Siate gentili con le mucche – Narrativa

Scritto il 15 marzo 2016 nella sezione Consigli di lettura

Un consiglio di lettura che è un po’ una storia, un po’ una recensione, e un po’ la cronaca dell’incontro con Beatrice Masini e Vittoria Facchini a Radice-Labirinto.

CopertinaBeatrice Masini ci ha detto che a lei piace molto trovare i titoli per i libri e noi crediamo che “Siate gentili con le mucche” sia decisamente un bel titolo, accattivante e illuminante.
Sì perché Temple Grandin, la protagonista dell’ultimo volume della collana che Editoriale Scienza dedica alle donne che hanno contribuito ad allargare gli orizzonti del panorama scientifico internazionale, non sa cosa sia l’amore, ma sa cos’è la gentilezza.
Gentilezza è una parola poco usata, la inseriamo qua e là nelle frasi che diciamo ai bambini o quando vogliamo sincerarci che i nostri figli si stiano comportando bene: “Marco sei stato gentile con questo bambino?” “Non sei stato affatto gentile!”, “Ma insomma quante volte ti ho detto di essere gentile con le persone che non conosci?”.
Eppure “gentilezza” è una parola profondissima che parla non solo del rispetto dovuto agli esseri viventi, comprese piante e animali, ma di una qualità dell’anima capace di diffondere intorno a noi un amore dolce e disinteressato che si propaga come un’onda del mare.

Vittoria Facchini spiega come ha immaginato TempleInsieme all’illustratrice Vittoria Facchini, Beatrice Masini ha incontrato i lettori di Radice-Labirinto mercoledì 9 marzo: al mattino la professoressa Daniela, dopo aver letto insieme alla classe la vita di Temple Grandin, ha portato i suoi allievi di prima media in gita in libreria, mentre al pomeriggio l’incontro è stato aperto a tutti i lettori appassionati della nostra “Casetta delle storie” che ogni due mercoledì al mese apre le sue porte alla voce delle fiabe.
Benché piena di prove da superare e di momenti quasi magici, la vita di Temple Grandin non è una fiaba, ma una storia vera: Temple nasce in America nel 1947 e fin dal primo anno di vita la sua mamma, Eustacia, capisce che la sua bambina è diversa dagli altri bambini. Non ride, non parla, non mette nulla in bocca, non le tira forte i capelli o la collana… Temple non fa nulla di tutto questo, sembra chiusa dentro al suo mondo, in un’isola incantata difficile da raggiungere.

Vittoria Facchini spiega come compone le sue tavoleScrive Italo Calvino: un’isola è un’isola solo se vista dal mare.
Eustacia è una madre attenta e intelligente e non si arrende ad una visione univoca della sua bambina anche quando lo psichiatra dice che Temple – che a tre anni ancora non dice una parola – mostra i sintomi dell’autismo.
Eustacia vuole raggiungere quell’isola, vuole trovare un modo per entrare in contatto con sua figlia, non vuole chiuderla in un istituto e far sì che quell’isola diventi sempre più lontana e remota. Non è facile, perché Temple non ama nemmeno gli abbracci e quando Eustacia tenta di calmarla dopo uno dei suoi capricci terribili, Temple diventa come una bambola di pezza, molle e abbandonata. Ci vuole coraggio per vedere le cose da un’altra prospettiva.

Foto 14-03-16, 22 50 15Beatrice e Vittoria ci hanno raccontato che anche loro, in qualche misura, hanno dovuto trovare un modo per raggiungere Temple, perché quando si racconta con le parole o con le figure la vita di qualcuno che non si conosce, è come navigare verso un’isola dapprima lontanissima, ma che poi si fa via via più nitida e riconoscibile.
Beatrice Masini ci ha detto che in primo luogo ha dovuto chiedere l’autorizzazione a Temple Grandin per poter scrivere la sua biografia; essendo Temple una donna ancora vivente la casa editrice Editoriale Scienza le ha inviato una lettera in cui chiedeva il permesso di poter raccontare la sua vita, e Temple, molto gentilmente, ha detto sì, che si poteva scrivere, in Italia, un libro su di lei.
Fatto questo passaggio importante, Beatrice ha iniziato a leggere tutti i libri che riguardavano Temple: libri su di lei o scritti da lei, saggi, e diari (la mamma di Temple, Eustacia, ha tenuto un diario sulla sua bambina, un libro purtroppo non ancora tradotto in Italia dal titolo bellissimo: Una spina nella mia tasca); ha ascoltato Temple in una delle sue numerose conferenze (in rete si trovano molti filmati) e ha noleggiato il film di Mick Jackson ispirato alla sua vita con la bravissima attrice Claire Danes che per la sua interpretazione ha ricevuto numerose candidature a premi prestigiosi.
Insomma a volte capire qualcuno vuol dire anche studiare e documentarsi.

