Un libro silenzioso #1

Scritto il 4 febbraio 2015 nella sezione Blog

Continuano gli approfondimenti intorno al libro per bambini (puoi leggere anche: Un libro di cartone, Libro-fuoco, L’essenziale di un libro, Libro e realtà, Libri e poesia)

Premessa

Le riflessioni di questo articolo, diviso in due parti, nascono a seguito dell’incontro del gruppo “Leggere insieme ancora” a Radice-Labirinto, sabato 24 gennaio. Un grazie a tutte le persone presenti perché attraverso la condivisione si mettono a punto molti pensieri e il cammino diventa più chiaro.

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Se in Inghilterra entrate in una libreria e chiedete un “silent book” con molta probabilità gli addetti ai lavori non capiranno cosa state cercando. In inglese il corrispettivo di silent book è “wordless”, ovvero albo “senza parole”. Senza parole non ha lo stesso significato di silenzioso: il primo indica la mancanza di un testo, il secondo l’assenza della voce.
In Italia la definizione “silent book” deve essere parsa molto poetica e forse la terminologia straniera rende il tutto più… esotico? Intrigante? Internazionale?
Riflettendo sul termine “silenzioso”, sulla correttezza o meno di questo aggettivo legato ad un albo senza parole, potremmo andare a fondo su cosa sia veramente un albo illustrato che non prevede l’utilizzo di un testo scritto.

Silenzioso: ovvero qualcuno che non sa cosa dire.

Cappuccetto Bianco, Bruno Munari

Cappuccetto Bianco, Bruno Munari

Un albo di questo tipo potrebbe avere solo pagine bianche, non avere copertina, né autore. Forse non sarebbe nemmeno un libro visto che non ha nulla da dire, perché “per fare un libro” (parafrasando una nota canzone) ci vuole una storia. Per quanto fragile e invisibile, come in “Cappuccetto Bianco” di Bruno Munari, una storia prevede l’utilizzo di parole o di immagini. Potremmo dire che Cappuccetto Bianco sia quasi il contrario di un albo senza parole: le parole ci sono, ma le immagini sono ritagli finissimi o piccolissimi indizi sul candore della pagina. E’ un albo che lascia interdetti molti lettori e che, per solito, vendiamo pochissimo. Da questo punto di vista Cappuccetto Bianco di Munari e gli albi silenziosi hanno molto in comune: spaventano il lettore adulto che non è stato educato ad avere a disposizione solo uno tra i due codice di un libro per bambini, quello visivo e quello scritto.
A pensarci bene, avere solo il codice scritto in un libro per bambini è possibile, ma non sbaglio di molto se dico che anche in questo caso il lettore è ugualmente spaventato (Come? Non ci sono figure? Non sarà troppo lungo?).
In ogni caso un libro silenzioso, non può essere un libro che non ha nulla da dire.

Silenzioso: ovvero qualcuno che resta in disparte.

Indovina chi ha trovato Orsetto, Gerda Muller

Indovina chi ha trovato Orsetto, Gerda Muller

Un libro in generale, non è mai invadente. Certo se la storia ci intriga e ci appassiona, un libro busserà alla nostra mente spesso, chiedendoci di leggerlo e rileggerlo; tuttavia ci aspetterà paziente sul comodino e, a meno di certe circostanze magiche e misteriose (certamente accadute), non si aprirà da solo. Un albo silenzioso (a parte splendide eccezioni di cui parleremo), essendo dedicato ai bambini non è mai eccessivamente lungo e la sua lettura, per quanto possa prolungarsi all’infinito (ma anche di questo parleremo), non suscita la curiosità del “non finito”, piuttosto ci potrebbe assalire la domanda “avrò detto tutto?”.
Molte persone che restano in disparte soffrono di timidezza, ma questa grande sensibilità è tipica di tutte le più grandi storie, che entrano nel nostro animo con passo leggero, che raccontano l’invisibile anche quando ci troviamo in una storia molto chiassosa.

Silenzioso: ovvero qualcuno a cui piace ascoltare.

L'approdo, Shaun Tan

L’approdo, Shaun Tan

Questa forse è la definizione più calzante riferita ad un “silent book”, ovvero un albo che aspetta un lettore che possa restituirgli la voce. Siamo abituati a pensare ai bambini come ascoltatori, ma se anche i libri non vedessero l’ora di essere letti, di essere fatti oggetto d’amore da parte dei bambini? E quale gesto d’amore più grande che dire a qualcuno “tu esisti” attraverso una storia? Un albo silenzioso è un dono reciproco, una promessa quasi infinita di storie, di ascolti, di carezze gentili. C’è una storia racchiusa in un albo silenzioso scritta apposta per noi che non vede l’ora di essere narrata.

