Accade in libreria

Il consiglio di lettura

Non è mai facile attraversare i periodi di crisi: i nostri punti fermi traballano e ci sentiamo spinti verso il cambiamento alla ricerca di nuovi equilibri.
Già dall’autunno ho iniziato ad avvertire qualcosa di stonato nel libro per bambini e in generale nel mondo della letteratura per l’infanzia.
In qualità di libraia mi trovo in una posizione piuttosto scomoda e devo ammettere che mi sorprende dover guadare questo momento a soli due anni dall’apertura della libreria. Immagino che dopo anni di lavoro una certa stanchezza sia più che legittima, ma temo di non poter usufruire oggi di una simile attenuante.
Mi dico tuttavia che per una libraia rimanere vigile rispetto al proprio mestiere è di estrema importanza e che, forse, uscirò da questa fase avendo acquisito maggiore consapevolezza di me stessa e del libro.
Nel frattempo il blog è diventato il luogo principe delle mie riflessioni, aiutandomi non solo a chiarire i pensieri, ma a confrontarmi con un pubblico più vasto, nella speranza che dallo scambio possano nascere progetti interessanti e nuove modalità di approccio al libro.
Sono convinta che in un momento di crisi sia necessario non isolarsi, tracciare una linea di guardia precisa tra il mondo dei pensieri e il mondo reale, continuando ad avere contatto con le persone e gli eventi della contemporaneità.

 

Quentin Blake 8E questi sono giorni intensi per il libro dedicato a bambini e ragazzi: molte polemiche nascono sulle piattaforme virtuali, la fiera del libro di Bologna si è appena conclusa e una strana eccitazione aleggia ancora nell’aria.
Non amo particolarmente la Fiera del libro e non riesco mai ad entrare in perfetta sintonia con il clima di meraviglia che si respira fuori e dentro i padiglioni più attesi da librai, editori e appassionati. Ben inteso, è una questione di carattere: il libro ha per me una dimensione intima e privata, ne percepisco la sua natura riservata e timida, e mi piace in qualche modo preservarne i misteri (il volto dello scrittore, dell’illustratore…). Probabilmente l’incontro con autori e illustratori mi arricchirebbe se potessi discorrere con loro per ore, se potessi annusare l’aria della loro casa, dello studio in cui scrivono e disegnano; ma a parte qualche eccezione (ricordo con commozione l’incontro con l’autrice Demi nel 2009), sono sempre rimasta piuttosto insoddisfatta dagli incontri avuti durante la fiera.
Certo la fiera è anche stringere la mano, rivedere amici, abbinare una voce ad un volto, ma anche in questo caso preferisco momenti diversi, specialmente quest’anno dove verso in tanti dubbi e amo il libro per bambini soltanto a metà.

Quentin Blake 15Si può amare qualcuno o qualcosa soltanto a metà? Forse in amore tutto è possibile. Ormai lo sapete che sono una libraia atipica e vi posso assicurare che certi giorni entro a Radice-Labirinto, mi guardo intorno e mi chiedo quale libro potrei consigliare ai miei lettori.

 

Ed eccoci finalmente giunti al tema di cui vi vorrei parlare oggi.
Avrete certamente notato che sul nostro sito i consigli di lettura procedono con grande lentezza. La lentezza mi piace, sa di conserve a lungo sobbollite e mescolate, di giornate passate all’ombra di un albero, del sonno dei bambini. La lentezza nei consigli di lettura è, a mio parere, largamente sottovalutata. Non mi è mai interessato stare al passo con le novità editoriali (sarebbe comunque impossibile, escono troppi titoli in un mese!) e del resto sulle ultime uscite non saprei bene cosa dirvi. In virtù di quel carattere intimo e discreto a cui prima accennavo, il buon libro ha bisogno di tempo per farsi conoscere. Deve avere la possibilità di posarsi nei nostri pensieri come fa la sabbia sul fondale del mare dopo un giorno di tempesta: parola dopo parola, immagine dopo immagine, un libro deve riposare nella nostra immaginazione. Questo è il mio pensiero e ovviamente non voglio imporlo a nessuno; del resto il web pullula di blog che tentano di stare al passo con la produzione editoriale, anzi, a volte sono le stesse case editrici che inviano in anticipo i libri in uscita alle piattaforme più seguite. Questa pratica la trovo discutibile, ma ne parleremo in seguito.

