Scuola Radice

Il diritto al Tomoe

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Giornata dei diritti all’infanzia.

Il Tomoe

A Scuola Radice c’è una stanza che si chiama Tomoe. È la stanza più grande e luminosa di tutta la scuola, ma non è una palestra, è il Tomoe.
I bambini hanno imparato a chiamarlo così fin da subito e già mi immagino questo nome riecheggiare nei loro ricordi futuri.

“Sai, io a scuola avevo il Tomoe.”
“E che cos’è il Tomoe?”
“Era una stanza dove potevano danzare, costruire spettacoli, fare la lotta, correre, studiare a volte, ascoltare la musica…”

Il nome Tomoe, che noi in modo non corretto decliniamo al maschile, viene dal libro di Tetsuko Kuroyanagi “La bambina alla finestra”. La Tomoe era il nome della sua scuola, una scuola costruita da un Preside illuminato nei vagoni dismessi della ferrovia di stato giapponese. Ero il 1939 e la seconda guerra mondiale incombeva. Le bombe distruggeranno la Tomoe nel 1944.
La Tomoe era una scuola nuova, sperimentale, incredibilmente bella nonostante la povertà dei mezzi. Il libro di Totto Chan ( così chiamavano l’autrice Tetsuko quando era piccola ) ha ispirato Scuola Radice e per questo abbiamo voluto dedicare una stanza della scuola alla Tomoe.

La bambina alla finestra, copertina.

Il Tomoe è una tra le stanze più amate dai bambini e quella meno amata dai genitori.
Puntualmente – circa ogni due/tre mesi – qualche famiglia chiede un colloquio per lamentarsi o avere spiegazioni circa quello che avviene in Tomoe.

Perché ?

Nel Tomoe i bambini possono sperimentare il loro diritto alla libertà anche in un luogo chiuso. Il che non è scontato.

Si sono attivate molte politiche pedagogiche sull’apprendere all’aria aperta in questi ultimi anni ( anche Scuola Radice considera il giardino un’aula a cielo aperto) ma pochissimi sguardi intelligenti vengono rivolti agli spazi interni, specialmente nella scuola primaria. Sì, è vero, ci sono le scuole senza zaino e le Montessori che creano angoli o isole didattiche, ma non è questo che intendo per sguardi intelligenti sullo spazio interno.
Tendiamo ad organizzare tutto, a migliorare tutto, ma dimentichiamo il valore dello spazio vuoto. Il valore del vuoto punto.

I bambini in uno spazio vuoto come il Tomoe hanno la possibilità di sperimentare “il dentro”, la casa come spazio libero, portatore di un’energia calda, familiare, ovattata…molto diversa dall’energia di un giardino ( fredda, dinamica, ariosa…ovviamente sto parlando di energia non in senso valoriale, ma in termine di qualità intrinseche).
E poiché i bambini in casa difficilmente si sentono liberi ( vuoi perché le stanze sono troppo piene, vuoi perché sono troppo piccole, vuoi perché non devi correre, saltare, mettere in disordine, vuoi perché c’è la televisione che è diventata senza dubbio la più brava baby sitter dei tempi moderni…) in Tomoe i bambini hanno bisogno di ritrovare un nuovo equilibrio non solo del corpo, ma soprattuto del corpo in relazione.

Uno spazio interno per quanto spazioso ci costringe a metterci molto più in relazione con gli altri di uno spazio esterno.
E allora succede che i bambini mettano in atto dinamiche nuove, impreviste ed esercitino il loro diritto di esprimere quelle emozioni che normalmente in una casa vengono represse o giudicate inopportune come l’aggressività. È difficile convivere in uno spazio chiuso quando si discute o si litiga, lo sanno bene tutti quegli adulti che sbattono le porte e si chiudono in una stanza quando il dibattito si fa insostenibile.
Il Tomoe peró è una stanza di una scuola, oltre i suoi muri ci sono le Maestre e c’è una classe dove dialogare per capirsi, comprendere, scoprirsi.
Le dinamiche del Tomoe non vengono represse, ma viste, accolte e ascoltate nella ferma convinzione che i sentimenti, contrariamente alle emozioni, abbiamo bisogno di una fortissima condivisione per essere costruiti e coltivati.

