Libro e realtà

Scritto il 14 aprile 2014 nella sezione Blog

Premessa

Continua la mia riflessione intorno ad alcune tipologie di libri per bambini iniziata con l’articolo “Libro Fuoco” e proseguita con l’articolo “Un libro di cartone”.

In questi post esprimo alcuni pensieri che derivano direttamente dalla mia esperienza di libraia e credo che non avrei potuto scriverli con la stessa lucidità un anno fa, prima cioè di incontrare, ogni giorno, tanti bambini e genitori in libreria.
Ricordo ai miei lettori che in nessun modo voglio esprimere un giudizio su di loro; piuttosto indirizzo la mia critica sul tipo di libri che oggi il mondo dell’editoria offre, sperando di disegnare una mappa con la quale orientare le proprie scelte.

Deborah Soria è una libraia davvero speciale, non solo perché con il suo camper Ottimomassimo porta in giro per l’Italia i libri per bambini laddove non ci sono né librerie né biblioteche, ma anche perché con Ibby Italia sta costruendo una biblioteca a Lampedusa.
Incontro Deborah ogni anno all’assemblea delle librerie indipendenti ragazzi e in compagnia di altre colleghe ci scambiamo consigli e ci raccontiamo aneddoti divertenti. Quello che sto per raccontarvi è uno di questi.

FORTUNATAMENTE-cover

Illustrazione di Remy Charlip

Durante la lettura dell’albo illustrato “Fortunatamente” di Remy Charlip, Deborah divide i bambini in due gruppi: i pessimisti da una parte e gli ottimisti dall’altra. Il libro infatti è tutto giocato sulle avventure e disavventure di Ned che fortunatamente riceve una lettera per partecipare ad una festa, ma che sfortunatamente è in Florida molto lontano da casa sua. Fortunatamente un amico gli presta un aeroplano, ma sfortunatamente il motore dell’aereo esplode. Fortunatamente sull’aeroplano c’è un paracadute, ma sfortunatamente nel paracadute c’è un buco. E via così, come su una montagna russa tra salite e discese dove la sconfitta lascia il posto all’entusiasmo. I bambini si divertono molto ad ascoltare, e le due fazioni fanno a gara di risate. Racconta Deborah che una volta mentre divideva i bambini per alzata di mano, un bambino ha chiesto “E i realisti dove vanno?”.

Illustrazione di Fred Calleri

Illustrazione di Fred Calleri

Vi ho raccontato questo aneddoto per introdurre un articolo in cui parleremo di libri e realtà e dove andremo a vedere cosa offre l’editoria per l’infanzia oggi quando si deve parlare ai bambini della loro quotidianità.
Anche se l’immaginazione può essere coltivata, i bambini nascono già con una innata predisposizione a giocare con la fantasia, a inventare e a creare. L’immaginazione e la fantasia sono chiavi con le quali i bambini affrontano i tanti misteri della realtà, insostituibili strumenti per interpretare il mondo che li circonda.
Tuttavia i bambini non sono solo fantasiosi. Perfino i bambini dotati della più fervida immaginazione sono dei “realisti”, degli attenti osservatori della realtà, perché la quotidianità è di per sé un’avventura, intessuta da una sequenza di gesti, azioni e parole che costruiscono l’ossatura di ogni singolo giorno, e ogni singolo giorno quando si è piccoli può nascondere un tesoro prezioso.

Illustrazione di Galya Popova

Illustrazione di Galya Popova

Uso il termine “realisti”, riprendendo l’aneddoto di Deborah, esagerando un po’ la predisposizione che i bambini hanno nel considerare la realtà interessante, e per darvi la misura di quanto le storie che parlano del quotidiano possano essere amate.
Cosa succede quando entriamo in libreria e chiediamo un libro che parli della vita di tutti i giorni e in cui i protagonisti sono dei bambini?
Per prima cosa ci imbattiamo in tantissimi albi illustrati e in pochissimi libri illustrati. Poi notiamo che negli albi illustrati che affrontano temi quotidiani i protagonisti sono per lo più animali (per questo vi rimando all’articolo blog L’altra maialina#1).

Cosa intendiamo per quotidianità?

Illustrazione di Fred Calleri

Illustrazione di Fred Calleri

Lo abbiamo detto tante volte in questo blog che le storie ci circondano, che in ognuna di esse possiamo trovare un pezzo di noi, rileggere o riscoprire un frammento di vita, reale o immaginaria che sia. La quotidianità è fatta di storie, certo; tuttavia alcuni giorni sono più speciali di altri ed è spesso di questi giorni che si parla nei libri perché una storia deve essere interessante per essere raccontata.
Allora, direte voi, che cosa c’è da dire sulla vita di tutti i giorni?
Laura Orvieto ci risponde così dalla sua biografia quando le viene chiesto cosa rappresenti per lei il libro Leo e Lia – Ho voluto scrivere la storia dell’aprirsi alla vita dei miei bambini – .
Non è facile scrivere del quotidiano, ci vuole talento per parlare di cose semplici, una sensibilità particolare e lo spirito di un cercatore d’oro.
Sarà forse per questo che oggi è così difficile trovare un altro libro bello come Leo e Lia?
La libreria Radice-Labirinto è orgogliosa di dirvi che nel suo primo anno di vita ha venduto oltre 100 copie di Leo e Lia di Laura Orvieto e i bambini e i genitori che si sono lasciati consigliare tornano sempre, chiedendoci un altro libro simile, ma ahimè, non c’è.
Questo dato è per noi molto significativo non solo perché riporta una grande scrittrice nelle case dei bambini, ma perché spinge i genitori a rivalutare le storie, quelle vere.

