Libri Scomodi

Scritto il 10 ottobre 2014 nella sezione Blog

Il mio ultimo articolo “Libro elegante, libro distante?” ha aperto un’accesa discussione tra editori, lettori, e scrittrici di blog di letteratura per l’infanzia. Dato che il titolo includeva una domanda era prevedibile, e aggiungerei auspicabile, che da più parti giungessero delle risposte.
Ho lasciato diversi commenti alle discussioni che sono nate su Fb, ma ho pensato che fosse giusto chiarire alcuni punti anche sul blog di Radice-Labirinto così che tutti potessero partecipare.

 

Illustrazione di Renato Moriconi

Illustrazione di Renato Moriconi

Se un articolo blog si apre con una domanda può significare due cose: o l’autrice sta lanciando una provocazione, o sta cercando una risposta insieme ai suoi lettori coinvolgendoli nel ragionamento. Nel caso di “Libro elegante, libro distante?” si trattava del secondo caso. Con tono garbato, e mettendo spesso in dubbio la validità della mia riflessione (perché io stessa non sono ancora riuscita a stabilire cosa provochi la distanza tra alcuni albi e i suoi lettori), ho iniziato a tracciare la strada di un’ipotesi plausibile. In nessun momento ho sottovalutato il peso delle mie parole e mai ho intrapreso un ragionamento a cuor leggero.
Chi segue da tempo il blog di Radice-Labirinto sa che non ho mai affrontato un tema con leggerezza.
Un articolo blog, d’altra parte, non può nemmeno essere una tesi di dottorato e se aspirassi a ciò avrei largamente frainteso cosa significa scrivere per questo tipo di piattaforma virtuale.
Che cos’è allora il blog di Radice-Labirinto? E’ un luogo, più o meno esposto, dove di volta in volta racconto pensieri e riflessioni che nascono dal mio mestiere di libraia. Non nascondo che ci sono occasioni in cui anche l’esperienza di madre viene a supportare e a incoraggiare i miei scritti; sono incursioni piacevoli che mi aiutano ad ancorare ad un’esperienza più concreta i miei ragionamenti e di cui, quindi, mi avvalgo volentieri.

Fatta questa doverosa premessa, posso certamente affermare di scrivere sempre con umiltà, sincerità e soprattutto in piena libertà. Se qualcuno trova interessante ciò che scrivo ne sono felice, ma non scrivo mai i miei articoli né per demolire, né per innalzare, ma solo per condividere.

libro-elegante-albi-illustrati-radice-labirinto (43)L’ampia discussione che è nata dal mio ultimo articolo, ha visto al centro della polemica l’albo illustrato di Giovanna Zoboli “L’uomo dei palloncini”, tanto che la stessa Giovanna Zoboli mi ha dedicato, con mia sorpresa e gioia, un articolo nel blog di “Topipittori”.
E’ stato un piacere leggere come è nato l’albo “L’uomo dei palloncini” e non è certo cosa di tutti i giorni, ascoltare una scrittrice raccontare la genesi di un libro. Giovanna scrive:

L’uomo dei palloncini nasce non dalla nostalgia per la mia infanzia o un momento particolare di essa, ma dall’avere osservato, una sera di qualche anno fa, dalla finestra di una casa in una cittadina appenninica, un giovane uomo che faceva quel mestiere.

Le motivazioni che hanno spinto Giovanna Zoboli a scrivere sono tutte legate a esperienze infantili molto forti. E le elenca sotto forma di domanda:

Come ha fatto il mondo a esserci se io non esistevo? Come era prima?

Come fa una persona che non mi conosce a conoscermi così bene? Come fa a sapere chi sono, di cosa ho bisogno?

Come mai la notte il mondo non scompare, le cose non si annullano nel buio?

E se immedesimarsi in un bambino lettore è quasi impossibile, forse non lo è recuperare i dubbi, le domande, le sorprese che hanno attraversato la nostra infanzia, specialmente se la memoria di quel tempo è vivida e forte.
Elisabetta Cremaschi ha dedicato, proprio in questi giorni, un’interessantissima recensione a “L’uomo dei palloncini” che vi consiglio caldamente di leggere.
Con la competenza e la ricchezza che la contraddistinguono, Elisabetta Cremaschi parla dell’uomo dei palloncini come di un archetipo e lo paragona ad un’altra figura mitica della letteratura per l’infanzia, Mary Poppins.

