Scuola Radice #5 L’importanza del pensiero astratto

Scritto il 15 febbraio 2016 nella sezione Blog
Illustrazione di Stian Hole

Illustrazione di Stian Hole

Scuola Radice crede che l’esperienza pratica debba essere accompagnata dalla fascinazione della parola e da concetti non immediatamente riconducibili ad un atto concreto.
Dice Pennac che tutti noi siamo animali mitologici perché abbiamo bisogno di metafore e che la razionalità da sola non basta.
Esiste nell’atto dell’insegnamento una maieutica della bellezza e della conoscenza, un rapporto fatto di parole in grado di far nascere nell’alunno la curiosità per ciò che non conosce o non ha ancora sperimentato.
Nel dialogo e nella collaborazione tra i bambini, nel passaggio delle informazioni attraverso la sfera affettiva tra maestra e allievo, esiste un valore altrettanto grande come quello racchiuso nel “fare”.
L’insegnamento è un’attività di manipolazione dei segni, operante sempre come metafora del sapere e della realtà. L’azione di insegnare perciò è sempre presente come attività di mediazione ineliminabile tra l’allievo e la realtà.

Illustrazione di Stian Hole

Illustrazione di Stian Hole

Riassumo con parole mie un pensiero di Daniele Lo Vetere.
Si ragiona spesso in termini antitetici: si dice che per memorizzare le informazioni, la lettura sia meno efficiente rispetto al fare; in questo modo si tende ad orientare l’attività didattica verso la produzione attiva dello studente, a dimostrazione del fatto che, parafrasando Confucio, “se ascolto dimentico, se vedo, ricordo, se faccio,capisco”. In un qualche modo questa è una verità abbastanza intuitiva: quanto più immersiva è l’esperienza, tanto più facilmente il sapere da essa ricavato si imprimerà nella memoria; e “fare” è l’attività umana più contestualizzata e “reale” che esista. Ma ciò che viene memorizzato ascoltando, leggendo, facendo è davvero lo stesso tipo di sapere?
Come se quest’ultimo si riducesse alle informazioni che transitano attraverso un canale neutrale, strettissimo quello del leggere, e larghissimo quello del fare.
Ragionando così, dovremmo allora concludere che, siccome leggere degli amori di Romeo e Giulietta non equivarrà mai all’intensità di una storia d’amore davvero vissuta, tanto vale buttare dalla finestra Shakespeare, insieme a tutta la letteratura, in quanto inconsistente doppio della “Realtà”.

 

Illustrazione di Stian Hole

Illustrazione di Stian Hole

Daniel Pennac parla degli insegnanti definendoli dei Passeur, ovvero coloro che tramandano il sapere senza avere su di esso un’idea di possesso. La “maestra passeur” è colei che tutto quello che impara, scopre, che le piace e dona emozione, lo passa al suo allievo con l’intento di farglielo conoscere affinché anch’egli si incanti come si è incantata lei.
In ambito culturale il vero Passeur è la sfera affettiva: il flusso della cultura scorre grazie al flusso della sfera affettiva: ti dò da leggere quello che leggo io perché siamo amici.
Questo è anche quello che dico sempre nelle mie formazioni alle maestre che ammettono di scegliere i libri per i loro bambini senza mai pensare al loro piacere, ma ragionando solo in termini di facile/difficile, corto/lungo, o scegliendo le storie esclusivamente per le tematiche che trattano.
Per Scuola Radice sceglieremo una maestra Passeur, sostenendo sempre la bellezza di una lezione frontale densa e ispirata, accanto all’importanza di costruire, coltivare e fare.

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