Libro elegante, libro distante?

Scritto il 6 ottobre 2014 nella sezione Blog

Oggi affronterò un tema molto delicato, a cui ho già accennato tante volte senza mai approfondire i miei pensieri in modo adeguato.
In ogni libreria, specializzata o meno, viene tracciato un confine sottile quanto mutevole, tra un albo illustrato “per bambini” e un albo illustrato più raffinato ed elegante percepito come distante dall’immaginario infantile.
A tracciare questo confine sono di volta in volta editori, librai, maestre, educatori, nonni, genitori e non ultimi i bambini. Tutti gli editori, escluso forse qualcuno, presentano nei loro cataloghi albi che, si dice, “ammiccano agli adulti”. D’altra parte tutti i librai cedono alla tentazione di mettere in pila albi meravigliosi consapevoli che ciò sarà un azzardo.

Ma cosa succede quando osserviamo i clienti alle prese con questi albi?

libro-elegante-albi-illustrati-radice-labirinto (59)Le maestre consultano e sfogliano, si lasciano consigliare volentieri, ma alla fine, giunte alla cassa, dovendo fare una scelta, abbandonano sul bancone gli albi definiti “più difficili”.
I nonni non hanno dubbi: ai bambini piace solo un certo tipo di illustrazione e certi albi non li guardano nemmeno; una volta una cliente (devo ammettere, piuttosto antipatica) ci ha detto che da noi non comprava nulla perché avevamo solo libri belli, invece ai bambini piacciono i libri “…sa? Un po’ così… brutti”.
I genitori prediligono invece gli albi più tradizionali, con immagini e storie edificanti.
Naturalmente per ogni categoria ci sono le eccezioni: c’è chi punta sull’effetto sorpresa comprando “l’albo che non ti aspetti”, chi per partito preso rifiuta tutto ciò che è convenzionale e chi si affida alle parole del libraio che felice riesce a vendere uno di quegli albi meravigliosi che, con un brivido al cuore, ha messo in pila.

La linea di demarcazione tra un albo per bambini e un albo più raffinato, e quindi percepito più adatto ad un adulto, è davvero sottile e le motivazioni con cui la si traccia possono essere anche molto diverse tra loro. Di certo chi si approccia al libro per bambini non lo fa mai in modo neutrale. Vuoi la cultura, vuoi l’educazione, ogni cliente ha del bambino un’idea piuttosto precisa; anche quelli che entrano dicendoti che devono fare un regalo, ma non conoscono bene il destinatario si lasceranno persuadere più dalle loro convinzioni che dalle parole del libraio. Vita dura quella del libraio, non lo sapevate?
L’ idea di bambino che ognuno possiede è la bussola con cui si traccia quella linea di confine: da questa parte i libri per bambini, da quest’altra parte i libri “strani, difficili, complessi, sbagliati”. In parte su questo blog, in altri articoli dedicati al libro, ho già approfondito alcune tematiche sullo sguardo del lettore, per cui oggi vorrei provare ad…

Osservare l’albo illustrato con lo sguardo del bambino.

Sono consapevole che sia un’operazione azzardata perché per quanto io lavori a stretto contatto con i bambini, prendere coscienza delle loro percezioni è sempre molto difficile e straniante per un adulto. Chiedo dunque scusa in anticipo se le mie riflessioni potranno dispiacere ad alcuni editori, ma vi prego di pensare che certamente molti dei vostri giovani lettori sono, senza alcun dubbio, più perspicaci di me.
Parte dei libri che citerò sono stati da me recensiti tra i consigli di lettura di Radice-Labirinto perché li trovo belli, ma in questa sede vorrei poterne parlare dal punto di vista della fruibilità per tracciare una mappa con la quale orientare il cammino nell’editoria per l’infanzia.
Sono a favore dei libri “difficili”, ma credo anche che riconoscerli come tali aiuti l’adulto nella lettura. Nessun linguaggio deve essere precluso al bambino in fatto di illustrazioni e di testi, nessuna strada è giusta o sbagliata, ma esistono diversi gradi di comprensione che non sempre nella società contemporanea sono immediatamente riconoscibili. Sono pure persuasa che se molti albi tra le mani dei più piccoli non riescono a splendere, tra le mani di un adulto siano miniere ricche di tesori che aspettano solo di essere riportati alla luce. Concludo dicendo che il mio approccio critico non tiene conto di un’età precisa del bambino-lettore, considerando il linguaggio dell’albo senza confini precisi; la fruibilità di un libro, cosi come vale per le immagini, può essere definita universale, ed è forse proprio per questo che è cosi difficile definire ciò che è per bambini da ciò che non lo è.