Mi sono molto emozionata nel leggere l’articolo di Elisabetta e ho riflettuto a lungo sulle parole di Giovanna. La prima cosa che voglio dire è che mai e poi mai avevo intenzione di rendere un cattivo servizio a “L’uomo dei palloncini”.

In un commento al mio articolo Paolo Canton, fondatore insieme a Giovanna Zoboli della casa editrice Topipittori, parla di libri “scomodi”, nei quali bambini, e adulti, non dimorano subito volentieri, ma che sono fondamentali per far nascere domande e generare imprevisti (per la gioia della nostra immaginazione).
[Per chi era presente domenica 5 ottobre all'evento “Disegnare una mappa”, rimando alla conferenza tenuta da Teresa Porcella e al racconto di Saki “Il narratore” contenuto nel libro “Mia zia ha adottato un licantropo”]

libro-elegante-albi-illustrati-radice-labirinto (54)Alla luce di tutto ciò non vorrei essere stata fraintesa.
Come libraia, come scrittrice di blog, come mamma, sono completamente a favore dei libri scomodi: ne possiedo a centinaia sia a casa che in libreria. Per credermi vi basta sfogliare i miei articoli, i miei consigli di lettura o passare una giornata con me in libreria per capire che non può essere questo il punto della discussione.
Quando Giovanna scrive

Se empiricamente stabiliamo che a molti bambini piace di più il coniglio dei cereali Nesquik rispetto alle illustrazioni di Mattotti per Hansel e Gretel, cosa significherà? Che i bambini sono più esposti a immagini pubblicitarie o che Mattotti non è un illustratore adatto all’infanzia? Che la Nesquik ha sfruttato la popolarità planetaria di un celebre coniglio dei cartoni animati o che la fiaba dei Grimm è inadatta a essere illustrata per i bambini di oggi perché propone loro un immaginario negativo e spaventevole?

mi trova completamente d’accordo. Intraprendo ogni giorno battaglie di questo tipo con genitori, nonni e insegnanti per sgominare la supremazia di un segno su un altro e per eliminare un certo tipo di pregiudizio dalla letteratura per l’infanzia.

Illustrazione di Remy Charlip

Illustrazione di Remy Charlip

La mia riflessione nell’articolo “Libro elegante, libro distante?” non voleva in alcun modo alimentare quel pregiudizio o allontanare il lettore dai libri “scomodi”, ma voleva andare a scovare il perché certi albi risultino così lontani dai bambini.
E non lo scrivo riferendomi al singolo caso di mio figlio che non è riuscito ad apprezzare “L’uomo dei palloncini”. Citavo questo episodio per non elencare mille altri casi riferiti ad altri testi che mi è capitato di osservare in libreria o che mi vengono raccontati, per non parlare di genitori e maestre che puntualmente si vengono a lamentare di un albo a cui avevano dato fiducia e che invece non ha incontrato il favore del piccolo pubblico. Il caso di mio figlio voleva essere un esempio garbato e discreto su una piccola esperienza personale, e non era certo mia intenzione generalizzare. In più parti dell’articolo sottolineo che i bambini sono diversi e hanno competenze e attitudini differenti e che sono lettori perspicaci.

Sia “Se vuoi vedere una balena” sia “L’uomo dei palloncini” sono albi che mi sono cari e che mi piacciono moltissimo. Se andate a consultare i consigli di lettura di Radice-Labirinto, rimarrete sorpresi nel trovare per lo più solo libri scomodi; ma un conto è parlare di libri che ammiriamo e che vorremmo finissero nelle case di tutti i bambini, un altro è cercare di portare avanti un’analisi sul perché certi albi piacciono e altri no, sospendendo il giudizio.
Ogni libreria è a sé, ma tutte si trovano ad un certo punto a mettere tra le rese qualche copia di un albo prezioso che però da troppo tempo giace invenduto sullo scaffale. E non importa quante volte è stato presentato, quante volte è stato portato a scuola durante una formazione, quante volte lo abbiamo raccontato, accarezzato e amato.

