IL blog di Alessia - Pensare i libri

Un libro silenzioso #1

Continuano gli approfondimenti intorno al libro per bambini (puoi leggere anche: Un libro di cartone, Libro-fuoco, L’essenziale di un libro, Libro e realtà, Libri e poesia)

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Cosa sono i libri silenziosi?

Se in Inghilterra entraste in una libreria e chiedeste un silent book con molta probabilità gli addetti ai lavori non capirebbero cosa state cercando. In inglese il corrispettivo di silent book è “wordless”, ovvero albo “senza parole”. Senza parole non ha lo stesso significato di silenzioso: il primo indica la mancanza di un testo, il secondo l’assenza della voce.
In Italia la definizione di silent book si deve a Giovanna Zoboli, scrittrice ed editrice, che nell’articolo “Provvisto di occhi, vai” uscito nel 2005 sulla rivista online Doppiozero, mutuando il termine da un artista americano, ha voluto “indicare “l’autonomia silenziosa e pensierosa con cui i bambini stanno soli di fronte alle immagini”.

Riflettendo sul termine “silenzioso”, sulla pertinenza o meno di questo aggettivo legato ad un albo senza parole, potremmo andare a fondo su cosa sia veramente un albo illustrato che non prevede l’utilizzo di un testo scritto.

Cosa occorre per definire un libro?

“Per fare un libro” (parafrasando una nota canzone) ci vuole una storia.
Per quanto fragile e invisibile, come in “Cappuccetto Bianco” di Bruno Munari, una storia prevede l’utilizzo di parole o di immagini. In questo senso potremmo dire che Cappuccetto Bianco sia quasi il contrario di un albo senza parole: le parole ci sono, ma le immagini sono ritagli finissimi e piccolissimi indizi sul candore della pagina. E’ un albo che lascia interdetti molti lettori e che, per solito, si vende pochissimo. Da questo punto di vista Cappuccetto Bianco di Munari e gli albi silenti hanno molto in comune: spaventano il lettore adulto che non è stato educato ad avere a disposizione solo uno dei due codici, quello visivo e quello scritto.

La copertina di Cappuccetto Bianco di Bruno Munari, 1972.

A pensarci bene, avere solo il codice scritto in un libro per bambini è possibile, ma non sbaglio di molto se dico che anche in questo caso il lettore adulto è ugualmente spaventato (“Come? Non ci sono figure?”; “Non sarà troppo lungo?”). In ogni caso un libro silenzioso non può essere un libro che non ha nulla da dire.

Con un albo silenzioso tra le mani ci potremmo domandare “avrò detto tutto?”.

Gli albi silenziosi sono timidi ed entrano nel nostro animo con passo leggero, e alla stregua della migliore letteratura, sanno raccontare anche l’invisibile.
Un silent book è un libro che, come tutti i libri, aspetta un lettore che possa restituirgli la voce.
Siamo abituati a pensare ai bambini come ascoltatori, ma se anche i libri non vedessero l’ora di essere letti, di essere fatti oggetto d’amore da parte nostra? E quale gesto d’amore più grande che dire a qualcuno “tu esisti” attraverso una storia? Un albo silenzioso è un dono reciproco, una promessa di storie, di ascolti, di carezze gentili. C’è una storia racchiusa in un albo silenzioso che non vede l’ora di essere narrata. Per paradosso questi libri sono felicemente chiassosi, ricchi e intrepidi.

Guarda, un libro. Di Freya Blackwood, edizioni LO, 2012.
Limportanza dell’autore

Anche se il codice scritto è assente, un albo silenzioso ha un autore. Questa sottolineatura è importante perché è necessario ricordare che una sequenza narrativa non ammette infinite invenzioni.
Scrive Sophie Van Der Linden, studiosa dell’albo illustrato:

L’albo senza testo si rifà a una padronanza di codici di grande sottigliezza. E si comprenderà che l’album senza parole, esattamente come un racconto, non tollera una moltiplicazione arbitraria di significati. Un libro senza parole non è un libro in cui si possa inventare la storia a piacere e a cui si possano affibbiare infinite interpretazioni.

E’ se vero che negli albi silenziosi, il lettore e l’autore, come dicevamo, si ascoltano reciprocamente, sarà altresì evidente che un libro con una paternità non potrà sostenere tutte le ipotesi possibili, ma incoraggerà il lettore ad investigare le illustrazioni con attenzione alla ricerca di una mappa da seguire. Un libro senza parole sarà allora un ottimo esercizio di sintesi, immaginazione e attenzione.

