Accade in libreria

Professionisti in rete

Pubblicato il

Una riflessione che mi ha tenuta impegnata nell’ultimo mese riguarda le tematiche ( scegliere un libro per affrontare un dato argomento) e l’interazione virtuale e – in alcuni casi la mediazione – che il libraio deve avere con le indicazioni che medici, psicologi, pedagogisti, ed esperti a vario titolo forniscono riguardo ai libri ad insegnanti e genitori.

I due argomenti – quello delle tematiche e quello delle professionalità che si appoggiano al libro – sono estremamente collegati.

Un esempio

Questa mattina è entrata in libreria una maestra della scuola dell’infanzia che cercava libri “sulla solitudine” in quanto la sua scuola ha intrapreso un percorso filosofico guidato da un esperto esterno.

Ho provato ad interagire con lei dicendo che la nostra libreria porta avanti una poetica che cerca di scardinare il procedere per tematiche e ho provato con garbo a illustrarle il nostro pensiero e il criterio con cui ordiniamo i nostri scaffali.
La maestra sembrava d’accordo con quanto dicevo; tuttavia i suoi molti “e però…”o i suoi “solo che “ mi lasciavano intendere che o non riuscivo a spiegarmi con efficacia o che lei il mio pensiero non lo condivideva fino in fondo ( cosa del resto del tutto legittima ) perché forse le sfuggiva il senso ultimo “delle storie per le storie”.

Il segreto di Garmann di Stian Hole – Donzelli 2015
L’utilizzo dei libri e l’inutilità della buona letteratura

L’utilizzo dell’albo illustrato è senza dubbio un’operazione più immediata e quindi più semplice per un’insegnante: devo parlare di un dato argomento, quindi scelgo un libro che affronti quel tema ( e anche sulla scelta del libro rispetto ad altre possibilità si aprirebbero ampie riflessioni – cioè perché il libro è sempre il primo o ultimo approdo?). Purtroppo però credo che questo tipo di azione porti ad orientare la bussola a scaffale in un modo errato rispetto al principio cardine di ogni buona letteratura, ovvero quello della sua inutilità.

Professionisti a confronto

La cosa su cui riflettevo è il fatto che anche molte altre professionalità non legate direttamente al mestiere del libraio, hanno, da qualche tempo, iniziato ad approdare al libro per bambini e ragazzi con grande disinvoltura, e forse non conoscendolo a fondo, hanno deciso che procedere “per tematiche” sia il metodo più efficace.

Il libraio competente è un professionsta

Il punto è che aldilà che un’insegnante possa o non possa essere d’accordo con la nostra poetica, la sensazione che mi rimane dopo questi scambi in libreria è che la competenza del medico, dello psicologo ecc…è, anche in fatto di libri, più alta di quella del libraio. Cioè: se lo ha detto questo o quel professionista – il cui ambito deve essere peró legato all’infanzia – il parere del libraio varrà molto poco a prescindere dal fatto che una libreria abbia o meno sviluppato una propria identità.

Ho visto consigliare molti libri che non ritengo buoni o prendere una libreria come una farmacia; ho visto genitori e maestre affidarsi a queste indicazioni senza applicare un senso critico importante.

Gli Uccelli di Germano Zullo e Albertine – Topipittori 2010
Cosa propongo

Mi piacerebbe che una libreria su un territorio potesse diventare un punto di riferimento per queste professionalità; che si potesse instaurare un dialogo aperto e foriero di buone possibilità tra un libraio è uno psicologo per esempio; che si potessero costruire bibliografie condivise; che infine si potesse riconoscere che anche un libraio può avere una sua preparazione e pensiero, e che i libri che quel libraio posiziona a scaffale sono stati scelti tra cataloghi ricchissimi e molto diversi tra loro.

Ci sono percorsi bibliografici interessantissimi e inediti da cogliere, percorsi che aprirebbero “i temi” a discorsi più complessi, flessibili, permeabili.

Quelli che vedete nella prima fotografia sono alcuni degli albi che ho consigliato alla maestra di questa mattina.

Ho provato a tracciare tra queste storie sentieri inconsueti che potessero trasformare “la solitudine” in “solitudini”, ovvero nelle sfumature di un sentimento denso e complesso.
E ho scelto parole accurate mentre presentavo i libri per non rischiare che anche i miei sentieri prendessero strade troppo chiuse o troppo operative.

La scelta più immediata

La maestra alla fine ha scelto un albo che amo molto.

Telefonata con il pesce di Silvia Vecchini e Sualzo – Topipittori 2017

Purtroppo però ha scelto il libro che, secondo lei, era il più aderente al tema: “Telefonata con il pesce” di Topipittori.
Pur avendo venduto un buon libro resto preoccupata per la strumentalizzazione che probabilmente quel libro subirà. Ci sono libri più fragili di altri e questa fragilità dovrebbe essere trattata con il massimo rispetto e tatto, altrimenti si corre il rischio di piegare una storia ad un unico linguaggio.

“Telefonata con il pesce” invece non è solo un libro sulla solitudine. In primo luogo è una storia; in secondo luogo è un albo che invita all’attenzione, all’attesa, all’imprevisto, alle intuizioni.

Quante cose può dire una buona storia ? E quanto è un peccato piegare una storia ad un unico percorso?

Spero che il professionista che si troverà tra le mani questo libro sappia leggerlo nella sua complessità e rispettarlo nel suo denso silenzio.

 

Ps: la quinta edizione di “Disegnare una mappa – strade per orientarsi nella buona letteratura per bambini e ragazzi “ ( 5,6,7 ottobre 2018) avrà come sottotitolo “ senza tema” nella doppia accezione di “senza argomento” e “senza paura”. Presto il programma sul nostro sito.

Ps2: dopo questa insegnante è entrata in libreria una studentessa di psicologia che tra un mese sosterrà un esame di “letteratura per l’infanzia”. Di quello che abbiamo discusso e dei libri che abbiamo visto parlerò in un prossimo articolo. L’argomento è strettamente collegato a quanto detto qui.

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *