Scuola Radice

Buone nuove da Scuola Radice – Gli esami di idoneità

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Cari tutti,
l’estate è arrivata e il centro estivo è terminato.

Siamo convinte che i giorni estivi siano maggesi preziosi in cui muovere i pensieri con un dondolio più dolce, lasciando che si nutrano spontaneamente di quanto li circonda.

Ci teniamo molto a comunicarvi alcune buone notizie che in questi giorni hanno illuminato Scuola Radice come un intenso e caldo raggio di sole.

Come sapete, a giugno tutti i bambini di Scuola Radice hanno dovuto affrontare l’esame di idoneità presso gli istituti scolastici statali di riferimento.
Dall’anno scolastico 2017/2018, con il decreto legislativo 62/2017, l’esame di idoneità è diventato obbligatorio per coloro che si avvalgono dell’istruzione parentale e rappresenta uno strumento importante per salvaguardare il diritto dei bambini a un’istruzione di qualità.

Per Scuola Radice, come abbiamo già avuto modo di raccontare, l’esame di idoneità è stato un modo per concretizzare la volontà di creare un ponte con la scuola pubblica, offrendo un’occasione di dialogo e di confronto con le insegnanti e i dirigenti del territorio.

La nostra serra selvaggia

I bambini hanno affrontate le prove (che consistevano in esercizi scritti di italiano e matematica e in un colloquio orale), con grande tranquillità e finalmente possiamo comunicare che le hanno superate tutti con successo.

TUTTI I BAMBINI DI SCUOLA RADICE HANNO OTTENUTO L’IDONEITÀ.

Questo risultato rappresenta un traguardo importante per Scuola Radice, da diversi punti di vista. Da un lato, infatti, l’aver ottenuto l’approvazione di diverse commissioni esaminatrici, formate a loro volta da diversi insegnanti, ha permesso di far uscire il progetto da ogni autoreferenzialità.

Dall’altro gli esami di idoneità hanno rappresentato una verifica oggettiva ed esterna della sperimentazione che stiamo portando avanti.

L’idoneità raggiunta dai bambini è una prova che la sperimentazione di Scuola Radice funziona.
Confrontarsi

Che è possibile raccogliere la sfida lanciata dalle Indicazioni Nazionali e prendersi la responsabilità di scegliere l’itinerario che si ritiene più efficace per far sì che ogni bambino raggiunga gli obbiettivi di apprendimento.

Che non si è obbligati “a fare così perché si è sempre fatto così” e che cambiare non è un’utopia.

Che senza sussidiario forse all’inizio ci si sente più spaesati, ma poi si possono intraprendere percorsi interdisciplinari vivi, ricchi, di senso, capaci di solleticare le intelligenze dei bambini.

Che leggere i libri, invece di usarli, non diminuisce la loro capacità di aprire scenari, suggestioni, collegamenti, ma anzi la vivifica.

Che imparare a scrivere non significa (non solo, almeno) copiare dalla lavagna o finire un esercizio, ma essere in grado di produrre testi, di raccontare e di raccontarsi, scoprendo la funzione comunicativa della lingua.
(Ma sapete che all’esame le maestre esaminatrici si sono lamentate che i bambini di Scuola Radice scrivono troppo?)

Che la matematica può essere racchiusa anche in una distesa di camomilla, in un’aiuola da misurare, nei giochi di una volta, con la palla contro il muro.

 

Il giardino di Scuola Radice

I risultati di questi esami ci hanno confermato ancora una volta che non servono schede per imparare. E che se le competenze sono davvero acquisite poi gli esercizi si sanno risolvere, anche se non li si è mai incontrati prima. Non è questo, d’altronde, che si intende per padronanza di un concetto, di un contenuto, di una strategia?

I bambini di Scuola Radice hanno imparato l’italiano, la matematica, la geografia, le scienze, la storia, l’arte, l’inglese dialogando tra loro, giocando, sperimentando, stando in giardino, leggendo bei libri, disegnando, costruendo, facendosi delle domande, esplorando, ricercando, provando, sbagliando, formulando teorie. Eppure, di fronte alle schede dell’esame (ecco per cosa potrebbero essere funzionali le schede, come strumento di verifica!) hanno saputo procedere adeguatamente, compilando, completando, collegando, eseguendo.

Una maestra, prima delle prove, ci ha chiesto “Ma se non hanno mai fatto una scheda di questo tipo ce la faranno all’esame?”. Abbiamo risposto “Bhe, sanno leggere e comprendere una consegna, quindi perché non dovrebbero farcela?”

Non ci siamo sbagliate.

E la sensazione è che a ottenere l’idoneità non siano stati solo i bambini, ma un po’ tutta Scuola Radice, che ha saputo mostrare che “scuola” lo è davvero.

E che speriamo abbia saputo dimostrare, almeno un po’, che se si lavora con grande consapevolezza e rigore, all’interno di un collettivo vivace, competente, appassionato, rimettendo al centro la didattica, ovvero le forme e i modi dell’apprendere e dell’insegnare, ecco, i bambini imparano, imparano davvero, e al contempo stanno bene a scuola.

 

Scuola Radice vista dal boschetto di pioppi
Non è un ossimoro.
Non è più solo un’aspirazione.
È possibile.

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