Un materasso rosso #2

Scritto il 27 settembre 2013 nella sezione Blog

Per leggere la parte #1 Il gioco della lotta di “Un materasso rosso”, clicca qui.


#2 Genitori invadenti?

Illustrazione di Giulia Orecchia

Illustrazione di Giulia Orecchia

Durante le mie osservazioni seduta vicino al materasso rosso non ho potuto fare a meno di includere nel mio sguardo i comportamenti dei genitori che, alle volte, si affollano intorno allo scivolo per sorvegliare i giochi dei figli.
La prima cosa che devo sottolineare è la grande differenza nelle dinamiche relazionali tra i bambini in presenza o meno degli adulti.

Che i bambini mettano in campo strategie completamente differenti a casa e a scuola è risaputo. Da un lato i diversi tipi di comportamento che i nostri figli attuano in società o tra le mura domestiche sono rassicuranti perché ci segnalano che essi sono in grado di scegliere le persone e selezionare i luoghi verso le quali e nei quali poter esprimere tutta la sfumata gamma dei sentimenti e delle emozioni umane. Gli stessi adulti trovano conforto tra le braccia delle persone care e amate o litigano con esse senza apparente motivo dopo una giornata difficile: sappiamo che chi ci ama ci accoglierà ugualmente e non ci abbandonerà per aver mostrato di noi il lato più fragile o più aggressivo. La stessa cosa fanno i bambini e poiché in loro le emozioni sono maggiormente amplificate (è l’accumulo di esperienze infatti ad aiutarci nella decodifica e nella giusta canalizzazione dei sentimenti) e i luoghi vengono interpretati in base alle persone che li popolano piuttosto che per la loro specificità sociale, assistiamo spesso, in presenza dei genitori, a epocali capricci o a dimostrazioni di disarmante timidezza.

Illustrazione di Quentin Blake

Illustrazione di Quentin Blake

Possiamo considerare queste esternazioni come dimostrazioni d’affetto anche se è chiaro che non deve mancare, in contemporanea, una spinta educativa che, tendendo conto dell’indole del bambino, incanali queste manifestazioni in griglie di comportamento accettabili e gestibili.

 

Fatta questa doverosa premessa, devo constatare che la presenza dei genitori in contesti che non necessitano della loro supervisione, è capace di trasformare il gioco più divertente in un vero e proprio dramma. Se la vacanza è il tempo ideale per trascorrere un tempo più disteso insieme ai nostri bambini, non per questo deve tramutarsi in una frequentazione assidua e costante che non tiene conto dell’importanza della libertà reciproca.

 

Illustrazione di Ian Falconer

Illustrazione di Ian Falconer

Ritengo che sia molto utile e salutare per un genitore usufruire della pausa estiva per dedicarsi all’osservazione dei figli approfittando dello spazio del gioco per constatare i loro progressi, le difficoltà, i punti di forza e le loro debolezze. Questo può però avvenire solo se il nostro sguardo è uno sguardo discreto, molto attento e sensibile che, pronto, sa nascondersi dietro il tronco di un albero, nel folto di un cespuglio o negli occhi di un altro adulto che, nostro complice, si diverte quanto noi ad osservare il gioco dei propri bambini.
E’ altresì assolutamente necessario essere guidati da un profondo senso di fiducia nei confronti dei figli, mentre da lontano lasciamo che sperimentino tutte le fasi del gioco in cui sono previsti anche momenti di scontro, di esplorazione motoria e di noia. Il nostro tempestivo intervento deve essere limitato solo a vere e proprie emergenze, ma è su questo punto che cadono in molti rovinando, ahimè, le dinamiche in fieri tra i bambini coinvolti.

Quando un bambino è davvero in pericolo?

Prendiamo ad esempio la lotta sul materasso rosso e lo scivolo di Annatal.
I genitori intervengono per:

  1. regolamentare la discesa e disciplinare la fila
  2. per intimare ai propri figli (anche se questi avevano più di quattro anni) di non sostare davanti allo scivolo una volta arrivati a fine corsa
  3. di non risalire lo scivolo al contrario
  4. di non allargare le gambe durante la discesa per non farsi male
  5. di non fare la lotta sul materasso
  6. di stare attenti alle scale
  7. di sbrigarsi a scivolare
  8. di non fare trenini (specialmente se il bambino in arrivo alle spalle non lo si conosce o è piccolo)
  9. di stare attenti ai bambini piccoli.
Illustrazione di Marina Marcolin

Illustrazione di Marina Marcolin

Con queste regole e incitamenti il gioco sullo scivolo si riduce ad un monotono e ordinato scivolare su e giù e la potenzialità del materasso rosso completamente annullata. In effetti pare chiaro che il materasso rosso è, per i genitori, solamente un intelligente espediente per evitare che i bambini si facciano male all’arrivo del lungo scivolo.
Non solo il gioco diventa insopportabilmente noioso, ma con il genitore presente ogni minima difficoltà si trasforma in un capriccio o in un lamento continuo rendendo l’atmosfera terribilmente deprimente e stressante.
Se poi i genitori-sentinella sono più di tre, si innescano meccanismi ancora più castranti perché gli adulti tendono a incitarsi gli uni con gli altri pur senza mai interagire verbalmente tra loro. Si instaura una strana sorta di competizione: la maleducazione del bambino altrui deve in qualche modo determinare la bene educazione del proprio. I genitori spesso si giudicano ferocemente gli uni con gli altri e una guerra di sospiri e di sguardi disapprovanti, per quanto dimessi e ben nascosti, inizia a rendere il contesto invivibile e molto teso.
Difficilmente ho visto genitori collaborare alla felice riuscita di un gioco di movimento gettandosi sul materasso insieme ai figli o ridere di una discesa particolarmente spericolata.

 

Illustrazione di Rebecca Deutremer

Illustrazione di Rebecca Deutremer

I genitori sono terrorizzati all’idea che possa succedere qualcosa di grave ai figli o che questi siano considerati ineducati.
Come ho potuto constatare più volte, il gioco dello scivolo e del materasso senza la presenza dei genitori si svolge in perfetta armonia e pur nella sua dinamicità lascia spazio alla dolcezza, all’accoglienza, alla pazienza e al coraggio.

 

Analizziamo nel dettaglio le fobie che spingono i genitori ad intervenire concedendo per quaranta minuti campo libero ai nostri figli.

Poiché l’analisi punto per punto richiede spazio per essere davvero approfondita, pubblicheremo a distanza di due giorni l’uno dall’altro i 9 argomenti trattati.

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