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Nel mio quartiere non succede mai niente – Albo illustrato

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NEL MIO QUARTIERE NON SUCCEDE MAI NIENTE di Ellen Raskin, Terre di Mezzo, 2018

“Cerco di dire una cosa con il mio lavoro: un libro è un posto meraviglioso in cui stare; un libro è un pacchetto, un pacchetto regalo, un pacchetto a sorpresa – e all’interno degli involucri c’è un mondo completamente nuovo e oltre”.

Ellen Raskin ha detto questa frase nel 1977 al simposio “The Creative Spirit and Children’s Literature” tenutosi alla Berkeley’s School of library and Information studies in California dedicato al suo lavoro di illustratrice, sceneggiatrice, scrittrice e designer.
In verità Ellen Raskin preferiva definirsi una “bookmaker”, ovvero una“fabbricatrice di libri” dove il verbo “maker” rimanda non solo al mestiere dell’illustratrice, ma anche ai processi editoriali che portano alla realizzazione di un libro.

Ma cosa succede nell’albo?

Chester Filibert si annoia. Nel suo quartiere non succede mai nulla di eccezionale. Chester – avrà più o meno otto anni – se ne sta lì, seduto sul marciapiede, vestito di nero con il viso imbronciato.
Alle sue spalle le facciate di sei palazzi e una casetta.
L’illustrazione è in bianco e nero e lo stile sorprendente: pur essendo ogni cosa piena di particolari l’impressione rimane quella di un grande nitore.

Ellen Raskin nacque a Milwaukee, Wisconsin, il 13 marzo del 1928.
Nel 1945 si iscrive all’università del Wisconsin-Madison alla facoltà di giornalismo, ma, nell’estate del 1946 visita il Chicago Art Institute dove vede la prima grande mostra di arte contemporanea: “Sono rimasta sbalordita da ciò che ho visto” si legge in The Horn Book, romanzo autobiografico del 1979.
Così a settembre di quello stesso anno Ellen Raskin non ha dubbi e cambia la sua specializzazione in belle arti ricevendo un’educazione disciplinata sui fondamenti dell’anatomia, della prospettiva, della luce e dell’ombra, del colore e delle tecniche di pittura e scultura.

Chester abita al 5264 della Centosettantasettesima Strada Ovest, ed è ancora lì seduto sul marciapiede. E mentre lui si lamenta della banalità del suo quartiere – dove per l’appunto non accade mai nulla – alle sue spalle qualcosa comincia a cambiare: da una finestra esce un nastro rosso, in un’altra si intravede una strana figura con un cappello a punta; per strada due bambine saltano alla corda e altri tre bambini si avvicinano alla porta di una casa; un signore scava nel cortile.

Al simposio di Berkeley, Ellen Raskin ha parlato della sua formazione artistica come una formazione”rigida”: ha dipinto, disegnato, copiato, ma non ricorda di aver mai attinto alla sua immaginazione che pure racconta era molto vivida fin da quando era bambina.

“Per quanto mi ricordi, ho sempre inventato personaggi; mia sorella e io passavamo settimane intere a recitare la vita di almeno dieci personaggi ciascuno. Ma anche la realtà offriva notevoli spunti. Ero circondata da molte persone: almeno cinquanta parenti stretti si presentavano ogni anno per il picnic estivo di famiglia tenuto lungo la riva del Lago Michigan. “

In questo albo, che è decisamente un albo illustrato a tutti gli effetti, il rigore è palese. Il tratto a linea nera costruisce sulla doppia pagina una scenografia fissa, definendo lo spazio bianco come la quinta di un teatrino; il confine dato dal taglio della rilegatura scompare e il ritmo della narrazione potrebbe apparire monotono…eppure. Sebbene la scena si presenti al lettore apparentemente sempre identica, con il testo in basso a destra pronto a metterci al corrente dei pensieri sconsolati di Chester, ogi cosa cambia e si muove.