Illustrazione di Remy Charlip

Illustrazione di Remy Charlip

Forse sarebbe stato meglio non citare titoli e autori e parlare in generale del problema “albo per adulti o albo per bambini”; o meglio ancora dire che questa distinzione non esiste. Perché di fatto, è vero, non esiste.
Non c’è l’universo indistinto dei bambini a cui viene dedicata certa parte della letteratura, ci sono solo i singoli lettori. Noi librai lo sappiamo bene, noi che spendiamo gran parte del nostro tempo a leggere più libri possibili ai nostri clienti, grandi o piccoli che siano, offrendo loro la possibilità di scegliere il libro, l’albo, la storia che più li ha colpiti. E non pensate che tra quegli albi non ci siano “L’uomo dei palloncini” o “Se vuoi vedere una balena”. Ci sono eccome! E ci sono tanti altri albi più o meno comodi.

Ma che lo si accetti o no, che se ne voglia parlare o no, in una libreria questa distinzione viene fatta, e i primi a sottolinearla sono gli adulti. Sarebbe bello che i bambini potessero scegliere liberamente il libro che più aggrada loro, ma nonostante gli sforzi del libraio nell’appoggiarlo, non è sempre possibile convincere il genitore. Ad aggravare la situazione interviene poi una diffidenza da parte del bambino stesso verso quegli albi definiti da molti “eleganti o difficili”. Ed è stato proprio nel constatare questa discriminazione che sono sorte in me molte domande. Se è il bambino stesso a rimanere freddo di fronte a certi albi, è legittimo porsi delle domande. Io ho provato a dire la mia, ma posso aver preso molti granchi.

Illustrazione di Chris Haugthon

Illustrazione di Chris Haugthon

Parlando di libri per adulti e di libri per bambini ero consapevole di correre il rischio di alimentare questo annoso problema con cui tutti i più attenti editori combattono ogni giorno per non creare, per certi albi, delle vere e proprie “riserva indiane” all’interno della letteratura per l’infanzia.
E ho fatto anche peggio! Ho io stessa stabilito un criterio secondo cui dividere gli albi per adulti da quelli per bambini.
Sapevo, mentre scrivevo il mio articolo, che la parola “nostalgia” non era del tutto adeguata ad esprimere quella sensazione di distanza che a volte si crea tra il libro e il bambino, tuttavia è innegabile che qualche volta perfino negli albi che amiamo di più, qualcosa non funziona (anche se ciò non è sempre vero per tutti gli albi allo stesso modo, con gli stessi tempi, con gli stessi librai, bambini, genitori ecc…)

Abbiamo ricevuto moltissimi messaggi, sia privati che condivisi su Fb, in cui genitori, nonni e maestre ci raccontano di come, invece, ai loro bambini albi che abbiamo definito distanti, siano piaciuti moltissimo. E per fortuna! Come libraia non vedo l’ora di essere contraddetta su questo punto; ma per amor del vero molti altri genitori hanno confermato le mie parole.

Illustrazione di Gilles Bachelet

Illustrazione di Gilles Bachelet

Se il bacino d’utenza soprannominato bambini non esiste in quanto non c’è un individuo uguale all’altro, che prova le stesse emozioni e ha gli stessi gusti e pensa le stesse cose, è altrettanto vero che esiste un bambino, ovvero una creatura in crescita, che si struttura giorno per giorno, che non è un piccolo adulto, ma un essere con una sua precisa entità. Questo bambino è calato in un tempo storico preciso che via via ha dato all’immaginazione uno spazio sempre più ristretto, affidandola a immagini stereotipate e caotiche. Un tempo storico che, nel decretare la supremazia del linguaggio visivo, ha paradossalmente allontanato il bambino da un segno ricco e variegato per avvicinarlo ad un vocabolario sempre più scarno. Questo bambino ha bisogno di aiuto, ma soprattutto ha bisogno di storie, di percepirsi nuovamente come essere narrante. Forse oggi di fronte ad un albo illustrato che contiene una storia molto rarefatta che si aggancia a figure potenti dell’infanzia non immediatamente riconoscibili o che portano a galla domande universali e archetipiche, qualche lettore-bambino si trova spaesato. Ha bisogno di un aiuto per essere traghettato in quel tempo in cui la storia è nata.
E dove è nata quella storia? Forse non c’è nostalgia, ma come possiamo chiamare quella sensazione che ci porta a fissare certi personaggi per ore e che ci fa tornare alla mente il nostro universo infantile? Perché dalle parole di Giovanna Zoboli, è da quel tempo sospeso, pieno di meraviglia e di inquietudine, che è sbucato fuori il suo uomo dei palloncini.

