Lindbergh

Scritto il 18 novembre 2013 nella sezione Blog
illustrazione di Cezara Kolesnik

Illustrazione di Cezara Kolesnik

Ho lasciato che fosse il tempo a far sedimentare le emozioni, non volevo scrivervi lasciandole in balia di un vortice di pensieri che continuava a sollevare in aria la loro polvere sottile.
Questo articolo è dedicato a tutti coloro che hanno letto “Il tempo delle scelte” e che ci hanno lasciato un messaggio o un commento o sono passati in libreria con parole piene d’affetto.
L’articolo non è stato scritto per provocare una simile esplosione d’affetto, volevamo solamente mettervi a parte di un pensiero che potesse, in qualche modo, trovare in voi una qualche eco. La vostra riconoscenza è stata inaspettata e taumaturgica. Non c’è peggior malato di quello che non riconosce di aver bisogno di una cura. Noi candidamente ammettiamo che il vostro affetto ci ha fatto molto bene. Forse era l’unica risposta possibile che potevate darci che fosse realmente efficace.

Quando ti accorgi che ciò che stavi cercando appare improvvisamente diverso da quello per cui ti eri messo in cammino, ti ritrovi smarrito. Da dove sono partito? Cosa stavo cercando prima di incontrare la verità?
Non voglio rinnegare quanto scritto, sarebbe sciocco e incoerente, ma alla luce di quanto è avvenuto vorrei provare a rispondere io stessa ad alcune domande.
Per prima cosa ringrazio Ilaria Vasdeki per quanto sto per scrivere, perché avere accanto un’amica in grado di provocare in te il cambiamento e il dubbio è cosa assai rara e preziosa.

 

Illustrazione di Arseniy Lapin

Illustrazione di Arseniy Lapin

Ho capito di non dover addossare al pubblico della libreria la responsabilità delle mie scelte. Abbiamo deciso di intraprendere un cammino difficile, in un periodo storico denso e vuoto al tempo stesso. Non sarà facile tracciare una nuova strada e condurre il futuro per mano. Qualunque gesto, qualunque azione sarà solamente una goccia nell’oceano, ma l’oceano è fatto di milioni di gocce quindi è giusto che ognuno faccia la sua parte.
Noi, come Radice-Labirinto, vogliamo fare la nostra. Per farlo dovremo operare delle scelte a nostra volta. Il tempo delle scelte non è quindi solo il vostro, ma soprattutto il nostro. Romina nel suo commento all’articolo parla di sostenibilità e penso che questa sia una delle parole su cui dover riflettere a lungo. Una libreria è sì un luogo di cultura, ma è anche un esercizio commerciale e in quanto tale deve essere supportato da una buona economia.
Noi in primis, insieme a voi come utenti di Radice-Labirinto, possiamo scegliere su quali colonne si dovrà basare la nostra attività. Ci sono librerie che fondano la loro sopravvivenza sui laboratori, altre che vendono tantissimi libri, altre che reggono grazie alla vendita di accessori e giocattoli.
Che Radice-Labirinto non sia una luogo di laboratori lo avete scelto voi fin da subito e noi ne siamo stati felici; vendiamo libri, certamente, ma non ancora a regime e di certo non sopravviviamo grazie ai giocattoli e agli accessori.
Cos’è Radice-Labirinto? E’ una libreria che fortemente si struttura sull’identità dei suoi librai e le vostre parole piene d’affetto ce lo hanno detto forte e chiaro.

 

Illustrazione di Jimmy Liao

Illustrazione di Jimmy Liao

Questa è stata la vostra risposta e allora non possiamo che rimboccarci le maniche e fare in modo che tutti i futuri cambiamenti siano fortemente radicati in noi, capiti e accettati. E’ il compito più difficile perché ogni volta che si dovranno fare delle rinunce vorrà dire pure dare un nuovo assetto al nostro pensiero, abbandonare un cammino in cui si crede fortemente per trovare una strada più efficace. Vorrà dire anche che le delusioni saranno più amare, ma più intense le gratificazioni.
Per quanto mi riguarda eliminare i laboratori, a favore delle letture ad alta voce, non è stato difficile. La scelta del pubblico è stata corroborante e ha di nuovo orientato la nostra bussola verso la giusta direzione, quella che peraltro avevamo già delineato nelle parole scritte sul sito della libreria.

