Consigli di lettura

Prendere il volo

Prendere il volo

storie di uccellini caduti dal nido e finiti in buone mani

di Marina Marinelli e Silvia Molinari, Topipittori 2020.

“Prendere il volo” è il nuovo titolo della premiata collana Pino ( Piccoli Naturalisti Osservatori) immaginata e curata da Giovanna Zoboli e Paolo Canton della casa editrice Topipittori.

Pino è una collana illustrata di divulgazione scientifica, ogni volume dà voce e segno ad un argomento di interesse naturalistico. Veicolati da una veste grafica riconoscibile per essenzialità ed eleganza, i Pino, in modo mai scontato, ci invitano ad osservare la natura che ci circonda o ci invitano ad approfondire tematiche che hanno già destato la nostra curiosità. Questa volta lo sguardo è rivolto agli uccelli; la voce è quella di Marina Marinelli e il segno quello di Silvia Molinari.

 

Marina Marinelli possiede più di un dono: sa prendersi cura con pazienza e acume di uccellini caduti dal nido, e sa scrivere egregiamente, uno stile terso che nel suo procedere preciso e moderato è capace di tradurre un sentimento che non incontravo da molto tempo in un libro per bambini, quello della benevolenza. Nel suo scrivere schietto e ad un tempo gentile, Marina Marinelli mi ha ricordato la Laura Orvieto di “Leo e Lia”; e se l’Orvieto nei suoi ventisette racconti brevi ha voluto raccontare “l’aprirsi alla vita dei suoi bambini”, Marina Marinelli ci narra il ritorno alla vita dei suoi uccellini. In “Leo e Lia” c’è poi il racconto di Pippo, un piccolo passero scampato alla fionda che credo potrebbe molto piacere a Marina Marinelli. Nella semplicità delle storie di queste autrici si riconosce, oltre alle benevolenza, qualcosa di altrettanto raro in un libro per bambini: una voce autentica, mai affettata e sempre sincera, anche al cospetto della morte o di un apparente mancato lieto fine, come quando il rondone, al contrario dei balestrucci, non concede a Marina un ultimo volo di addio. Eppure è proprio questa limpida aderenza al vero che fa della scrittura di Marina Marinelli un dono prezioso e ricco di ordito.

Il segno scelto per accompagnare la scrittura di Marina Marinelli è quello dell’acquerellista Silvia Molinari che fa emergere dal bianco della pagina disegni altrettanto accurati, nitidi e pieni di grazia. Nella sua brillante carriera di acquerellista Silvia Molinari ha saputo distinguersi senza mai tradire il sentimento profondo che la lega alle piante e agli animali più umili: le sue farfalle di campo, le sue raganelle dei fossi, le bacche e gli uccellini affiorano dalle sue tavole con tanta naturalezza che paiono vibrare, e sanno perdurare nell’immaginazione come elementi dotati di un’inesauribile vitalità. Non stupisce dunque che la scelta di Topipittori sia caduta su Silvia Molinari per suggellare il patto di autenticità che Marina Marinelli stringe con i suoi lettori.

 

Abbiamo anche un altro privilegio leggendo “Prendere il volo”: possiamo godere di un punto di vista vicino e intimo così che mentre veniamo edotti sulla differenza tra penne remiganti o timoniere, o su cosa si intenda per pullo inetto, ci sembra di ascoltare due amiche appassionate che ci raccontano, ognuna a modo suo, dei loro incontri eccezionali.
Siamo in giardino con Silvia mentre osserva e disegna la cincia sul suo davanzale, e ci sentiamo a casa di Marina quando ci racconta dei quattro balestrucci allevati nel bagno di servizio.

Questo sodalizio felice tra autrice e illustratrice produce pagine ordinate e fresche che si leggono e consultano con piacere.

L’impresa non era semplice perché è del tutto inusuale incontrare uno stile così spiccatamente narrativo in una collana di divulgazione scientifica, e, del resto, anche l’acquerello, in pubblicazioni di stampo naturalistico, è più spesso chiamato a tradurre con fedeltà ogni dettaglio piuttosto che a tentare un contrappunto illustrato altrettanto discorsivo. Ma ormai lo sappiamo, Topipittori sa dare fiato e forma alle sue ottime intuizioni potendo contare non solo su una grande cultura figurativa e narrativa, ma su un’esperienza editoriale quasi ventennale.

In “Prendere il volo” dunque, più che negli altri volumi della collana, diventiamo lettori felici di vere “storie di uccellini” (come recita il sottotitolo) e osservatori altrettanto contenti , e potrei dire ispirati, di acquerelli da taccuino. Gli “uccellini” – così come li chiamano adulti e bambini senza troppe distinzioni – si mostrano nei racconti di Marina Marinelli e negli acquerelli di Silvia Molinari, come dei veri e propri lari domestici a cui forse non avevamo prestato sufficiente attenzione (e devozione), o a cui non avevamo riconosciuto, fino a questo momento, una presenza tanto numinosa ai margini dei nostri giorni.

Cince, merli, balestrucci, passeri, corvi – ci dice “Prendere il volo” – sono sempre intorno a noi, e se diventiamo attenti – ed è questo uno dei maggiori doni della buona letteratura – potremmo con stupore riconoscere che le stagioni ci parlano ( e ci hanno sempre parlato) attraverso un cinguettio o frullo d’ali: l’inverno è il balzello del pettirosso nella siepe, l’autunno è il battito d’ali di un’airone la sera sui campi arati , la primavera è il fischio del merlo tra l’erba del prato, e l’estate si annuncia nel garrulo volo delle rondini ( per ricordare Giosuè Carducci).

Siamo intimamente legati ai suoni dell’aria, alle presenze costanti e discrete che vivono tra i rami degli alberi o fanno il nido in vecchi casolari o al riparo delle grondaie; siamo bambini e adulti di città che sanno ritrovare nel volo di un uccellino un attimo di pace e di meraviglia.

E siamo adulti capaci di riconoscere e renderci consapevoli di tutto questo grazie ad un libro, perché da sempre l’ottima letteratura risveglia i noi un occhio e un orecchio interiore che forse avevamo dimenticato. Sebbene siano così poco esotici, gli uccellini dei nostri parchi e dei nostri tetti, sanno diventare incredibilmente presenti. Ora grazie ai racconti di salvataggio di Marina Marinelli e agli acquerelli di Silvia Molinari sappiamo che senza la loro presenza discreta avremmo certamente il cuore indicibilmente più pesante.


Sensibilizzare alla Natura forse significa proprio questo: prestare attenzione, prendersi cura dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti riguardo le cose più umili, perché in fondo è il nostro sguardo allenato che fa bella la nostra esistenza e forte la nostra volontà quando si tratta di ascoltare noi stessi, gli altri (siano essi persone, piante o animali) e il mondo.

E che tutto questo ci venga restituito da un albo di divulgazione scientifica, io trovo sia straordinario; che accada, voglio dire, proprio attraverso un genere letterario che potremmo pensare scevro di poesia.

E se Paul Celane scriveva che “la poesia è un dono fatto agli attenti“, allora gli uccellini di questo libro sono l’incarnazione della poesia, e la collana Pino un ottimo allenamento all’osservazione (come del resto recita l’acrostico che dà origine al suo nome).

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