Se osservo le fotografie che abbiamo ricevuto per il concorso “Tipi da copertina”, in cui chiedevamo ai bambini di imitare la copertina del loro libro preferito, non posso non notare che una delle case editrice più amata è Babalibri. Trovo che Babalibri sia una casa editrice estremamente coerente, che ha sempre presente il suo pubblico, ovvero i bambini in età prescolare. Ha nel suo catalogo albi importanti che, anche se ormai datati, continua a ristampare. Parlo di libri come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, “L’albero” di Iela Mari, “Una zuppa di sasso” di Anaïs Vaugelade, “Sono io il più forte” di Mario Ramos ecc…

Babalibri in una libreria è una certezza, una casa editrice solida, riconoscibile; la sua cifra stilistica punta su illustrazioni che, se ad un primo sguardo possono sembrare banali, nascondono grande cura e sapienza.
Negli ultimi anni Babalibri ha editato titoli che io ho trovato inconsueti rispetto ai suoi soliti parametri, come “Vita segreta nell’ortodi Gerda Muller e “E poi… è primavera” di Erin Stead e Julie Fogliano. Con “Vita segreta nell’orto” Babalibri ha alzato l’età del suo pubblico, ma il libro è rimasto estremamente godibile, raffinatissimo e fresco. Come bambino non avrei nessuna difficoltà di approccio né al testo né alle illustrazioni, e se la mia mamma non si spaventa davanti a tante parole, scoprirà quanto la storia di Sofia possa appassionarmi ed insegnarmi. Con il secondo la linea di confine tra libro per bambini e libro per adulti si è fatta più labile. Personalmente trovo l’albo “E poi… è primavera” molto bello, poetico e delicato. L’ho subito recensito perché qualcosa nella sue pagine mi aveva colpito; tuttavia come bambino potrei sentirmi spaesato, a meno di non trovare un genitore attento e premuroso che me lo legga con disinvoltura e affetto; in questo caso penso che lo ascolterei fino in fondo, anche se forse non lo cercherò la sera come lettura della buonanotte.

Quello che non funziona non sono certamente le immagini (e l’adulto che si ferma a questo livello ha bisogno di un incoraggiamento), ma il testo molto esile, e in alcune parti, rarefatto. Quando lo leggo con mio figlio, aggiungiamo parole e descrizioni. I numerosi dettagli ci guidano ed è bello giocare con “E poi… è primavera” come se fosse un Silent Book. Di fatto però non lo è, quindi o trova genitori che si innamorano di lui e maestre appassionate di vita all’aria aperta che stanno facendo un percorso sui semi o sull’orto, o resterà a lungo in pila (con grande dispiacere dei librai). Un’altra possibilità è quella di lasciarlo a disposizione del bambino per una lettura privata, in tal caso ho visto piccoli lettori tornare spesso sulle sue pagine (e questo conferma il disequilibrio tra testo e immagini). Ancora più difficile, sempre degli stessi autori, è l’albo “Se vuoi vedere una balena” edito ancora una volta da Babalibri, perché la rarefazione in questo libro raggiunge anche le immagini e tutto ruota non solo intorno al concetto di attesa, ma anche di nostalgia.

