Il laboratorio de “L’Aggiustacuori”

Scritto il 2 settembre 2013 nella sezione Blog

“Mattia aggiusta i cuori. Nella stufa del suo laboratorio scalda i cuori gelidi e con un ago d’argento, ricuce quelli infranti”

Aggiustare cuori è un mestiere faticoso perché amare è un compito difficile.
Mattia ama Beatrice e il suo amore è disinteressato, cortese, discreto: lui mette ogni anno un pezzetto del proprio cuore in una piccola scatola di legno o di cristallo da portarle in dono.
Lei non lo saluta nemmeno, mette la scatola su una mensola e con lo sguardo freddo lo congeda dalla finestra.
Odiare non è un verbo dalle infinite declinazioni, le sue sfumature sono poche e comprendono l’indifferenza e la crudeltà; come in uno specchio gli uomini che odiano possono riconoscersi gli uni negli occhi degli altri sempre uguali a se stessi. Amare al contrario è un verbo ricco, cangiante e comprende il donare e il prendersi cura; quando amiamo qualcuno ci scopriamo ogni giorno diversi e rinnovati in un percorso di conoscenza di sé tra i più potenti che possiamo intraprendere.

Mattia e Beatrice sono i protagonisti dell’albo illustrato “L’Aggiustacuori” edito in Italia da Logos edizioni e tradotto dall’originale spagnolo “Teller de corazones” della casa editrice OQO.
Amare è invece il tema scelto quest’anno dal “Festival Filosofia”.
La Biblioteca “Il Castello dei Ragazzi” di Carpi in collaborazione con la libreria per l’infanzia Radice-Labirinto e la gentile consulenza di Lina Vergara direttrice di Logos edizioni, allestirà in Piazza Garibaldi nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 settembre un laboratorio sull’amore ispirato al libro “L’Aggiustacuori”.

 

Aggiustacuori-copertinaL’autore de “L’Aggiustacuori” Arturo Abad e l’illustratore Gabriel Pacheco hanno dato vita ad una storia delicata e onirica dove le immagini e le parole, sullo sfondo di un cielo turchese, restano in bilico tra la sensibilità dell’amore e la freddezza di un cuore incapace di qualunque sentimento. Le atmosfere sono rarefatte, quasi sospese e, come se ci trovassimo nella penombra di un teatro, percepiamo su tutto un’aria magica, sognante, in equilibrio tra realtà e finzione, tra gioia e tristezza. Le case sono fatte da una sola parete, piccole quinte di cartone dietro le quali vivono Beatrice e Mattia. Il libro sembra un minuscolo palcoscenico in cui le scenografie, che paiono sorrette da piedistalli invisibili, sono state appoggiate frettolosamente e gli oggetti di scena dimenticati in posti sbagliati. Abbiamo l’impressione che lo spettacolo si stia svolgendo oltre il sipario chiuso, di notte, quando il teatro dorme. Gli alberi sono sagome fluttuanti su un fondale dal colore intenso che non lascia spazio a giochi prospettici; barattoli e scatole di cartone, come piccoli indizi magici, prendono vita disseminati nel bosco; lumache, ragni e bachi da seta abitano spazi imprevedibili, calandosi dalle nuvole o da altissimi soffitti; una luna enorme, alla George Méliès, pare mossa da un macchinista distratto che la fa apparire storta e precaria negli angoli bui delle pagine notturne.

 

aggiustacuoriIl poco mobilio del laboratorio di Mattia è composto da oggetti leggeri, quasi evanescenti: una gabbietta per uccellini, una ruota di bicicletta, una teiera, un mantice, un attaccapanni, un treppiedi che sostiene una lampada da comodino e tanti barattoli. Su ciascun barattolo leggiamo parole altrettanto inconsistenti: silenzi, nuvole, sogni, mare, oblio… io… in quest’ultima scatola Mattia nasconde i pezzetti del suo cuore da regalare a Beatrice, la donna dai lunghi capelli rossi che alla finestra attende ogni primavera il giovane innamorato. Lei lo aspetta, quasi per gioco, indossando sempre e solo quell’unico sguardo gelido e tagliente incapace di scorgere negli occhi di Mattia null’altro che il proprio riflesso freddo e vibrante come una lama. Mattia, che la ama, vede invece in quegli occhi indifferenti, oltre alla sua pena, anche ciò di cui Beatrice ha bisogno: un cuore.

 

Non si può aggiustare un cuore che non c’è, l’unica soluzione possibile e costruirlo pezzettino per pezzettino; ma un cuore non lo si trova per strada, nemmeno se la strada è quella di un bosco fiorito in primavera, e neppure lo si può fabbricare, anche se si cuciono insieme frammenti di cristallo con un filo d’argento. Un cuore può essere donato. Così, anno dopo anno, Mattia offre a Beatrice non solo il suo amore, ma la sua stessa vita finché stremato ed esausto cade morto nel suo laboratorio, perché chi ha avuto un cuore non può sopravvivere senza.
Beatrice non vedendo arrivare il giovane innamorato corre da lui e per salvarlo getta contro il muro tutte le scatoline ricevute in regalo, prende da ciascuna un pezzo del cuore di Mattia e ricomponendolo nel suo petto gli restituisce la vita. Poi con aria piccata lo rimprovera aspramente per averla fatta così spaventare e distaccata come sempre torna a vivere nel bosco. Beatrice tuttavia torna a casa con un segreto: ha tenuto per sé un pezzo del cuore di Mattia trovato in una delle tante scatole rotte e ora, ad ogni primavera, può sorridere al giovane dalla finestra.