 

Quentin Blake 6Mi sembra che l’approccio più o meno lento nei confronti del libro per bambini sancisca oggi la differenza tra recensire un libro e consigliare un libro. Preciso che questa distinzione non avrebbe senso di esistere se le recensioni si potessero davvero definire tali; ma andiamo con ordine, e per farvi capire ciò che intendo vorrei procedere analizzando gli estremi del discorso.
Se un lettore entra a Radice-Labirinto e mi chiede aiuto per un regalo, io gli illustro quattro o cinque libri raccontando di ognuno la trama e facendo qualche osservazione sulle illustrazioni. In questo caso il mio intervento sarà più simile a quella che oggi chiamiamo “recensione”. Se al contrario un lettore mi chiede un libro per la sua bambina o mi descrive una situazione particolare, io presenterò a quel lettore i libri che più amo, quelli interiorizzati a lungo, fornendo al cliente una lettura più profonda del testo, ripescando dalla mia memoria senzazioni, pensieri e atmosfere che hanno reso speciale quel libro nel mio percorso di libraia e di lettrice. In questo caso penso di star offrendo al lettore un consiglio di lettura.
Ovviamente ho estremizzato due situazioni e non è che sono più libraia in un caso o nell’altro, perché ad ogni modo il libro lo devo conoscere per presentarlo. La differenza la fa il lettore con le sue richieste e con la sua voglia di ascoltare. Il libraio conosce i suoi confini, impara a gestire le esigenze del suo pubblico, sa quando può tentare di spingere la lettura ad un livello più profondo, lasciando sempre che in ultima istanza sia il lettore a provarsi con il libro.

 

Quentin Blake 7Ma come trattare il lettore che naviga in rete alla ricerca di un libro adatto alle sue esigenze? Anche in questo caso ci sono due strade possibili: recensire o consigliare. La maggior parte dei blog sceglie la prima strada. E attenzione: non sto dicendo che in questo caso l’autore della recensione non possa mettere in evidenza anche emozioni e sentimenti che lo hanno attraversato durante la lettura del libro, anzi! Quasi nessuno si esime dal farlo, ma quello che noto è che spesso questo livello di lettura rimane piuttosto superficiale o si aggrappa ad una pedagogia sommaria che inquadra il libro adattandolo a situazioni comuni nella vita dei bambini.
Ripeto: questa distinzione non avrebbe più alcun senso se oggi la recensione avesse un qualche valore per il lettore al di là di raccontare la trama, accennare allo stile e in conclusione, di elogiare un libro.

 

Quentin Blake 10Mi è difficile parlare di tutto questo senza darvi l’impressione che mi stia sedendo su una sedia molto alta, giudicando con imperdonabile arroganza altri blog diversi dal mio.
Io credo che anche i consigli di lettura di Radice-Labirinto non siano sempre stati eccellenti. Trovare la propria strada vuol dire incamminarsi su un terreno impervio, dove è possibile cadere, rialzarsi e imparare.
Lo scopo di questo articolo non è separare il grano dal loglio, per farlo bisognerebbe avere la saggezza di Vassilissa e la benedizione di qualche spirito molto potente. No. Quello che cerco di fare è di mettere ordine nei miei pensieri, di capire la direzione verso la quale ci stiamo muovendo, di gettare un po’ di ombre sul cammino abbagliante intrapreso dal libro per bambini.

 

Cosa dunque vuol dire recensire un libro?

Quentin BlakePare innanzitutto che recensire sia sinonimo di esaltare. Scambiando opinioni con diverse scrittrici di blog ed esponendo i miei dubbi rispetto al fatto che non si scrivono mai recensioni atte a smascherare i libri meno riusciti, mi è stato detto che i libri “brutti” non vale la pena di prenderli in considerazione.
Mi ha fatto riflettere questa risposta, specialmente perché mi veniva fornita più o meno uguale da tutte le mie interlocutrici. Ho compreso che se pur non del tutto consapevolmente, anche io la pensavo così fino a qualche mese fa. Nell’ottica del consiglio di lettura non avrei potuto parlare di un libro per me insignificante, ma a ben vedere, credo che dietro a questa attenuante si nasconda anche una certa dose di perbenismo. E’ vero che una delle poche volte in cui ho messo in discussione l’efficacia di un libro (potete leggere l’articolo “Libro elegante, libro distante”) si è scatenata sul web una polemica non da poco di cui, ahimè, ora non rimane quasi traccia (è l’annoso problema della mancanza di memoria di certe piattaforme), ma di cui trovate l’epilogo nell’articolo “Libri scomodi”. Una polemica che mi ha tenuta in agitazione per qualche giorno, ma a cui ripenso con entusiasmo perchè è stata stimolante e rivelatrice. Stimolante perché come tutte le discussioni ha messo in moto molte riflessioni, rivelatrice perché mi è parso di capire che il libro per bambini non è sovente oggetto di critica.

 

Quentin Blake 16A fronte di tutto questo ritengo si debba ripensare con forza alla possibilità di tornare a parlare seriamente di cosa significhi recensire, ovvero esprimere liberamente e con grande consapevolezza un proprio pensiero su un libro.
In quest’ottica bisognerebbe poter parlare anche di quei libri meno riusciti perché, in caso contrario, il pericolo è quello di un’omologazione dei contenuti e dei punti di vista, e di assuefare il lettore ad un senso di meraviglia generico e del tutto fuorviante ai fini di una scelta consapevole; librai e scrittori di blog si dovrebbero allora ritenere responsabili del mancato sviluppo di un senso critico vigile da parte del lettore, piccolo o grande che sia.
In tal senso la recensione potrebbe tornare ad essere un metodo di supervisione efficace e intelligente, perchè oggi come oggi si riduce a questo:

  • Raccontare la trama (circa 2/3 della recensione)
  • Annotazioni generiche sullo stile
  • Chiosa sentimentale o pedagogica.

