Leo e Lia – Narrativa

Scritto il 25 marzo 2013 nella sezione Consigli di lettura

leo e lia copertinaMi accingo a commentare il bellissimo libro di Laura Orvieto mentre fuori piove.
C’è un legame dolce tra i libri e la pioggia, un senso di fratellanza. Entrambi condividono uno stato di quiete, scandiscono il tempo del segreto e del silenzio. La pioggia cade sulla terra e la ristora in profondità così come le parole ben scritte nutrono “il seme dello scrittore” che è dentro ad ogni bambino. Sembra difficile a credersi, ma è proprio così, ogni bambino racchiude un poeta e uno scrittore: naturalmente predisposti a leggere la realtà formulando metafore, acuti osservatori di gesti ed espressioni corporee, esseri musicali per eccellenza (imparano a parlare cantando), i bambini sono certamente i primi ad apprezzare con sincero trasporto una poesia e un racconto ben scritto.

Eppure sono i generi letterari che allontaniamo da loro il più possibile.
Riteniamo che la poesia o un racconto eccessivamente “lungo” e pieno di “parole difficili” non sia “per bambini” e senza accorgercene trasferiamo sui nostri figli, alunni, nipoti quella che è invece, molto spesso, una nostra difficoltà. Spesso constato che questa avversione ad una prosa alta e ai versi si è generata attraverso lo stesso meccanismo: genitori e maestre che a loro volta sono stati tenuti lontani dalla poesia e dalla prosa d’autore quando erano piccoli e che le hanno conosciute poi, in noiose sessioni di parafrasi sui banchi di scuola.
Che peccato privare i nostri bambini della musicalità, del sapore, e dunque degli universi che solo la poesia e la bella prosa sanno creare!

Il libro di Laura Orvieto, illustrato da Vanna Vinci ed edito da Giunti junior è un piccolo capolavoro di delicatezza, di meraviglia e di poesia. Ventisette racconti brevi, ventisette scene di vita quotidiana nella Firenze dei primi del ’900.
leo e lia finozziLa prima edizione di Leo e Lia esce nel 1909 per la casa editrice Bemporad, già impegnata sul fronte dei ragazzi con “Il giornalino della Domenica” e poi madrina di “Pinocchio”. Nonostante sia passato più di un secolo il libro di Laura Orvieto è più che mai attuale. La Orvieto si ispira alla sua vita di mamma e, come lei stessa dichiara nella sua autobiografia, “Leo e Lia” è il tentativo di “scrivere la storia dell’aprirsi alla vita dei suoi bambini”.
Trovo che in queste brevi parole sia racchiuso tutto il senso di questo libro.

In ogni racconto troviamo un adulto in grado di guidare i bambini in modo chiaro, semplice e dignitoso; un genitore o un’istitutrice che, attraverso i piccoli accadimenti di ogni giorno, insegnano a Leo, di quasi cinque anni, a diventare grande”.
In un momento storico come il nostro in cui l’infanzia è così centrale, ma anche così carica di insicurezze, un libro come “Leo e Lia” è in grado di ricondurci al senso del vero, riattribuendo significato e autenticità a tematiche chiave come la morte, il dolore, e la felicità.

leo e lia 2Questo piccolo volumetto di centotrenta pagine è tuttavia connotato come “difficile” e sovente non viene scelto da maestre e genitori. E perché mai?
E’ vero, è strutturato come un libro “di una volta”, le illustrazioni compaiono ogni tanto e più che a vere e proprie scene, ci troviamo davanti a dei graziosi cammei i cui colori, sotto la mano intelligente di Vanna Vinci, virano dall’ocra alle terre bruciate, regalando a tutto il libro un sapore antico e prezioso.
Tuttavia se ci soffermassimo un minuto a guardarle con attenzione, ci potremmo accorgere di quanto siano ricche di particolari; e se per un attimo smettessimo di pensare potremmo far riaffiorare alla mente i libri che leggevamo o ci leggevano da bambini, e potremmo recuperare quella sensazione di trepidante attesa che ci coglieva ad ogni svolta di pagina aspettando la tavola illustrata.
La prosa poi è fresca e leggera e per una lettura ad alta voce risulta perfetta: periodi brevi, un lessico semplice ma raffinato ed un non so ché di prezioso che ci ricorda il sapore della fiaba raccontata dalla nonna.
Non vi è nulla che non si adatti ad un bambino piccino.

Leggo questi racconti a mio figlio che ha appena compiuto due anni e lui ogni volta ne viene rapito. Emozionato aspetta l’arrivo di un’illustrazione ad ogni voltar di pagina ed ha già memorizzato più di una storia, finendo con allegria le frasi senza che gli venga richiesto.
Ama sentirsi leggere lo stesso racconto più volte e, oltre a “l’uomo di neve” e a “Il segreto di Giacchino”, questa settimana ha voluto che gli leggessi “Leo sconfigge il dragone” e “Storia di un pezzetto di pane”.
Sono le nostre storie della quiete, come le chiamo io, quelle in cui dopo un gioco di azione ci mettiamo vicini sul divano; sono anche le storie della “buonanotte” e più di una volta è capitato che si addormentasse durante il racconto.

leo e liaVi scrivo questo perché trovo il suo interesse del tutto normale e per nulla eccezionale.
La cosa più importante è approcciarsi al testo senza alcun pregiudizio, lasciando a noi stessi, per prima cosa, la possibilità di stupirci. Le parole sono così belle e la prosa così fluente che non ci dobbiamo preoccupare di far passare o meno un significato: i nostri bambini prenderanno di ogni storia ciò che sono in grado di accogliere in quel momento come fanno, del resto, per ogni cosa della realtà.

Fosse anche solo la musicalità del racconto, la bellezza di alcuni vocaboli, la suggestione delle piccole illustrazioni, o l’ipnotico susseguirsi dell’inchiostro su intere pagine, non priviamo i nostri bambini delle storie che in modo così sapiente parlano al cuore.

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