Buono come il latte #3

Questo articolo segue Buono come il latte e Buono come il latte #2.

Quando

DubucSe l’allattamento è un dialogo, il bambino non vorrà essere disturbato: in quel momento lui vuole parlare con voi, e con voi soltanto. La vostra storia silenziosa gli interessa più di qualsiasi altra cosa, la storia narrata dal ritmo del vostro respiro (che tanto dice di noi!) e dal battito del vostro cuore è per lui una melodia di cui non si stancherebbe mai.
Non vorrà neppure essere disturbato quando è in piena attività fisica, quando sgambetta o si guarda intorno (fin dai primi giorni) o quando è impegnato a espletare le sue funzioni fisiologiche (forse quando sarà più grande gradirà distrarsi con un libro in certi momenti particolari, ma ora decisamente no).
Così come vale per gli adulti anche per i bambini (neonati e non) la lettura o l’ascolto di storie deve coincidere con momenti di rilassamento. Stesi sul letto vicini, sprofondati su un divano, e per i bambini più vivaci (dopo gli 8 mesi in genere) quando gli occhi sono già chiusi, i muscoli rilassati, e a voi sembra di narrare ad un bambino già addormentato. Abbiate fiducia: nei primi quindici minuti del sonno il cervello è ancora recettivo e accoglierà la vostra voce come una balsamica ninna nanna, mentre le vostre parole metteranno solide radici di meraviglia che germoglieranno certamente più avanti nel tempo.

 

A volte le storie possono aiutare anche nei momenti di stress.

Marianne DubucI bambini dimostrano la loro indole fin dai primi giorni di vita, ci sono i bambini valigia (quelli che dove li metti stanno – che dormono tutta la notte o quasi, che mangiano tanto e ovunque li appoggi si crogiolano beati), i bambini zig-zag ( quelli che ogni tanto intercettano il vostro bioritmo – svegliandosi ogni tre ore per mangiare di notte, ma dormendo poco di giorno, quelli che hanno gli occhi belli vispi e il collo ben teso per guardarsi intorno) e i bambini scossa (quelli cioè che vi fanno diventare matti – che scambiano la notte per il giorno, che dormono poco e che piangono spesso).
Sono ovviamente delle generalizzazioni, ma a volte ragionare per sommi capi può aiutare a vedere le cose da un punto di vista diverso perché meno ancorato a situazioni contingenti.

 

Dubuc 3Mettiamoci nei panni di un bambino: lui arriva in questo mondo e trova che i propri genitori hanno, negli anni, costruito un ritmo circadiano stabile. La vita occidentale ha i suoi tempi e noi ci siamo adeguati: ci si sveglia presto, si va al lavoro, si fa una breve pausa pranzo, si torna al lavoro, si rincasa, si prepara la cena, ci si rilassa e si va a dormire. E’ anche in questo caso una descrizione per grandi linee, ma più o meno tutti ci riconosciamo dentro una simile linea temporale.
Il neonato non ha la più vaga idea di cosa sia il tempo: lo impara un po’ alla volta a partire proprio dal dialogo con il seno materno e da quelle operazioni elementari che sono il sonno e la veglia, la fame e la sazietà.
Dubuc 4Per lui la nostra “giornata tipo” non ha alcun senso, ma piano piano percepisce, anche se per i primi tre anni a livello non conscio, che la distensione dei suoi genitori, e quindi il suo benessere, dipende da quanto più o meno riesce a inserirsi nei nostri ritmi. Questa difficile dinamica richiede una sforzo notevole sia da parte del bambino che da parte del genitore che di contro deve continuamente far fronte ai numerosi attacchi alla sua tranquillità.
Nella palestra dei primi anni di vita sia i bambini valigia, sia i bambini zig-zag, sia i bambini scossa beneficiano tutti, anche se con modalità differenti, del potere rincuorante delle storie.

Le illustrazioni del post sono opera di Marianne Dubuc.

 

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