La nostalgia

libro-elegante-albi-illustrati-radice-labirinto (49)Io credo che il problema di quella linea fragile che divide gli albi per bambini da quelli per adulti abbia molto a che vedere con la nostalgia. L’idea che un cliente ha rispetto ai gusti letterari di un bambino è spesso limitante, ed è compito del libraio rendere quella idea più morbida e flessibile, ma ci sono dei libri che portano con sé concetti che appartengono ad una sensibilità matura e sui quali è molto arduo scendere a compromessi, poiché già aprendo il libro si avverte una distanza fortissima tra l’albo e il bambino. Il sentimento principe che, a mio avviso, ha tanta responsabilità in questo processo di allontanamento (e che al tempo stesso è complice dell’innamoramento dell’adulto nei confronti della letteratura per l’infanzia) è la nostalgia.
Quell’ammiccamento di cui si parlava all’inizio non è altro che un tuffo nel passato, in quell’idea di infanzia, ideale o reale, che accompagna ciascuno di noi. E’ un sentimento forte che spesso si impossessa non solo di chi legge, ma anche di chi scrive per i bambini. E’ difficile scindere il presente da un passato così importante e se è vero che i migliori scrittori per bambini non dimenticano mai la propria infanzia, essi riescono tuttavia a prendere le distanze dalla nostalgia per restituirci una storia viva, vibrante e attuale, che in un “hic et nunc” parla lo stesso linguaggio del bambino a cui il libro è destinato. Ci vuole molta arte e molta saggezza nello scrivere per i bambini. Anche le illustrazioni sono soggette alla nostalgia, anche se più spesso sono le parole a cadere nella sua trappola. Sarà perché le illustrazioni sono più ancorate al presente rispetto alle parole, le quali, nel momento in cui costruiscono una storia, vanno sempre a pescare l’ispirazione nel passato e nella propria esperienza.
La nostalgia è preziosa, è fatta di ricordi che brillano come perle, e quando ci si accinge a scrivere può essere un’alleata potente, ma bisogna farla rimanere invisibile se vogliamo narrare per i bambini. I bambini sono troppo giovani per conoscere il sapore agrodolce della nostalgia, sentono la mancanza certo, sanno riconoscere la solitudine, il dolore, la tristezza, ma la nostalgia è un’altra cosa. La nostalgia ha a che fare con il sogno, con quel mondo fluttuante e irreale che i bambini conoscono, ma a cui non sanno dare definizioni precise. Il sogno provocato dalla nostalgia è nebuloso e a volte inquietante. La nostalgia nasconde poi un’altra insidia: la nostalgia chiama il lirismo.

Il lirismo non è la poesia. Credo fermamente che la poesia sia un genere per bambini, i libri di poesia vengono definiti difficili dall’adulto quando lui stesso per primo non li conosce e non li frequenta. La poesia per bambini si divide in due categorie: la prima è quella delle filastrocche, delle rime e delle cantilene, dove il ritmo incalza e la musicalità entra in ogni parola; la seconda è quella delle poesie a verso sciolto, come quelle di Giusi Quarenghi edite nella raccolta “E sulle case il cielo” di Topipittori scritte sui bambini per i bambini dove le parole sfiorano appena la nostalgia, senza inciampare. Stessa cosa vale per le poesie di Silvia Vecchini nella raccolta “Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno” sempre di Topipittori.
Ma quando la poesia entra in un testo narrativo, chiamata dentro dalla nostalgia, se non si sta attenti si può trasformare velocemente in lirismo con la conseguenza che quel libro diventerà lontano lontano per un bambino.
Ci sono testi narrativi molto poetici, dove l’allusione non necessita di spiegazione (come scrisse in un celebre aforismo Oscar Wilde); ma quando il testo, sospinto dalla nostalgia, si invola inanellando pensieri ad altri pensieri perdendo di vista la trama e la realtà, ecco che l’albo elegante diventa distante.
Non è detto che il libro debba parlare per forza di ricordi, non è necessario. In “Se vuoi vedere una balena” la nostalgia arriva per esempio quando si parla del profumo delle rose, ne “L’uomo dei palloncini” di Giovanna Zoboli arriva quando l’uomo dei palloncini sa quale animale è adatto ad ogni bambino o quando alla sera conta tutte le luci. Sono immagini bellissime, ma a chi sono rivolte?