Fatta così, una recensione, a mio modestissimo parere, risulta davvero poco significativa.
Vediamo perché.

 

Quentin Blake 18Forse mi si dirà che raccontare la trama è utile a chi compra un libro su una piattaforma virtuale, ma siamo certi che il lettore non debba essere solleticato e non rincuorato?
Calvino, dalla sua esperienza presso una nota casa editrice, ci dice che scrivere la quarta di copertina di un libro è impresa assai ardua, perché da quelle poche righe il lettore deve rimanere incuriosito senza che nulla gli venga svelato della trama.
Sono pienamente d’accordo con Calvino: un libro deve essere letto e non raccontato! Una buona recensione invoglierà il lettore ad acquistare un libro non perchè gli ha suggerito la storia, ma perché è riuscita a mettere in luce particolari interessanti a cui forse il lettore non era preparato. In più, nell’ambito delle letteratura per l’infanzia, si recensiscono soprattutto albi illustrati, che per natura hanno una trama esigua. E’ dunque necessario raccontare una storia così piccina?
Forse qualcuno obbietterà che invece il lettore, soprattutto se è un genitore, prima di acquistare un libro per i propri figli abbia piacere di sapere di cosa parli e voglia essere rassicurato da qualcun altro sulla bontà dei contenuti; ma parlare di un libro non vuol dire necessariamente raccontare la sua storia per filo e per segno! Una recensione deve poter solleticare la curiosità, mettere l’accento su qualcosa di significativo, e lasciare il resto al lettore.
E per quanto riguarda le rassicurazioni, affermo con forza che stiamo abituando molto male i nostri lettori: il buon libro non nasce per soddisfare i bisogni di nessuno, non è stato creato per rassicurare, ma al contrario per far nascere dubbi, possibilità, esperienze e in conclusione nasce per raccontarvi una bella storia.

 

Quentin Blake 11Passando alle annotazioni sullo stile si può notare come le recensioni condividano tutte lo stesso repertorio di aggettivi: grafico, pittorico, accattivante, allegro, malinconico…
Da un lato è ovvio che una recensione debba seguire dei parametri, ma forse si potrebbe accennare allo stile senza per forza andare punto e a capo o senza parlarne in modo così esplicito. Mi spiego meglio: possiamo provare, per esempio, a chiederci se i colori siano davvero sempre così significativi o se lo stile dell’illustratore esista a prescindere dal testo o è mutato adattandosi alla storia. Una volta che ci saremo dati una risposta potremmo inserire le nostre considerazioni nell’economia generale della nostra recensione e non analizzando le varie componenti in modo separato.
Dico questo perché intervistando alcuni artisti per “Il giardino degli illustratori”, ho notato come in molti preferiscano eludere la domanda sul proprio stile, mentre altri, nella fase preliminare all’intervista, mi chiedono se sia gentilmente possibile evitare la domanda “da dove traggono l’ispirazione”. Mi sono chiesta come mai certe domande fossero poco gradite e mi sono risposta che le illustrazioni, come le storie, a volte nascono così, senza un perché; perché il talento è anche affidarsi all’intuito e fare un tuffo nell’ignoto. Forse non è sempre un bene analizzare un libro nei minimi dettagli. Uno sguardo che si incanta a volte basta a se stesso. Se lo stile di un illustratore non è mutato dall’opera precedente, se i colori sono significativi a prescindere, se è la storia a mettere in luce l’illustrazione e non viceversa, perché dover per forza concedere spazio alle annotazioni sullo stile? Al contrario non ci si concentra mai abbastanza sulla qualità della scrittura e non si concede mai al lettore il dubbio che un progetto possa essere riuscito anche senza la perfezione di ogni sua parte.

 

Quentin Blake 4Io credo che dovremmo trattare il lettore virtuale non come se dovesse scegliere un regalo al volo (il libraio sa che per il cliente frettoloso la trama diventa il criterio di valutazione più importante, seguito dall’impatto emotivo dell’illustrazione), ma come se gli stessimo raccontando qualcosa di prezioso, un punto di vista che è unico perché è nostro, una visione che magari lo conquisterà (oppure no); e tutto questo accadrà anche se lasceremo alcune parti del libro in ombra.
Al lettore che trova il tempo di leggere una recensione in un blog dobbiamo dare di più.

Ma cos’è quel qualcosa in più?

