Scuola Radice #1 Aspirazioni

Scritto il 21 gennaio 2016 nella sezione Blog

 

Illustrazione di Anna Walker

Illustrazione di Anna Walker

A Scuola Radice non piace definirsi come una scuola alternativa e non si sente parte dei movimenti di “contro-scuola”; in primo luogo perché le materie insegnate non differiscono dalla scuola statale e in secondo luogo perché Scuola Radice aspira a diventare, in un futuro, una scuola riconosciuta.
Come maestra prima, e formatrice e libraia poi, ho incontrato nella scuola pubblica molte maestre sensibili e intelligenti e altrettante maestre disinteressate e incapaci. Immagino che questo valga per ogni ambito lavorativo. Quello che ho notato tuttavia è che le prime quanto le seconde sono vittime in egual misura di un apparato scolastico antiquato e sempre più soggetto alle regole del mercato e di una mentalità performativa.
Noi crediamo che cambiare il macro sistema sia una lotta molto ardua e al di là delle nostre forze; ma siamo altrettanto convinte che il miglior cambiamento nasca dal basso, dalle piccole cose, dalle minuscole rivoluzioni attuabili ogni giorno, con un po’ di coraggio, in ogni sezione.
Scuola Radice non sa ancora come riuscirà a creare un ponte con la scuola pubblica, ma saremo molto felici di poterci confrontare sui metodi e su nuove prospettive di insegnamento con le maestre delle scuole statali.

 

illustrazione di Isabelle Arsenault

illustrazione di Isabelle Arsenault

Come si fa a perdere le speranze nella scuola pubblica quando così tanti bambini frequentano le sue aule ogni giorno? Non è possibile e non lo si deve fare.
Giorno dopo giorno con il mio mestiere di libraia entro nelle scuole a fare corsi di formazione sui buoni libri e sulla lettura e lo faccio con una forza che a volte mi sorprende.
Quindi io non credo in una scuola contro la scuola pubblica, ma vorrei, con un esempio concreto, pormi in ascolto e in aiuto ad essa, per cercare, insieme a chi vorrà stabilire con Scuola Radice un contatto, di riportare in tutte le aule un apprendimento dilatato e felice. Io credo sia possibile, partendo dalle maestre di buona volontà e coraggiose, riportare i bambini verso una conoscenza libera da giudizi e rispettosa delle capacità di ciascun individuo.

 

Illustrazione di Anna Walker

Illustrazione di Anna Walker

L’unico modo di dare un esempio di cambiamento è fare.
L’unico modo di fondare, oggi, una scuola svincolata da quelle regole che si vogliono provare a cambiare è costituire una scuola parentale.
Questo significa essere alternativi? Non saprei dire, Scuola Radice non si riconosce in questa definizione.
Insegnare le arti affianco alle materie cosiddette curricolari e dare modo alla creatività di ogni bambino di potersi esprimere è una cosa da alternativi o dovrebbe essere propria della buona scuola in generale?
Lasciare che un bambino impari la disciplina che lo studio sempre richiede esercitando la libertà del proprio pensiero è da alternativi o dovrebbe essere uno dei fondamenti della buona scuola?
Non sottoporre i bambini alle prove invalsi e recuperare il tempo di quegli esami per approfondire il vasto mare della conoscenza è da alternativi?
Non volere usare milioni di fotocopie e sussidiari scadenti a favore di una biblioteca scolastica ricca è da alternativi, o la qualità degli strumenti didattici dovrebbe essere propria di una buona scuola?

 

Io credo che la buona scuola abbia alle spalle una lunga tradizione, mentre forse è la cattiva scuola ad essere “alternativa”.
Se una buona scuola la fa una maestra è anche vero che un sistema malato e depresso nuoce anche agli insegnanti più preparati.
Un abbraccio sincero a tutte le maestre intelligenti e sensibili che ogni giorno portano il cambiamento “nonostante tutto”. A voi va la nostra gratitudine e il nostro sguardo. A voi va la nostra energia impegnata a cambiare quel “nonostante tutto”.

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