Nei silent book abbiamo, forse più che in altri libri, un autore a nostra disposizione: possiamo condividere con lui un pensiero e intrufolarci, con il suo bene placito, nella trama.
Un simile esercizio di lettura dice al bambino che potrà impadronirsi delle immagini e dare loro parole nuove.

Un albo silenzioso parla della costruzione di una storia più di qualsiasi altro libro dedicato ai bambini; ci dà la possibilità di spartire con l’autore il folle e meticoloso viaggio attraverso l’intreccio.

Prima di imparare a leggere, per i bambini i libri sono tutti senza parole?

Una  sottolineatura importante: in molti pensano che per i bambini non ancora scolarizzati, tutti gli albi siano “senza parole”, ma non è così. In primo luogo perché se un albo è ben fatto, parole e immagini si completano a vicenda in un equilibrio particolare e affascinante (un esempio su tutti “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni. Sarebbe lo stesso senza le parole dell’autore?). In secondo luogo (e strettamente legato al primo punto), se le parole sono presenti, l’autore ci sta comunicando qualcosa di preciso. Tra tutte le storie che si possono raccontare a partire dalle immagini, l’autore (e ancor più se è anche illustratore ) ci invita a seguirne una.
Se l’autore non è l’illustratore allora la storia e le immagini possono non essere nate contemporaneamente e questo donerà al libro una luce ancora diversa. In tutti i casi quando la storia è scritta non possiamo far altro che seguire anche noi la via tracciata dall’autore. Ma ricollegandoci a quanto detto sopra, possiamo certamente affermare che questo vale in una certa misura anche per i silent book.

Qual è dunque la differenza più significativa tra un albo illustrato con testo e uno senza testo?

La differenza sta, a mio avviso, nella flessibilità del linguaggio, nei tesori che ogni parola sa schiudere quando il suo suono rivela mondi dalle sfumature differenti. “Prendere” non è “inforcare”, “crudele” non è “cattiva”, “discorrere” non è “parlare”.

Dentro ogni parola c’è un universo, e nella nostra bella lingua nessun sinonimo è sovrapponibile ad un altro. E cosa succederà se le parole a nostra disposizione sono di un’altra lingua? Quanti e quali storie prenderanno forma grazie alle parole? Se la trama può non essere del tutto arbitraria, le parole paradossalmente potrebbero spalancare mondi infiniti. Sono come la Lama Sottile di Philip Pullman…e così l’albo illustrato silente sarà il velo che si lascia tagliare per disvelare scorci ogni volta nuovi.

In un libro silenzioso parole e immagini procedono di pari passo costruendo la storia.

Chiuso per ferie di Maja Celija, Topipittori 2006.
Ma sappiamo leggere le immagini?

Con un silent book tra le mani è l’adulto il primo ad ammettere che non è affatto scontato possedere questa competenza, il che è abbastanza paradossale in un momento in cui si tende a relegare i libri con figure ai bambini non scolarizzati e i libri con sempre meno figure ai bambini dopo i sei anni. Penso sia pericoloso, specie in ambito pedagogico, stabilire a priori quali siano i linguaggi facili e quelli difficili, quali quelli adatti e quali quelli meno consoni. Davanti ad un’opera d’arte (ma anche davanti ad un albo senza parole) sappiamo raccontare una storia? Riusciamo a leggere tutti i codici e ad immergerci nel sistema simbolico che le immagini traducono?

Scrive Sophie Van Der Linden:

Nella letteratura per ragazzi, gli albi senza testo sono stati concepiti in una prospettiva pedagogica. In questi album il testo appare come mancante: l’impresa dei piccoli lettori è quella di far risorgere la parola sottratta. Di fatto si offrono a coloro che non sanno ancora leggere. Di fatto, ma anche per volontà, perché la maggior parte degli album senza testo nascono dall’idea comunemente ammessa che, se un bambino non sa leggere un testo, agevolmente leggerà un’immagine. Questo presupposto (non lettore di testo=lettore di immagini) poggia su una falsa evidenza. Perché una storia, per parole e/o immagini, quello di cui ha bisogno è un lettore. Ci sono analfabeti di tutte le età. E anche aniconici di tutte le età. Ne ho incontrati a decine nella mia carriera di formatrice. Si può essere insegnanti o bibliotecari, avere più di vent’anni di esperienza e non sapere leggere un album senza testo. Leggere nel senso primo di decifrare, della denotazione.

