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E POI – Albo senza parole

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E POI di ICINORI, Orecchio Acerbo 2018.

Icinori sono Mayumi Otero e Raphael Urwiller, lei di origini giapponesi e lui francesi.
Sono due disegnatori, artisti, insegnanti ed editori impegnati in un ampio campo di progetti. Alternano percorsi di ricerca personali a lavori in cui collaborano fianco a fianco. Ogni loro progetto si caratterizza per un’intensa ricerca grafica tesa a portare al pubblico un’opera in cui eleganza, equilibrio e innovazione si intrecciano indissolubilmente. Sono maestri nell’arte della serigrafia e i loro libri diventano occasione per sperimentare nuove tecniche e nuovi immaginari.

Hanno anche una loro casa editrice che tuttavia resta un progetto senza scopo di lucro e i cui libri (ormai più di 50) sono utilizzati per finanziare nuovi progetti editoriali. Hanno lavorato per The World, The New York Times, The Life. Per Orecchio acerbo nel 2014 hanno firmato la fiaba Issun Boschi.

Ma chi sono davvero Icinori il cui nome misterioso appare in basso nella suggestiva copertina di “E poi”?

Sono pura immaginazione, sono una finestra sul mondo dall’altra parte della cortina invisibile che separa ciò che sappiamo di vedere e ciò che ci resta precluso finché l’arte non ci soccorre.

In “E poi” ci è data l’occasione di gettare uno sguardo sulle stagioni che da settembre a ad agosto cambiano il paesaggio.

In “E poi”, pagina dopo pagina, tutto cambia e muta esattamente come in un teatro quando vengono smontate le scenografie.
Il Martello, la Chiave inglese, la Sega, la Pinza e la Brugola abbattono, svitano, tagliano, tirano e avvitano le varie parti del mondo.

Eppure prima di andare a conoscere il teatro delle stagioni di Icinori, è necessario che i cinque attrezzi li adoperiate per scardinare, riassemblare e piegare le vostre idee riguardo ad un libro per bambini. Questo albo reclama da subito il privilegio di essere sfogliato senza preconcetti perché non c’è orizzonte che si possa attraversare quando ci si circonda di immagini fittizie sull’infanzia, sui libri, su ciò che è “bello” e ciò che non lo è.

Ed è interessante l’aggettivo “fittizio” in un simile contesto perché  in “E poi” nulla sembra definitivo e stabile: quando pensavate di aver raggiunto un discreto equilibrio emotivo e visivo, tutto cambia di nuovo e ciò che credevate immutabile e integerrimo rivela un lato nascosto dove anche l’opera d’arte può diventare finzione, scherzo, impalcatura di cartone, un tappeto da arrotolare e riporre. Icinori vi invita a non prendervi troppo sul serio, a guardare ogni cosa con il divertimento di un bambino che sa ricredersi continuamente avendo fede in una conoscenza in divenire.

Nei risguardi finali – che sono una delizia per gli occhi –  il Martello, la Chiave inglese, la Sega, la Pinza e la Brugola hanno il nome delle cinque vocali (I, O, U, E, A). Ho pensato: le vocali sono puro suono, sono il primo alfabeto naturale dell’uomo, sono i rudimenti del desiderio, sono la prima fatica del linguaggio. E così, allo stesso modo, gli attrezzi di Icinori diventano i costruttori del paesaggio, i piccoli creatori operosi che mese dopo mese reinventano il nostro orizzonte, donandogli quell’ancestrale vocalizzo primitivo che muove e sposta le montagne.

Orizzonte e paesaggio sono in questo albo sinonimi, esattamente come lo sarebbero in un teatro. Ogni doppia pagina è una finestra, ed è proprio la sensazione di apertura e freschezza la prima a sorprenderci. Il confine della costa sparisce completamente e la grammatura della pagina, quasi cartonata, aumenta la sensazione di trovarsi su un unico grande foglio mentre si aspetta che il movimento della scena sfumi nella doppia pagina successiva. Si illude infatti chi crede che paesaggio e orizzonte siano due termini statici: la maestria di  Mayumi Otero e Raphael Urwiller rende vivo il tratto serigrafico tanto che non si ha più l’impressione, una volta chiuso il libro, di non aver assistito a qualcosa di vivo, ad una storia animata in ogni sua parte.

E quel “qualcosa di vivo” è allo stesso tempo un indefinito vitale e brulicante, Sono Volpe e Voooooooolpeeeeeee, sono Inuk (il bambino di neve) e Anuk, sono gli Yokai Jazz Band, Ciu e Ciuf capitreno. E ancora: è David Okny, Venere, Bakobako, Polopolò, Nino & Nanà… insomma “quel qualcosa” è lo straordinario ecosistema di Icinori, che ci introduce ad un areale fantastico pronto a domandarci “E poi?”.

E poi c’è tutto quello che vuoi. Il mondo è tutto intorno a te, il palcoscenico è solo da costruire, le storie tutte ancora da inventare.

Le storie durano quanto vuoi, anche solo un mese o il tempo di una stagione.

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