IL blog di Alessia - Pensare i libri

La coerenza – I dilemmi di un libraio #5

Questo post segue I dilemmi di un libraio #1, I dilemmi di un libraio #2, I dilemmi di un libraio #3 e I dilemmi di un libraio #4.

Si dice che le nuove tecnologie soppianteranno, nel giro di pochi decenni, il libro fatto di carta e inchiostro. Mi chiedo se sia il caso di preocupparsi davvero, e non perché non sia urgente per un libraio capire in quale direzione muova la nave, ma perché che sia un e-book o un oggetto di carta, quello che alla fine importerà sarà la relazione che il libro riuscirà ad instaurare con il lettore.
E la stessa cosa vale per le librerie.
Non sono i libri di carta a tenere viva e in salute una libreria indipendente, ma il rapporto che il lettore, piccolo o grande che sia, instaura con il libraio e, ovviamente, viceversa. Trascorrere qualche tempo in una libreria vuol dire ritagliarsi tempo per sé, scambiare due parole, ricevere consigli, sfogliare più libri contemporaneamente, confrontarli, discutere…

Si dice che comprare su una piattaforma virtuale faccia risparmiare tempo, ma io credo che fare ricerca in rete non sia facile e nemmeno veloce. Se siete dei lettori oculati e scrupolosi, che desiderano vedere il libri al loro interno, confrontare illustrazioni e contenuti, impiegherete forse più tempo al computer rispetto a quello che spendereste entrando in una libreria.
Il tempo in internet è solo un’illusione. Ci fanno credere che acquistando on-line guadagnerete tempo per il semplice fatto che potete farlo direttamente da casa, comodamente seduti.
In verità spesso ci spingono solo ad un’acquisto più compulsivo, ovvero “acquistare più cose in meno tempo”. Comprare libri on-line  toglie al lettore la possibilità di relazionarsi con le persone, mentre sono convinta che anche il buon venditore di pentole saprà incantarvi con la sua competenza e non perderà occasione per raccontarvi qualche aneddoto. Succedeva così una volta nelle botteghe: le persone parlavano.

Anuska Allepuz

“Bene – direte voi- ma otteniamo più sconto”, e questo è un dato di fatto; se acquistate un elettrodomestico da 400 euro lo sconto del 15% forse potrebbe farvi comodo, ma risparmiare 1 euro per l’acquisto di un libro che ne costa 15 può essere quasi irrilevante (soprattutto se poi quell’euro risparmiato lo investite in un vestito in più o in un giro in giostra). E’ sempre questione di scelte.
C’è chi dice: “Acquisto montagne di libri ogni mese, certo che lo sconto mi fa comodo! Con quell’euro in più compro un altro libro”; oppure “Uso i libri per lavoro!”. Alla prima obiezione rispondo che i bambini non hanno bisogno di montagne di libri e che gli albi possono essere acquistati gradualmente e con parsimonia (e ve lo dice una libraia!).  Alla seconda obiezione rispondo che esistono le biblioteche.

Se poi abitate in una regione in cui scarseggiano bibliotehe e librerie, allora potete visitare i siti delle librerie più vicine a casa vostra (o anche di quelle lontane), scegliere quella che vi ispira fiducia e farvi spedire i libri che desiderate. Non è certo alimentando il commercio on-line che si potrà sperare di vedere aprire una libreria sotto casa.
Speriamo forse di ottenere di più dal nostro presente senza applicare un principio di coerenza alle nostre azioni?
Per le biblioteche la questione è più spinosa perché dovrebbe essere lo Stato a garantire sia la loro apertura sia la loro sopravvivenza, ma a quanto pare si continua a marciare in direzione opposta.