Recensire un libro per bambini pare a molti estremamente semplice. In parte è così. Un albo si legge in fretta, se ne afferra il senso, e si crede di saperne parlare. Questo è un primo livello di lettura e internet è pieno di questo genere di recensioni.
Si passa poi alle recensioni più serie, quelle in cui lo scrittore (più spesso scrittrice) di blog dopo essersi scoperto follemente innamorato degli albi illustrati, si mette a studiare a testa bassa tomi su tomi per capire come funzionano le figure nei libri, segue corsi e legge riviste di settore. Allora nascono blog più raffinati in cui di un libro di dodici pagine si scrivono papiri, in cui viene dimostrato che se il personaggio entra da destra vuol dire una cosa, se esce a sinistra ne vuole dire un’altra, se viene usato il rosso è perché l’illustratore ci vuole guidare verso un punto preciso ecc. Trovo questo genere di recensione molto gratificante per lo scrittore e anche io, badate bene, ne sono stata, in parte, sedotta. Se leggete il mio articolo dedicato a “Il compleanno” di Pierre Mornet non si può certo dire che non abbia concesso spazio a questo genere di recensione.
Quentin Blake 12Tuttavia nel caso de “Il compleanno”, l’articolo uscì non per la sezione del sito dedicata ai consigli di lettura, ma per il blog perché già allora mi resi conto (anche se con meno lucidità rispetto ad oggi) che l’operazione compiuta non era volta a consigliare un libro, ma a destrutturare il testo e le immagini per guidare il lettore verso un certo tipo di lettura dell’albo illustrato.
Ogni tanto è un buon esercizio e può essere anche interessante per il lettore, ogni tanto però! E’ come accendere una luce, dare un segnale interpretativo, invitare il lettore dicendo “prova” a leggerlo così, ma poi?

Dopo quel “poi” , c’è il bambino e non più il libraio, né lo scrittore del blog, né il genitore… poi, c’è lui.
E a quel bambino cosa serve?

Vorrei lasciarvi qui per poi ripartire, nel prossimo articolo, verso altre riflessioni.

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10 pensieri su “Il consiglio di lettura

  1. Non sono mai stata alla fiera del libro, lo avverto come una folla e una quantitá in cui ci si perde o in cui per me é difficile tracciare una linea di senso e compiere una scelta tra le offerte del mercato. Non sono un’esperta parlo da curiosa.. Dal blog di Alessia e dagli spunti di Radice Labirinto io riesco ad entrare nel mistero e nella ricchezza dei libri o albi per bambini grazie a dei librai che accompagnano con arte, amore e umanitá, orientando con rispetto i loro interlocutori.
    Grazie Radice Labirinto di parlare e cambiare come fai, personalmente questa libreria che conosco da lontano é un costante sguardo sul mondo.

    1. Cara Melissa,
      ti ringrazio per questo tuo commento. Mi fa sentire bene sapere che il nostro sguardo è accolto con amore.
      Grazie.

  2. Cara Alessia, la premessa forse scontata ma doverosa è che apprezzo moltissimo la tua sincerità e desiderio di confronto, oltre che i contenuti che esprimi. Tralascio dunque i vari ‘sono d’accordo su questo e quello’ e colgo le tue sollecitazioni verso un pensiero critico.
    1) SGUARDO CRITICO. Concordo sul fatto che in generale manchi un approccio critico quando si parla di libri per bambini. Bene, ora io mi chiedo: dove mi aspetterei di trovare tale sguardo? Non nei blog. Il blog nasce come strumento di comunicazione personale, pienamente libero, non si può normare un blog nello stile e nei contenuti, o negli obiettivi. Io tale sguardo critico mi aspetto invece di trovarlo nei prodotti culturali degli addetti al settore (riviste on line e cartacee, testate giornalistiche, etc.), che hanno uno scopo ben diverso da quello dei blog. Questo sguardo critico qui sinceramente fatico a trovarlo, ma non ne ho conoscenza approfondita e potrei anche sbagliarmi! Quello che fai bene a fare è stimolare i blogger ad uno sguardo critico, chi vorrà coglierà e ti seguirà 😉
    2) LIBRI AMATI. Io scrivo solo di libri che mi piacciono (e che se avessi una libreria penso avrei). Non mi interessa parlare di un libro se non mi è piaciuto. Non devo venderli i libri, posso permettermi tale scelta libera. Tu in libreria che scelte di catalogo fai? Immagino libri di qualità che ti senti di consigliare, più o meno (forse con qualche eccezione…). Non lavoro nemmeno nel settore dell’editoria e dunque non ho come interesse primario il cambiare le regole del gioco e del mercato. (Attenzione, ciò non significa che non mi senta libera di inserire piccole critiche a un libro o, meglio, post di riflessione critica più ampia).
    3) SUPERFICIALITA’ E OMOLOGAZIONE. Concetto mi sembra sotteso al tuo ragionare. Il tuo invito a superarla è molto interessante, ma credo sarebbe più opportuno indirizzarlo non tanto allo stile e ai contenuti (ripeto, i blog sono espressione di libertà e ciò va salvaguardato), quanto alla scelta dei libri recensiti. E’ possibile che di un libro X si trovino 20 recensioni, mentre sul libro Y nemmeno una? Perché? E’ possibile recensire in modo entusiastico un libro e poi non nominarlo più?
    4) ASCOLTO. Ma il vero nocciolo della questione è il seguente. Tu come libraia hai una grande fortuna rispetto a noi blogger. Puoi ascoltare. Puoi guardare negli occhi la mamma che ti chiede un libro per il figlio, puoi farle delle domande, carpire espressioni del volto e così via. Non solo puoi, ma devi ascoltare (e so che tu lo fai!). E così puoi davvero consigliare, non il libro perfetto, ma sicuramente una piccola rosa di libri che tu reputi più adatti. Noi blogger no. Abbiamo un pubblico spesso invisibile e silenzioso. Io tremo quando qualcuno mi dice che ha comprato un libro a scatola chiusa perché ha letto il mio post al riguardo. Non farlo! Vorrei dirgli. Guardalo, toccalo, leggilo, prima. Forse non fa al caso tuo. Il gusto rispetto a un libro è molto soggettivo, come il gelato.