 

Dunque non è forse silenzioso l’aggettivo più corretto per un albo senza parole, perché questi libri sono piuttosto felicemente chiassosi, ricchi e intrepidi.

Quando nell’articolo “L’essenziale di un libro” abbiamo parlato del mare grande delle narrazioni, del fatto che citare un autore significa non lasciare orfana una storia, di come sia potente una dedica, di come sia urgente dare un nome all’illustratore che dalle parole ha fatto nascere immagini, stavamo certamente parlando anche dell’albo senza parole. Anche se il codice scritto è assente, un albo silenzioso ha un autore. Questa sottolineatura è importante perché è necessario riportare l’attenzione sul fatto che anche un libro senza parole racchiude una storia e che, se la storia è ben fatta, può essere narrata.

Il palloncono rosso, Iela Mari

Il palloncono rosso, Iela Mari

E’ vero che negli albi silenziosi, il lettore e l’autore, come dicevamo, si ascoltano reciprocamente, ma un libro ha sempre una paternità che sostiene contemporaneamente tutte le ipotesi di una narrazione, e incoraggia il lettore nella sua capacità di invenzione. Questo per dire che gli adulti non si devono sentire soli davanti alle pagine illustrate di un “silent book”, perché non saranno abbandonati nel cammino.

 

Un albo senza parole avvalora il lavoro di ricognizione che abbiamo fatto delle parti di un libro: se citiamo regolarmente autore e illustratore quando leggiamo ai bambini, li legittimiamo a percepirsi come esseri narranti, gli diciamo che se le storie hanno un padre e una madre, allora una storia può nascere anche da loro. Alcune storie sono delle folgorazioni celesti, altre nascono da un lavoro metodico e minuzioso, altre ancora sono gemme nate dalla combustione dell’esperienza; ma tutte appartengono a qualcuno. Ed è questa semplice rivelazione che dice al bambino che anche lui potrà pescare la sua stella, che potrà narrare ciò che gli accade, che potrà impadronirsi delle immagini e dare loro parole nuove. Ecco dunque che un albo silenzioso parla della costruzione di una storia più di qualsiasi altro libro dedicato ai bambini; ci dà la possibilità di spartire con un autore il folle e meticoloso viaggio attraverso la trama.

Piccolo blu e piccolo giallo, Leo Lionni

Piccolo blu e piccolo giallo, Leo Lionni

E qui vorrei fare un’altra sottolineatura importante: in molti pensano che per i bambini non ancora scolarizzati, tutti gli albi siano “senza parole”, ma non è così. In primo luogo perché se un albo è ben fatto, parole e immagini si completano a vicenda in un equilibrio perfetto (un esempio su tutti “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni. Sarebbe lo stesso senza le parole dell’autore?); in secondo luogo (e strettamente legato al primo punto), se le parole sono presenti, l’autore ci sta comunicando qualcosa di preciso. Tra tutte le storie che si possono raccontare a partire dalle immagini, l’autore (e ancor più se è anche illustratore ) ci invita a seguirne una. Se l’autore non è l’illustratore allora la storia e le immagini possono non essere nate contemporaneamente e questo pone già l’intero libro sotto una luce diversa: a volte la storia e le illustrazioni sono due fiumi che si incontrano alla foce, altre volte le illustrazioni sono una barchetta di carta che segue il fiume, altre ancora le illustrazioni sono il letto del fiume. In tutti i casi quando la storia è scritta non possiamo far altro che seguire anche noi la corrente.
E’ indubbio inoltre che l’adulto che legge ad un bambino un albo provvisto di testo, non solo si senta rassicurato, ma tenderà a leggere le immagini alla luce della storia appena letta, condizionando il suo sguardo e quello del bambino in modo molto più rigido rispetto ad un albo senza parole.