In questo post non mi sto rivolgendo ai non lettori o a coloro che non amano frequentare le librerie o comprare libri. Io so che se mi state leggendo i libri li conoscete e li amate.
Quanta coerenza posso chiedere al mio lettore, quando acquista libri a discapito di una libreria?  Quanta coerenza posso chiedere alla scrittrice di un blog di letteratura per l’infanzia che, dopo aver intervistato i librai complimentadosi per il loro lavoro, mette in calce al suo consiglio di lettura il link ad Amazon? Quanta coerenza posso chiedere ad un editore che vende ad uno sconto spropositato un suo libro sul suo sito e poi chiede alla libreria indipendente di portare a casa un buon risultato? Quanta coerenza posso chiedere a me stessa quando esito a denunciare queste cattive pratiche anche solo tramite il mio piccolo blog?

Kalina Muhova

Oggi esprimo con forza i miei dubbi e non ho paura ad azzardare qualche ipotesi di cambiamento.
Non si potrebbe per esempio fare in modo che i blog di letteratura per l’infanzia si affiliassero a delle librerie con le quali si sentono in empatia proponendo al lettore una scelta oculata di libri da acquistare? In questo modo si educherebbe il lettore ad un acquisto mirato e puntuale e in più si favorirebbe un comportamento etico nei riguardi delle librerie.
Ai blog ogni tot libri venduti, le librerie potrebbero proporre uno sconto su acquisti futuri o un libro in regalo. Se ogni blog applicasse questa modalità e si affiliasse a una o più librerie (magari alternando le consulenze in base agli argomenti e all’identità della libreria di riferimento), le librerie indipendenti non avrebbero bisogno di enormi magazzini deposito – impossibili da gestire per un piccolo imprenditore – e al tempo stesso, librai e blogger, disegnerebbero una dettagliata mappa dei servizi sul territorio nazionale.

E’ vero anche, come mi faceva notare una lettrice che frequenta la libreria, che non si può difendere a priori la qualità di una libreria indipendente. E’ giusto: non tutte le librerie hanno al loro interno librai competenti con i quali il lettore si può confrontare o a cui può chiedere consiglio. L’acquisto on-line, oltre ad essere impersonale, può anche togliere da molti imbarazzi; ma la coerenza è anche quella che chiedo a me stessa come libraia e a tutti coloro che sognano di aprire una libreria.
Credo dunque che ci sia, da un lato, la necessità di educare il lettore al riconoscimento della qualità, e che ci sia, dall’altro, la necessità di educare il libraio ad un mestiere complesso e in continua trasformazione; e credo che in entrambe le sfide ci si debba porre più di una questione, tra cui quella della coerenza nei confronti dei propri intenti.

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2 pensieri su “La coerenza – I dilemmi di un libraio #5

  1. Due veloci notazioni a latere, tra loro collegate :

    ‘non si può difendere a priori la qualità di una libreria indipendente’ : verissimo. Ma se i lettori sapessero qualcosa in più su come funziona il mercato del libro, forse si renderebbero conto che, pur nei casi estremi, seppur diffusi, di incompetenza o incapacità varie, la libreria indipendente, come tutti gli esercizi brick and mortar, ha un piccolo valore in più: quello di generare valore sul territorio, dove, per altro, paga le tasse.

  2. Bello tutto il tuo post, condiviod il tuo pensiero e apprezzo la coerenza di cui parli, soprattutto quando fai riferimento a chi recensice libri con il link ad Amazon, ne ho letti parecchi di blog del genere dove sembra ci sia una sfida a recensire il libro più particolare, o di una casa editrice semi sconosciuta o di un illustratore promettente ma esordiente, tutto meritevole per carità, ma quando alla fine del post ti ritrovi il link ad amazon francamente mi cadono le braccia. E non perché voglio demonizzare amazon, per carità lo uso anch’io per comprare libri stranieri, ma per il resto no, ci sono le mie libreri indipendenti in cui ho crecisuto i miei figli, ho perso ore ore a sfogliare libri, a lasciarli sullo scaffale, poi a riprenderli, ad annusare le pagine, a scoprire dettagli che mi avrebbero fatto innamorare del libro. No, per tutto questo non vale la pena di risparmiare qualche euro e comprare a scatola chiusa.

    Sono curiosa di conoscere gli spunti che sono usciti fuori dalla discussione sui social. Mi terrò aggiornata.

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