Temple alle feste di compleannoAnche Eustasia ha fatto così per capire meglio quella bambina dai capelli biondi e gli occhi azzurri tanto inquieta quanto lontana: ha studiato, osservato, ha girato documentari sulle scuole speciali americane, capaci o meno, di accogliere bambini e ragazzi diversi come Temple. Grazie al suo intuito e alla sua determinazione, Eustacia non ha permesso a sua figlia di restare isolata. Non ha dato retta alle teorie del tempo che la volevano l’unica colpevole delle condizioni di Temple: “mamma frigorifero”, così le chiamavano le mamme dei bambini autistici, mamme fredde che a causa della loro incapacità di amare costringevano i figli a chiudersi al mondo come in una conchiglia.
Eustacia, pur sentendosi in colpa, è andata avanti e ha trovato per Temple una Tata speciale, poi l’ha iscritta al nido e in seguito alla scuola materna, e proprio prima che Temple iniziasse l’asilo, Eustacia è andata a scuola e ha fatto una cosa straordinaria: ha parlato con i futuri compagni della figlia, chiedendo a dei bambini di soli quattro anni di avere pazienza con lei, di trattarla con gentilezza anche se diversa. E indovinate un po’? Quei bambini hanno capito. Forse vi sembrerà strano che una cosa così semplice risulti tanto speciale. Ma quando questo succede, negli anni ’50, non è affatto scontato che dei bambini così piccoli siano considerati capaci di capire condizioni difficili come l’autismo. Mi piace pensare che è anche grazie a donne come Eustacia se oggi pensiamo ai bambini come esseri pensanti, capaci di accogliere senza discriminare, capaci di capire cosa significhi diverso. Forse proprio perché Eustacia riusciva a vedere oltre lo sguardo lontano di Temple, sapeva quanto i bambini nascondano poteri straordinari.

Vittoria FacchiniEd è proprio lo sguardo di Temple che ha affascinato Vittoria Facchini. Vittoria ci ha raccontato che dopo aver letto il testo di Beatrice, pur rimanendone affascinata (tanto da aver prodotto più tavole rispetto a quelle che di fatto sono entrate a far parte del libro), non riusciva a trovare un modo efficace per rappresentare la diversità di Temple. L’autismo non è una malattia, ma una condizione; se chiedete a Temple se desidera essere diversa da com’è, lei vi risponderà di no, che se anche ci fosse un bottone da spingere per essere come tutti gli altri, lei non cambierebbe, perché tutto quello che ha fatto nella sua vita è stato anche merito di questo suo sguardo diverso, per il suo modo di pensare per immagini, per la sua capacità di capire a fondo lo sguardo e il sentire degli animali. Dunque come rappresentare una diversità così radicata nell’animo e nelle mente di chi la possiede, ma così invisibile esternamente? Vittoria ci ha detto di aver avuto un’illuminazione: la cosa che più l’ha colpita osservando Temple e leggendo di lei, è questa sua incapacità di entrare in contatto con il mondo, e che sicuramente il primo legame che stringiamo con gli altri e con ciò che ci circonda è lo sguardo. Ecco allora che in tutte le illustrazioni del libro, lo sguardo di Temple è sempre lontano, assente. Non è lo sguardo privo di luce di una persona cieca, è lo sguardo di chi pur avendo la capacità di vedere, non vede. Temple sente gli animali, li osserva e li capisce, ma le persone rimangono per lei un mistero.

Temple e la strizzatricePer fortuna invece che c’è chi capisce Temple! E non parlo solo dello sguardo di un’illustratrice e di una scrittrice che a distanza, sia di tempo che di spazio, scrivono di lei riuscendo a cogliere, e a restituirci, le sfumature della sua esistenza, ma di quelle persone che Temple Grandin ha avuto la fortuna di incontrare durante la sua vita.
Dopo le scuole elementari, Temple viene iscritta alla Hampshire Country School dove incontra Mr. Carlock, un professore di scienze che intuisce in Temple delle doti eccezionali; Mr Carlock è il primo a notare che Temple ha nella testa un qualcosa di più.
Temple è abilissima nel costruire meccanismi e anche se non è brava in disegno (lo diventerà), riesce a progettare e realizzare piccoli elicotteri, chiusure automatiche, strane macchine per gli abbracci… (la sua famosa “strizzatrice”, ora perfezionata, viene tutt’ora utilizzata nelle terapie per bambini autistici). Pensate che quando Temple aveva otto anni, attaccata alla porta della sua camera c’era un cartello con la scritta “Pericolo”: la camera di Temple era piena di fili che azionavano meccanismi fantastici, capaci di entusiasmare qualsiasi bambino.