Le emozioni sono da questo punto di vista più egotiche: importante mapparle e riconoscerle certo, elevarsi sopra le pulsioni, ma ancora più importante è trasformale in sentimenti perché i sentimenti costruiscono il “bene comune”. Le emozioni per quando capite e introiettate sono più finea se stesse, più individualiste, ci dicono chi siamo noi, come reagiamo, come evolviamo, come apprendiamo a volte, ma è poi difficile portarle agli altri. L’empatia avviene attraverso un’emozione che si fa sentimento e il sentimento si costruisce in relazione, attraverso storie e racconti ( anche personali), attraverso il dialogo.

Il cerchio del fuoco in Tomoe.

Allora il Tomoe è occasione magica per sperimentare i propri diritti e quelli degli altri perché invita i bambini a imparare a dosare le energie del corpo, a discutere, a litigare; insegna ai bambini anche il valore della solitudine o della tolleranza; il Tomoe incoraggia a sprigionare un’immaginazione liquida, fluida che spesso deve considerare l’esigenza di abbracciare anche la fantasia altrui perché in 24 mq, l’altro non lo puoi relegare in un angolo o mandarlo a passeggiare.
Il Tomoe chiede ai bambini di sviluppare un’intelligenza sociale e perché no, famigliare. Rivela relazioni diverse tra i fratelli, per esempio, relazioni che nell’ambiente domestico si esprimo magari in altro modo.

E non è facile imparare a gestire tutto questo, ma se la Scuola è prima di tutto comunità – e per Scuola Radice lo è – allora non è solo buono, il Tomoe è necessario.
E se i bambini prendono atto con coraggio di tutto questo giorno per giorno, per i genitori il compito, in una contemporaneità sempre più individualista e territoriale,  è ancora più difficile.

Ai genitori chiediamo di dare ai loro bambini il diritto di non essere giudicati.
Chiediamo di non giudicare nè i propri figli nè quelli degli altri ( e questa è la parte più dura, perché le altre famiglie, i bambini delle altre famiglie, diventano spesso i nemici e i capri espiatori più facili ).

Non giudicateli perché mentre lo fate state giudicando prima di tutto voi stessi e non vi meritate pene così severe. I vostri figli in quella stanza, in Tomoe, o in qualsiasi altra stanza si trovino a giocare ( non è una caso che i bambini non vadano quasi più a giocare a casa di altri bambini) stanno provando a sciogliere le tensioni di molte vostre relazioni; nella case degli altri ( e vi consiglio di leggere l’albo magnifico di Orecchio Acerbo “Nelle case degli altri bambini”) i bambini imparano a relazionarsi, a misurarsi, a mettere in atto strategie, a prendere coscienza dei confini. Dategli tempo e fiducia. Pensate a voi stessi con altre due famiglie a giocare in una stanza di ventiquattro metri quadri – e non è detto che vi capitino le famiglie che ritenete simpatiche.
Cosa fareste ?

Pensate che il Tomoe, così come le case degli altri bambini, sia una palestra, ma non una palestra per fare sport, ma per conoscere se stessi e gli altri in contesti chiusi, caldi e nuovi.
Considerate la scuola non come un luogo di sciamannati sfuggiti al controllo delle “povere” maestre, ma come il luogo dove è possibile fare davvero comunità, parlarsi, dialogare, ridiscutere anche delle relazioni difficili, il luogo dove le emozioni si elevano a sentimenti.

Pensate al Tomoe, alle altre case, alla scuola come una stanza per costruire “ un bene comune” e non il bene del vostro singolo bambino, perché ogni bambino singolo sarà forse salvo, ma sarà solo.
Pensate che le case degli altri bambini, le altre famiglie e quindi la scuola, sono il primo pezzo di mondo che i vostri figli incontreranno davvero; nel Tomoe si incontrano gli altri, con le loro dinamiche, i loro vissuti, le loro ricchezze e le loro debolezze e che anche voi siete l’altro di qualcuno.
Lasciate che i bambini sperimentino, date fiducia ai vostri figli, al Tomoe e alla scuola. Non fatevi sorprendervi a giudicare tutti e tutto dal buco della serratura.

Stian Hole – “Il segreto di Garmann”, Donzelli.

Guardate questa illustrazione di Stian Hole e come fanno quasi tutti i nostri lettori, non vergognatevi a sentirne repulsione, paura quasi, per il volto di una bambina che giudicate “brutta”.
Eppure anche questa è l’infanzia. Ma se le date credito pagina dopo pagina, arriverete a scoprire non solo una storia meravigliosa, ma vi sorprenderete a godere di quella storia , insieme a i vostri figli.

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