“Quando sono nato”, un inizio pieno di incanti – Albo poetico

Scritto il 3 marzo 2013 nella sezione Consigli di lettura

Quando_sono_nato_copertinaIn una pagina nera, la prima, è condensato lo spazio pieno di quel tutto non ancora identificato, di ciò che c’è solo in potenza; uno spazio nero che si sviluppa in profondità, che svela nel tutto pieno, la ricchezza e contemporaneamente, nel tutto indistinto, il vuoto e l’assenza.  Accanto al colore, semplici frasi conducono il lettore a pensare al bambino dall’inizio, da quel poco prima che si trasforma subito nell’istante dopo.

“Quando sono nato, non avevo visto niente. […] Quando sono nato, era tutto nuovo. Tutto stava per cominciare.”
Semplici parole pronunciate da una voce fuori campo, quella di un bambino, che in prima persona racconta le cose del mondo percepite per la prima volta, in un simpatico gioco narrativo del non sapevo- appena nato- ( “quando sono nato non sapevo ancora cosa fosse il mare, e che c’erano le foreste…”) e del ho scoperto ( “I miei occhi si sono incantati, quando hanno scoperto che ogni cosa ha un colore…”).

Procedendo in questo modo, il bambino narratore, elenca tutto ciò che i suoi occhi, le sue mani, le sue orecchie, la sua bocca e il suo naso percepiscono e quindi imparano a conoscere, sottolineando sempre lo stupore, l’incanto, la meraviglia che accompagna ogni scoperta.
Un bambino esploratore che si appresta alla crescita affamato di conoscenza perché c’è un mondo da capire e di cui fare parte; un bambino attivo, instancabile, che non si ferma mai, perché mentre conosce il mondo, conosce se stesso e affina le proprie capacità.

Da quel nero – tutto pieno e indistinto – della prima pagina, emergono, nelle pagine successive, le immagini delle esperienze che il bambino compie e, mentre il nero diventa sfondo, quasi a sottolineare quanto c’è di ancora non conosciuto, il bianco, insieme al giallo, al rosso e al verde, descrive la molteplicità di ciò che è stato scoperto.
La ricchezza del mondo in cui, con curiosità, il bambino sta entrando, si percepisce subito dalle prime doppie pagine.

All’inizio, un’immagine speculare che mostra il bambino intento a riconoscersi simbolicamente nell’incontro con lo specchio –la piega della doppia pagina- riflette anche alcuni quadri rappresentanti persone, ricordi di esperienze presenti e passate. Un arrivo in un mondo, quindi, già vissuto, sia da cose, ma anche da persone, da quel tessuto storico, culturale e sociale che costituisce la storia di ognuno, in cui sono le relazioni umane e generazionali che accolgono il bambino, accompagnandolo nel suo processo di crescita e di scoperta.

Un bambino immerso in un ambiente che racconta, non asettico, un luogo non costruito su misura per lui, ma per tutti quelli che vi abitano. Un ambiente preparato, certo, per accoglierlo, ma che non per questo dimentica la propria identità intessuta nel tempo con le storie di ciascuno, con gli oggetti che sono stati trovati, raccolti, costruiti, regalati. Un posto caldo dove ritrovare ricordi e umori semplicemente osservando pareti, mobili, fotografie, perché la conoscenza passa anche attraverso i luoghi e ciò che questi ci narrano nel silenzio della loro apparente immobilità.
Continuando a sfogliare il libro, la ricchezza delle cose del mondo la si riconosce dalla presenza, nell’immagine, di elementi che si ripetono, simili, ma non uguali. Un esempio è la doppia pagina in cui è rappresentato un albero con molti rami popolato da numerosissimi uccelli. Un albero che continua oltre il limite della pagina e che lascia immaginare un’altrettanta densità di volatili, tutti ancora da conoscere.

E’ proprio la molteplicità e la diversità che crea la motivazione a conoscere e che alimenta la curiosità della scoperta; è il piacere provato per il sempre nuovo anche se simile che spinge il bambino a proseguire la sua esplorazione e ad affermare che “…c’è un intero mondo da scoprire, milioni e milioni di cose e di posti che le mie mani non hanno ancora toccato. Milioni e milioni di risposte nascoste. Milioni e milioni di colori che non ho mai visto. E odori e rumori e sapori. Solo una cosa è certa: ogni giorno, scopro qualcosa di nuovo. E questa è la cosa più fantastica che c’è.

L’attesa di una scoperta, riposta all’inizio di ogni giorno, sembra dirci questo libro, è sempre da salvaguardare. Accogliendo il bambino in un ambiente ricco –simboleggiato nell’immagine finale da un grande telescopio direzionato verso un cielo stellato, metafora dell’ignoto e dell’oltre- il senso della meraviglia è sostenuto e a noi non resta che accompagnare i nostri figli, nelle tappe del viaggio, prendendoli per mano, come nell’ultima pagina.

“Quando sono nato”, un inizio pieno di incanti.
di Isabel Minhòs Martins e Madalena Moltoso. Topipittori

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