    1. Cara Silvia,
      ti ringrazio per aver commentato con sguardo critico il mio articolo e ti ringrazio di aver colto lo spirito con il quale ho voluto esporre le mie riflessioni. Vorrei rispondere ai tuoi dubbi punto per punto, premettendo che il prossimo post si articolerà anche sui vostri commenti.
      1) Sguardo critico: io non credo che un blog non possa essere un luogo critico. Nelle riviste di settore una visione più ampia e approfondita sull’albo illustrato sarebbe doverosa, ma perché non aspettarsela anche dagli appassionati? Credo di non sbagliarmi dicendo che il pubblico delle piattaforme virtuali sia più numeroso di quello che puntualmente legge riviste di letteratura per l’infanzia e questo, a mio avviso, deve rendere lo scrittore di blog più responsabile rispetto ai contenuti e ai modi.
      2) Libri amati. E’ giusto parlare dei libri che si amano, anche i consigli di lettura di Radice-Labirinto hanno, per ora, messo in luce solo albi per me interessanti. E’ certamente una scelta più che legittima. Quello che proponevo è che se un libro ci risulta particolarmente ostico o ha suscitato in noi una reazione negativa, sarebbe interessante per il lettore sentirsi esporre le nostre considerazioni e magari discuterne con noi nei commenti. Le blogger tendono a tenere le critiche non favorevoli dentro le proprie tasche o a condividerle solo con pochi intimi, ma penso che sarebbe molto significativo per il pubblico essere messo a parte delle nostre perplessità. Non dico che questa operazione debba essere sistematica, ma quando ci capita tra le mani un libro che troviamo particolarmente brutto o sbagliato perchè non parlarne? Non è forse passione per il libro anche questa?
      3) Superficialità e omologazione. Si, credo che su questo punto ci sia molto di cui discutere e la recensione è solo uno dei molti aspetti da prendere in considerazione riguardo al mondo che ruota intorno alla letteratura per l’infanzia. Sul fatto che non si possa costringere una piattaforma libera come il blog a canoni precisi, sono d’accordo, ma non era questo a cui auspicavo con il mio articolo: è l’intento con cui uno scrive a determinare la forma della scrittura e non viceversa. Paradossalmente oggi, pur non avendo canoni espliciti di riferimento, i blog si assomigliano tutti; ma se ognuno esprimesse liberamente il proprio pensiero e, soprattutto, se si scrivesse avendo ben in mente perché si sta consigliando un libro ad un bambino ( e non parlare del libro per il libro), ci sarebbe molta più varietà.
      4) Ascolto. Su questo punto devo ammettere Silvia, che non mi è molto chiaro il tuo pensiero. Per chi scrive una blogger? Posso dirti per chi scrivo io: io scrivo certamente per me, per chiarire i miei pensieri ( e siccome ne sono consapevole cerco di stare attenta a non cadere nell’autocompiacimento); però se volessi scrivere solo per me, terrei un diario privato, un luogo discreto dove lo sguardo dell’altro non è invitato. Se invece scrivo su un blog so che avrò un lettore, silenzioso per lo più, invisibile anche, ma un lettore, che leggerà le mie parole e costruirà un pensiero a partire dalle mie riflessioni. La responsabilità di recensire un libro sta proprio in questo nodo sottile che lega i miei pensieri ai pensieri del lettore e più la recensione sarà critica meno rischierò che il lettore entri in libreria abbagliato da quanto ho scritto. L’unica salvezza è allenare il senso critico del lettore anche rispetto alle nostre stesse parole, ma questo lo possiamo fare solo se noi per primi saremo onesti con noi stessi e avremo chiaro cosa di un libro vogliamo raccontare.