Ho letto “L’uomo dei palloncini” a mio figlio, il giorno in cui, interrogato sul suo futuro, mi ha detto che lui da grande avrebbe fatto proprio l’uomo che vende i palloncini. Allora ho portato a casa il libro e alla sera lo abbiamo letto insieme. E’ rimasto colpito dalle illustrazioni di Simone Rea, mi chiedeva chi era questo o quel personaggio, ma arrivato alla fine del libro, mi ha chiesto se il libro era già finito e se la storia era o no cominciata. Si è emozionato per le parole astronave, domatore di leoni, tigre del bengala, ma è rimasto interdetto per tutto il resto, mentre io, di contro, mi sono molto intenerita.
Cosa è successo? Cosa non è arrivato a lui e cosa invece ha spinto me dentro la storia? Io credo la nostalgia. Nostalgia di un tempo passato o sospeso dove ognuno fa il lavoro per il quale è portato, nostalgia per quei passi leggeri che davvero mi guidavano quando avevo un palloncino legato al polso (le parole di Giovanna sono molto belle e preziose); ma tutto questo è un passato che a Giulio ancora non appartiene e anche quando ha avuto al polso il suo palloncino era troppo concentrato ed emozionato per poter mettere in fila le parole della sua felicità. Certo quelle parole sono dentro di lui, germogliano ogni giorno, e più avanti, quando leggerà l’uomo dei palloncini, si commuoverà come ho fatto io, ma ci vorrà del tempo…
Forse voi obbietterete che un albo deve avere un’età di riferimento, che non si può leggere “L’uomo dei palloncini” ad un bambino di quattro anni e aspettarsi stupore e meraviglia; ma io controbatto facendovi una domanda: per che età lo consigliereste? Sei anni? Siete sicuri? E poi aggiungo che “L’uomo dei palloncini” è stata per Giulio una bella storia mancata che forse, se vissuta con più leggerezza, avrebbe potuto parlare anche a lui. E’ anche legittimo pensare che questo albo a molti bambini piacerà e faranno tante domande perché il bello dei libri è questo, che sono sentieri tutti ancora da tracciare. Dalla mia esperienza di libraia e di mamma per ora ho constatato reazioni tiepide anche se, in libreria, lo presento con molto entusiasmo perché a me piace, e credo valga la pena tentare e averlo nella propria libreria domestica.

Libri eleganti in cerca di una collocazione

Il punto è proprio questo: gli albi come “Se vuoi vedere una balena” o “L’uomo dei palloncini” sono belli, eleganti, raffinatissimi, ma fanno fatica a trovare una collocazione. Si rischia ingiustamente di definirli “libri chic” o peggio “snob”, libri che abbondano in quelle librerie “sopra le righe” che tengono solo “libri belli (come ci disse quella cliente antipatica). Per metonimia poi (come il tocco magico di Re Mida) un solo libro “chic” è capace di rendere “chic” tutta una casa editrice e la libreria che lo presenta. Per qualcuno questo potrebbe essere motivo di vanto, ma non per me. Un libraio competente conosce i propri libri, i loro limiti e i loro pregi, ama circondarsi di cose belle perché sa che ogni bambino è diverso e imprevedibile. Al libraio piace discutere con i suoi clienti, sentire le loro considerazioni, anche quando sono distanti dai suoi pensieri. Il dialogo sui libri è fondamentale per capire in che direzione si sta muovendo la società. Aver letto “Se vuoi vedere una balena” a molti bambini in libreria e aver studiato la loro reazione è stato formativo e importante.

Ci sono poi libri eleganti per nulla distanti, come “Gli Uccelli” di Albertine e Zullo (Topipittori) – che io considero un silent book – , “Inventario degli alberi” di Tchoukriel e Aladjidi (Ippocampo), “Virginia Woolf, la bambina con il lupo dentro” di Arsenault e Macklear (Rizzoli), “L’anatra, la morte e il tulipano” di Erlbruch (e/o), “Il leone e l’uccellino” di Dubuc (Orecchio Acerbo), “In cerca del vento” Yankey (Donzelli), “Nel mondo ci sono…” di Marchon e Robin (Giralangolo), “Il mondo è tuo” di Bozzi, Zagnoli (Terre di mezzo), …

Accanto a questi albi ce ne sono altri meno riusciti che hanno ceduto a quella vena malinconica e nostalgica, o hanno invitato la poesia ad entrare perdendo di vista la realtà e l’emozione che il bambino prova nel vivere il presente e nel riconoscersi tra le pagine di un libro. Ci sono anche albi che dichiaratamente vogliono arrivare tra le mani dell’adulto, e che solo nelle librerie per ragazzi trovano asilo, perché in Italia crediamo ancora che l’illustrazione non sia arte e che sia adatta solo al pubblico dei più piccoli.
C’è tanto lavoro da fare come librai, ci sono molti preconcetti da abbattere e nuove frontiere da oltrepassare, ci vuole perciò competenza, passione e rispetto. Senza dubbio quando un albo per l’infanzia perde di vista il bambino può avere nel nostro paese vita difficile, ma anche in questo caso io credo che il bambino debba avere l’ultima parola, avendo accanto un genitore che si approccia al libro senza pregiudizio alcuno. Io da parte mia continuerò a valutare storie e immagini, a consigliare, a discutere, a far cambiare idea. Io sono una libraia.

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