Dopo il divorzio Ellen Raskin accetta di lavorare in uno studio d’arte a New York che si occupa di stampe e libri d’artista. Ellen Raskin inizia così a preparare le opere altrui per la tipografia. Durante questo periodo, impara a incollare e a separare i colori, mentre da sola, con la macchina da stampa che ha acquistato e dieci tipi di carattere, sperimenta nuove tecniche tipografiche. Sviluppa per esempio un campionario di “oggetti effimeri”, da lei progettati e stampati, utilizzando xilografie. Dopo due anni inizia una carriera da libera professionista come artista a servizio di riviste, magazin e campagne pubblicitarie.

Chester seduto sul marciapiede non fa che elencare tutte le meraviglie degli altri quartieri dove, a sentir lui, accade di tutto. Alle sue spalle il mondo brulica. I colori dei personaggi che via via entrano in scena sono netti e coprenti: bambine rosse, bambini azzurri, un signore giallo, una signora rossa, un losco individuo azzurro. La scena resta immobile, ma le sagome si muovono dando un ritmo incalzante alla storia. I personaggi con i loro colori sono le note sul pentagramma nero e bianco dei palazzi e della strada.

Come illustratrice e disegnatrice free-lance lo stile e la tecnica erano molto importanti per Ellen Raskin, ma ancora più significativo era per questa straordinaria illustratrice trovare l’idea, il simbolo grafico che avrebbe trasmesso al meglio il messaggio. E’ in questa fase della vita che Ellen Raskin inizia a dare finalmente voce alla sua immaginazione: nel disegnare copertine per giornali importanti, per case farmaceutiche e per rinomate case editrici, dà prova di avere una cifra stilistica originalissima e nuova. In questi anni illustra oltre 1000 libri più una dozzina di libri per bambini scritti da altri. Per i risultati eccellenti ottenuti riceve premi importanti e il libro “A Child’s Christmas in Wales” di Dylan Thomas, pubblicato per la prima volta nel 1959, rimarrà edito per venticinque anni.

Dopo quindici anni a illustrare le idee degli altri, nel 1966 Ellen Raskin pubblica il suo primo libro illustrato, “Nothing Ever Happens on My Block” edito da Atheneum nel 1966 con Jean Karl come editore.

A più di cinquant’anni dalla sua prima uscita, Terre di Mezzo, nella collana “I classici”, pubblica finalmente in Italia “Nel mio quartiere non succede mai niente”. Questo libro sorprende per l’attualità dell’illustrazione e per la freschezza della storia, ma più di ogni altra cosa stupisce la forza dell’idea che contiene. Quell’idea che Ellen Raskin perseguiva con determinazione e impegno e che restava la condizione sine qua non per dare vita o meno ad una storia. Una lezione quanto mai preziosa oggi per autori ed editori: se il libro ha un nucleo pulsante non ci sarà bisogno di messaggi, né di argomentazioni ragionevoli per scriverlo o pubblicarlo: basterà leggerlo per capire quanta bellezza e verità ci sia nell’inutilità di un’opera letteratura.

Ellen Raskin

Per la Ellen Raskin bookmaker, ogni libro doveva rappresentare un esercizio di problem-solving. Seguendo questa linea programmatica, quasi tutti i suoi libri, sia gli albi illustrati che i romanzi, sviluppano il tema centrale della sua poetica: le cose non sono mai ciò che sembrano.
Il tutto accompagnato da un umorismo un po’ folle e originale, ma sempre, per così dire, “ordinato”e “pettinato”.

Da tutta la sua vasta produzione dedicata all’infanzia si evince in modo inequivocabile che il processo creativo di Ellen Raskin è sempre stato guidato da un rispetto profondo per il sentire dei bambini.
In questo quadro di rispetto e cura, l’attenzione quasi maniacale che Ellen Raskin profondeva per un eccellente bookmaking, si inserisce coerentemente: i bambini hanno diritto a libri buoni e belli sotto ogni aspetto. I libri che questa autrice straordinaria autrice ha scritto, disegnato e illustrato, oltre a ricevere i premi più prestigiosi come la Newbery Medal, continuano a portare, con grazie e ironia, i giovani lettori verso un mondo completamente nuovo.

Una magnifica illustrazione di Ellen Raskin

Ellen Raskin è morta a soli 56 anni nel 1984 a New York.

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