  3. Ciao Alessia, chiudi l’articolo parlando del bambino, ma di fatto nessuno vende un libro al bambino, lo vende ai suoi genitori. Un libro deve convincere i genitori e a questi si parla nel linguaggio del marketing, che sia un blog, che sia un libraio.
    Con i blog, poi, la questione è lampante: quale bambino potrebbe mai leggere un blog di recensioni?
    La distinzione che fai tra recensione e consiglio di lettura mi pare davvero inconsistente e aleatoria, applicabile, peraltro, solo ai librai. Quindi un blogger non dovrebbe permettersi di dare dei consigli di lettura? Inoltre, mi pare, che tu ponga già una netta selezione, proponendo sempre alcuni titoli, diciamo rassicuranti, senza mai sporgerti oltre. Invochi storie ma poi consigli libri dove di storie ce ne sono ben poche (ne L’innamorato che storia si racconta? Sono pensieri di bambini intorno a un unico tema. Ne Il compleanno dove è la storia? È solo un bellissimo libro per le sue illustrazioni, e via andare). Ho provato a leggere a mio figlio di sette anni libri lasciandolo solo nel guardare le figure, poi ho provato a guardarle insieme a lui, applicando proprio quel metodo che sembri tanto criticare: ebbene, ci si è esploso un mondo sotto, un mondo di senso. Quindi ben venga che i blogger offrano degli strumenti di comprensione reale a chi legge e a chi compra.
    Criticare un libro è molto più difficile che apprezzare. Per criticare servono strumenti reali, che prescindano dal “mi piace/non mi piace”: si può criticare lo stile, la storia, le illustrazioni, ma sapendo sempre esattamente perché e per come, cosa e chi c’è dietro. Inoltre, quando si critica, bisogna farsi piccoli, per non avere la tentazione di dirsi: io sarei stato più bravo. Molto facile criticare un lavoro già fatto…
    Ciao
    Angela

    1. Cara Angela,
      conoscendoti personalmente, credo di evincere dal tuo commento una certa dose di irritazione. Non era mia intenzione procurare in te, come nel lettore, questo genere di sentimento, ma sapevo di pubblicare un articolo ostico. Come per Silvia vorrei risponederti per punti, non per difendermi, ma per chiarire alcuni punti che a mio avviso hai frainteso.
      Sono assolutamente consapevole che un blog non è letto dai bambini; il bambino dopo il mio “poi” non è il “lettore bambino di blog” che non esiste, ma quello reale, in carne ed ossa, che gioca, legge libri, piange, ride, cresce. Ne parlerò nel prossimo articolo, ma posso dirti che quel bambino è per me l’interlocutore invisibile di ogni mio consiglio di lettura. A lui vorrei parlare attraverso lo sguardo e le scelte dei genitori, insegnanti, nonni…Recensire un libro per il libro non mi interessa. Di un libro mi interessa dire perché potrebbe toccare un bambino, e per farlo potrei non aver bisogno di decifrare immagini e parole nei minimi dettagli; se il libro riesce a suscitare una storia o riesce far emergere un colore e un sapore, potrebbero bastare poche parole che profumano di verità per restuire il senso del testo e delle illustrazioni al lettore che si interessa al mio consiglio (come nel caso de “L’innamorato”). Certo ( e nell ‘articolo lo dico esplicitamente) l’idagine sulle immagini è gratificante, interessante ( anche fatta con i bambini se lo ritieni opportuno), ma non in tutti gli albi le illustrazioni sono così significative e non è sempre necessario fare una maieutica delle figure per far emergere la bellezza o la potenza di un albo. Con “Il compleanno” mi sono divertita, mi è piaciuto fornire al lettore una chiave di lettura che ho trovato significativa per quel libro, ma primo non era un consiglio di lettura in senso stretto, e secondo non faccio questo tipo di analisi per tutti gli albi. Credo di aver sempre tenuto presente il bambino nei miei consigli di lettura, forse non sempre con la stessa efficacia, ma posso garantirti che l’intenzione è sempre stata chiara in me e da oggi lo è ancora di più. Il mestiere di libraia, come vedi, si evolve nel tempo; stando in libreria e scrivendo cresco, imparo, sbaglio e mi affino. Come scrivevo nella premessa sto attraversando un momento di crisi con l’albo illustrato: questo non vuole dire che io lo denigri ( anche se ammetto che forse dai miei ultimi articoli passa più il disamore che la gioia per questo genere letterario), ma certamente lo pongo sotto una luce critica molto potente. Sono certa che prima o poi faremo pace, e quando tornerò a lui il nostro sarà un matrimonio più consapevole e maturo. Senza contare che Radice-Labirinto ha inaugurato, e rimane, una libreria di stampo più visivo che narrativo. Vorrei che ci fossero più storie illustrate a scaffale e sto lavorando affinchè la libreria possa in futuro dare voce a questa mia esigenza. Intano studio, penso, scrivo e mi confronto con voi, faccio educazione alla buona letteratura per maestre e genitori e mentre educo io stessa mi formo e organizzo il mio pensiero e le mie idee. Desidero affinarmi maggiormente sulla letteratura per ragazzi, e costruire uno scaffale con un’accurata selezione di storie belle da 0 a 12 anni ( attualmente il target della libreria). Oggi sullo 0-6, e tu lo sai, la produzione è soprattutto di albi illustrati e non ne potrei fare a meno se voglio che Radice-Labirinto come libreria sopravviva. Non trovo incoerente vivere il presente avvertendone i disagi, guardare con affetto il passato e formarmi per il futuro attraverso sguardi nuovi. Inoltre sto pensando di inaugurare una sezione, nei consigli di lettura,dedicata ai libri che non mi hanno convinta.
      Non ho mai detto che un blogger non possa dare consigli di lettura, anzi! Se leggi bene il mio articolo mi auguro esattamente il contrario. Una recensione sincera è un’ottimo consiglio di lettura. Non ho capito cosa intendi per titoli rassicuranti, vuoi dire libri scontati per i quali sono certa di ricevere il consenso del publico? Non scrivo mai per la fama, per ora ho scritto dei libri che ho amato, ma nel corso di questi due anni ho avvertito sempre più urgente il bisogno di storie. Ogni libreria e persino ogni blog ha una storia ed è di questa storia che sto mettendo a parte il lettore, senza presunzione, senza ergermi a giudice, ma lasciando fluire i pensieri nella speranza che le mie riflessioni inneschino nuovi approcci e nuove possibilità. Infine sono d’accordo con te quando dici che criticare è più difficile di elogiare, ne parlerò ampiamente nel prossimo articolo. Per quanto riguarda il farsi piccoli credo tu debba riconsiderare in modo più oggettivo la mia posizione e non mescolare vicende private a questo articolo: quando si decide di lasciare un commento lo si deve fare all’articolo e non alla persona, altrimenti si rischia di incappare in un’opearazione scorretta e molto pericolosa. Con affetto, Alessia.