Illustrazione di Fred Calleri

Illustrazione di Fred Calleri

Otto genitori su dieci entrano in libreria non per cercare delle storie, ma per risolvere un problema.
E i problemi dei bambini paiono sempre gli stessi: paura del buio, difficoltà nel togliere il pannolino o il ciuccio e ansie da separazione.
I genitori entrano in libreria perché credono che un libro possa aiutare a risolvere questi problemi.
Ed ecco che avviene che la quotidianità di un bambino si riduce a questi eventi e per questo gli albi illustrati di cui si parlava prima pullulano di storie di questo tipo. Gugo, Topo Tip, il super coniglio Simone sono solo alcuni tra i personaggi animali più famosi a cui ne capitano di tutti i colori: perdono il ciuccio, gli nasce un fratellino, devono togliere il pannolino, vanno in ospedale, affrontano il primo giorno di asilo…
Povero Gugo, dico io! Certo un bambino che legge questi libri più che realista è un masochista! Inoltre questi libri vengono spesso acquistati prima che il problema sorga, come se fossero una medicina preventiva.
Che cosa pensa un bambino quando legge questi libri? Se non ha ancora affrontato il problema pensa che prima o poi lo avrà, se è già in una situazione critica si sedimenta in lui la sensazione che ci sia davvero qualcosa che non va.

I libri-aspirina

Illustrazione di Carl Larsson

Illustrazione di Carl Larsson

I libri che parlano del quotidiano in questo modo io li chiamo libri-aspirina. Sono come delle medicine, dei manuali per risolvere una situazione. Funzionano? Quasi mai. Perché? Perché è proprio quando un bambino ha un “problema”, o meglio, quando deve affrontare un passaggio nella sua vita, che la realtà e la razionalità non servono. Paradossale, direte voi.
Gli adulti occidentali ragionano per causa ed effetto, ma i bambini sono ancora puri.
La difficoltà nel togliere il ciuccio o affrontare una separazione, abbraccia un panorama più vasto di un problema contingente. Ogni bambino è unico e in virtù di questa unicità investirà i suoi passaggi evolutivi di emozioni diverse, complesse, assemblate tra loro a seconda di una specifica sensibilità e del proprio vissuto.
Le fiabe, antiche di secoli, racchiudono tutto ciò che serve per curare le ferite, per affrontare le paure, per diventare “grandi”. Le fiabe parlano attraverso gli archetipi e rappresentano bellissime metafore di vita; non esplicitano un problema, non lo mettono nero su bianco; lavorano in silenzio, nei sogni, agiscono sui desideri, ci parlano di coraggio e di paura, ci svelano la frustrazione e ci insegnano a superarla. E mentre fanno tutto questo restano semplici, comprensibili pur nella loro complessità. Le fiabe sono straordinarie.
Pensateci: è difficilissimo inventarsi una fiaba, solo alcuni tra i più grandi scrittori si sono cimentati in questo genere e sempre con molta cautela. Perché nelle fiabe c’è il passato del mondo, sono prove iniziatiche diventate voce e parole.
I bambini chiedono le fiabe ancora e ancora fino a che qualcosa vibrerà di una nuova luce interiore.

Ci sono delle eccezioni

Siamo partiti chiedendoci cosa sia la quotidianità: ebbene, nei libri per bambini la quotidianità è questa, affrontare

Clara Button

Clara Button

problemi. Possibile? Purtroppo si.
Ci sono ovviamente delle eccezioni che potrete trovare in una buona libreria per l’infanzia come “Betta sa andare in bicicletta”, “Mirabelle” e “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgreen.
Siete sorpresi di trovare Pippi in questo elenco? E perché mai? Pippi è una bambina che trasforma il quotidiano in un’avventura e troverete molta più realtà in Pippi Calzelunghe che non in Topo Tip.
E ancora Minty e Tink di Emma Chichester Clark, Clara Button di Amy De La Haye e Emily Sutton, A casa dei nonni di Arianna Squilloni e Alba Marina Rivera, Charlie e Lola di Lauren Child. Questi ultimi sono tutti albi illustrati.
Ma il libro che più di ogni altro , a mio avviso, riempie un buco editoriale che assomiglia ad un burrone, è il già citato Leo e Lia di Laura Orvieto.
Nessun altro libro coniuga una prosa tanto perfetta ad una quotidianità così vera e pulita che giunge alle orecchie dei bambini come una carezza.
E pensate che Laura Orvieto lo scrisse nel 1909!
Una bambina di tre anni è entrata un giorno in libreria dopo aver letto Leo e Lia, la sua mamma le ha chiesto “ Perché non dici ai librai cosa hai detto a noi di questo libro?” e la bambina timidamente ha risposto “Finalmente un libro sereno”.
Direi che non ci sia da aggiungere altro.

 

principe felice

Illustrazione di Maria Battaglia

Cari genitori, non entrate in libreria solo per risolvere i problemi dei vostri bambini, ma perché le storie sono belle di per sé stesse, belle da leggere, belle per rendere speciale un momento della giornata. Entrate e chiedeteci libri che parlino della quotidianità se volete, e noi vi faremo vedere ciò che abbiamo.
Non alimentate il mondo dell’editoria acquistando libri-aspirina perché se voi smetterete di leggere simili albi darete un segnale forte in primis ai vostri figli e poi all’intero mercato editoriale.
Forse alcuni editori cominceranno a chiedersi come mai certe storie non si leggono più, forse si interrogheranno su quale tipo di realtà vogliamo ridare attraverso le parole ai nostri bambini, di quale quotidianità hanno bisogno per crescere. E allora torneranno i bambini tra le pagine dei libri, dei Leo del ventunesimo secolo a dirci che la magia di ogni giorno sta nei primi fiocchi di neve, nel riuscire ad andare a casa da soli, nel lucidarsi le scarpine, nell’ascoltare una storia.

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