Illustrazione di Alexander Fedorov

Illustrazione di Alexander Fedorov

Più difficile sarà per me rinunciare al ciclo 80Lune se, una volta stabilito un biglietto d’ingresso, non dovesse più esserci il pubblico che ci sta regalando il tutto esaurito in questi primi tre mesi di conferenze. Sarà più difficile perché credo che parlare ai genitori, alle maestre e a tutti coloro che si prendono cura dei bambini sia fondamentale per far passare una buona cultura dell’infanzia e perché prima di presentarvi un incontro spendo con entusiasmo tante energie per lo studio del tema e la ricerca delle connessioni possibili tra i vari linguaggi. Questo tipo di incarico poi alimenta e tiene viva e aggiornata la mia voglia di essere una libraia, sostiene le mie parole quando vi devo consigliare un libro, mi permette di confrontarmi con voi per crescere a mia volta.

Certamente rimane sempre la formazione nelle scuole che è per me altrettanto vitale, ma vedervi giungere alle nove di sera per ascoltare una conferenza mi riempie di gioia.
La stessa cosa varrà se dovremo rinunciare alle letture ad alta voce, alle domeniche di Marcovaldo (che ahimè, non sono ancora riuscite a partire a causa dei pochi iscritti), e a tutte le proposte di Radice-Labirinto che raccontano di noi che questo mestiere è una appassionata missione.

Illustrazione di Anna Berezovskaya

Illustrazione di Anna Berezovskaya

Ed è proprio in queste ultime parole che si nasconde l’insidia e la bellezza del nostro lavoro. Potrà sembrare una frase banale, ma vi assicuro che perdere il filo è un attimo quando si lavora con passione perseguendo un ideale: si mette talmente tanta energia in quello che si fa che nello specchio della realtà non vediamo più gli altri, ma solo noi stessi e non capiamo perché quello che facciamo non ci torni indietro con palese corrispondenza.
Il vostro affetto ha disappannato il vetro, ora vediamo chiaramente. Paradossalmente le vostre parole non hanno accresciuto la nostra immagine, ma ce l’hanno mostrata per quella che è e per questo vi diciamo grazie.

 

 

Cecilia Vigano

Illustrazione di Cecilia Viganò

Se da Gennaio le nostre proposte non avranno lo stesso successo di oggi che sono gratuite o quasi, tenteremo un nuovo cammino oppure, come mi ha detto Ilaria, provocheremo cambiamento, restando fermi. Se crediamo in quello che facciamo vibreremo e saremo forti, anche se non agitiamo mani e parole, nella speranza di offrirvi un prodotto all’altezza del nostro pensiero. Noi tutti siamo importanti prima di tutto per quello che siamo, per le qualità del nostro essere e del nostro cuore.
E se perfino la libreria dovesse fallire, siamo certi che ciò che abbiamo seminato non morirà. Percorriamo un cammino insieme finché si può, consapevoli che, senza ombra di dubbio, l’universo si schiude davanti a noi come dovrebbe. So che potrei apparire fin troppo filosofica, ma ci sono momenti nella vita in cui si deve dimostrare il coraggio del cuore, prendere atto di un passaggio e rendere partecipi di simili cambiamenti coloro che hanno contribuito a spingerti in avanti. I nostri figli lo fanno continuamente e raramente li ringraziamo. Oggi io ringrazio voi.

 

Illustrazione di Fred Calleri

Illustrazione di Fred Calleri

Il 20 maggio 1927 Charles Lindbergh compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico in solitario e senza scalo. Partito alle 7.52 dal Roosevelt Field, vicino a New York, giunse a destinazione alle 22.00 del 21 maggio, dopo 33 ore e 32 minuti esatti, al Champes de la Bourget nei pressi di Parigi, a bordo del suo monoplano leggero.
C’è sempre una prima volta per tutto, il tentativo è dovuto quando si ha fiducia in quello che si fa e nella propria immaginazione. Se non credessimo a ciò non potremmo sostenere l’immaginazione dei bambini. Leggere in fondo è come volare, scoprire dall’alto nuove strade e avere di tutto una visione più nitida.
Sono certa viaggeremo ancora a lungo insieme.

Non sono che il contabile
dell’ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra
e alzarmi in volo
come voialtri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto.

[…]

Dal mio piccolo aereo
di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali
e mostro le mie insegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne.

Ivano Fossati

Grazie a Silvia, Romina, Silvia, Margherita, Chiara, Sara, Letizia, Giulia, Ilaria, Ermanna, Graziella e a tutte gli amici che in questi giorni sono passati per darci il loro incoraggiamento.

TwitterGoogle+LinkedInShare