      1. Un libro sbagliato, in un mondo ideale e sano, non dovrebbe uscire. Ma esce, spesso e volentieri. Perché? La mia frase “farsi piccoli” non era una critica personale, ci mancherebbe anche: era solo una riflessione sui meccanismi editoriali. A volte gli editori sbagliano: commettono degli azzardi, non leggono attentamente le storie, si fidano di un illustratore, la traduzione non rende. A volte è proprio sbagliato il progetto in partenza: nasce proprio da una mancata visione dell’esperienza bambina.
        Altre volte ancora il progetto piace, poi non si realizza, non viene come ci si era immaginati; ma a quel punto il contratto è firmato e recedere da un contratto firmato è molto più costoso che stampare il libro e provarlo a venderlo, credimi. Altre volte ancora un libro ad alcuni piace, ad altri no.
        E poi, e qui viene fuori molta frustrazione, le storie non ci sono. Molto difficile trovare delle belle storie che non siano omologate, noiose, che vogliano indottrinare, dire altro. Mancano le storie. Quelle belle, quelle che non ti fanno staccare gli occhi, quelle in cui non riesci ad addormentarti fino alla fine, quelle che ti appagano intimamente. Ogni tanto nella narrativa per adulti ci sono, in quella per bambini sono sempre più rare. sob.

