Viaggia verso – poesie per le tasche dei jeans -Poesia

Scritto il 5 maggio 2018 nella sezione Consigli di lettura

La poesia è un brutto affare.
Per qualche strano scherzo del destino, ci siamo convinti che la poesia non sia per tutti, che sia roba per chi il mondo lo capisce o al contrario per chi non lo capisce affatto.
E’ roba di parafrasi, ricerca sul dizionario, parole mandate a memoria. Oppure è roba da bambini: le rime, i giochi di parole, i buoni sentimenti, le stagioni…

Viaggia verso

La poesia per fortuna non ama schierarsi, la sua materia è mobile, quasi informe – nonostante a volte ci sia la gabbia dei versi – è gioco profondo con le parole aggrovigliate dentro di noi e fuori di noi.
Per questo suo essere indefinita la poesia preferisce collocarsi, tra quelli che capiscono il mondo e quelli che proprio non lo capiscono, in una terra di confine dove regna il caos e il silenzio, la voce e il pensiero, la vitalità e l’apaticità, l’ordine e la tempesta.

L’adolescenza è una terra di confine. E qui sta l’intuizione straordinaria di Chiara Carminati.
La sua raccolta di poesie – nelle tasche dei jeans – inizia con una poesia manifesto:

Odio la poesia
perché è un insieme
di rime sceme

la odio quando spreme
il succo alle stagioni
il sangue agli ideali
i nomi alle emozioni

la poesia del genere
che spegne le parole
in cuori posacenere

Odio la poesia
che mi indica col dito
perché sono lo stupido
che non ha capito

In quanti credono di odiare la poesia? E non solo i ragazzi a cui questo libro è dedicato.

Lo dicevamo all’inizio che la poesia è brutto affare. Eppure è un linguaggio di confine, così immediato se lo sai parlare. L’animo degli adolescenti è pronto, ha pensato Chiara Carminati, bisogna solo spezzare i pregiudizi, allontanarsi dalle rime sceme, dalle emozioni a buon mercato e dall’idea che il non capire sia legato ad un pensiero – come quello dell’adolescente – limitato dal dramma dell’età, dalle mode, dai telefoni cellulari, dall’adesione parossistica ad un’ideale di ribellione che ti rincitrullisce a priori ( che poi a pensarci bene anche l’adulto dice di non comprendere la poesia – chissà quali sono le sue scuse).

Quelli piccoli sanno
di minestrina
astucci in plastica
gomma
da cancellare
e di sono come
tu mi vuoi

Quelli grandi sanno
di sudore
scarpe da ginnastica
gomma
da masticare
e di non saremo mai
come voi

E in mezzo
in bilico
tra prima e poi
ci siamo noi

Chiara Carminati va oltre, sa, da poetessa capace quale è, che se c’è un limite che la poesia non ha è quello del linguaggio: la puoi modellare a tuo piacimento, farle dire ciò che vuoi, come vuoi. La differenza semmai la fa l’idea che la muove, e Chiara Carminati qui, in questa raccolta geniale, libera prima di tutto il suo pensiero sui ragazzi, sta dalla loro parte sfoderando l’arma più inconsueta che si possa immaginare: i versi poetici. Insomma Viaggia verso

viaggia-2

C’è chi punta
senza rimpianti sempre in avanti
C’è chi pianta
i piedi su passi già passati
C’è chi pensa
il tragitto molto prima di partire
Ma qualunque sia il modo
di viaggiare
qualunque sia l’approdo
fa bene ad ogni inizio
avere un
nodo

Ecco avere un nodo credo sia la chiave di volta di questa raccolta. Riconoscere gli inizi. Accettarli.
Giusi Quarenghi nella sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Basurada” (Book Editore, 2017) scrive questi versi:

Mi mancano gli sguardi
diventano sempre meno
di chi mi ha visto dall’inizio

I ragazzi hanno certamente bisogno di nodi, intesi come ancoraggi, di persone che parlino loro tenendo insieme l’incertezza del futuro e saldo il capo di chi erano, o meglio preservando con riconoscenza la terra da dove provengono, ovvero quella sconfinata dell’infanzia. La poesia sa tenere insieme gli opposti; per questo che lo sguardo di Chiara Carminati è limpido, mai ammiccante, teneramente inquieto, uno sguardo a cui il contrappunto illustrativo di Pia Valentinis riserva la giusta discrezione.

C’è un prima e ci sarà un poi, ma intanto c’è un qui.
E in questo qui, se solleviamo il velo, c’è un linguaggio poetico che parla ai ragazzi senza farli sentire stupidi, superficiali e inadeguati.
C’è una forte dignità in “Viaggia verso…” un’autenticità di sguardo e parola che accoglie e ti fa entrare. C’è facebook, il cellulare, la televisione, c’è il mondo e la poesia può stare solo nel mondo se vuole risuonare.

Illustrazione  di Pia Valentinis

Illustrazione di Pia Valentinis

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