Questione di spazio #2

Scritto il 27 gennaio 2014 nella sezione Blog

Leggi la prima parte del post cliccando qui.

La riflessione che segue è ancora più strettamente legata alla mia esperienza di libraia, e dall’incontro quotidiano con genitori, insegnanti e soprattutto bambini.
A mio avviso nella letteratura per l’infanzia di oggi sono presenti molti albi illustrati destinati ad un pubblico adulto.

 

Illustrazione di Stephanie Graegin

Illustrazione di Stephanie Graegin

Prima di proseguire permettetemi di esprimere la mia profonda gratitudine a tutti quei libri e albi illustrati che, grazie alla loro pregnanza, intelligenza e bellezza, non si rivolgono a fasce di età precise e codificate.

Sono sempre felice e orgogliosa di presentare ai miei clienti gli scaffali delle libreria ordinati per case editrici e non per fascia d’età

(anche se puntualmente la domanda che mi viene rivolta è dove siano collocati i libri per bambini di quattro o sei anni). Innanzitutto sarebbe delirante mettersi a fare, tra tutte le varie proposte editoriali, un distinguo per fascia d’età, per quanto tutti i cataloghi riportino sotto ad ogni copertina un’indicazione precisa. In secondo luogo credo fermamente che un libro abbia l’età che si può dare all’intelligenza e alla sensibilità del lettore che lo sceglie. Potremmo trovare in una libreria per bambini l’elisir dell’eterna giovinezza, se, non più nel fiore degli anni, ci mettessimo a sfogliare e a leggere con gioia un albo illustrato; o al contrario potremmo scoprire in un bambino la fiamma antica della saggezza mentre, a soli tre anni, ascolta incantato le storie mitologiche scritte da Nathaniel Hawthorne.
Non c’è nulla di più bello, per un libraio, che bere linfa nuova dalla meraviglia di questi istanti.
E se è vero, come scrivevo, che l’albo illustrato è da considerasi letteratura e che un buon libro non ha età, ritengo altrettanto imprescindibile che un editore che si professi per l’infanzia debba dimostrare coerenza di intenti quando pubblica un libro per bambini.

 

 

Illustrazione di William Steig

Illustrazione di William Steig

Il bambino ha diritto alla poesia, alle illustrazioni non banali, ad affrontare tematiche come la morte o la diversità, ma ha anche il diritto di essere riconosciuto come tale.

Per quanto l’infanzia sia una categoria piuttosto recente nella storia dell’uomo (il bambino nasce infatti a fine ’700 con l’Emile di Rousseau), oggi ci risulta strano pensare che qualcuno non possegga un minimo di consapevolezza psicologica e pedagogica, anche spicciola, riguardo a questa figura così centrale della nostra contemporaneità. Un editore, poi, che si occupa di letteratura per l’infanzia dovrebbe avere di questo bambino qualche conoscenza in più, ma soprattutto dovrebbe poterci dare una risposta pronta e di sostanza se gli chiedessimo, seduta stante, cosa sia per lui un bambino. Come sarebbe possibile infatti definire una linea editoriale chiara senza avere un’idea precisa di chi sia l’interlocutore a cui ci si rivolge?
Ho conosciuto personalmente, durante i miei studi, editori competenti che affrontano il loro mestiere in modo molto serio, ma oggi lavorando in libreria ho spesso l’impressione che sempre più spesso, attraverso l’albo illustrato, essi tentino di colmare uno spazio lasciato vuoto dall’editoria italiana e che vede nel pubblico adulto e non nel bambino il suo interlocutore diretto.

 

Illustrazione di Stian Hole

Illustrazione di Stian Hole

Se l’albo illustrato non è riconosciuto come letteratura e se le immagini appartengono al mondo dell’infanzia, dove altro pubblicare albi illustrati di altissima qualità se non nell’editoria per ragazzi?

Ma in questo modo non si genera ancora più confusione?
Devo confessare, che a questo punto della riflessione, mi chiedo se il problema non sia mio e nel mio eccessivo rigore. Così prendendo le parti dell’editore mi domando: se una libreria per ragazzi si rivolge ai bambini da 0 anni ai ragazzi di 16-18 anni perché porsi tanti problemi? In questo modo perfino l’adulto che accompagnerà il bambino in libreria troverà proposte adatte a lui sanando, in modo più o meno consapevole, quella ferita tra l’illustrazione definita per bambini e un immaginario più maturo. Se poi consideriamo l’albo illustrato come una categoria a parte, perché tacciare di incoerenza quelle case editrici che prevedono nei loro cataloghi albi illustrati di grande qualità che proprio in virtù della loro bellezza travalicano i confini anagrafici?
Nonostante io per prima mi ponga in modo imparziale in questa discussione, sento sempre di più un’assenza nel panorama italiano di libri per bambini pensati davvero per loro, siano essi albi o libri illustrati.

 

A mio avviso la tendenza degli ultimi anni è quella di eccedere troppo verso l’albo a discapito del libro illustrato, specialmente per i più piccoli.

Dalla mia esperienza, posso dire che i bambini sono oggi più che mai affamati di storie, di trame ben costruite in cui parole piene di coraggio rubino il posto a qualche immagine.

Gli albi a mio avviso meno riusciti e di cui si possono trovare in libreria tantissimi titoli si potrebbero dividere in quattro categorie:

  • La categoria degli albi-laboratori, cioè quegli albi illustrati sostenuti da pochissime parole o da catene di vocaboli legati tra loro da un esile filo logico. Questi libri, se letti ad alta voce, risultano inconsistenti e sono solitamente molto apprezzati e utilizzati a livello didattico e laboratoriale.
    (Sono esclusi da questa categoria i silent books che, se ben fatti, spesso ricoprono le veci del libro illustrato).
  • Gli albi-poetici che intraprendono la difficile strada del linguaggio poetico e in cui autori e illustratori lasciano correre liberamente la fantasia senza domandarsi chi li ascolterà. Albi che spesso diventando autoreferenziali o esercizi puramente estetici. Questi albi ammiccano a tutta quella larga fetta di pubblico adulto che professa di amare alla follia i libri per bambini.
  • Gli albi-aspirina, cioè tutti quegli albi che tentano di dare una risposta alle paure dei bambini con manuali illustrati che quasi mai tengono conto che un bambino necessità di silenzio, di uno spazio buio e segreto dove maturare senza fretta e che trova il linguaggio metaforico più appropriato al suo modo di intendere la realtà.
  • Gli albi-filosofici che, in maniera simile agli albi-aspirina, vorrebbero affrontare con i bambini tematiche forti come la diversità, la sessualità, l’integrazione. Albi che rischiano continuamente di scivolare in una melensa retorica o che non si domandano se un bambino certi problemi se li pone davvero.

 

Illustrazione di Liza Schiavi

Illustrazione di Liza Schiavi

Non vi è dubbio che in ognuna di queste categorie possono essere individuati albi di qualità, ma sono davvero pochi e troppo spesso si perdono in una folla chiassosa e indistinta.

Inoltre dove sono le storie? Quelle ben fatte e ben scritte?

C’è qualcuno che si prende la responsabilità di fermare il proliferare di un’editoria sempre più scadente e priva di veri contenuti?
Non so se la soluzione possa essere quella che ogni casa editrice si riponga la domanda chi è un bambino. Di certo alle nuove generazioni viene sempre assegnato il compito di cambiare il mondo, ma per farlo abbiamo bisogno di parlare ai nostri bambini con coraggio e lealtà e in questo dialogo anche i libri e gli albi illustrati possono fare la loro parte se sapranno essere sinceri.

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