    2. Cara Alessia, quanti pensieri mi son nati dentro dopo averti letto e ho deciso che devo comunicarteli. Ho bisogno però, prima di esporli, di dire che sono una che ama leggere libri destinati a qualsiasi età, forse perchè sono anche una maestra e non posso concepire di ignorare cosa bolle in pentola per bambini e ragazzi. Aggiungo che alcuni libri destinati ad età ben diverse dalla mia, io li regalo a me stessa o anche ad altri adulti in occasioni speciali, quando l’opera tocca argomenti o modi di guardare alle cose o alla vita nei quali io colgo particolare profondità. Spesso si tratta di albi illustrati.
      E qui incontro il primo nodo da sciogliere nei miei pensieri.
      Spesso mi sono chiesta se un bambino, a cui sia data la libertà di scegliere in libreria ciò che vuole, sceglierebbe il libro che io, spesso dopo aver letto recensioni varie, vado a cercare per comprare. A volte mi sono chiesta “Ma questo libro a chi è destinato?” A volte mi è capitato di portare a scuola il libro e di leggeflo ai miei alunni, i risultati sono stati, dal mio punto di vista, sempre estremamente interessanti per tutte le riflessioni che i bambini, ottimi pensatori, sanno trar fuori. Purtroppo ho l’impressione che i bambini frequentino poco le librerie, spesso sono gli adulti che chiedono consiglio ai librai, vuoi perchè c’è una ricorrenza in cui un libro come regalo ci sta bene, vuoi perchè bisogna pensare alla festicciola dell’amico di tuo figlio che compie gli anni. E li capisco questi genitori! Li capisco, perchè scegliere un libro non è facile per tante, tante ragioni che potrebbero anche sembrare banali per chi lavora nel settore. Però…io porto ogni settimana i bambini in biblioteca e ovviamente non li influenzo minimamente. A meno che non mi chiedano un consiglio, li lascio frugare negli scaffali, finchè non trovano il loro tesoretto. Ho notato che chi ama “le storie dei boschi e dei folletti” non va mai verso, che ne so, i piccoli brividi; qualcuno ama autori alla Beatrix Potter, qualcuno preferisce qualcosa di pungente come Dhal. Mi vien da dire che ognuno va dove lo porta il cuore, a volte verso il libro giusto, a volte verso quello sbagliato. In genere, ho sempre notato, pochi scelgono l’albo illustrato, quello su cui noi insegnanti costruiamo sorprendenti momenti di condivisione. Non dico che non li prendono mai, dico che in genere cercano la storia, piccola o lunga che sia, cercano la storia! Ma non vorrei sbagliare…lo ripeto è un nodo che devo sciogliere! Non per questo, l’album illustrato che io condivido con loro non diventa una piccola fulgida stella, soprattutto quando do loro la possibilità di portarselo a casa (ovviamente insieme al libro della biblioteca scelto da loro personalmente). L’albo illustrato passa di casa in casa e guai a non rispettare il turno stabilito in elenco. Non nascondo che questo mi rende particolarmente felice: l’albo illustrato di solito non ha troppe pagine, è accattivante e sono sicura che possa costitutire un momento di condivisione tra genitori e figli magari su temi importanti della vita.
      Vado avanti, ormai mi hai preso la mano…a me piace parlare dei libri che mi sono piaciuti. Non parlerò mai di quelli che sicuramente penso non mi piacerebbero. Lo faccio per un profondo rispetto verso i lettori. Lo so che molti non sono affatto d’accordo con me. Una delle ragioni per cui ho cominciato a frequentare poco volentieri un gruppo di lettura è stata la decisione della maggioranza (tutti eccetto me) di poter parlare dei libri che non sono piaciuti. Ho ascoltato la stroncatura di un libro e intanto che l’interessato lo demoliva mi chiedevo perchè mai l’avesse letto fino all’ultima riga, perchè mai fossi costretta a impiegare il mio tempo ad ascoltare qualcosa da cui non potevo trarre beneficio alcuno. Io sono per” leggi quel che vuoi, non dire a me cosa devo o non devo leggere, cosa è bello o cosa è brutto per me lo decido da sola”. Io voglio avere la libertà di leggere quel che voglio. La stessa cosa vale per la scrittura, non ho un blog, nella mia pagina fb però parlo soprattutto di libri e siccome quelli di cui parlo ovviamente mi son piaciuti, non posso che esprimere i miei sentimenti positivi. Sono d’accordo però sul fatto che il libro abbia una dimensione intima e privata, infatti quando parlo di un libro la prima domanda che mi faccio è “Sei certa che non ti pentirai di parlarne? Lo sentirai tuo ancora esattamente come prima?” Siccome non ho molto seguito, visto che le mie letture spessissimo non riguardano le ultime uscite, visto che sono di natura alquanto indipendente, vado tranquilla e pubblico. Qualche volta mi è capitato che qualcuno mi abbia detto di aver comprato un libro di cui ho parlato, in genere ne sono molto felice per l’autore. Un tempo, quando non esisteva la cosiddetta rete, ero più sola con i miei libri, ero comunque contenta,ora conosco virtualmente qualcuno che ama come me lo stesso genere, mi va bene condividere qualcosa, con la consapevolezza che sono rapporti virtuali e che la realtà è cosa ben diversa.Mi affeziono moltissimo agli scrittori, specialmente a chi non è più in vita: se le loro opere mi sono piaciute mi viene il grande desiderio di sapere di loro vita, morte e miracoli. E allora intraprendo quelli che io chiamo i viaggi dell’anima, vado nei luoghi in cui sono vissuti a visitare case e cimiteri…ci porto tutta la famiglia. Non mi sorge lo stesso grande affetto per gli scrittori viventi, solo una volta mi è capitato di sentire un grande trasporto per due scrittori viventi: Marie Aude Murail e David Grossman, li ho incontrati al festival della letteratura di Mantova, li conoscevo attraverso i loro libri, ma ho sentito un calore umano così grande che ha lasciato il segno.
      Quando parli del “senso di meraviglia generico” mi trovi completamente d’accordo, ma a quello credo di aver fatto gli anticorpi.
      Quando dici che il buon libro non nasce per soddisfare i bisogni, ecco che non capisco più. Gli scrittori e le scrittrici che amo di più hanno raccontato storie magnifiche, hanno soddisfatto e continuano a farlo, il mio bisogno di uscire dalla quotidianità per rientrarvi con maggiore benessere, con nuovi modi di guardare le cose e le persone La vita e le relazioni sono cose complicate, nessuno mi aiuta come loro a non perdermi. Santo cielo! Se non ho bisogno di cani e gatti, lo devo a loro, alle loro storie. Purtroppo la mia vita non mi basta, ho bisogno anche della loro.

      1. Cara Mirella, il tuo intervento è talmente ricco che ti ho risposto con un nuovo articolo.
        Spero non ti dispiaccia. Mi hai dato occasione di mettere a punto cose molto importanti.
        Verrà pubblicato tra domani e lunedì.
        Grazie!

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