 

aggiustacuori 4Nelle illustrazioni di Gabriel Pacheco c’è poi un filo, un filo di finissimo argento splendente, che ci guida dalla prima all’ultima pagina. Nella tavola iniziale è una nuvola vaporosa e aggrovigliata, ammassata nel laboratorio di Mattia. Poi il filo si trasforma: dapprima diventa neve, poi una corda per una piccola chiave che invitante pende dalla casa di Mattia (aprirà la porta? un cuore?); lo ritroviamo nel bosco vicino ad una scatola aperta dalla quale nasce un fiore, sulla soglia della casa di Beatrice e sotto forma di un gomitolo, scivolato dalle mani di Mattia, come bellissima metafora della sua morte. E ancora il filo si trasforma e si aggroviglia in nuvole leggere che messaggere inquiete del vento spingono Beatrice a correre da Mattia, poi in una ragnatela per indicarci la stasi e l’oblio e di nuovo in un semplice rocchetto di filo abbandonato su un tavolo, puro e semplice come la verità che ora evidente splende sotto gli occhi di Beatrice. Infine il filo d’argento è l’energia lucente che solleva in aria Mattia e lo riporta in vita e il fragile vincolo che ci racconta il legame che mai più potrà essere spezzato tra i due innamorati. In questo libro il filo è una metafora leggera capace di tracciare la strada nel bosco e nel labirinto. Beatrice diventa un’Arianna perduta e abbandonata al suo destino e Mattia è l’unico, l’eroe, che raggiungendo il centro, cioè il suo cuore, può salvarla.

 

aggiustacuori 3Seguendo questo filo la biblioteca “Il Castello dei ragazzi” di Carpi e la libreria per l’infanzia Radice-Labirinto si sono inoltrate nella storia e hanno trovato che fosse estremamente pertinente con il tema del Festival Filosofia. Non è infatti l’amore in senso lato ad essere celebrato ne “L’Aggiustacuori” (non sappiamo in effetti se alla fine Beatrice ricambierà i sentimenti di Mattia), ma l’amare inteso come prendersi cura dell’altro, dedicandosi in modo disinteressato all’oggetto del proprio amore, essendo disposti a sacrificare tutto, anche la propria vita, per il bene dell’amata.

 

Durante il Festival Filosofia ai bambini saranno dedicati due momenti importanti nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 settembre: uno si svolgerà nel cortile del castello e si intitolerà “Le dame, i cavalier, l’arme, gli amori… nella bottega dell’Aggiustacuori”, un percorso di narrazioni a cura del Castello dei ragazzi e Teatro dell’Orsa che darà voce all’amor cortese; mentre in Piazza Garibaldi si terrà “Il Laboratorio dell’Aggiustacuori” a cura del Castello dei ragazzi e di Radice-Labirinto, libreria per l’infanzia, una vera e propria officina dove si costruiranno cuori di marzapane, di pasta frolla, di legno, di metallo da donare a chi si ama.

 

L’albo illustrato de “L’Aggiustauori”sarà il filo conduttore tra i due eventi. Nella storia scritta da Arturo Abad si ritrovano infatti alcuni caratteri tipici dell’amor cortese: il culto della donna vista dall’amante come una creatura sublime e irraggiungibile; il servizio d’amore in cui l’amante presenta il suo omaggio all’amata restando poi in umile adorazione e sottomettendosi alla sua volontà; l’amore inappagato; l’esaltazione amorosa che scaturisce dall’amore impossibile e che genera insieme all’ebbrezza anche sofferenza e tormento.
Dal cortile del Castello di Carpi si arriva in Piazza Garibaldi dove i bambini troveranno la dimensione dell’officina, il laboratorio nella cui intimità Mattia costruisce i suoi doni d’amore. Seguendo tutti gli indizi e i più piccoli dettagli delle illustrazioni di Gabriel Pacheco Veronica Vecchi ricreerà le stesse vibranti atmosfere de “L’Aggiustacuori, invitando il pubblico ad entrare nel mondo sospeso dei due innamorati. Come nel libro, Piazza Garibaldi diventerà un piccolo palcoscenico incantato e misterioso, i cui tutti gli oggetti hanno un significato e una storia da raccontare. Francesca Pilotti e Stefania Vezzani saranno le artigiane della fantasia che aiuteranno i bambini a fondere, impastare, colorare, cucire cuori pieni di sentimento.
 

Non sappiamo se Mattia continuerà a portare pezzetti del suo cuore a Beatrice e se per questo si farà trovare da lei ancora riverso e freddo nel suo laboratorio. Forse la storia si ripeterà fino a che i due cuori avranno lo stesso numero di pezzi e batteranno all’unisono nel petto di entrambi, perché in fondo il destino di due innamorati è quello di condividere lo stesso cuore.

Alessia Napolitano
www.radicelabirinto.it

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