evolvono in maturazioni personali volte al conseguimento della felicità.
Il bambino ha bisogno di credere ancora nel potere rivoluzionario dell’immaginazione e per alimentare in lui questa consapevolezza non vi è nulla di più auspicabile di un ritorno al racconto orale o al libro illustrato, dove le poche tavole dipinte lasciano respiro alla fantasia.
Sono altresì convinta che la valenza simbolica della fiaba sappia risuonare con altrettanta efficacia nell’inconscio dell’adulto contemporaneo per sanare alcuni meccanismi stranianti della società moderna.

grimmEcco allora che il bellissimo libro edito da Taschen “Le Fiabe dei fratelli Grimm” ci giunge in aiuto. Questo raffinato volume, a cura di Noel Daniel, ci presenta le fiabe raccolte a partire dal 1812 dai due fratelli tedeschi di Kassel. Il libro racchiude ventisette fiabe delle oltre duecento che Jacob e Wilhelm Grimm trascrissero nella settima edizione della loro antologia del 1857, uscita quarantacinque anni dopo la prima e dopo anni di studi antropologici approfonditi.
In effetti, i fratelli Grimm iniziarono a raccogliere fiabe spinti da intenti antropologici e linguistici e non con l’obbiettivo di creare un’opera per bambini. Questo dovrebbe far risuonare in noi molti campanelli: prima che le fiabe fossero relegate al mondo infantile esse venivano raccontate da adulti ad altri adulti e trasmesse poi ai bambini che accanto al focolare ascoltavano rapiti gli antichi racconti.
Il libro della Taschen ha un’altra particolarità che lo rende ancora più prezioso: contiene le tavole degli illustratori più celebri che prestarono la loro arte per rappresentare le fiabe dei Grimm. Da Gustav Sus a Wanda Zeigner-Ebel, passando per il pennello di Joseph Urban a quello di Franz Wacik e dai vividi colori di moltissimi altri famosi pittori dell’epoca. Sono state inserite più immagini per storia e splendide tavole a silhouette, ovvero rappresentazioni popolari povere perché realizzabili con carta e forbici o taglierino. grimm 4Le silhouette erano realizzate soprattutto da donne che non avevano accesso alle accademie d’arte e prendevano ispirazione dalle ombre cinesi e dalle lampade magiche che rendevano visibili come in un sogno streghe e folletti. Queste immagini, semplici eppure colme di significato, richiamavano a livello simbolico le ombre del crepuscolo, cioè il momento magico in cui ci si radunava intorno al focolare o nella stanza del filatoio per raccontare le fiabe.

“Le fiabe dei fratelli Grimm” di questo prezioso volume ci danno la possibilità non solo di leggere o rileggere le fiabe nella loro forma originale, ma di offrire allo sguardo un immaginario antico eppure nuovo dove potersi perdere rispettando i tempi della propria fantasia.
E mentre calano le tenebre e la realtà svanisce, entriamo in un mondo onirico in cui riversiamo significati personali che hanno trovato eco nelle parole e nelle immagini delle fiabe.

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