 

Chiuso per ferie, Celija Maja

Chiuso per ferie, Celija Maja

Insomma se la storia si dipana attraverso il codice scritto, il suo potere e la sua luce si diffonderanno in modo del tutto differente e anche a livello psicologico l’impatto sul lettore sarà diverso. Poca importa se il bambino è in grado di leggere o meno, molti albi senza parole vengono più volte letti dall’adulto prima che il bambino vi si cimenti, ma questo non impedisce loro di creare la propria storia (specialmente con i libri silenziosi a carattere descrittivo come “Chiuso per ferie”di Maja Celija). Nel libro illustrato in cui è presente il testo, i processi di ricognizione della storia sono più vincolati a quanto si è ascoltato e la sicurezza con cui l’adulto legge, vincola le immagini alle parole in modo quasi indissolubile (è invece interessante notare come l’adulto che si prova con l’albo senza parole tenta numerose strade prima di fissare la storia a lui più congeniale). Del resto non vi è dubbio che i bambini siano abili lettori di “silent book”, non fosse altro per il fatto che il loro sguardo è più aperto e meno pregiudicante rispetto al codice visivo; ma se questa loro innata capacità di interpretazione può essere applicata a qualsiasi illustrazione, sia di silent che non, non è vero che le illustrazioni dei due generi siano interscambiabili . Le illustrazioni nate per un testo scritto si trovano a seguire certe regole, quelle per un silent altre. Lo vedremo nel dettaglio più avanti, quando analizzeremo diversi tipi di narrazioni di libri silenziosi.

 

Dunque possiamo dire che nell’albo illustrato silenzioso abbiamo un autore a nostra disposizione, possiamo condividere con lui un pensiero, intrufolarci, con il suo bene placito, nella trama e ritrovarci vicini meravigliandoci reciprocamente (ovviamente solo virtualmente anche se credo che molti autori di silent darebbero un occhio per poter ascoltare tutte le storie nate dai loro libri). Più che silenzioso dunque un albo di questo tipo ha una sovrabbondanza di parole, ha un groviglio di strade possibili, un labirinto che chiede di essere risolto.

 

 

Illustrazione di Pierre Mornet

Illustrazione di Pierre Mornet

Ma chi è l’autore di un albo senza parole? E’ senza dubbio un illustratore e senza dubbio un silent book è un albo (ovvero un libro provvisto di immagini) a tutti gli effetti. Cosa fa di solito un illustratore in un libro per bambini dove compaiono le parole? Se l’illustratore è capace e talentuoso, grazie alle sue illustrazioni noi vediamo di più, vediamo oltre il testo.
Tempo fa Anna Castagnoli sul blog “Le figure dei libri” chiese al suo pubblico di completare la frase “Illustrare è…” e di abbinare al pensiero un’illustrazione che potesse rappresentarlo.
www.lefiguredeilibri.com/2014/10/16/illustrare-e
Furono selezionate le definizioni più interessanti, tra cui:

  • Illustrare è preservare intatto il mistero delle parole. ( Alessia Napolitano)
  • Illustrare è arrivare vicino per portare lontano. (Roberta Bridda)
  • Illustrare è vedere oltre il lupo. ( Lisa Massei)
  • Illustrare è dire quello che non è stato detto. (Marianna Longo)
  • Illustrare è dire l’indicibile. (Laura Campadelli)
  • Illustrare è dare senso al vuoto. (Laura Falorsi)
  • Illustrare è abitare le parole. (Luisa Valenti)
  • Illustrare è nel contempo sintesi e approfondimento.( Francesca Fontanarosa Foscolo)
  • Illustrare è svelare un mondo. (Teresa Manferrari)
  • Illustrare è avere un’opinione. Isol (citata da Miguel Tanco)
L'onda, Suzy Lee

L’onda, Suzy Lee

E’ difficile trovare una definizione che ci dica esattamente cosa voglia dire illustrare. L’illustratore ci permette di andare oltre la storia per farci tuffare in un immaginario che ha il fascino di un luogo da esplorare. E non importa se l’illustrazione è essenziale, grafica, pittorica, ricca, scarna… ogni illustratore vi farà entrare in una dimensione altra, attraverso un segno che dialoga continuamente con la storia. L’illustrazione è un’altalena tra il senso del testo e il sapore delle parole, è un gioco di specchi concentrici, è l’acqua in fondo al pozzo dove potremmo, o meno, vederci riflessi. Un’illustrazione scava in profondità, è l’argento vivo che scivola in modo imprevedibile tra il significato della parola e la sua rappresentazione, è quella forma d’arte che porta alla luce la potenza del segno come codice narrativo.
E se il segno è capace di tradurre una narrazione, allora è facile intuire che una storia possa essere raccontata anche solo per immagini.
Le storie raccontate per immagini non sono tutti i uguali, così come non sono uguali i vari registri narrativi. Alcuni albi senza parole risultano più facili se si attengono, per esempio, a story bord di stampo cinematografico, altri sono più complessi se sono di tipo descrittivo o contengono più storie da seguire contemporaneamente.
Nella seconda parte dell’articolo faremo esempi dei diversi tipi di “silent book”.

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