Beatrice Masini parla di TempleVittoria e Beatrice hanno a loro volta intrecciato i fili del loro essere scrittrici sapienti e illustratrici originali, per mettere in moto la vita di Temple nell’immaginazione del lettore.
Vittoria ha riempito le sue tavole con tanti dettagli, collegati tra loro da legami invisibili che solo chi ha assaporato con cura le parole di Beatrice sa riconoscere. Beatrice, con la grazia che contraddistingue la sua scrittura, ha messo in luce tratti della vita di Temple in grado di azionare in chi legge, emozioni e sentimenti contrastanti. L’esistenza di Temple è costellata da grandi ostacoli e da grandi soddisfazioni, di porte a vetro che si bloccano lasciando il mondo dall’altra parte, visibile ma irraggiungibile, e di botole da attraversare per diventare davvero ciò che si è e lasciando un proprio segno nel mondo.
Senza mai cedere alla facile retorica del diverso, con lucidità – tipica per altro del pensiero della Grandin scienziata e ricercatrice – Beatrice Masini ci fa dono della vita di una donna coraggiosa che dell’autismo ha fatto un punto di forza, ma anche lo specchio spietato con cui confrontarsi con gli altri ogni giorno senza paura.
E con la stessa sincerità Beatrice Masini e Vittoria Facchini hanno incontrato i ragazzi, i bambini, le nonne, i genitori, le professoresse e le maestre a Radice-Labirinto.

I ragazzi di prima media che ridono insieme alle autriciDi questo incontro conservo la freschezza delle parole, la spontaneità delle domande e delle risposte, la gentilezza che si è propagata tutt’intorno.
Temple ha fatto molte cose nella sua vita e noi non vogliamo tradire un titolo tanto speciale, “Siate gentili con le mucche”, svelandovi troppo di questo libro semplice e intenso. Anche se di mucche non abbiamo parlato in questa recensione che è più il riassunto delle suggestioni nate dall’incontro con due splendide autrici, non temete: avrete l’impressione di incontrerete un’altra Temple quando nel testo vi ritroverete insieme a lei all’Hampshire Country School, perché se è vero che l’anima di una persona non cambia, Temple Grandin ha dovuto provarsi continuamente, e levigare e smussare gli aspetti più impervi della sua condizione, per mostrarsi a voi oggi in tutta la sua forza e la sua verità.
E questa Temple la vedrete crescere e cambiare nelle parole di Beatrice Masini e nelle tavole di Vittoria Facchini pagina dopo pagina.

Allora per concludere vorrei fare con voi quello che Eustacia ha fatto con i bambini della materna prima che Temple affrontasse il suo primo giorno di scuola: non abbiate paura del diverso, accogliete la vita in tutte le sue sfumature, in tutti i suoi sguardi, anche quando vi paiono lontani.
Diverso non è malato, è diverso. Temple sapeva di esserlo, così come lo sapeva la sua mamma, ma come dice Bizabn, l’amico immaginario di Temple, non sempre si può capire tutto, a volte basta quello che c’è.

Ringrazio Giulia che mi ha aiutato nella messa in scena della storia di Temple. Abbiamo anche noi tessuto fili e tagliato piccole figure che potessero restituire ai lettori più piccoli la vita di questa donna straordinaria.

La nostra introduzione al libro di Beatrice Masini recita così:

Ci sono molti tipi di malattie.

Ci sono le malattie che si vedono e che poi passano, come quando avete la febbre e vi scende il moccio dal naso, quelle che poi dovete prendere le medicine…alcune più buone altre meno. Quando avete la febbre le guance si arrossano, gli occhi diventano lucidi e di solito vi dicono che dovete stare a letto. Quando queste malattie passano, voi vi sentite bene, anzi a volte meglio di prima. Anche se vi rompete un piede o un braccio poi, passato qualche tempo state meglio, bisogna solo avere un po’ più di pazienza.
FILO ROSSO

Ci sono malattie che si vedono, ma che non passano. Come le malattie che diventano via via più gravi e magari un giorno ti svegli e non senti più un piede o non riesci a pensare bene. Per queste malattie non basta prendere le medicine perché quelle giuste non sono ancora state trovate, ma tutti i giorni dei bravi medici guardano dentro ai microscopi per capire come curarle.
FILO BIANCO

Ci sono poi malattie che non passano, ma che non si vedono: come quando uno ha sempre dei brutti pensieri e decide che non vuole più alzarsi dal letto perché la vita è troppo faticosa o crudele, perché queste malattie ti fanno credere che nessuno ti voglia più bene. Alcune di queste malattie ti fanno ingarbugliare i pensieri e allora sembri un po’ matto.
Sono malattie dell’anima, così profonde che solo poche medicine riescono a penetrare in quel pozzo tanto oscuro; ma da sempre la medicina migliore per queste malattie è l’amore.
FILO TRASPARENTE

Poi ci sono malattie invisibili che non si vedono e non passano e che non sono nemmeno delle malattie. Sono delle condizioni. Uno nasce così e non è che è malato, solo che alcune parti di quella persona funzionano in modo diverso, ma diverso non vuol dire sbagliato, vuol dire diverso, come due foglie che nascono dallo stesso albero, ma una è verde e una è rossa. Diverse. E’ vero la maggior parte delle foglie è verde, ma anche una foglia rossa ha il suo perché e magari scopriamo che è interessante capirne di più.
FILO BLU

La storia di oggi parla di una bambina, questa bambina si chiama Temple.

Alessia e Giulia sono disponibili a raccontare la storia di Temple Grandin anche in altre librerie, a scuola o ovunque ci sia bisogno di gettare un seme di speranza.

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