Illustrazione di Gilles Bachelet

Illustrazione di Gilles Bachelet

Se oggi un bambino va alla fiera, con tre soldi compra all’uomo dei palloncini una Peppa che vola. Non è l’uomo dei palloncini a scegliere per lui perché nel suo mazzo leggero e coloratissimo, ha solo Peppa, Minions, Spidermen. Cosa significa questo? Che sono una mera realista, direi pure un po’ cinica, e che non credo che la letteratura abbia il compito di farci vedere oltre il velo restituendoci la figura dell’uomo dei palloncini come vorremmo che fosse e per quello che è (ovvero un incantatore, un narratore) attingendo da quell’immaginario originale e archetipico dove abitano Mary Poppins e La Baba Jaga? Se fosse davvero così, non potrei mai fare la libraia. Racconto fiabe e storie per restituire ai bambini quell’immaginario, ho in pila in libreria “L’uomo dei palloncini” perché ne percepisco tutto il potere, il fascino, la bellezza. Ma se oggi, otto su dieci bambini, entrano in libreria e non sanno riconoscere in un albo la portata del suo messaggio, io mi chiedo perché. E allora ho chiamato nostalgia quell’andare in cerca di un’infanzia, forse mitica e ideale, dove l’uomo dei palloncini esiste, dove Mary Poppins esiste, per riportare da quel viaggio tutto lo splendore possibile e consegnarlo intatto ai bambini. Un viaggio fondamentale, e guai se non ci fossero dei palombari coraggiosi che lo intraprendono per restituircelo tra le pagine di un libro!
Ma cosa succede se quell’immaginario, per qualche ragione, non incanta più o non trova nella realtà l’amo a cui aggrapparsi? Per prima cosa, come libraia, mi coglie la tristezza, ma subito dopo cerco la strada per riuscire a riportare tanta bellezza e meraviglia a quel bambino che non è riuscito a vedere tanto splendore. E da dove parto? Dalle storie.

Illustrazione di Chris Haugthon

Illustrazione di Chris Haugthon

Forse il bambino di oggi, quello che non ha avuto la fortuna di crescere tra libri e parole (ma anche quello che l’ha avuta la fortuna, ma si trova a vivere in una realtà veloce e caotica), quello che viene abbandonato davanti alla televisione o quello che entra in libreria accompagnato da un genitore che con fatica si confronta ogni giorno con l’infanzia, non possiede le stesse domande. E allora ha bisogno di una storia, forse di una fiaba. E’ pure possibile che al primo sguardo troverà in un albo “scomodo” un universo meraviglioso, ma questa non è la regola. Noi librai, ma non solo, avremmo bisogno di un ponte per far accomodare quel bambino su una sedia scomoda. Se ciò non succede molti albi rischiano di essere definiti “per adulti” perché solo per loro saranno specchi in cui riconoscersi. E anche qui dovremmo aprire una grande parentesi!

In questo senso mi chiedo se sia così sbagliato parlare di fruibilità, se con tale parola si intende la possibilità di vedere il libro come un mediatore di meraviglia tra un vuoto narrativo e un nuovo orizzonte di senso. E non è che non si preferisca parlare di cultura, di educazione all’immagine, al segno o alla parola; questi sono temi caldi per un libraio, ma a volte per arrivare a parlare di simili argomenti c’è bisogno di dare ai bambini delle storie.
E ciò non vuol dire che albi come “Se vuoi vedere una balena” o “L’uomo dei palloncini” debbano sparire da una libreria o peggio ancora da un catalogo: c’è un bambino che ha bisogno di loro come ne ho bisogno io per continuare a fare al meglio il mio lavoro, ma accanto a questi libri abbiamo anche la necessità di scrittrici brave come Giovanna Zoboli che ci aiutino a costruire quel ponte.

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