Sonya’s chikens

Scritto il 17 agosto 2017 nella sezione Consigli di lettura

Sonya abita in una casa di campagna circondata dal bosco. Ha l’affetto dei suoi genitori che amorevolmente le insegnano a badare all’orto e agli animali. A Sonya piace andare a prendere le uova nel pollaio e un giorno vede schiudersi tre uova. I pulcini sono molto soffici, Sonya si prende cura di loro. Crescendo, i pulcini diventano tre belle galline: una grigia, una bionda, una rossa. Una notte arriva la volpe…

Mio nonno mi portava spesso in campagna con lui. In quel piccolo pezzo di terra in affitto, mio nonno coltivava l’orto e curava le sue galline. Aveva un modo speciale per chiamarle a sè quando era l’ora di dare loro il pastone; diceva “Ceri ceri ceri ceri” a bassa voce e senza pause. Le galline arrivavano ciondolando, anche quelle che si erano spintee lontano, sotto la vigna. A quel richiamo nessuna gallina poteva resistere.
C’era anche il giorno in cui il nonno portava a casa una gallina alla nonna per fare il brodo. Il nonno non mi faceva allontanare, se ero da quelle parti – perché in campagna ero libera di gironzolare liberamente – ma mi lasciava guardare mentre afferrava una gallina con il suo Ceri Ceri, se la metteva sotto il braccio come una zampogna e poi afferrandole il collo con una mano, glielo tirava. Un attimo e tutto era finito. La gallina penzolava come un sacco vuoto. Dopo di che l’appoggiava sul ceppo e con l’ascia le tagliava la testa. Non ho mai pensato che il nonno fosse crudele, lui anzi voleva bene alle sue galline, semplicemente così era la vita: si coltivavano le verdure nell’orto per risparmiare sulla spesa e si tirava il collo alle galline per fare i quadretti e i tortellini in brodo e per mangiare il lesso.

Ricordo poi che una volta ho malauguratamente pestato un pulcino. Come mi è battuto forte il cuore e quanto ho pianto! Per tutte le notti di quella settimana prima di addormentarmi, al buio, ho versato calde lacrime stringendo a me Camomilla, il mio orsetto preferito. Ero davvero inconsolabile e credo di sentire ancora oggi quella ferita nel mio cuore. Avevo poco più di otto anni, ma il dolore, la tenerezza, il senso di colpa, la paura, tutte queste cose mescolate insieme, hanno contribuito a rendere quella esperienza forse una delle più forti di quegli anni; la morte di quel pulcino ha segnato un passaggio importante nella mia vita.

Trauma viene dal sanscrito “tramin” – passare oltre.
Anche Sonya deve passare oltre, attraversare un dolore, comprendere, grazie alla morte, che ogni cosa ha un ordine, una matematica a volte spietata che pareggia i conti e tiene in equilibrio la vita. E poco importa se quello che accade non ci pare giusto, perché in verità lo è, fosse solo per insegnarci che le cose prescindono da noi. Sonya è fortunata – come del resto lo ero io – perché è circondata dall’affetto dei genitori, i quali con gentilezza e sincerità, sanno accogliere il dolore, usare parole e gesti semplici per lenire, senza per questo negare, la sofferenza di un bambino.
Un albo che nasconde, nel bosco fitto disegnato da Phoebe Whal, anche il segreto della Volpe che, come mio nonno, sa quando occorre tirare il collo alla gallina.

Insignito del “Ezra Jack Keats Book Award”, questa storia conquista bambini e adulti. Solo una raccomandazione: leggetelo liberamente, senza pensare di dare ai vostri bambini un libro sulla “morte”; lasciate che i bambini si immergano nella storia senza nessuna prescrizione, loro sanno cosa possono e vogliono prendere. Lasciate che questo libro sia a loro disposizione insieme accanto agli altri libri della loro biblioteca domestica, non forzate la mano e l’immaginazione, non ponete domande, e, se ci riuscite, non ponetevele nemmeno voi stessi: leggete restando lievi, accompagnate i bambini nella lettura come mio nonno mi portava con sè in campagna.

Post scriptum.
A Radice-Labirinto c’è uno scaffale, piccolo a dire il vero, dove potete trovare un’accurata selezione di albi in lingua che riteniamo debbano essere conosciuti dai nostri lettori.
E sono lì non perché i bambini possano imparare precocemente l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco, ma perché possano pensarsi lettori del mondo, cittadini del grande paese delle storie dove tutti si possono incontrare e posso imparare ad ascoltarsi.
E la cosa migliore per creare un sentiero su cui costruire la consapevolezza che siamo in tanti ad abitare la terra, è avere a portata di mano una buona storia.
Quindi prima delle parole in inglese, scegliamo una storia perché è una buona storia, un pane da condividere

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