Allora sarà a questo punto facile per me sostenere che presentare ai bambini una biblioteca ricca e variegata fin da subito significa allenare – e quindi dare fiducia – a tutti i complessi e diversificati processi di lettura che caratterizzano gli esseri umani. Sì duqnue agli albi, si ai silent, sì ai romanzi, sì ai racconti, sì al fumetto, sì alla divulgazione…offrendo tutto questo senza timore.

Lettori competenti

Scoprirete che i bambini possono essere abili lettori di “silent book”, non fosse altro per il fatto che il loro sguardo è più aperto e scevro da pregiudizi rispetto ai diversi linguaggi del mondo. Le differenze sostanziali si riscontrano non tanto nei processi di lettura da parte del bambino, quanto in quelle adulte! Se la storia scritta fa sentire l’adulto più sicuro, la sua assenza lo rende titubante e lo vede percorrere più strade prima di fissare la trama a lui più congeniale. Ma niente paura: tutti si possono allenare con la pratica. E ricordiamoci anche che se la capacità interpretativa può essere applicata a qualsiasi illustrazione, sia di Silent che di albi illustrati.

Non è vero però che le illustrazioni dei due generi siano interscambiabili: le illustrazioni nate per un testo scritto si trovano a seguire certe regole, quelle per un silent altre.

Cosa vuol dire illustrare?

E’ difficile trovare una definizione che ci dica esattamente cosa voglia dire illustrare. L’illustratore ci permette di andare oltre la storia per farci tuffare in un immaginario che ha il fascino di un luogo da esplorare. E non importa se l’illustrazione è essenziale, grafica, pittorica, ricca, scarna… ogni illustratore vi farà entrare in una dimensione altra, attraverso un segno che dialoga continuamente con la storia. L’illustrazione è un’altalena tra il senso del testo e il sapore delle parole, è un gioco di specchi concentrici, è l’acqua in fondo al pozzo dove potremmo, o meno, vederci riflessi. Un’illustrazione scava in profondità, è l’argento vivo che scivola in modo imprevedibile tra il significato della parola e la sua rappresentazione, è quella forma d’arte che porta alla luce la potenza del segno come codice narrativo.
E se il segno è capace di tradurre una narrazione, allora è facile intuire che una storia possa essere raccontata anche solo per immagini.

Cosa fa di solito un illustratore in un libro per bambini dove compaiono le parole? Se l’illustratore è capace e talentuoso, grazie alle sue illustrazioni noi vediamo di più, vediamo oltre il testo.
Tempo fa Anna Castagnoli sul blog “Le figure dei libri” chiese al suo pubblico di completare la frase “Illustrare è…” e di abbinare al pensiero un’illustrazione che potesse rappresentarlo.
www.lefiguredeilibri.com/2014/10/16/illustrare-e
Furono selezionate le definizioni più interessanti, tra cui:

  • Illustrare è preservare intatto il mistero delle parole. ( Alessia Napolitano)
  • Illustrare è arrivare vicino per portare lontano. (Roberta Bridda)
  • Illustrare è vedere oltre il lupo. ( Lisa Massei)
  • Illustrare è dire quello che non è stato detto. (Marianna Longo)
  • Illustrare è dire l’indicibile. (Laura Campadelli)
  • Illustrare è dare senso al vuoto. (Laura Falorsi)
  • Illustrare è abitare le parole. (Luisa Valenti)
  • Illustrare è nel contempo sintesi e approfondimento.( Francesca Fontanarosa Foscolo)
  • Illustrare è svelare un mondo. (Teresa Manferrari)
  • Illustrare è avere un’opinione. Isol (citata da Miguel Tanco)
Pierre Mornet. “Illustrare è preservare intatto il mistero delle parole.”

Le storie raccontate per immagini non sono tutti i uguali, così come non sono uguali i vari registri narrativi. Alcuni albi senza parole risultano più facili se si attengono, per esempio, a story bord di stampo cinematografico, altri sono più complessi se sono di tipo descrittivo o contengono più storie da seguire contemporaneamente.

Nella seconda parte dell’articolo faremo esempi dei diversi tipi di “silent book”.

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